Archivi giornalieri: 20 marzo 2014

PERCHÉ LE GITE SCOLASTICHE SONO SEMPRE PIÙ RARE

gite corriere

Il mio nuovo articolo pubblicato sul Blog “Scuola di Vita” del Corriere.it, impone una riflessione sulle “gite scolastiche” (che in realtà si chiamano viaggi di istruzione), sempre più rare per diversi motivi: la crisi che impone a molte famiglie dei tagli sulle spese, gli insegnanti che non hanno più diritto ad alcuna diaria (già prima irrisoria) e che, nonostante tutto, devono stare all’erta 24 ore su 24, nei viaggi con pernottamento, e la responsabilità che grava sempre più pesantemente sulle loro spalle.
Una riflessione interessante, a mio parere, rivolta in particolar modo a quei genitori che scelgono la scuola dove iscrivere i figli sulla base delle offerte di viaggio, come se la cosa più importante fosse lo svago più che lo studio, la priorità il divertimento dei pargoli più che la loro preparazione.
Vi invito, come al solito, a continuare la lettura sul sito del Corriere.it.

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Gli operatori turistici avevano già lanciato l’allarme tre anni fa: i «tagli» operati dall’allora ministro Gelmini sui compensi dei docenti accompagnatori (ma sarebbe meglio dire i rimborsi spese perché le diarie vere e proprie erano già prima irrisorie) avevano portato ad una protesta condivisa dai docenti delle scuole di ogni ordine e grado di tutta la Penisola.

In pochi mesi il fatturato dei tour operator ha subito un crollo del 30%. Attualmente si avvicina al 50%, considerato anche il fatto che si sono inaspriti i rapporti fra Ministero dell’Istruzione e personale docente dopo che l’ex premier Monti aveva proposto di portare l’orario degli insegnanti delle scuole secondarie di I e II grado da 18 a 24 ore.
E non trascuriamo il fatto che il Contratto nazionale del lavoro del personale della scuole è scaduto da più di quattro anni e gli scatti che permettono l’aumento dello stipendio sono bloccati.

Detto questo, parrebbe che l’unico motivo per cui i viaggi di istruzione sono quasi una specie in via d’estinzione sia da imputare alla protesta dei docenti.
In realtà ci sono altri motivi fondamentali
che spingono molti insegnanti a non portare gli allievi in gita.

Tale decisione, infatti, può essere attribuita anche a una profonda riflessione sul ruolo che, nell’ambito educativo, hanno i viaggi stessi. Spesso l’alta valenza culturale o educativa viene trascurata dai ragazzi, a favore di un’occasione per stare insieme e per far bisboccia, senza il controllo delle famiglie. Alla fine, li si può portare a vedere musei, chiese, mostre … quel che importa, però, è passare qualche giorno fuori casa e dormire in albergo.

Gli insegnanti, perciò, hanno un obbligo di sorveglianza che va ben oltre il semplice scongiurare gli incidenti: devono pure prevenire certi «riti di iniziazione» che possono interessare anche i più giovani (studenti delle medie e del biennio delle superiori): sesso, droga ed alcool, per intenderci.

Un altro spunto di riflessione su questa consuetudine che pareva destinata a non morire mai lo sta offrendo il periodo di crisi con le conseguenti difficoltà economiche che gravano su molte famiglie. In sintesi ci si chiede se sia opportuno far spendere delle cifre anche parecchio esose (fino a 500 euro e oltre) ai genitori di ragazzi che potrebbero avere due o tre figli in età scolare e sarebbero, quindi, impossibilitati a mandarli tutti in «gita», negando tale possibilità ad ogni figlio, per non fare discriminazioni.

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[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

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