QUELL’8 IN CONDOTTA CHE LASCIA ANCORA PERPLESSI ALUNNI E GENITORI

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Questo è il mio secondo articolo pubblicato sul Blog “Scuola di Vita” del Corriere.it. Si tratta di una sintesi, con qualche novità, di ciò che ho scritto in altri post negli ultimi anni. La questione del voto di condotta è molto spinosa perché spesso i genitori colgono un segnale negativo di fronte all’8 e al 7, rimanendo ancorati alla vecchia valutazione che assegnava a questi due voti una valenza negativa che ora non ha ragione di esistere. Chi mai si lamenterebbe di un 7 o un 8 in Latino?

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C’era una volta l’8 in condotta, un voto che caratterizzava l’alunno particolarmente discolo. C’era pure il 7 che destava parecchio timore: se andava bene si veniva rimandati a settembre in tutte le materie, ma si rischiava anche la bocciatura.

Con l’avvento dell’autonomia scolastica, tuttavia, il voto di condotta non ha più rappresentato lo spettro temuto della bocciatura. Scomparso da tempo dalle scuole elementari e medie, sostituito da un giudizio analitico, dall’anno scolastico 2000-2001 anche per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado non condizionava in alcun modo la promozione e/o l’ammissione agli esami.

Poi è arrivata la Gelmini che ha tuonato contro i bulli – a ragione – e ha cambiato le regole: con il Decreto Ministeriale n° 5 del 16 gennaio 2009 il voto di condotta è stato allineato con gli altri voti, concorrendo alla valutazione complessiva degli studenti (in parole semplici: “fa media”). Come per le varie discipline scolastiche, chi non raggiunge la sufficienza nella condotta può essere bocciato, anche in presenza di valutazioni complessivamente positive. Cosa, tra l’altro, che difficilmente si verificherebbe in quanto il comportamento degli alunni incide, a volte in modo notevole, anche sul profitto.

Insomma, il comportamento degli studenti delle scuole secondarie viene valutato esattamente come qualsiasi disciplina di studio. Sì, ma come?

Innanzitutto, bisogna fare una distinzione tra condotta e comportamento. Quest’ultimo termine definisce, secondo alcuni pedagogisti, qualsiasi reazione del soggetto (nel caso specifico l’alunno in situazione di apprendimento in classe e/o in un gruppo), mentre si ricorre al termine condotta riferendosi al comportamento motivato coscientemente e valutato in riferimento a norme etiche che il soggetto stesso ha fatto sue.
Va da sé che i due termini non sono sinonimi e questo genera confusione. Spesso i genitori, di fronte ad un voto di condotta “basso” (e poi chiariremo che cosa ciò significhi in termini numerici), obiettano osservando che il figlio “si comporta bene”.

“Comportarsi bene”, però, non significa soltanto avere “delle buone maniere” o rispettare il prossimo, le cose altrui, l’ambiente in cui si vive, ma rimanda alla
costruzione di una personalità solida, strutturata, capace di relazionarsi con se
stessa, con il mondo, con gli altri. (per altri dettagli questa è un’ottima sintesi)

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[immagine dal sito linkato; logo blog “Scuola di Vita” © Corriere.it]

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Pubblicato il 10 febbraio 2014, in docenti, famiglia, scuola, studenti, Valutazione studenti con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Magari i genitori si facessero qualche domanda di fronte al 7 o all’8 in condotta!! Qui alle medie si danno anche i 6 o i 5, che mi sembrano proprio ridicoli e non cambia niente!!

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    • I 5 qui non li ho mai visti e i 6 raramente. Però credo che il più grosso errore sia credere che un 7 o un 8 abbiano una valenza negativa. Come per tutte le materie, se uno non raggiunge gli obiettivi minimi non può avere la sufficienza, anche se è vero che generalmente si tende a mettere il 6. Però un 6 in matematica o latino indicano il raggiungimento degli obiettivi minimi, o no? Ecco, si fa una grande confusione e soprattutto non c’è una omogeneità nell’assegnare il voto di condotta perché la normativa ha lasciato piena autonomia alle singole scuole. Invece ci sarebbe bisogno di una linea comune.

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  1. Pingback: QUEL SETTE IN CONDOTTA CHE FA ANCORA PAURA | laprofonline

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