PER OTTENERE DEI RISULTATI A SCUOLA IL TALENTO NON È INDISPENSABILE

studenti

Gli studenti statunitensi dicono che per andar bene in matematica bisogna esserci tagliati, mentre nove studenti asiatici su dieci rispondono che basta applicarsi, e sono convinti che gli insegnanti possano aiutarli a farlo. (LINK)

Dagli studenti statunitensi i nostri hanno ben poco da imparare. Chi ha trascorso un anno all’estero, un exchange student program in una delle high school degli States, è tornato con un bagaglio di esperienze che da sole basterebbero per definire lo studio all’estero un’opportunità. Ma per quanto riguarda le conoscenze, il bagaglio che uno studente liceale italiano acquisisce in un anno di studio non è paragonabile alla misera formazione che ottiene frequentando una scuola analoga negli USA. Non c’è paragone: dal punto di vista qualitativo la scuola italiana offre di più. Checché se ne dica.

Lo dicono, tra l’altro, gli studenti stessi. E non deve stupire l’affermazione degli americani che per ottenere dei risultati a scuola ci vuole talento. Per andare bene in matematica non si deve per forza esserci tagliati (e lo dice una che l’ha sempre odiata ma si è comunque impegnata nello studio) basta applicarsi. Non a caso a dircelo sono gli studenti orientali: Corea del Sud, Thailandia, Giappone sono paesi in cui vige un rigore tale da portare senza problemi qualsiasi studente ad un livello accettabile. Certamente hanno una grande importanza il valore che si dà allo studio, in famiglia prima di tutto, la rispettabilità di cui godono gli insegnanti e l’ottima opinione di cui gode la scuola come istituzione.

Se uno studente americano, con cui senza dubbio molti italiani concordano, è convinto che ci voglia talento per imparare qualsiasi disciplina (non a caso il loro piano di studi non è imposto ma basato sulle scelte individuali) e un asiatico pensa ci voglia solo impegno, non si tratta soltanto di punti di vista ma di una vera e propria forma mentis.

Noi docenti italiani ancora non abbiamo ben formato quelle menti. Ma forse non è solo colpa nostra.

[immagine da questo sito]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 26 febbraio 2014, in docenti, famiglia, giovani d'oggi, mondo, scuola, studenti con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 14 commenti.

  1. “Certamente hanno una grande importanza il valore che si dà allo studio, in famiglia prima di tutto, la rispettabilità di cui godono gli insegnanti e l’ottima opinione di cui gode la scuola come istituzione. ”
    …allora qui siamo spacciati!!!

    Comunque sia, diversi studi fatti sulla funzionalità delle aree cerebrali dimostrano che alle abilità matematiche è dedicata una specifica area del cervello, cui fanno capo specifici neuroni che, nel processo cognitivo, devono necessariamente attivarsi, contrariamente alle abilità linguistiche che non hanno un’area specificamente dedicata, ma i neuroni preposti a questa facoltà sono disseminati in tutto il cervello.

    Applicarsi, comunque, è un passo sicuro verso una buona riuscita.

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    • Non so se essere contenta o meno. Ho sempre pensato che, per quanto riguarda il mio approccio con la matematica, i miei neuroni non facessero il loro lavoro. 😉 Però è anche vero che molto dipende dai pregiudizi che si hanno: io ho scelto il liceo classico perché ero convinta che la matematica non servisse a nulla nella vita, sicché questa convinzione può aver deteriorato il mio rapporto con questa disciplina già compromesso alla scuola media.
      Quando ho iniziato a seguire i miei figli a scuola – per tutte le elementari e fino alla seconda media – mi piaceva tantissimo la matematica e mi sono sempre chiesta perché mai non mi fossi applicata un po’ di più a scuola. ne deduco che, neuroni a parte, molta importanza ce l’ha l’impegno, specie se supportato dalla consapevolezza che tutto ciò che si studia è utile nella vita. 🙂

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      • I tuoi neuroni non centrano niente =)
        I tuoi neuroni probabilmente “non facevano il loro dovere” perché il tuo rapporto con la disciplina era compromesso, non certo il contrario. Quando uno studente è convinto di non poter capire la matematica fa fatica a capire la matematica anche se si applica perché non ha l’atteggiamento mentale giusto. Infatti quasi quasi spendo più tempo a rassicurare i miei studenti sul fatto che possono capirla e che non devono farsi prendere dall’ansia più che a spiegare il programma – perché non c’è niente da fare, se non pensano di poterci arrivare non ascoltano mai davvero.
        Io non ho mai trovato uno studente che fosse negato, ho trovato solo studenti maldisposti e spaventati. La struttura del cervello potrà magare rendere l’individuo più o meno predisposto ma non certo compromettere totalmente la sua comprensione della materia,
        Buonanotte,
        Enrico

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      • Allora il mio prof di matematica (liceo classico) aveva sbagliato tutto: a mio padre aveva detto che io e la matematica siamo incompatibili. 😦

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      • Secondo me sbagliava di grosso! Io non credo negli incompatibili con la matematica, credo invece che molti problemi in matematica nascano perchè gli studenti si convincono o vengono convinti di essere incompatibili e smettono di provarci.
        Enrico

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  2. Concordo con gli studenti asiatici.

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  3. Io invece credo che in parte abbiamo ragione sia gli asiatici che gli americani. Non ci sono dubbi sul fatto che per raggiungere dei risultati ci si debba impegnare, ma è anche vero che per riuscire ancora meglio si debba avere una certa predisposizione. Io ho studiato lingue e letterature e ti posso dire che in questo campo ti puoi impegnare quanto puoi, ma se non ci sei tagliato non riesci. A scuola (liceo classico) avevo una compagna che, poverina, studiava tutto il pomeriggio e fino alle undici e mezza di sera, era secchionissima, ma purtroppo non riusciva bene in inglese perché non ci era affatto portata. Idem per la matematica: se non hai una mentalità logica non vai da nessuna parte.
    In definitiva, sono convinta che non siamo potenzialmente tutti uguali, a parità di impegno e dedizione riesce meglio chi ha una marcia in più, ovvero chi ha predisposizione per un determinato ambito.

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    • Hai ragione anche tu. E’ vero che la predisposizione gioca un ruolo fondamentale per le lingue, mentre non sono del tutto convinta che sia indispensabile per la matematica. Le lingue sono un mondo a parte e, con tutto l’impegno che uno ci possa mettere, non so quanti possano parlarne più di tre. L’impegno, d’altra parte, non supplisce ad eventuali carenze logiche. In definitiva, con l’impegno si possono ottenere dei risultati dignitosi ovunque, certo non raggiungere l’eccellenza se non si è particolarmente predisposti. Stiamo parlando, dunque, di obiettivi minimi e, insegnando al liceo scientifico, ti posso assicurare che, per quanto riguarda la matematica, tale obiettivo non è per nulla scontato. Visto che l’hanno scelto, almeno più del 50% degli studenti, perché pensavano di poter avere buoni risultati in matematica, credo che il problema fondamentale sia proprio l’impegno.

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    • Gentile Valentina, per quanto riguarda la matematica la “mentalità logica” può essere sviluppata perché tutti gli esseri umani la possiedono. Molte volte la presunta mancanza di mentalità logica è semplicemente l’espressione di un’ansia eccessiva o di un modo errato di approcciarsi alla materia (oppure, più semplicemente, non si riesce a procedere perché si hanno grosse lacune per quanto riguarda gli argomenti fondamentali, cosa che non centra nulla con la mentalità logica).
      Naturalmente non tutti possono arrivare all’eccellenza perché in questo, certo, giocano anche la predisposizione, gli interessi personali, l’inclinazione. Però “non andare da nessuna parte”, ovvero non capire la matematica, è impossibile (e nella matematica ci vuole anche intuizione!).
      Buonanotte
      Enrico

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  4. L’impegno è indispensabile, non c’è dubbio!

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  5. Non basta studiare molto: bisogna anche avere un metodo di studio razionale ed efficace

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    • Purtroppo gli studenti non assimilano un buon metodo di studio perché convinti di fare bene facendo quel che fanno e nel modo in cui lo fanno. Il metodo dovrebbe essere insegnato fin dalla scuola primaria. Allora mi chiedo: perché arrivano al liceo e io devo insegnarglielo? A parte il fatto che la maggior parte non ascolta …

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