PERCHÉ I PROF VOGLIONO ANDARE IN PENSIONE PRIMA

inesgnante stanca

Il mio nuovo articolo pubblicato sul Blog “Scuola di Vita” del Corriere.it, tratta un argomento di cui si sta discutendo molto in questi giorni: il prepensionamento degli insegnanti sessantenni.
La riflessione parte da una petizione on line proposta dalla docente e scrittrice siciliana Mila Spicola che chiede, appunto, di permettere ai docenti più in età di lasciare il posto di lavoro in favore dei più giovani.
Non tutti sono d’accordo: giorni fa sul Sussidiario.net è uscita una lettera di un docente che, obbligato al ritiro, vorrebbe restare al suo posto. Di tutt’altro avviso la collega docente e blogger Isabella Milani di cui nell’articolo riporto in parte il pensiero che condivido totalmente.
Vi invito, come al solito, a continuare la lettura sul sito del Corriere.it.

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Sta spopolando sul web una petizione promossa da Mila Spicola (docente, scrittrice e giornalista) per permettere ai sessantenni di poter usufruire del prepensionamento. È nota, infatti, la proposta del ministro P.A. Marianna Madia, fieramente avversata dalla collega del MIUR, Stefania Giannini, che non concorda sul fatto che si debbano mandare in pensione anticipatamente i docenti per lasciare il posto alle nuove leve.

È evidente che la signora Giannini non ha mai insegnato in una scuola, specialmente la primaria o la secondaria di I grado, anche se insegnare è difficile e usurante in ogni ordine e grado di scuola.

Secondo gli studi di Vittorio Lodolo D’Oria – medico che si occupa del Disagio Mentale Professionale (DM)] negli insegnanti dal 1998, autore del libro Pazzi per la scuola, pubblicato nel 2010 per Alpes Italia e animatore di un sito – i docenti rappresentano una delle categorie di lavoratori maggiormente esposte allo Stress da Lavoro Correlato (qui il report più recente, a proposito dell’inidoneità dei docenti).

Nello studio, Lodolo D’Oria parte da una considerazione: i docenti italiani sono decisamente “vecchi”. L’età media del campione della sua indagine è di 54,7 anni, con un’anzianità di servizio media di 29,2 anni di cui 19 trascorsi in cattedra e 10 in altre mansioni.

Ebbene, in ben 101 casi su 158 si sono riscontrate diagnosi psichiatriche.

Nonostante gli studi e i dati emersi, lo Stress da Lavoro Correlato (SLC) non è attualmente riconosciuto come malattia professionale per gli insegnanti, anche se è la maggiormente diffusa assieme alla disfonia cronica. La riflessione finale di Lodolo D’Oria non ha bisogno di commenti:

«Negli ultimi 20 anni si è passati traumaticamente dalle permissive baby-pensioni al drastico sistema previdenziale odierno, senza la benché minima valutazione della salute della più numerosa categoria professionale, per giunta a prevalenza femminile. […]
Una sorta di accanimento – ai limiti dell’incostituzionalità – sui “deboli”, resi tali da
malattie tra l’altro sviluppate durante il lavoro, dopo aver tolto loro anche la possibilità di richiedere un indennizzo a titolo di risarcimento.»

Di certo non è facile parlare di questi in un momento in cui si assiste a una sorta di accanimento contro gli insegnanti da parte dell’opinione pubblica. Chi non ha mai insegnato non sa realmente quali siano gli impegni effettivi di un docente. Il momento più critico ha coinciso con la proposta del governo Monti di aumentare l’orario di cattedra, per gli insegnanti della secondaria di I e II grado, da 18 a 24 ore.

CONTINUA A LEGGERE >>>

[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 15 aprile 2014, in docenti, Lavoro, scuola con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. Oops, leggo che Dm significa Disagio Mentale… 😯

    In effetti, erano in parecchi ad avere avuto qualche sospetto… 😉

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  2. Io ho notato che a voler andare presto in pensione sono i docenti che hanno cominciato ad insegnare prima e sono stati più attivi, mentre altri che hanno cominciato più tardi o se la sono presa più comoda resterebbero anche dopo i limiti di età. Sarebbe bene che l’età del pensionamento fosse più flessibile e tenesse conto anche delle condizioni di salute

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    • Infatti, secondo me la riforma Fornero avrebbe dovuto essere rivolta ai più giovani, a quelli che lavorano da una decina d’anni e che magari hanno cominciato più tardi. Ora trovare un lavoro a 23 anni, come ho fatto io, è un evento eccezionale. Ancora più eccezionale è poter fare affidamento su un’occupazione a tempo indeterminato.
      Condizioni di salute a parte, perché io che ho iniziato a insegnare a 23 anni devo attendere i 67 per andare in pensione? Sarebbero 44 anni di contributi, non so se mi spiego. 😦

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  3. Basterebbe introdurre una “quota 100” o al massimo 105. Con la riforma Fornero tu dovresti andare a quota 111

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  1. Pingback: DOCENTI: SEI A RISCHIO BURN-OUT? UN QUESTIONARIO ON LINE TE LO SVELA | laprofonline

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