DA PRECARIE A DIRIGENTI SCOLASTICI: E’ GIUSTO?

dirigente scolasticoDue docenti precarie, ammesse con riserva alle prove del concorso per Dirigenti Scolastici, possono aspirare al ruolo dirigenziale. L’ha stabilito il TAR del Lazio che ha sciolto la riserva d’accesso al concorso ritenendo erronea la norma che prevede un servizio minimo di ruolo di cinque anni per presentare domanda.

Le due insegnanti hanno superato la prova pre-selettiva e tutte le prove d’esame. Possono, quindi, essere inserite nella graduatoria per Dirigenti Scolastici ed essere nominate in ruolo.

I giudici del TAR hanno agito allineandosi alle direttive europee che non prevedono limiti d’accesso ai pubblici esami, proprio per non discriminare i precari. Come osserva Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, è arrivato il momento di prendere atto della giurisprudenza comunitaria e dell’esistenza di un’Europa dei diritti che i più conoscono, ma per la cui applicazione bisogna ancora lottare al fine di riuscire a far rispettare la dignità dell’uomo e del suo lavoro.

Fin qui la notizia. Personalmente ho delle perplessità.

Non voglio togliere alcun merito alle due colleghe né ho alcun tipo di riserva nei confronti dei precari. Il concorso non era facile, a partire dalla prova pre-selettiva. In media un candidato su quindici ha superato tutte le prove. Le due colleghe erano senz’altro ben preparate e saranno probabilmente delle ottime dirigenti. La questione è un’altra.

In Italia, si sa, il precariato è una piaga sociale. Nella scuola, in particolare, è molto difficile che un docente precario, anche se in possesso di abilitazione, ottenga un posto a tempo indeterminato. La politica dei tagli iniziata nel 2008, la riforma delle scuole secondarie di II grado, l’aumento del numero minimo di studenti per classe … sono tutti fattori che hanno determinato una stagnazione nell’ambito degli organici.

Quando parlavamo di supplenti, fino a una ventina di anni fa, eravamo soliti riferirci a gente giovane con poca esperienza. Ora la situazione è completamente diversa: ci sono precari che insegnano da 15-20 anni e non hanno alcuna certezza di essere assunti. L’Europa ha già bacchettato l’Italia e i nostri politici perché il “giochetto” delle nomine fino al 30 giugno e la riassunzione a settembre, spesso nelle stesse scuole, dei supplenti annuali fa risparmiare lo Stato ma determina una discriminazione grave dei precari che, pur lavorando effettivamente come i docenti di ruolo, o quasi, si vedono decurtare lo stipendio di due mensilità, con tutto quel che consegue a livello di 13^ mensilità, ferie e Tfr.

Ora la maggior parte dei supplenti che insegnano regolarmente tutti gli anni sono ben preparati. Tuttavia, considerato che la figura dell’attuale Dirigente Scolastico è ben lontana da quella del vecchio “Preside”, una buona preparazione in ambito didattico serve a poco o nulla.
Allora, direte voi, a maggior ragione un precario può aspirare al posto di Dirigente, visto che l’esperienza in cattedra ha scarso valore. Il ragionamento non fa una piega ma c’è un ma.

Chi sceglie di fare l’insegnante non ha alcuna possibilità di carriera. Nasce insegnante e muore insegnante (visto come si allungano i tempi per il pensionamento, forse questo modo di dire può sembrare più realistico di un tempo, almeno per quel che riguarda la fine). L’unica prospettiva di carriera è quella di fare il concorso per Dirigente Scolastico oppure quello per Dirigente Tecnico (ex ispettore scolastico). Per quest’ultimo ruolo, i concorsi sono rarissimi. L’ultimo in ordine di tempo, almeno secondo la fonte che ho consultato), è stato bandito nel 2008 dopo un ventennio (la dicitura non è casuale …) di nomine politiche, aggirando il concorso pubblico, previsto per legge quando si deve assumere personale di ruolo nella Pubblica Amministrazione.

A questo punto, ritorno alla questione dei precari ammessi al ruolo dei Dirigenti Scolastici. Non trovo giusto, proprio in virtù dei ragionamenti sopraesposti, che venga tolto il vincolo dei cinque anni di ruolo come docente per partecipare al concorso per D.S. Sarebbe comodo, infatti, per un supplente fare qualche anno di precariato e aspirare ad un’occupazione meglio retribuita (ma con molte responsabilità), “portando via il posto” (lo virgoletto perché si tratta, in definitiva, di aumentare il numero dei concorrenti) a chi ha anni di ruolo alle spalle e vorrebbe migliorare la propria posizione economica.

Prendiamo ad esempio il privato: sarebbe normale se una segretaria, dopo qualche anno di lavoro in ufficio, diventasse capoufficio, togliendo a persone con più esperienza la possibilità di aspirare a quel posto?

E adesso non ditemi che dipende dalla segretaria e dagli “straordinari” che è disposta a fare.

[LINK della fonte]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 17 maggio 2014, in Concorso per Dirigenti Scolastici, docenti, Lavoro, MIUR, precariato, scuola con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 7 commenti.

  1. In tutta sincerità, lascerei come vincolo un certo numero di anni di insegnamento, ma non distinguerei tra ruolo e precariato, anche perchè, nelle condizioni attuali, 5 anni di ruolo potrebbero significare 30 anni complessivi di insegnamento. E proprio perchè il ruolo del dirigente scolastico oggi è molto diverso da quello del preside di anni fa ti dico, ovviamente senza generalizzare, che molti insegnanti “senior” proprio non ce li vedrei.

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  2. Io la penso come Monique anche se, per le ragioni da te esposte, i posti a disposizione sono talmente pochi che diventa una questione di lana caprina (come per le adozioni agli omosessuali, che non ci riescono neanche gli etero per mancanza di bambini adottabili).

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    • E invece il ministro Giannini ci riserva una sorpresa: un concorso nazionale (per evitare di sovraccaricare i vari TAR con i ricorsi ) da bandire entro l’anno, per 500-600 posti. Nuove procedure di selezione, forse una valutazione dei soli titoli al posto della prova pre-selettiva, in più dovrebbe essere un corso-concorso da tenersi nella sede della Scuola Nazionale della Pubblica Amministrazione (presumo a Roma, in tal caso mi ospiti? 🙂 ). LINK

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  3. Cristina dell'Acqua

    Trovo la professoressa Moles coraggiosa e chiara come sempre nella sua analisi. Tuttavia dissento: dove c’è merito, a mio modo di vedere, non dovrebbero esserci sbarramenti burocratici. Il compito del dirigente scolastico è ancora più delicato e oneroso rispetto al passato, ragion per cui non trovo di nessun ostacolo il fatto che possa potenzialmente ricoprire un ruolo così nevralgico una figura che sperimenta la scuola dopo essere passata attraverso i meandri del precariato, dopo aver a lungo provato la frustrazione della cattedra mancata nonostante i titoli. Per assurdo, figure più “affamate” e che, forse, non daranno per scontata nessuna attenzione educativa. Che sia troppo comodo passare dal precariato alla dirigenza scolastica non lo direi proprio: i docenti motivati mediamente amano la fortuna di poter avere a che fare in aula con gli studenti. Parlare di significativi vantaggi economici nel mondo della scuola per cui si possa preferire la dirigenza alla docenza mi pare eccessivo. I dirigenti scolastici che conosco e stimo di più sono animati da grande spirito di autonomia, di iniziativa e voglia di innovazione, e gestiscono scuole che fanno la differenza per le famiglie che affidano loro il futuro dei figli.
    Seguiamo le direttive europee, in questo e nelle “competenze chiave per l’apprendimento permanente”: sono lungimiranti

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    • Grazie Cristina ma non chiamarmi professoressa che mi sento troppo austera e vecchia. 🙂 Scusa la confidenza ma il bello del web è che ci si può dare del tu e poi questo mio blog, pur essendo più “tecnico” di quello personale, lo considero un altro salotto … aula scolastica sarebbe un po’ troppo!

      Venendo al topic, posso darti ragione per certi versi. Purtroppo per esperienza posso dire che superare un concorso non sempre equivale a “meritarsi” un posto. Mi spiego: nei concorsi che ho sostenuto e superato ho trovato alcuni elementi della commissione (non tutti, per fortuna) poco preparati, anzi, abbastanza ignoranti. I docenti di sorveglianza in aula durante lo scritto del mio primo concorso permisero ad alcuni di uscire per andare in bagno con tanto di valigia appresso … 😦
      Posso aggiungere che attualmente accettare le condizioni per poter entrare in una commissione esaminatrice (nessun esonero dall’insegnamento e un compenso aggiuntivo ridicolo per ore e ore di lavoro in più) è da disperati, quindi non metterei la mano sul fuoco sulla preparazione dei commissari.
      Infine, una mia collega che per vent’anni ha fatto la collaboratrice della preside (e posso assicurare che era all’altezza del compito e in pratica più che il braccio destro era il braccio stesso della dirigente…) non ha superato il concorso. 😯

      Le regole certamente cambieranno e ci dovremo adeguare alle direttive europee, ma almeno si mettano dei paletti: visto che nella ricostruzione della carriera ogni anno di supplenza vale metà come punteggio, facciamo che per un docente di ruolo bastino 5 anni e per un precario ce ne vogliano il doppio. Mi sembra equo.

      Non pensare che ragioni così perché sono invidiosa di chi ha superato il concorso. 😉 Qui spiego perché non l’ho nemmeno sostenuto, pur prendendo in considerazione l’idea di farlo.

      Grazie ancora. Alla prossima.

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