PERCHÉ LE GITE SCOLASTICHE SONO SEMPRE PIÙ RARE

gite corriere

Il mio nuovo articolo pubblicato sul Blog “Scuola di Vita” del Corriere.it, impone una riflessione sulle “gite scolastiche” (che in realtà si chiamano viaggi di istruzione), sempre più rare per diversi motivi: la crisi che impone a molte famiglie dei tagli sulle spese, gli insegnanti che non hanno più diritto ad alcuna diaria (già prima irrisoria) e che, nonostante tutto, devono stare all’erta 24 ore su 24, nei viaggi con pernottamento, e la responsabilità che grava sempre più pesantemente sulle loro spalle.
Una riflessione interessante, a mio parere, rivolta in particolar modo a quei genitori che scelgono la scuola dove iscrivere i figli sulla base delle offerte di viaggio, come se la cosa più importante fosse lo svago più che lo studio, la priorità il divertimento dei pargoli più che la loro preparazione.
Vi invito, come al solito, a continuare la lettura sul sito del Corriere.it.

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Gli operatori turistici avevano già lanciato l’allarme tre anni fa: i «tagli» operati dall’allora ministro Gelmini sui compensi dei docenti accompagnatori (ma sarebbe meglio dire i rimborsi spese perché le diarie vere e proprie erano già prima irrisorie) avevano portato ad una protesta condivisa dai docenti delle scuole di ogni ordine e grado di tutta la Penisola.

In pochi mesi il fatturato dei tour operator ha subito un crollo del 30%. Attualmente si avvicina al 50%, considerato anche il fatto che si sono inaspriti i rapporti fra Ministero dell’Istruzione e personale docente dopo che l’ex premier Monti aveva proposto di portare l’orario degli insegnanti delle scuole secondarie di I e II grado da 18 a 24 ore.
E non trascuriamo il fatto che il Contratto nazionale del lavoro del personale della scuole è scaduto da più di quattro anni e gli scatti che permettono l’aumento dello stipendio sono bloccati.

Detto questo, parrebbe che l’unico motivo per cui i viaggi di istruzione sono quasi una specie in via d’estinzione sia da imputare alla protesta dei docenti.
In realtà ci sono altri motivi fondamentali
che spingono molti insegnanti a non portare gli allievi in gita.

Tale decisione, infatti, può essere attribuita anche a una profonda riflessione sul ruolo che, nell’ambito educativo, hanno i viaggi stessi. Spesso l’alta valenza culturale o educativa viene trascurata dai ragazzi, a favore di un’occasione per stare insieme e per far bisboccia, senza il controllo delle famiglie. Alla fine, li si può portare a vedere musei, chiese, mostre … quel che importa, però, è passare qualche giorno fuori casa e dormire in albergo.

Gli insegnanti, perciò, hanno un obbligo di sorveglianza che va ben oltre il semplice scongiurare gli incidenti: devono pure prevenire certi «riti di iniziazione» che possono interessare anche i più giovani (studenti delle medie e del biennio delle superiori): sesso, droga ed alcool, per intenderci.

Un altro spunto di riflessione su questa consuetudine che pareva destinata a non morire mai lo sta offrendo il periodo di crisi con le conseguenti difficoltà economiche che gravano su molte famiglie. In sintesi ci si chiede se sia opportuno far spendere delle cifre anche parecchio esose (fino a 500 euro e oltre) ai genitori di ragazzi che potrebbero avere due o tre figli in età scolare e sarebbero, quindi, impossibilitati a mandarli tutti in «gita», negando tale possibilità ad ogni figlio, per non fare discriminazioni.

CONTINUA A LEGGERE >>>

[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 20 marzo 2014, in docenti, famiglia, scuola, studenti con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Per le gite scolastiche ci sono i pro e i contro. Effettivamente, metterne il costo a carico delle famiglie significa creare discriminazione, perché c’è chi non può. La responsabilità è tanta (anche se credo che quella sentenza abbia avuto anche lo scopo di far avere alla famiglia della ragazza un indennizzo, data la situazione), soprattutto quella di tenere a bada gli ormoni degli adolescenti: mi sa che non sono in poche a tornare incinta da una gita scolastica! 😆

    D’altra parte, sono davvero un momento di cultura, fosse pure soltanto umana: ci sono ragazzi che, se non fosse per queste iniziative, ben poco mondo vedrebbero al di là delle mura di casa!

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    • Io salverei solo gli scambi e gli stage linguistici. Nel mio liceo sono gli unici sopravvissuti. Il problema economico è reale, così anche quelle uniche opportunità che avrebbero di girare stanno scomparendo perché alla fine chi non se lo può permettere, rinuncia al viaggio di istruzione. Come ho detto, le possibilità di avere un aiuto economico da parte della scuola è davvero remota e spesso le famiglie sono così orgogliose da rifiutare qualsiasi alternativa (la redistribuzione della quota individuale tra tutti gli studenti oppure la classica colletta).

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