Chi dovrebbe insegnare italiano a scuola?

Non sono d’accordo su tutto. Io sono laureata in Filologia e critica dantesca e ho impostato gran parte del mio piano di studi sul medioevo. Ho comunque sostenuto 3 esami di letteratura italiana (dalle origini agli anni ’70 del Novecento), linguistica generale, glottologia, 2 esami di lingue, francese e inglese, storia della lingua italiana, filologia romanza, 1 solo esame di Storia e filosofia medievale, 1 solo esame di geografia e 1 solo esame di Latino . Nella A051 posso insegnare geostoria, italiano e latino al biennio, italiano e latino al triennio. Ho una formazione classica ma non ho voluto frequentare Lettere Classiche. A questo punto mi chiedo: il mio percorso di studi mi permette di essere una brava – diciamo così, non sta a me giudicare – prof di italiano ma non di latino? 🙄

onesiphoros

di Claudio Giunta, dal Domenicale del Sole 24 ore

Premetto che

(1) credo che, in media, i migliori, i più colti e motivati (e, che non guasta, i più umili) tra gli studenti di Lettere, e tra i dottori in Lettere, siano gli studenti e i dottori in lettere classiche;

(2) non sono convinto del fatto che nel curriculum di uno studente di Lettere sia giusto dare all’insegnamento della/e letteratura contemporanea/e tutto lo spazio che gli si dà oggi (cioè da due-tre decenni a questa parte), fondamentalmente perché credo che all’università bisognerebbe studiare cose diverse da quelle che ci si vede intorno ogni giorno, che dovrebbero essere note per altre vie, e che non sempre meritano di essere studiate.

Ora che mi sono coperto le spalle con queste due belle premesse reazionarie, aggiungo una terza opinione che invece può suonare leggermente sovversiva: non credo che i laureati in latino…

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 22 luglio 2014 su Senza categoria. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. “(1) credo che, in media, i MIGLIORI, i PIU colti e motivati (e, che non guasta, i PIU umili) tra gli studenti di Lettere, e tra i dottori in Lettere, siano gli studenti e i dottori in lettere classiche”

    Uno splendido, magnifico ossimoro !! =D
    A parte gli scherzi, io non ho mai capito perchè per insegnare siano importanti gli esami sostenuti e non il corso di laurea frequentato.. Sei laureato in lettere classiche, puoi insegnare latino, greco, letteratura antica. Sei laureato in filosofia, puoi insegnare filosofia. Laureato in storia, insegni storia. Forse bisognerebbe ripensare a tutte queste commistioni con docenti laureati in filosofia che insegnano anche storia, letterati che insegnano geografia, geografi che insegnano italiano e così via. I miei 50 centesimi, sono un laureato in storia medievale umile io =D

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    • La laurea di per sé dice poco. Con la mia, ad esempio, potrei insegnare filosofia e persino pedagogia (alle vecchie magistrali), senza aver mai studiato la disciplina se non per conto mio. Ho tre abilitazioni ma non ho mai pensato di “buttarmi” su storia e filosofia proprio perché non ho una formazione adeguata. Di contro, sono costretta a insegnare geografia e l’ho sempre fatto con un grande senso di inadeguatezza, pur essendo io una che non si risparmia nello studio, sicché ho sempre dato il meglio e anche la geografia antropica studiata all’università mi è stata di grande aiuto. Ma non sono una geografa. Sono abilitata per insegnare storia al triennio (nei tecnici e professionali) eppure all’università ho sostenuto un solo esame di storia medievale, perché funzionale al mio curriculum. Al liceo insegno storia antica e medievale eppure non ho mai sostenuto un esame di storia antica, però è evidente che se insegno Latino e ho una formazione classica non ho difficoltà a destreggiarmi nell’ambito disciplinare. Ho fatto un solo esame di latino però tutti gli esami nell’ambito linguistico che ho sostenuto mi sono stati, e continuano ad esserlo, utili per l’insegnamento della lingua, mentre magari un laureato in filologia classica non ha una preparazione così ampia, piuttosto più settoriale. Questo per dire che la laurea e gli esami sostenuti, nonché i concorsi superati, non fanno di una persona un buon docente. Ritengo, infatti, che siano determinanti l’impegno nello studio, l’autoaggiornamento, la sperimentazione didattica e il confronto fra colleghi nell’ambito del dipartimento. Sull’umiltà, poi, potremmo star qui a discutere per ore. Io faccio mio il pensiero di Socrate che diceva: l’unica cosa che so è di non sapere.

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  2. Cara Prof,
    ho letto l’articolo di Claudio Giunta e onestamente mi lascia perplesso il fatto che un docente universitario, quindi una persona coltissima, possa mettere nero su bianco una caterva di pregiudizi, forse basati sulla sua esperienza, ma dubito che siano da considerare così veritieri.

    Vorrei esporre alcune considerazioni.

    Io frequento Lettere Moderne e provengo da un liceo scientifico in cui le discipline umanistiche sono sempre state trattate in maniera esauriente, infatti all’università non sto incontrando grossi problemi. Ho dei colleghi che frequentano lettere classiche e mi ha stupito sapere che molti di loro, pur avendo studiato in maniera approfondita latino e greco, non riescano a passare dopo diversi tentativi esami come dialettologia greca o grammatica latina. Insomma, come se io non riuscissi a sostenere nemmeno un esame di storia o di letteratura straniera. Conosco un ragazzo iscritto in Lettere Classiche il quale, come me , proviene da una maturità scientifica, e nonostante ciò ha già finito gli esami di greco con ottimi voti, a differenza di tante altre glorie di chissà quale liceo classico e studenti di chissà quali importanti professori di latino e greco. Da ciò posso desumere due considerazioni. Con la prima non voglio assolutamente sminuire il liceo classico, ma sostenere che all’università è importante sia avere delle buone conoscenze di base dal liceo, sia un buon metodo di studio che di certo non dipende direttamente dallo studio del greco, bensì dalla buona volontà di noi studenti. Con la seconda vorrei dimostrare come anche in Lettere Classiche vi siano validissimi studenti e altri meno.

    Partendo da questo posso ricollegarmi al ridicolo dibattito sul “se sia più difficile il percorso classico o quello moderno”. Innanzitutto, mi permetta di essere molto ruvido, ma credo che per discutere di una sciocchezza simile si debba vivere in maniera molto infelice.
    Si tratta semplicemente di due percorsi diversi in cui soltanto l’esperienza e lo studio continuo potranno consolidare quel bagaglio di conoscenze, che, soprattutto oggi, nelle condizioni in cui il mondo del lavoro accoglie classicisti e modernisti, non si può basare esclusivamente sugli esami sostenuti. Aggiungo che non mi pare che il percorso moderno sia un parco giochi in cui gli studenti ottengano risultati con due pomeriggi di studio, anzi molti abbandonano i corsi dopo il primo anno ! I miei esami di storia, escluso quello di storia romana, erano tutti da 12 cfu con una doppia verifica (una relativa alla parte generale, l’unica sostenuta dai classicisti e quindi 6 cfu, e una seconda su un corso monografico). Anche io ho sostenuto Filologia Romanza 1 (bellissimo!) , assente nel percorso classico, glottologia, linguistica ,storia della lingua, tre letterature straniere (soltanto una nel percorso classico) e il classico esame di Letteratura Latina. Gli esami di letteratura italiana, almeno nella mia facoltà, sono gli stessi sia nel percorso classico che in quello moderno. Poi non so cosa avvenga alla specialistica, ma non credo che via sia un iter così diverso da come è organizzata la triennale.

    Se proprio dovessi muovere un’obiezione al mio percorso di studi, lamenterei la mancanza di esami di filosofia , da quella antica a quella contemporanea, la quale è una potentissima glossa per affrontare lo studio della letteratura, in particolare del ‘900 (senza andare lontano potrei fare anche l’esempio di Platone e del suo influsso a cavallo tra umanesimo e rinascimento in tutta la letteratura europea).

    Riguardo la possibilità di insegnare io mi chiedo, prima di tutto, se oggi abbia senso iscriversi al TFA, ossia spendere 2500 € per un’abilitazione che non consente nemmeno di fare supplenze. Per non parlare poi delle condizioni nelle quali versa la scuola, dove tra un po’ rischiano il posto anche i docenti ordinari ( vedi il caso degli esuberi in A51 e A52 ).

    Io ho scelto Lettere perché negli anni mi sono reso conto non solo di saper studiare le discipline umanistiche, ma anche di avere una competenza attiva riguardo queste materie, tale da potermi permettere di approfondire, realizzare dei collegamenti durante lo studio tra la letteratura, la storia e la filosofia. Il mio inserimento nel mondo del lavoro non sarà semplice, come d’altronde non lo è per nessuno, ma la base umanistica è quella da cui voglio partire. Molti letterati sono riusciti con impegno a lavorare in ambiti lontani dall’insegnamento e dal giornalismo, realtà inflazionate alle quali noi giovani non dobbiamo fare molto affidamento. Invece di organizzare tfa per posti di lavoro inesistenti e master in editoria e giornalismo , l’Università dovrebbe suggerire a chi studia discipline umanistiche quali competenze integrare, anche relative all’ambito economico-giuridico, affinché questo titolo sia più spendibile nel mondo del lavoro.

    Perdoni il pariro, ma quando distribuivano il dono della sintesi ero altrove 😉
    Buona serata !

    p.s
    Complimenti per i blog, leggo spesso anche l’altro spazio in cui affronta argomenti di attualità e non !

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    • Caro Lorenzo,
      come potrei non essere d’accordo con te? Io ho studiato al classico perché ero incuriosita dal greco (il latino l’avevo già studiato per due anni alla scuola media!) e perché non amavo la matematica. All’università c’erano ragazzi usciti da ragioneria che hanno faticato non poco per superare l’assai ostico esame di glottologia (il corso monografico verteva sulle glosse di Reichenau e trattavano il passaggio dal latino classico a quello volgare) ma ce l’hanno fatta, mentre altri usciti dai licei hanno ripetuto l’esame più volte. Credo che alla fine l’impegno sia tutto, come anche tu sostieni. Mi meraviglia, tuttavia, che un ragazzo uscito dallo scientifico scelga lettere classiche perché i 5 anni di greco non sono stati una passeggiata e io regolarmente dimenticavo tutto durante l’estate, quindi mi chiedo come caspita facciano a studiarsi greco antico in un anno. 🙄
      Alcuni miei allievi dello scientifico si sono iscritti a Lettere. Si tratta perlopiù di persone portate per le materie umanistiche ma che non hanno frequentato il classico solo perché qui ha la fama di essere un liceo molto antiquato, con docenti che hanno una scarsa apertura mentale ed estremo rigore. Intendiamoci, il rigore e la severità non sono da bandire, quello che spaventa soprattutto è che i prof del classico della mia città non ammettono che gli studenti abbiano altri interessi al di fuori della scuola. 😦

      Sull’insegnamento e le prospettive lavorative non mi pronuncio. Mala tempora currunt

      Non preoccuparti per il papiro, anch’io quando distribuivano il dono della sintesi ero altrove. 🙂
      Grazie per i complimenti e per la fedeltà che mi dimostri come lettore.
      A presto.

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  1. Pingback: Vacanze immaginarie e Letterati presuntuosi | Lorenzo Libri 01

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