QUANDO L’INSEGNAMENTO È VERAMENTE UNA MISSIONE

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Sulla scuola e gli insegnanti si dicono spesso un sacco di cattiverie ma per la maggior parte dei docenti la propria professione è una vera missione. Quando, però, la stanchezza si fa sentire e l’entusiasmo viene meno, non si vede l’ora di andare in pensione. Per limitare i danni, più che altro.
Ma la storia di Bianca Diaz ci insegna che l’amore per il proprio lavoro non ha età e può proseguire, dopo il pensionamento, con uno scopo altruistico: quello di fare del bene a chi ne ha bisogno.

Bianca Diaz, di origine triestina ma trapiantata a Treviso, ha superato i settant’anni eppure non ha smesso di insegnare. Ormai da tempo in pensione, si dedica al volontariato insegnando l’italiano agli immigrati. Questa attività, iniziata venticinque anni fa, le ha portato un riconoscimento importante: sabato, a Silea, sarà premiata dall’ambasciatore del Marocco in Italia, Abu Ayoub Hassan, in occasione del secondo Festival culturale italo-marocchino, presentato oggi a Venezia dal presidente della Regione Luca Zaia.

Gli allievi della professoressa Bianca provengono perlopiù dal Nord Africa, con una percentuale maggiore di tunisini e marocchini, e hanno ribattezzato la loro insegnante Nonna Aisha.
La professoressa Diaz ha iniziato supportando gli immigrati del Marocco alle prese con la burocrazia: lei traduceva i documenti e li guidava nell’espletamento delle pratiche. Personalmente si recava nelle loro case, a volte dei semplici container o delle tende, e li aiutava a cercare una casa in affitto. Le prime lezioni sono venute dopo e la professoressa attualmente si occupa di una dozzina di ragazzini appartenenti a più etnie, ai quali insegna l’italiano a casa propria, un appartamento situato alle porte del centro storico di Treviso, dove ha anche messo in piedi una piccola biblioteca a disposizione degli extracomunitari, principalmente tunisini, bengalesi e cingalesi.

Dalle lezioni di italiano si è passati pian piano ad un vero e proprio doposcuola dove, oltre a Bianca, ora insegnano, dando una mano alla professoressa nelle materie in cui non ha competenze specifiche, anche alcuni figli dei suoi primi “studenti” africani che hanno un’istruzione superiore o universitaria.

C’è da considerare soprattutto un fatto: quest’atto di solidarietà ha luogo in una zona d’Italia, il Veneto, che spesso si vede affibbiare l’etichetta di razzista. Certo, stiamo parlando di una singola persona non dell’intera comunità, ma è già un piccolo passo avanti verso una grande conquista: il superamento del pregiudizio.

Una sola cosa mi rende particolarmente triste: se da una parte è lodevole il gesto di Bianca, dall’altra mi chiedo perché ci sia bisogno dell’iniziativa del singolo, piccola goccia in un mare infinito, per colmare, in minima parte, le carenze delle istituzioni.
Che ne dice ministro kyenge?

[fonte: Il Gazzettino; immagine da questo sito]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 4 ottobre 2013, in docenti, integrazione culturale, scuola con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Chi è insegnante nell’animo, lo resta sempre! Può lasciare la scuola senza rimpianti(perché stanco e stufo di burocrazia e disorganizzazione) ma trova sempre l’occasione buona per insegnare.

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    • Io credo che, una volta lasciato il posto di ruolo, con i ritmi frenetici, gli obblighi e la burocrazia che la scuola impone, ci si ponga di fronte all’insegnamento con uno spirito diverso, lo si vede molto meno come un lavoro e molto di più come passione.

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