PER CHI PENSA CHE SIA DIFFICILE INSEGNARE LE LINGUE CLASSICHE AI GIOVANI D’OGGI

pascoli giovane

Si legge poco, e poco genialmente, soffocando la sentenza dello scrittore sotto la grammatica, la linguistica. I più volonterosi si svogliano, si annoiano, si intorpidiscono; e ricorrono a traduttori, non ostinandosi più contro difficoltà che, spesso a torto, credono più forti della loro pazienza. E l’alunno, andando innanzi, si trova avanti ostacoli sempre più grandi e numerosi; a mano a che la via si fa più erta e malagevole cresce il peso sulle spalle del piccolo viatore. Le materie di studio si moltiplicano, e l’arte classica e i grandi scrittori non hanno ancora mostrato al giovane stanco pur un lampo del loro divino sorriso. Anche nei Licei, in qualche Liceo, per lo meno, la grammatica si stende come un’ombra sui fiori immortali del pensiero antico e li adduggia…

Così scriveva Giovanni Pascoli nel 1894, invitato dall’allora ministro Ferdinando Martini «a indagare cause e accennare rimedi di mali» riguardo all’insegnamento del latino nelle scuole.

L’unica differenza è che oggi al posto dei traduttori usano direttamente Internet.

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 15 ottobre 2013, in giovani d'oggi, Latino, scuola, studenti, web con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 9 commenti.

  1. Ahi ahi, anche io ho usato internet per un po’. Non si fa!!! Ma lo facevo solo a volte per i compiti a casa, per quelli in classe avevo voti altissimi. Se po fà!

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    • L’uso di internet non è del tutto sconsigliato, però è bene prima sforzarsi di tradurre il testo e poi magari operare un confronto con la traduzione proposta. La cosa difficile, per uno studente, è capire se la traduzione è esatta oppure contiene degli errori (capita spesso!) e c’è il rischio che uno abbia tradotto bene e pensi di aver sbagliato. 😦

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      • Sì, certo, quello sì. Io me la scopiazzavo tutta, la traduzione, ma prima di chiudere il quaderno e mettere via confrontavo il testo con questa traduzione per vedere se c’era qualcosa che non mi tornava, anche perchè poi il professore ci interrogava in classe facendoci fare l’analisi logica e grammaticale di tutta la versione, quindi copiare la traduzione solamente sarebbe servito a poco.
        Però, ti ripeto, per me non era una questione di sopravvivenza, era un aiuto quando avevo poco tempo, piuttosto che non portare i compiti. Poi magari alle interrogazioni improvvisavo anche. Non so, ma per le lingue, anche quelle antiche, ho avuto sempre una predilezione e una grande facilità di apprendimento.

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      • Anch’io faccio come il tuo professore ed è lì che … casca l’asino, nel senso letterale. 😆

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      • Ma infatti è giusto fare così. Cioè, come fai a fare una traduzione se non capisci la funzione delle parole e il loro ordine all’interno della frase (insieme a tante altre cose)? Se porti una traduzione, per dimostrare di averla fatta, devi giustificare le scelte che hai fatto.

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      • Infatti, saper rendere conto delle traduzioni fatte è uno degli obiettivi della didattica del Latino.
        Però, al di là di tutto, bisognerebbe riflettere sul poco amore che gli studenti (non tutti ma la maggior parte, almeno per quel che riguarda lo scientifico di cui ho esperienza) manifestano nei confronti delle lingue antiche. Abbiamo sempre pensato che i giovani d’oggi sono troppo lontani da quella realtà e che sono troppo soggetti a stimoli diversi, senz’altro più allettanti e gratificanti, e abbiamo attribuito a questa trasformazione la colpa di tutto. Ma se Pascoli, alla fine dell’Ottocento, si lamentava per gli stessi motivi, allora c’è qualcosa che non funziona nella didattica del Latino degli ultimi 100 anni almeno. 😦

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      • Già. Io allo scientifico non so, ma al classico la cosa non è tanto diversa. Ma credo che il problema sia che a nessuno piace studiare e che la scuola dell’obbligo è vista proprio come un obbligo. E si sa, quando ti obbligano a fare qualcosa la fai quasi sempre male. Per me il latino e il greco erano materie stupende e non le vedevo come un peso, anche perchè lo sai che amo le lingue. Sarò stata l’unica pazza che amava fare i compiti in classe, cioè le versioni e i “verbini”, perchè per tutti e 5 anni il professore ci faceva fare dei compitini in cui scriveva delle forme verbali (di ogni coniugazione, più verbi irregolari o particolari) in italiano o in latino e noi dovevamo tradurle. Era importante, i verbi li sapevamo bene anche se fino all’ultimo anno c’era qualcuno che riusciva ancora a prendere 2.
        Poi si è anche portati a pensare che siano lingue morte e che quindi non abbiamo nessuna attinenza col presente, e non c’è cosa più sbagliata. A parte il fatto che sono le basi della nostra civiltà, ma studiarle e saperle ti dà proprio una marcia in più, hai una forma mentis diversa.

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