VALUTIAMO I PROF, MA CON SERIETÀ

Questionario-Valutazione

Il mio nuovo articolo pubblicato sul Blog “Scuola di Vita” del Corriere.it, ripropone una riflessione sulla valutazione degli insegnanti, argomento su cui mi sono già espressa molte volte, specie in riferimento all’utilizzo dei test InValsi come strumento meritocratico, su cui non concordo.
Questa volta la riflessione parte da una petizione on line proposta da uno studente che ritiene indispensabile che siano proprio gli allievi a valutare il lavoro dei docenti. A tale riguardo avevo già espresso anni fa la mia contrarietà in quanto reputo il giudizio degli studenti non affidabile. In questo articolo spiego in modo dettagliato il perché.
Vi invito, come al solito, a continuare la lettura sul sito del Corriere.it.

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Ho già espresso il mio pensiero sulla valutazione degli insegnanti e non mi ripeterò. Vorrei, però, approfondire il discorso partendo da una proposta che proviene da una petizione online la cui motivazione è questa:

«I professori valutano noi studenti e perché noi non dovremmo valutare i nostri professori? La proposta è chiara e semplice: ogni anno gli studenti dovranno compilare un questionario cartaceo o online anonimo nel quale esprimeranno per ogni docente un voto che va da 1 a 10. In base al risultato ottenuto il docente verrà penalizzato o premiato sui futuri concorsi. In questo modo gli alunni potranno valutare con efficacia il lavoro dei propri professori e servirà da stimolo per invitare i docenti ad un lavoro più proficuo».

Innanzitutto non si capisce che cosa voglia dire il promotore con il docente verrà penalizzato o premiato sui futuri concorsi. Si vogliono solo valutare i precari?

In generale, poi, sono contraria a questo tipo di valutazione esclusiva perché verrebbe in tal modo messa in dubbio la loro professionalità attraverso il giudizio non sempre equo degli allievi. E non sto dicendo che ragazzi di quattordici o diciotto anni non siano in grado di giudicare, sto pensando alla loro obiettività.

È naturale che un docente «odiato» da qualcuno, anche se preparato professionalmente e in grado di svolgere al meglio il proprio lavoro potrebbe risultare un «fannullone», per usare un’espressione tanto diffusa nell’ambito della pubblica amministrazione tutta, o un incapace.

Dall’altro lato, un insegnante molto permissivo, che fa rilassare gli allievi concedendo pause durante le ore, che non interroga mai perché ha altro da fare, tipo leggere il giornale o mandare sms alla fidanzata, che fa un compito a quadrimestre invece di tre, facendo una sorveglianza per nulla assidua, e lo porta corretto tre mesi dopo, che regala i voti e che inventa pure il programma svolto e lo fa firmare agli allievi tranquillizzandoli che poi non darà il debito a nessuno, costui, signori miei, sarebbe un ottimo docente, avrebbe dei voti altissimi e, beandosi del successo ottenuto, a fine anno inviterebbe pure i ragazzi a mangiare la pizza.

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[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 2 aprile 2014, in docenti, scuola, studenti, web con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 11 commenti.

  1. Io sono d’accordo con la valutazione da parte degli studenti, ma non sono d’accordo sul peso che si debba dare a tale valutazione, per tutti i motivi che tu hai esposto. Con una valutazione che incidesse su concorsi, carriera, etc, fine di un docente non sarebbe più quello di insegnare, trasmettere messaggi utili alla crescita e conoscenze, ma fare il piacione, il simpatico, etc. etc.

    Vero è pure che un ritorno sul comportamento dell’insegnante dovrebbe esserci, la dirigenza dovrebbe poter conoscere l’effettivo comportamento dell’insegnante in aula, anche per un eventuale orientamento-aggiustamento del tiro: tutti nel mondo scolastico e del lavoro – nonché nella vita privata – abbiamo bisogno di crescere, capi e dipendenti, studenti e docenti, genitori e figli, e un ritorno del nostro operato è uno degli strumenti più efficaci.

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    • Ti posso assicurare che, anche senza un questionario da compilare, il dirigente è perfettamente a conoscenza dell’operato dei suoi insegnanti, più nel male che nel bene. Non sai quante file di genitori si sciroppa ogni giorno un dirigente, raccogliendo lamentele di ogni tipo. Quindi, un riscontro in negativo c’è sempre. A volte i genitori organizzano una vera e propria class action per liberarsi dei docenti scomodi, quelli incapaci o irrispettosi nei confronti degli allievi. Ma cosa può fare il dirigente? Spostare l’insegnante in questione così l’anno successivo si ricomincia da capo, ci sarà un’altra class action e così via.
      A questo punto potresti immaginare che non sia detto che i docenti di cui non ci si lamenta mai siano dei bravi prof. Effettivamente pochi sono quelli, fra studenti e genitori, che vanno da lui ad elogiare chi fa bene il suo lavoro ma anche senza dei riscontri oggettivi, lui sa come lavora il corpo docente, vede quanti e quali progetti validi (non sto parlando dei perditempo) sono curati e da chi, sa che c’è chi s’impegna passando ore nei pomeriggi a programmare, ad autoaggiornarsi collegialmente, si relaziona con lo staff da cui emergono anche le buone pratiche, conferisce con i coordinatori e apprezza o meno il loro lavoro, assiste agli scrutini e si fa un’idea di chi lavora con coscienza e chi no. Insomma, come dici tu la valutazione dei ragazzi e delle famiglie ci può stare, ma non come parametro esclusivo. Dare troppo potere ai dirigenti sarebbe anche controproducente in quanto si sa che ognuno ha i suoi protetti e anche quelli che gli stanno antipatici. L’unico strumento accettabile, a mio parere, e lo ripeto, sarebbe l’ispezione da parte del personale super partes. Staremo a vedere cosa partorirà la Giannini ma personalmente confido poco in lei, parla parla ma a parole son buoni tutti di sistemare le cose.

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  2. Gentile collega, io non credo che la valutazione effettuata dagli studenti seguirebbe necessariamente le vie da te indicate. Non è vero che gli studenti amano gli insegnanti mollaccioni. Magari li amano all’inizio perché hanno più tempo libero, pochi compiti e voti alti, ma con il tempo cambiano idea e stimano chi sa rendersi autorevole senza eccedere in comportamenti prepotenti. Magari ci vuole un po’ di tempo per formarsi un’opinione definitiva.
    Intendiamoci, sono contrario all’idea che la valutazione possa incidere su successivi concorsi perchè un potere così grande potrebbe essere usato in modo scorretto ma penso che, almeno a titolo conoscitivo, potrebbe essere un esperimento interessante. Se tutti gli studenti valutano come pessime le capacità di un insegnante, se tutti gli studenti, una classe dopo l’altra, scrivono che l’insegnante non è in grado di spiegare, possiamo pensare o che si tratta di un curioso caso statistico oppure che forse c’è un piccolo fondo di verità.
    Buona serata,
    Enrico

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    • Ciao Enrico e benvenuto!
      Sì, hai ragione: non è detto che gli studenti apprezzino sempre chi lavora poco e li fa lavorare poco. Però io ho notato che le lamentele in questo senso iniziano in quarta (sto parlando del liceo) perché incominciano ad avere paura dell’esame. Prima sono ben contenti di fare poco o nulla e di non essere pressati da verifiche e interrogazioni. Poi non è detto che, di fronte a un questionario anonimo (perché immagino che nessuno potrebbe chiedere un giudizio obbligando i ragazzi a firmarsi), tesserebbero gli elogi del docente fannullone. Per quanto riguarda invece l’apprezzamento per chi fa bene il proprio lavoro, pur essendo severo ed esigente, ho notato che arriva un po’ tardi, quando si acquista un maggiore senso critico e nel momento in cui devono fare i conti con quanto hanno appreso e come lo hanno appreso. Diciamo, quindi, che il giudizio diventa maggiormente oggettivo quando arrivano all’università. Però raccogliere i pareri a posteriori sarebbe un’operazione difficile così come valutare l’operato dei docenti adottando come parametro (almeno uno dei parametri, se non l’unico) il successo di chi prosegue gli studi.

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      • Io credo che questo dipenda in parte anche dalle materie. Ci sono materie in cui un miglioramento appare subito evidente (ad esempio la matematica e la fisica ma anche le lingue, in cui bisogna tradurre) e materie in cui la profondità delle conoscenze non è immediatamente valutabile (perché non si può fare un problema o una traduzione di letteratura o di filosofia e vedere se riesce). Per quanto riguarda le materie del primo gruppo, gli studenti possono toccare immediatamente con mano un eventuale miglioramento e quindi possono apprezzare gli insegnanti che hanno contribuito a questo progresso anche se sono esigenti. Per altre materie è decisamente più complicato…
        Buona serata,
        Enrico

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  3. Scusa, aggiungo un altro paio di considerazioni perché mi sono accorto successivamente che l’articolo continuava su un’altra pagina.
    Mi sembra abbastanza naturale che gli studenti si lamentino dell’eccessiva mole di studio così come gli adulti si lamentano molto spesso dell’eccessiva mole di lavoro. Sta a noi far capire loro che quella mole di studio è necessaria per raggiungere un obiettivo e che noi non siamo lì solo per tartassarli con le interrogazioni ma puntiamo a qualcosa di più.
    Non mi sembra proprio che i ragazzi apprezzino le spiegazioni approssimative, anzi. Per me i ragazzi apprezzano le spiegazioni che li aiutano a capire. Il problema è che spesso partono con un’attitudine a preferire ciò che è facile ma questa è un’attitudine che può essere modificata se diamo un motivo per farlo.
    Buona serata,
    Enrico

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    • Certo, le spiegazioni approssimative non sono apprezzate ma dipende dalle materie. Nell’area scientifica e linguistica, ad esempio, è una carenza che li mette in difficoltà. Per altre materie, come storia o filosofia, sono capacissimi di studiare dal manuale. Però, per coerenza, si richiede in proporzione a ciò che si dà: se spiego poco non pretendo troppo, anche se non è una regola e dipende dalla coscienza del singolo docente.
      Per il resto concordo con te.

      Ciao e buon we.

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      • Infatti io insegno matematica e scienze e vedo che, anche se all’inizio preferiscono sapere solo “la formula” senza imbarcarsi in troppe spiegazioni, cambiano punto di vista quando scoprono che con un po’ più di approfondimento capiscono meglio. E proprio perché l’approssimazione nelle materie scientifiche mette in difficoltà un insegnante di materie scientifiche che spiega poco o male può mettere in crisi gli studenti in modo quasi irrimediabile…
        Buon week-end anche a te!
        Enrico

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  4. Condivido quanto detto da Diemme e da nonseinegato: credo che gli allievi siano giudici migliori di quanto si pensi. Quanto ai docenti di cui le famiglie si lamentano, penso che quando si creano situazioni di profondo attrito tra un docente e allievi- famiglie( ma anche con colleghi e dirigente),la cosa migliore per tutti sia un bel trasferimento ad altra scuola. E meglio se il trasferimento sia volontario(magari su suggerimento del dirigente), ma in casi estremi mi pare esista sempre il “trasferimento per incompatibilità ambientale”: dovrà essere poi il docente a dimostrare nella scuola nuova che vale e che era stato malgiudicato.Passare invece un docente da una sezione all’altra non serve, anzi è controproducente

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    • Nella mia carriera ho assistito ad un solo trasferimento per incompatibilità ambientale: riguardava un docente che aveva una relazione con una studentessa. Per il resto, anche quando invitato a migrare verso altri lidi, un docente è libero di scegliere: chi ha una coscienza lo fa (e sono molti, almeno secondo la mia esperienza), altri no. Personalmente manderei via i docenti che fanno scappare gli allievi: se io ho una 4^ di 25 e una 5^ di 22 e nel mio liceo ci sono classi terminali con una decina di studenti e anche meno un motivo ci sarà … ma ovviamente, sebbene sia noto il motivo per cui le classi si dimezzano, non è una cosa che si può provare, rimane un’illazione e chi ne ha la responsabilità rimane al suo posto, felice di avere pochi studenti (quindi una mole di lavoro molto ridotta … ma non lo stipendio) e di aver scremato per bene la classe.
      Sul giudizio degli studenti ho già detto che non sono contraria a priori ma non deve essere un parametro esclusivo e i risultati non devono compromettere la carriera dei docenti. Pensandoci bene, mi rendo conto che non sarei ugualmente apprezzata in tutte le classi in cui insegno, anche perché è il clima che si instaura nella classe che ha ripercussioni, positive o negative, sulla didattica. Ci sono classi in cui potrei stare in pantofole e altre da cui vorrei scappare, anche a costo di lavare le scale.

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