ISCRIZIONI ALLE SCUOLE SUPERIORI PER L’A.S. 2014/15: UNO STUDENTE SU DUE SCEGLIE IL LICEO

Colorful Chalk at ChalkboardI dati sono ancora provvisori (per quelli definitivi si dovrà aspettare aprile) ma è evidente che il percorso liceale è ancora preferito dalla metà dei nuovi iscritti per il prossimo anno scolastico. Con qualche distinzione, però, e una sorpresa: il corso di studi più quotato dopo il liceo è quello alberghiero, con 48.867. Sarà merito (o colpa?) dei nuovi talent che si svolgono in cucina?

Ma veniamo ai dati riferibili al liceo con le dovute distinzioni. In totale 266.000 studenti hanno scelto un indirizzo liceale, con un leggero aumento rispetto allo scorso anno.

Il liceo classico si mantiene stabile con il 6% di richieste (lo scorso anno erano il 6,1%).

Il liceo scientifico fa il boom con il 22,9% di iscritti, ma è in calo il corso tradizionale (0,6 punti percentuali), in crescita l’opzione delle Scienze applicate, scelta dal 6,3% del totale … tutti spaventati dal Latino? Un successo prevedibile per il neonato liceo scientifico sportivo, con 4.425 domande inoltrate … forse pensano si faccia solo “ginnastica”?

Il liceo linguistico è in crescita di 0,6 punti percentuali rispetto a un anno fa.
Stabile il liceo Artistico, mentre segnano un incremento di 0,1 punti percentuali i licei Musicali (600 domande in più). In aumento anche le preferenze per le Scienze Umane: +0,3.

Ora prendiamo in considerazione l’istruzione tecnica e professionale.
In lieve calo le iscrizioni ai Tecnici (-0,4) e Professionali (-0,8): nel dettaglio, il il 30,8% tredicenni italiani ha espresso la propria preferenza per un Istituto tecnico, il 19,1% per un Istituto professionale.

Vediamo ora la distribuzione delle preferenze sul territorio nazionale.
Al Centro-Sud le percentuali di iscrizioni ai Licei superano la media nazionale del 50,1%. Nel Lazio la media è di gran lunga superata con il 61,7% di preferenze. Seguono Umbria (54,7%), Abruzzo (54,5%) e Liguria (54%).
Gli Istituti tecnici sono gettonati più al Nord, specie nelle regioni orientali, come il Veneto (37,9%), il Friuli Venezia Giulia (37,3%) e l’Emilia Romagna (34,7%). Spostandoci ad ovest, in Lombardia le preferenze per i tecnici si attestano al 34,3%.
Al Sud fanno eccezione il Molise (34%) e la Calabria (32%).

Infine i professionali superano il 20% di iscrizioni contro una media del 19,1% in Basilicata (21,7%), Emilia Romagna (21,6%), Puglia e Campania (21,5%), Marche (21,3%), Sicilia (20,9%).

FONTE: MIUR

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Pubblicato il 26 marzo 2014, in iscrizioni scolastiche, MIUR, scuola, studenti con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 7 commenti.

  1. Senza offesa per le altre scuole, sono contenta che la preferenza sia per i licei. Il latino e il greco spaventano, cara Marisa! Purtroppo si crede che non servano a niente, in quanto lingue morte. Ahi, ahi!

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    • Cara Valentina,

      il Latino e il Greco costano fatica e i ragazzi d’oggi non si vogliono sprecare, vogliono tutto facile, si arrendono di fronte alla minima difficoltà. Eppure, dirai, si iscrivono allo scientifico dove imparare la matematica costa comunque fatica. Sì, ma chissà perché sembra sia più spendibile. Eppure anche la matematica ha origini antiche, lo dovrebbero sapere quando sentono nominare i vari Euclide, Pitagora ecc. Ma le lingue “morte” sono morte, appunto, mentre la matematica è “viva”. 😦

      Sai qual è la cosa che mi fa più incavolare? Che con le scienze applicate e l’indirizzo sportivo (corsi opzionali del liceo scientifico) la morte del Latino è stata decretata dallo stesso ministero dell’Istruzione. Io la definirei istigazione a delinquere. 🙂

      C’erano due materie che distinguevano i licei dalle altre scuole: la filosofia e il Latino. Quest’ultimo è già in via d’estinzione (con il riordino voluto dalla Gelmini), la filosofia è malata terminale.

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      • Ma infatti è stranissimo che rinuncino alla “fatica” del latino e del greco ma allo stesso tempo si lancino sulla matematica, che non è molto più semplice.
        Un giorno ci ritroveremo nell’era del maestro Manzi 2.0.

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      • Gli indirizzi liceali con poco latino, o senza latino, non sono un’invenzione della Gelmini.
        Prima delle Scienze applicate c’era il Tecnologico, dove le ore di materie scientifiche erano ancora di più e si faceva anche molto laboratorio; non ho mai saputo di gente che, in fuga dal latino, passasse dallo Scientifico tradizionale al Tecnologico.

        Il mio timore, per quello che riguarda il latino, è che i primi a non crederci più siano gli insegnanti. Da quello che noto in giro, si studia sempre meno e sempre peggio, perché “tanto cosa se ne faranno del latino?” Se lo si deve mantenere, lo si faccia come Dio comanda.

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      • Il vecchio liceo tecnologico era assai diverso dell’attuale indirizzo scientifico delle scienze applicate (leggi QUI).

        Finché esisteva il tecnologico è vero che difficilmente i ragazzi vi passassero in fuga dallo scientifico (non era del tutto escluso, però). Il vecchio tecnologico era più sentito come istituto tecnico che liceo scientifico. Le parole a volte possono condizionare molto le scelte. Ancoro adesso, per esempio, il vecchio Istituto d’Arte diventato Liceo Artistico viene guardato con sospetto da molti genitori.

        Io come insegnante ci credo ancora però la riduzione dell’orario, con le tre ore settimanali per ogni anno contro le 4-5-3-4-3 fa la differenza. Non si può più insegnare la lingua in due anni per dedicarsi allo studio della letteratura e degli autori al triennio. Ora lo studio della grammatica si protrae praticamente per l’intero quinquennio e molti autori devono essere affrontati o con il testo italiano a fronte oppure direttamente in traduzione. Alla fine viene svilito proprio l’insegnamento e si devono fare delle scelte (più civiltà che lingua) che non a tutti piacciono. Poi c’è qualcuno che pretende di insegnare il latino allo scientifico come se stessero al classico, sicché perdono motivazione gli insegnanti e si trovano in difficoltà gli studenti.
        Quindi, come vedi, non sempre è possibile fare come Dio comanda. Facciamo come ha comandato la Gelmini che però dei problemi della didattica non si è preoccupata, occupandosi solo dei tagli.

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      • Forse perché io, studente, se devo fare fatica, almeno la faccia su qualcosa di utile?

        (Non penso che esistano discipline inutili: sono fidanzato con un’insegnante di lettere classiche, studiavo molto volentieri il latino e sto studiando due lingue che, apparentemente, sono inutili – greco moderno e polacco – “tanto c’è l’inglese!” Ma leggere, ogni anno, commenti alle scarse iscrizioni al liceo classico sulla falsariga di “latino e greco costano fatica e i ragazzi non hanno voglia di far niente” mi fa venire il sangue alla testa, perdonatemi.)

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      • Eppure l’esperienza m’insegna che è proprio così: per studiare le regole, per tradurre un testo ci vogliono costanza e pazienza, concentrazione e tempo. Doti che scarseggiano nei ragazzi d’oggi, abituati a fare tutto velocemente.
        Non esistono discipline inutili, vengono considerate tali. Sono due cose differenti.

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