SCUOLA: LO STIPENDIO DIFFERENZIATO RIPAGHEREBBE DALLA FATICA GLI INSEGNANTI DI ITALIANO E LATINO

correzione compitiSi discute tanto, in quest’estate che sembra non avere pace, per quanto riguarda la scuola, sull’aumento del carico di lavoro dei docenti proposto dal sottosegretario all’Istruzione Roberto Reggi.
In realtà, fra i docenti c’è già chi, a parità di stipendio, lavora di più. Naturalmente si tratta di un lavoro non osservabile né quantificabile, in quanto sommerso. Potrebbe essere, comunque, valutabile sulla base dei risultati scolastici degli studenti, ma questo è un argomento che porterebbe via molto spazio e scatenerebbe, ne sono sicura, delle polemiche. Inutile mettere altra carne sul fuoco.

Il lavoro sommerso è una delle anomalie della nostra scuola. Sulla rivista on line OrizzonteScuola si è aperto un dibattito fra docenti che insegnano diverse discipline. Ognuno, com’è logico, tira l’acqua al suo mulino, affermando che quando si lavora con coscienza e passione, tutti lavorano tanto, indipendentemente dalla disciplina insegnata.

Io non concordo. Ho inviato una lettera sull’argomento ed è stata pubblicata. La riporto di seguito e spero che anche qui si possa aprire un dibattito.

Spett.le Redazione, ho letto con attenzione le repliche dei colleghi Lino Carravieri e Fulvio Mulas alla lettera inviata dalla professoressa Enza Ferro, docente di Latino e Greco, la quale propone una differenziazione dello stipendio a seconda della/e disciplina/e insegnata/e.

Io insegno Materie Letterarie al liceo scientifico (in prevalenza Latino e Italiano al biennio e al triennio) e non posso che concordare con la collega Ferro.

Pur rispettando il lavoro di tutti e pur ritenendo che le repliche in autodifesa dei professori che insegnano Educazione Fisica siano più che legittime, devo fare alcune considerazioni riguardo al lavoro che grava sulle spalle di una prof di Lettere rispetto a chi insegna Ed. Fisica.

Devo fare una premessa: lo stipendio non è mai stato differenziato a seconda dei titoli (lauree, concorsi a cattedra, specializzazioni …) posseduti da ognuno. Possiamo solo avere un punteggio aggiuntivo nella graduatoria d’istituto, il che ci può salvare da un eventuale trasferimento d’ufficio in quanto soprannumerari.

Lavorare in situazioni disagiate, pur essendo certamente un fattore che aggrava lo stress, non ha mai portato a differenziazioni dello stipendio. Giusto o sbagliato che sia. E nemmeno l’insegnamento di sostegno, anche se personalmente io ai docenti di sostegno darei lo stipendio doppio!

Veniamo, dunque, ai carichi di lavoro. È indubbio che tutti, a prescindere dalle materie insegnate, debbano preparare le lezioni, le verifiche, spesso adattandole ai diversi livelli di preparazione degli studenti e differenziandole in base agli specifici bisogni degli studenti, con certificazione o meno. È anche scontato che ognuno perda una parte del proprio tempo nell’autoaggiornamento.

Per quanto riguarda, invece, la correzione delle verifiche, avrei qualche obiezione.

Io insegno Italiano in tre classi e Latino in due. Il che significa che ho cinque materie con valutazione scritta e orale in tre classi, per un totale di 75 allievi. Le prove possono essere di diverso tipo: per l’Italiano “temi” (poi spiego perché uso le virgolette), prove di grammatica, di epica, di narrativa, di poesia con analisi del testo, di letteratura; per il Latino traduzione e analisi di un testo, prove di grammatica e di letteratura.

Non tutte queste prove prevedono lo stesso tempo di correzione. Per i “temi”, ad esempio, bisogna fare un distinguo: oltre ai classici elaborati, che tutti nella loro vita scolastica hanno svolto, al biennio propongo anche testi descrittivi, espositivi o argomentativi; al triennio sono costretta a proporre analisi del testo, saggio breve o articolo di giornale, tema storico e di ordine generale, le tipologie previste dalla prima prova dell’esame di Stato. Poi, visto che solitamente gli allievi possono scegliere tra tre o più tracce (al triennio a volte anche o 5-6), c’è da tenere nel debito conto che non tutti i compiti da correggere sono “uguali”, che ogni volta ci si deve concentrare sulla traccia proposta e valutare lo scritto in base alla coerenza e la coesione, l’adesione alla traccia scelta, controllare la sintassi, la punteggiatura, il lessico, l’ortografia.

A ciò si aggiunge la “decifrazione” di grafie a volte illeggibili oppure la necessità di proseguire la correzione sulla brutta copia, ancor meno decifrabile. Infine, un’ulteriore perdita di tempo comporta l’utilizzo della griglia di valutazione e la scrittura di un giudizio sintetico che accompagni il voto numerico.

I tempi di correzione vanno da un minimo di 20 minuti-mezzora per compito ad un massimo di un’ora. Gli elaborati del biennio a volte devono essere “riscritti” a margine perché scritti in modo del tutto inappropriato. Quelli del triennio portano via moltissimo tempo perché sono più lunghi ed articolati, oltreché più complessi dal punto di vista contenutistico, com’è logico che sia.

Proprio perché ci vuole una pazienza certosina, i “temi” li correggo con il contagocce, 3-4 ogni pomeriggio, considerando anche il fatto che sulle spalle grava la stanchezza di una mattinata a scuola e che ci sono altre incombenze, come la preparazione delle lezioni, la ricerca dei materiali ecc. Il tutto moltiplicato per 75, gli allievi, e ogni cinque settimane circa.

Per il Latino la correzione dei classici “compiti” va più spedita perché le prove sono tutte “uguali”, essendo unico il testo proposto per la traduzione. Tuttavia, bisogna porre l’attenzione sulla “resa” in italiano, oltreché sulla correttezza della versione, e accertarsi che qualcuno non abbia scaricato dal web la traduzione bell’ e pronta (cosa che capita, purtroppo, nonostante la sorveglianza assidua). Le prove di letteratura e l ’analisi del testo non comportano tempi di correzione lunghi quanto quelli dovuti ad un “tema” di italiano, in ogni caso personalmente correggo ogni compito almeno tre volte, compilando anche la griglia di valutazione e scrivendo, oltre al voto, pure un giudizio sintetico.

Onestamente non ho mai fatto i conti del tempo impiegato per correggere le 1000 prove di quest’anno scolastico. Probabilmente per non spaventarmi. Ma posso assicurare che ho lavorato tutti i pomeriggi, we compreso, a volte facendo le ore piccole specie quando dovevo presenziare a qualche riunione a scuola dopo le lezioni. Tra l’altro non ho mai corretto compiti durante i collegi docenti o altri incontri, come fanno molti colleghi, specie quelli che insegnano discipline scientifiche. Io non propongo mai test a crocette ma prove semi-strutturate perlopiù con quesiti a riposta aperta, anche se qualche esercizio può prevedere scelte multiple o vero/falso.

Venendo ai colleghi di Ed. Fisica, molti nel pomeriggio-sera lavorano nelle palestre come personal trainer o tengono lezioni di gruppo, alcuni sono proprietari o soci delle palestre stesse. Senza contare quelli impegnati a scuola in attività extracurricolari, pagati con il Fis oppure dagli stessi genitori. Poi ci sono anche quelli che tengono lezione all’università della Terza Età o enti analoghi, facendo volontariato (cosa nobilissima di per sé). Tutto questo mi fa supporre che non siano così occupati nel preparare lezioni, attività diversificate oppure nel correggere i compiti.

D’altra parte, si potrà obiettare che i docenti, come me, che insegnano Lettere arrotondano lo stipendio con le lezioni private pagate profumatamente (specie quelle di Latino e Greco), lavorando in nero ed evadendo il fisco. Personalmente non riesco nemmeno ad aiutare gratis i figli degli amici o dei parenti perché non ho tempo e sono troppo stanca. Non nego che ci siano professori che si arricchiscono con le ripetizioni ma
in questo caso ho dubbi fondati che riescano a fare seriamente il loro lavoro in classe e svolgere in modo adeguato tutto ciò che è connesso alla funzione docente.

Infine, sino a qualche anno fa non mi lamentavo per lo stipendio. Una volta noi di Lettere, proprio perché ci veniva riconosciuto un carico di lavoro differente rispetto ai docenti di altre discipline, avevamo cattedre di 14-15-16 o 17 ore (quella considerata la più impegnativa tant’è che l’anno successivo “respiravamo” con la cattedra da 14). Con la saturazione delle cattedre a 18 ore siamo gravati da carichi quasi doppi (anche relativamente alle riunioni, visto che prima avevamo al massimo 2 classi, ora ne possiamo avere anche 6) e lo stipendio è lo stesso, anzi, è diminuito a causa dei maggiori oneri fiscali.

Proprio in virtù di questo ragionamento trovo giusto che lo stipendio sia differenziato.

Insomma, a me pare che la scarsa opinione che la gente comune ha del nostro lavoro, non riconosciuto come attività altamente formativa, tra le altre cose, invece di vederci compatti stia scatenando una guerra tra poveri. E allo Stato conviene, evidentemente, che si scateni questa guerra così si potrà dire che chi vuole lavorare di più guadagnerà di più. Senza, però, mettere in nessun conto che alcuni lavorano già di più rispetto ad altri, pur non facendo nulla di extra.

[LINK all’articolo originale; immagine sotto il titolo da questo sito]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 14 luglio 2014, in docenti, Lavoro, MIUR, scuola, Valutazione studenti con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Sono ben felice di aver letto questo articolo sul tuo blog, al quale non aggiungo nulla perché rispecchia fedelmente, al 100 per 100, il mio pensiero, come potrai notare se leggi quanto io ho stesso ho scritto sul mio blog. Vi sarebbero diversi modi per differenziare gli stipendi ed eliminare questo mortificante egualitarismo che retribuisce tutti, eccellenze e lavativi, allo stesso modo; ma nel frattempo, finché non si riesce a trovare un criterio migliore, si potrebbe cominciare proprio con la valutazione degli oggettivi carichi di lavoro, che sono diversi anche (se pur non soltanto) in base alle materie insegnate.

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