IL GIORNO DELLA MEMORIA: A SCUOLA SE NE PARLA ANCORA?

giornatadellamemoriaIl Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale che si celebra il 27 gennaio di ogni anno in commemorazione delle vittime dell’Olocausto.
Questa data è stata scelta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005 durante la 42ª riunione plenaria, perché il 27 gennaio 1945 avvenne la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, ad opera delle truppe sovietiche dell’Armata Rossa.

Negli ultimi anni ho come l’impressione che a scuola se ne parli poco. Fino a qualche tempo fa venivano organizzate delle iniziative di vario tipo: letture di brani tratti da testimonianze dei sopravvissuti, incontri con i superstiti ancora in vita, visione di film e/o documentari sulla Shoah. Questi sono solo alcuni esempi, naturalmente. Poi, è evidente che le iniziative siano diverse a seconda degli ordini e gradi di istruzione.

Pare, però, che questa Giornata sia un po’ caduta nel dimenticatoio. I motivi possono essere di tipo organizzativo. Chi insegna sa che iniziative di tal genere sono affidate alla buona volontà dei docenti che dedicano il loro tempo ad organizzare, ricercare e preparare i materiali, predisporre orari e tutto ciò che viene richiesto da un evento che dovrebbe coinvolgere tutta la scuola o quasi.
Negli ultimi anni, tuttavia, sui docenti gravano degli oneri non indifferenti: la saturazione di tutte le cattedre a 18 ore (parlo della scuola secondaria di I e II grado), le classi sempre più numerose, così come le attività aggiuntive richieste, hanno portato i docenti ad un superlavoro per cui il tempo è appena sufficiente per dedicarsi alla didattica “ordinaria”.
Credo che si debbano fare i conti con questa realtà che sacrifica ogni attività sia affidata esclusivamente all’iniziativa dei docenti che, se non mancano di buona volontà, di tempo ne hanno sempre meno.

La cosa che stupisce in particolare è che, Giorno della memoria a parte, della Shoah a scuola si parli poco comunque.
Secondo un sondaggio fatto da skuola.net, 1 studente su 5 a scuola non parla dell’Olocausto. In pratica il 20% dei ragazzi intervistati non sa nemmeno cosa sia.
Può essere consolante, tuttavia, che il 68% dei 900 studenti che hanno partecipato al sondaggio afferma che è grazie alla scuola se ne sa abbastanza sulla vicenda storica. Però, quando si va ad indagare su ciò che per loro significa “abbastanza”, si viene a sapere che circa l’11% è convinto che gli ebrei morti nei campi di concentramento siano stati solo qualche migliaio, lo 0,4% qualche centinaio e, addirittura, circa il 7% non ne ha idea.

Quello che, secondo me, manca è il riferimento anche alle altre vittime dei campi di concentramento. A scuola ci si concentra, com’è giusto che sia, sulle persecuzioni razziali nei confronti degli ebrei, dimenticando che il fenomeno ha interessato anche numerose altre “categorie”: nei campi di concentramento, infatti, morirono circa 6 milioni e mezzo di ebrei, 3 milioni e mezzo di prigionieri di guerra sovietici, 1 milione di oppositori politici, 500.000 zingari Rom e Sinti, 2.250 testimoni di Geova, 270.000 morti tra disabili e malati di mente e circa 25 mila omosessuali provenienti da tutta Europa. (informazioni tratte da “Cenere rosa”: uccisi dalla barbarie, sepolti dal silenzio. Lo sterminio degli omosessuali nei lager nazisti su Critica Impura, post molto interessante che invito a leggere)

Anche la Storia, come tutte le discipline, negli anni ha subito tagli di orari e svolgere il programma completo, approfondendo la riflessione su diversi eventi, è ormai un problema arduo. Dedicare maggiore attenzione alla Shoah, allargando il discorso anche alle altre vittime dei lager, potrebbe servire a colmare il gap, anche se la discussione su eventi tragici come questo non dovrebbe essere relegata ad una sola giornata.

Nonostante tutto, sempre stando al sondaggio di skuola.net, il 6,5% dei partecipanti ritiene esagerata tutta questa attenzione nei confronti del fenomeno.

[immagine da questo sito]

Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 27 gennaio 2014, in giovani d'oggi, scuola, storia con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Anche io ho la stessa impressione. E’ vero che organizzare una degna iniziativa richiede tempo ed energia, ma in questo specifico caso anche in assenza di iniziative particolari sarebbe già qualcosa rendere la giornata “diversa” semplicemente parlandone e coinvolgendo l’intero corpo docenti e dedicando magari l’intera giornata.
    Non so, io sento molto il pericolo che queste nuove generazioni dimentichino e quindi un simile orrore si possa ripetere, temo che possano relegare la faccenda a un qualsiasi evento del passato, come uno dei tanti presentato dal libro di storia.

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    • Sì, quello che dici è giusto ma anche solamente mettersi d’accordo fra docenti su cosa fare e per chi richiede tempo e soprattutto condivisione. Io vedo sempre più individualismo nella scuola di oggi, siamo tutti presi dai nostri problemi, chiusi nel nostro disagio, oberati dal lavoro e ciascuno ragiona come se fosse il solo a sentirsi così.
      Poi, nelle scuole piccole tutto si può fare ma nel mio liceo, dove fino a tre o quattro anni fa si organizzavano attività varie, specie per le quinte, abbiamo 50 classi e siamo quasi in cento docenti: come fai a organizzare qualsiasi cosa, anche senza tante pretese? Oggi era il mio giorno libero e domani mi limiterò a leggere qualche brano di un libro in seconda e quarta, forse con la quinta vedremo un film. E’ tutto.

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  2. Io, forse la cosa ti sorprenderà, detesto la giornata della memoria. La poca convinzione sull’opportunità di questa giornata deriva da tante cose ma soprattutto, come tu hai sottolineato, da come è gestito e dal significato che ricopre in generale.

    Mi pare che, per l’appunto, nelle scuole l’informazione sia poca, e affidata alla buona volontà (ma a volte scarsa preparazione, a volte idee politiche personali inconciliabili con lo spirito della giornata) dei singoli docenti, anziché di personale magari inviato dalle singole Comunità Ebraiche, preparato specificatamente sull’argomento, motivato, qualificato per veicolare questa particolare testimonianza.

    Come viene trasmesso il messaggio di lotta alla discriminazione, di difesa dai messaggi anche subliminali di propaganda razziale (cui ancora oggi assistiamo, magari nei confronti degli extracomunitari), come ci si può difendere dalla manipolazione delle nostre menti, dal sobillamento dell’uomo contro l’uomo, dall’essere tanto ignavi e indifferenti da diventare complici? Secondo me, non viene trasmesso.

    E allora, questa giornata che serve solo da stura a manifestazioni antisemite, che si limita a iniziativo tipo trasmissione di film che, perdonate, credo possano fare a un non ebreo la stessa impressione che facevano a una giovane me i cristiani nelle arene: roba lontana, lontana nel tempo, lontana da noi, che poco e niente ci tocca.

    Sicuramente avrai saputo del gesto di sfregio delle tre teste di maiali inviate a tre organismi ebraici, l’ambasciata, la comunità, il museo della shoà: al di là che non ci scuciono un baffo e le tre teste di maiali sono state reputate semplicemente il biglietto da visita di chi le ha spedite, mi pare che la giornata della Memoria sia il momento in cui gli antisemiti possono moltiplicare la loro azione e ne approfittino per manifestare tutto il loro odio e il loro disprezzo, mentre sull’altro piatto della bilancia, quello della sensibilizzazione, si fa ben poco: e allora, davvero, cui prodest?

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    • Non mi sorprendo e ti do ragione.
      Sulle obiezioni che fai, però, posso portare come esempio il mio liceo che organizza la visita alla Risiera di San Sabba a Trieste (unico campo di concentramento in Italia), alla sinagoga e al ghetto ebraico per le classi prime o seconde, ma non tutte. Poi c’è qualcuno che organizza la visita al ghetto di Venezia e qualche classe ha lo scambio con Israele. Alcuni allievi di quinta partecipano al viaggio-pellegrinaggio ad Auschwitz. Però non sono attività estese a tutta la scuola. Per il Giorno della Memoria, invece, si fa poco per i motivi che ho descritto nel post.

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