VERSO L’ESAME DI STATO: CHE COSA RESTERÀ DI QUESTI CINQUE ANNI?

Studente-disperato
Svogliati, indifferenti, con la testa fra le nuvole, assenti (ora che sono maggiorenni, via libera alle giustificazioni senza falsificare firme!), annoiati, afflitti da chissà quali pensieri, insofferenti … ce ne sarebbero di cose da dire ma mi fermo qui. Questo è il ritratto dei ragazzi che fra pochi mesi affronteranno l’Esame di Stato. La maturità, come si diceva una volta. Ed è un bene che questo esame non si chiami più così: di maturità i 18enni di oggi ne dimostrano davvero pochina.

Fin da settembre hanno subito le prediche dei prof: questo è l’ultimo anno, avrete la maturità, dovrete impegnarvi molto, quello che studierete nei prossimi mesi dovrete ricordarlo a giugno. Raccomandazioni, non minacce. Ma loro sembravano impassibili. Sono ancora impassibili. Pare proprio che l’esame non sia un fatto che li riguardi.

C’è una spiegazione logica a tutto questo?
Sono innamorati? Troppo presi dall’esame di guida per prendersi la patente (altra conquista della maggiore età!)? Stufi di vedere le stesse facce da cinque anni, di varcare il medesimo portone ogni mattina? Oppure c’è dell’altro?

Forse c’è il pensiero dei test d’ammissione all’università. Qualcuno lo ha confessato.
Invece di pensare alla tesina da presentare alla commissione, questi si preparano (sempre che lo facciano, magari è solo un pensiero fisso nella loro testa e si affidano alla Divina Provvidenza per l’esito positivo …) per i test che devono superare per essere ammessi alle facoltà a numero chiuso.

Qualcuno ha detto: meglio superare l’esame con un voto così così piuttosto che perdere l’occasione di entrare nella facoltà prescelta.
Tanto non c’è neppure il bonus …

Ma vi pare logico tutto ciò?

Con tanta amarezza mi chiedo: che cosa resterà, non solo nella loro mente ma anche, e soprattutto, nel loro cuore, di questi cinque anni?

[immagine da questo sito]

Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 24 gennaio 2014, in Esame di Stato, giovani d'oggi, scuola, studenti, Università con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 11 commenti.

  1. laurazaccaro2013

    Personalmente io queste ce le ho tutte. E di questi cinque anni mi rimarrà poco. Non dico nulla.. delle cose belle mi son capitate.. ma la stanchezza è infinita..

    Mi piace

  2. Posso dirti che per mia figlia il liceo è stato uno splendido percorso e una splendida esperienza (però il dubbio amletico se fosse più conveniente prepararsi per il test di ammissione all’università piuttosto che per l’esame di stato credo l’abbiano avuto un po’ tutti…)

    Mi piace

    • Io capisco la stanchezza, le preoccupazioni, anche la noia, tutto quello che vuoi. Ma l’indifferenza no, non l’accetto. Di quinte all’esame ne ho portate negli anni, eppure un senso di frustrazione tale non l’avevo mai provato. Mi sento semplicemente inutile, qualsiasi cosa faccia o dica. Spero solo che se ne accorgano e che insieme si trovi una soluzione.

      Mi piace

      • Certo, che con una società che trasmette ai giovani il messaggio che studiare non serve a niente, è dura trovare motivazioni!

        Ci hanno tolto pure i sogni, maledetti!

        Mi piace

    • Sicuramente tua figlia è fortunata, anche se ci ha messo tanto del suo. Però preoccuparsi maggiormente per un test d’ammissione all’università io proprio non riesco a concepirlo.
      Qui, tuttavia, io parlavo di apatia e non credo questo fosse il caso di Sissi.

      Mi piace

      • No, anzi, lei è stata bravissima, nonostante sia stato un anno difficilissimo per il “tradimento” della sua amica voltagabbana e del suo gruppetto di riferimento.

        E’ arrivata alla maturità grazie proprio all’appoggio anche umano degli insegnanti, che per lei sono stati una seconda famiglia. Davvero, è stato grazie a loro che è riuscita a farsi forza e resistere, ma quanta amarezza ha provato!

        Mi piace

  3. Sì in quinta arrivano così, anche i migliori. Per questi molte mie colleghe si avviano pericolosamente ad abbracciare l’idea del quarto anno conclusivo. Boh. Non so che dire.

    Mi piace

    • A parte il fatto che accorciare di un anno la scuola superiore ha l’unico obiettivo di tagliare posti di lavoro, non credo si risolverebbe il problema: farebbero in quarta quello che oggi fanno in quinta.
      A me, però, è la prima volta che capita di vederli arrivare in quinta così. Dalle altre quinte ho avuto sempre soddisfazioni, grandi o piccole che fossero.

      Mi piace

  4. Forse occorrerebbe rimarcare il fatto che,test da superare a parte, all’università si arriva solo se si supera l’esame di Stato, e che questo non è scontato. Quanto alla stanchezza di vedere le stesse facce,all’essere innamorati…queste cose ci sono state sempre; però c’erano anche cose che ora mi sembrano perse: il senso di responsabilità e la capacità d’impegnarsi, anche facendo sacrifici.E la colpa è di noi adulti, portati a facilitare al massimo la via di questi “giovincelli”

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: