ASSOLTO IL PROFESSORE CHE HA NEGATO LA SHOAH

auschwitzUna sentenza di assoluzione che farà discutere molto. Una legge che c’è ma non contempla esplicitamente la voce “negazionismo”. Una libertà di opinione che viene difesa anche dai giudici in tribunale. Questi gli ingredienti, piuttosto indigesti, che condiscono una vicenda che ha indignato gran parte dell’opinione pubblica e che risale al 2008. I tempi della giustizia in Italia, come sempre, troppo lunghi.

Roberto Valvo è un insegnante di Storia dell’arte al liceo artistico di via di Ripetta a Roma. Nel novembre 2008 venne denunciato dal padre di una studentessa della IV C, dopo che la figlia gli aveva raccontato a casa quanto successo in classe pochi giorni prima a proposito del suo cognome di origine ebraica. «Il professore dopo aver affermato che bisogna stare attenti agli ebrei perché sono furbi, intendendo disonesti, ha detto che secondo lui non erano veri i fatti dell’Olocausto e dei campi di concentramento e che i filmati sulle deportazioni erano falsi fatti anni dopo e non nel periodo storico originario. Ha messo in discussione il numero dei morti, dicendo che i sei milioni non erano sicuri, che la stima era errata. E che durante la guerra tutti erano magri, non solo chi era nei campi di concentramento».

A suo dire il professor Valvo è amato e rispettato, non ha infranto alcuna legge, anzi, ha espresso un pensiero più che lecito. Proprio invocando la libertà di opinione il tribunale l’ha assolto «perché il fatto non sussiste».
Il pm Perla Lori aveva chiesto una condanna a cinque mesi di carcere in base alla legge Mancino: discriminazione o odio etnico, nazionale, razziale o religioso. Ma la legge, a quanto pare, è monca perché non prevede una specifica norma sul negazionismo.

Da parte sua il professore, che ha subito una sospensione di cinque mesi dal servizio ed in seguito è stato reintegrato (a questo punto credo possa pure richiedere i danni per aver subito un’azione disciplinare ingiusta, anzi, infondata stando alla legge), non chiede scusa e attribuisce le ragioni della denuncia alla subcultura nonché all’ignoranza.
Per gli stessi motivi,in un consiglio di classe tenutosi ai tempi della denuncia, aveva votato contro il viaggio d’istruzione ad Auschwitz con questa motivazione: «I ragazzi devono pensare con la loro testa».

Forse se i ragazzi si fossero recati in visita al campo di concetramento avrebbero potuto davvero pensare con la propria testa e valutare, senza suggestioni di sorta, come non sia possibile negare qualcosa che ha delle testimonianze inconfutabili.

[fonte: Il Corriere]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 13 novembre 2013, in docenti, scuola, storia, studenti con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. I negazionisti non amano essere confusi dai fatti, e quindi perché fuorviare i ragazzi facendo loro toccare con mano la realtà, invece di lasciare inalterata la libera immaginazione, magari un tantinello guidata dal solerte professore?

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  2. Chissà quante altre belle cose insegna questo docente! Non sarebbe il caso di controllare un po’?

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