SONO STATA PUBBLICATA

Ieri ho commentato un articolo sul Blog “Scuola di vita” del Corriere della Sera. Si parlava, tra le altre cose, della valutazione degli insegnanti. Il mio intervento è piaciuto così tanto che la redazione ha deciso di farne un post. Ve ne riporto la prima parte, invitandovi a continuare la lettura dell’articolo originale.

????????Pubblichiamo l’intervento di Marisa Moles, insegnante che replica alla lettera di Alex Garattoni sulla necessità di valutare il lavoro dei professori pubblicata ieri su questo blog.

*****

«Nel mondo della scuola gli insegnanti si oppongono a qualsiasi strumento di valutazione, da chiunque sia mai stato proposto, e pretendono di essere pagati tutti uguale».
Da insegnante con trent’anni di esperienza alle spalle mi permetto di dissentire.

Noi non ci opponiamo a qualsiasi strumento di valutazione del merito, semplicemente non condividiamo (almeno la maggior parte di noi e certamente chi lavora con serietà) gli strumenti proposti come l’infelice sperimentazione partorita dall’ex ministro Gelmini.

La questione non è la valutazione in sé ma il modo in cui si pretende di valutare la scuola che non è un’azienda qualunque, dove chi è bravo e produttivo merita un premio e gli altri a casa.

Perché nelle scuole ci sono tante variabili che condizionano i risultati, perché gli allievi costituiscono il «materiale umano» su cui si lavora, non plasmabile o adattabile alle esigenze del mercato.

Gli insegnanti e le scuole chiedono di essere coinvolti in un processo che dovrebbe servire a migliorarsi, evitando tuttavia una classifica che si adatta alle canzoni della Top Ten. Noi non abbiamo nulla da vendere; i «nostri» banchi sono quelli su cui siedono dei giovani che hanno diritto di imparare per non essere gli ultimi della classe, non quelli del mercato dove si vende la frutta più bella che talvolta non è nemmeno la più buona. CONTINUA A LEGGERE >>>

[immagine tratta dallo stesso sito evidenziato dal link]

Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 11 dicembre 2013, in docenti, scuola con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 9 commenti.

  1. Letto!

    Ovviamente, ho letto anche i commenti, e vedo che comunque le argomentazioni sollevate sono sempre le stesse…

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  2. Un applauso per te! Condivido ogni parola del tuo commento. Aggiungo che il mio sogno segreto sarebbe proprio fare l’ispettore scolastico.

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  3. Anche “La tecnica della scuola”, prestigioso quotidiano nazionale, si è accorto di me e mi ha dedicato un articolo (LINK)

    Oltre a riassumere il contenuto del mio commento, chi ha redatto l’articolo si è dichiarato d’accordo con quanto da me esposto:

    «E come non si può non condividere quanto la docente esprime con tanta lucida analisi? Si implementino le ispezioni, e non solo per indagare, capire e valutare il lavoro dei docenti, ma anche per spulciare le modalità di gestione della scuola da parte dei dirigenti, alcuni dei quali non sanno fare neanche i macchinisti, credendosi dei padroni della Istituzione scolastica, anche in termini digestione finanziaria.
    Gli ispettori, chiamati oggi dirigenti tecnici, costituiti dalla legge Casati come Ispettori di circondario nel r.d. 6 dic. 1866, n. 3382, nel 2010 erano 335 ma ben 695 all’inizio degli anni ’90 e ne risultavano in servizio solo 115: 15 al centro e 100 in periferia a fronte di oltre 8.000 istituzioni scolastiche che erano molte di più prima del dimensionamento.
    Fra l’altro, come è ormai noto, è in aumento il contenzioso giurisdizionale (il 70% delle ispezioni si riferisce a problematiche relazionali e didattiche all’interno delle classi, situazioni per le quali la conoscenza del codice di procedura penale è del tutto ininfluente), mentre non si provvede neanche a utilizzare gli ispettori come esperti qualificati e autorevoli, in grado di interagire costruttivamente con le scuole, i dirigenti scolastici, gli insegnanti, per sostenere processi di miglioramento nel funzionamento delle scuole, quindi nell’insegnamento e nei risultati degli allievi.»

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  1. Pingback: LO SPORTELLO D’ASCOLTO: COME FUNZIONA NELLE SCUOLE ITALIANE? | laprofonline

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