STUDENTI ESCLUSI DAL LICEO LINGUISTICO PER I VOTI TROPPO BASSI ALLA SCUOLA MEDIA. LESO IL DIRITTO ALLO STUDIO EPPURE ….

pinocchio_orecchie_d'asinoLo so che quello che sto per dire risulterà antipatico, per usare un eufemismo. Tuttavia, insegnando al liceo e considerando la preparazione degli studenti che si iscrivono alla prima (non tutti, fortunatamente, ma molti), sono dell’opinione che si dovrebbe optare per un orientamento serio. Non, come ora avviene, un semplice consiglio che si può seguire oppure no. Dei veri e propri paletti, per il bene degli studenti stessi, s’intende.

Questa riflessione nasce da una notizia appena letta su La Tecnica della Scuola: 18 ragazzini che frequentano la terza media sono stati esclusi dall’iscrizione alla classe prima per l’A.S. 2014/15 al Liceo Linguistico “Mazzini” di Genova perché hanno riportato una media inferiore al 7.5 nel secondo anno.

Come si può immaginare, il fatto ha suscitato molte polemiche in quanto la decisione del liceo (il cui regolamento non è noto ma, anche se prevedesse dei paletti per l’iscrizione, si tratterebbe di una decisione arbitraria che non ha riscontri legali) lederebbe il diritto allo studio. Non dimentichiamo, inoltre, che il biennio della scuola superiore rientra nell’obbligo scolastico. Va da sé che la scuola prescelta ha il dovere di accogliere le domande di iscrizione, a meno che non si verifichi un eccesso di domande rispetto alle classi preventivate in organico. Dovesse presentarsi tale eventualità, l’istituto avrebbe comunque l’obbligo di dichiarare in che modo intende procedere per l’esclusione di parte degli studenti iscritti (ordine d’arrivo delle domande, sorteggio …), meritocrazia a parte.

Detto questo, sono solidale con i ragazzini e le loro famiglie e condivido le proteste che si sono levate soprattutto dall’Uds (Unione degli studenti italiani).

«Riteniamo inaccettabile – dichiara Giacomo Zolezzi, Coordinatore dell’Unione degli studenti Genova – quello che sta succedendo al Liceo linguistico Mazzini. Questa è una vera e propria lesione del diritto allo studio per 18 ragazzi ancora in età di scuola dell’obbligo, che saranno esclusi dall’iscrizione alla scuola a causa di una valutazione riportata in seconda media».

«La scuola pubblica – aggiunge Roberto Campanelli, coordinatore nazionale dell’Udu – ha degli obiettivi precisi per la crescita individuale e collettiva, non può porre barriere, né impedire ad un gruppo di studenti di perseguire le proprie personali attitudini o chiedere loro di ripiegare su altri indirizzi. Così viene meno la missione educativa della scuola».

Rimane il fatto che, come ho scritto all’inizio del post, molti ragazzini non seguono i consigli orientativi dei docenti della scuola media e spesso vengono consigliati a intraprendere un percorso di studi liceali da genitori in cerca di soddisfazioni personali. E’ brutto da dire ma le famiglie dovrebbero capire che, al di là della scelta di una scuola superiore ritenuta migliore di altre, più prestigiosa e maggiormente affidabile, è necessario fare i conti con i figli che si hanno, con le loro capacità, con i loro risultati scolastici e le loro aspirazioni.

Ciò che dico è il risultato di decine di colloqui allo sportello d’ascolto con studenti in difficoltà che non sanno che pesci pigliare di fronte all’insuccesso scolastico (che spesso si protrae per due o più anni): se da una parte uno non si sente tagliato per quel determinato tipo di scuola (ammesso che si possa asserire ciò), dall’altra non si vuole deludere i genitori e le loro aspettative. Senza contare che molto spesso l’indecisione si protrae anche per “pigrizia”, per la mancanza di un’alternativa convincente e si va avanti quasi per inerzia, collezionando insuccessi, ripetendo anni, cercando di stare a galla in qualche modo per non sprofondare. A volte ci riescono pure ad arrivare in quinta, arrancando, con debiti ogni anno e voti di consiglio (i 6 che un docente non vorrebbe mai assegnare spontaneamente) che sono il risultato della “politica del promuoviamo tutti e amen”, infelice parto dell’atteggiamento buonista di molti docenti.

Non sempre la promozione a tutti i costi fa il bene degli studenti. In primo luogo, perché crescono con l’idea che nella vita si trovi sempre una scappatoia, una mano tesa che non li fa precipitare nel burrone. In secondo luogo perché a volte, non sempre, studenti mediocri al liceo potrebbero essere bravi in un istituto tecnico o professionale, con maggiori gratificazioni che li incoraggerebbero a fare sempre meglio per dimostrare di non essere degli incapaci.

Io credo che le cose debbano cambiare.
Non è possibile escludere dall’iscrizione al liceo un ragazzino con la media dei voti bassa? Sì, ora non si può. Non si può escludere, però, un sistema selettivo in futuro, con un orientamento serio e vincolante. Poi è anche vero che i prof possono sbagliare, che la maturità dei ragazzi può fare la differenza in termini di tempo, che si inizi zoppicando e poi si prenda il ritmo e si recuperi, procedendo senza intoppi nel percorso di studi.

Allora cosa si può fare? Ad esempio istituire un biennio unico, con la possibilità di scegliersi parte del curriculum a seconda delle aspirazioni e delle attitudini, potendo iniziare un percorso e “correggere il tiro” strada facendo.

Io sogno una scuola moderna che garantisca il successo scolastico a tutti. Una scuola in cui la motivazione provenga dalle performance stesse, senza concessioni e “regali” di fine anno. Sogno una scuola che probabilmente non prenderà mai piede in Italia, perché noi siamo quelli del “lasciamo le cose come stanno per fare meno danni”. E non ci accorgiamo che i danni li facciamo, eccome, proprio a causa della scarsa elasticità mentale.

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 15 aprile 2014, in docenti, famiglia, giovani d'oggi, iscrizioni scolastiche, meritocrazia, scuola, studenti, Valutazione studenti con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. Io, sinceramente, mi schiero dalla parte del liceo: per come stanno oggi le cose molti di quelli che si iscrivono al liceo non fanno altro che abbassare la soglia qualitativa dell’offerta, costringendo i docenti a fare una didattica a misura loro, che davvero non hanno le capacità di sostenere l’impegno di un liceo. La cosa assurda è che si impuntano su questa scelta, ma non contemplano l’ipotesi di doverci mettere del loro in termini di impegno, volontà e, qualche volta, umiltà e onestà nel riconoscere le loro capacità.
    Sono d’accordo con te sull’idea di una scuola “nuova” e credo che sia proprio urgente ripensare l’organizzazione e avere il coraggio di fare scelte nuove, diverse.

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  2. Io dico una cosa sola: mio figlio frequenta la seconda media, prima di ogni verifica lo interrogo a fondo e ne sa una più dell libro… forse forse arriva ad avere il sei e purtroppo tutta la classe ha il medesimo problema (fosse solo lui mi verrebbero i dubbi): e sarebbe giusto poi escluderli da alcuni corsi di studio a causa di insegnanti che agiscono così? Sarebbe da valutare….

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    • Cara Tatiana,

      come posso non darti ragione? Hai toccato un tasto dolente. Purtroppo uno dei vari problemi della scuola è la valutazione. Impossibile giungere all’oggettività nel nostro sistema scolastico ma un confronto serio tra docenti, anche con uno scambio di prove (rigorosamente anonime) da correggere, sarebbe un’idea. Pure un confronto tra insegnanti di diversi gradi di scuole sarebbe auspicabile. Nel liceo dove insegnavo prima tutto questo si faceva ed era una scuola che davvero funzionava. Ma tutto dipende dalla buona volontà dei docenti e, nelle condizioni in cui ci troviamo, con contratto scaduto da 5 anni e scatti bloccati fino al 2016, onestamente non mi sento di biasimare nessuno se l’entusiasmo è scemato.

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  3. Io sono più favorevole ad un orientamento serio che ad una vera e propria selezione all’ingresso però è anche vero che la possibilità di giudicare male uno studente esiste e siccome si tratta di una scelta che influenzerà il suo futuro renderla completamente vincolante sarebbe rischioso (e al momento mi sembra improbabile che il sistema scolastico venga rivoluzionato al punto da prevedere un primo periodo “comune”).
    Inoltre dico anche io una cosa antipatica: noto differenze significative nella preparazione media degli alunni in base alla scuola elementare di provenienza. Naturalmente ci sono studenti che presi singolarmente fanno eccezione ma le differenze che si mantengono sempre uguali per anni forse non sono legate soltanto all’impegno profuso dagli allievi. Immagino che la stessa cosa capiti anche alle superiori. Allora il grosso rischio è che con la selezione all’ingresso molti vengano penalizzati per colpe non loro (oltretutto il voto non dà grosse garanzie di oggettività perchè varia in modo anche rilevante da una scuola all’altra).
    Infine l’ultimo grosso problema: nella città dove lavoro, è inutile negarlo, ci sono scuole superiori di alta qualità (indipendentemente dall’indirizzo e dalle materie) e scuole superiori di bassa qualità. Se uno studente è portato per una scuola superiore che nella nostra città o nella nostra zona assicura una preparazione poco adeguata, indipendentemente dal fatto che sia un liceo, un istituto tecnico o professionale, non è sempre facile prendere una decisione per il meglio dello studente…
    Buona serata,
    Enrico

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  4. Avete detto tutti molte cose giuste e condivisibili. Fino al 1962 dopo la scuola elementare esisteva l’Esame d’ammissione alla scuola media. Chi non lo superava, o non studiava più o si iscriveva alla scuola di AVVIAMENTO PROFESSIONALE. Perché non prevedere qualcosa di simile dopo la scuola media, almeno relativamente ad alcune discipline che caratterizzano i diversi indirizzi scolastici? Si eviterebbero tanti insuccessi scolastici, che spesso hanno gravi ripercussioni sulla vita dei ragazzi. Ricordo il caso di una ragazza,bravissima nelle materie letterarie, che per ribellione verso i genitori si iscrisse all’istituto tecnico industriale, dove si trovò malissimo. Invece un ragazzo che su mia sollecitazione si iscrisse al tecnico agrario oggi è laureato. Penso che all’orientamento si dovrebbe dedicare più cura

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