Col greco antico…

Grazie a Francesco C.90 che ha segnalato questo interessante post da divulgare il più possibile.

Un mondo fatto di carta

Il ministro Carrozza dichiara ieri all’ANSA che è “un’illusione pensare che si capisca il mondo con il greco antico. E’ bene studiare le materie classiche”, ma serve una seconda lingua (riferendosi all’inglese).

Io vedo sempre più che è un’illusione credere di avere dei ministri validi per l’istruzione. Ci hanno demolito in tutti i modi. Ci hanno fatto dare miliardi di esami in più per dichiararci idonei ad affrontare il tfa dopo aver chiuso per anni le SSIS. Ci hanno detto (ci HA detto), nella stessa dichiarazione, che prima di indire un nuovo TFA bisogna calcolare quanti professori servano per non averne in sovrannumero, tralasciando di dire che l’esubero c’è già.

Io credo che l’attuale ministro dell’istruzione sia competente e capace. Non posso dunque credere che si sia spiegata male, dicendo che è un’illusione pensare di capire il mondo con il greco antico. Non posso credere, anche se vorrei sperarlo, che…

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 25 settembre 2013, in docenti, Lingue antiche, Maria Chiara Carrozza, scuola con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Un bel tema, ma devo dire che sono assolutamente d’accordo con i commenti di Michele Buccoli sul blog originale, in particolare quando dice: «Sai bene quanto io stimi e ritenga fondamentale lo studio del greco -non la sua conoscenza- per la formazione del ragionamento logico ed analogico, sai bene quanto adori la cultura greca. Ma attribuirle ancora oggi il ruolo di strumento di comprensione del mondo è anacronistico.» e ancora « non si parla di “il greco è utile”, si parla di “il greco è importante per capire il mondo”».
    Mi chiedo poi se per studiare la cultura greca sia proprio indispensabile farlo in greco e venendo all’inglese credo veramente che sia molto più utile una buona conoscenza dell’inglese che del greco, non solo per capire il mondo. Non che lo studio approfondito del greco non sia utile ma è una questione di priorità dato che le ore e le risorse non sono infinite.

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    • Il greco, come il latino, è la lingua in cui si è espressa una civiltà con cui dobbiamo fare i conti ancora oggi. Anzi, a volte dovremmo seguire la lezione degli antichi ma dimentichiamo il motto ciceroniano historia magistra vitae. Per questo, se è vero che basterebbe leggere i testi greci in una buona traduzione, è anche vero che solo leggendo i testi originali e conoscendo la lingua che è stata espressione di una determinata civiltà, ne comprendiamo fino in fondo il senso.
      Quanto all’inglese, con la riforma l’insegnamento al classico è stato esteso a tutti e cinque gli anni mentre una volta si studiava solo al ginnasio. E’ un passo avanti, anche perché certamente lo studio delle lingue antiche non può escludere quello delle lingue moderne.

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      • Cara Marisa,
        Senza nulla togliere all’importanza dei classici e delle antiche civiltà, sta di fatto che i voti, correggimi se sbaglio, vengono dati soprattutto sulla qualità delle traduzioni. Dubito, poi, che la stragrande maggioranza degli allievi sappia apprezzare le sfumature della lingua che ti permettono di beneficiare di quel qualcosa in più che un testo originale offre. Quanto all’inglese non è solo un problema del liceo classico e credo che dovremmo trattarla veramente come una seconda lingua fin dai primi anni di scuola.

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      • Onestamente non so come insegnino le lingue antiche al classico, spero non come trent’anni fa! Per quanto mi riguarda, non so nulla del greco (della didattica, intendo) ma posso dire che la didattica del Latino si è evoluta molto negli ultimi 10-15 anni e la traduzione non è il primo obiettivo e nemmeno ha il peso maggiore sul voto finale. Tuttavia, la mia esperienza è relativa allo scientifico dove, come è logico, la didattica del Latino non può essere paragonata all’insegnamento impartito al classico.
        Utile, senz’altro, a livello di riflessione linguistica, è la traduzione contrastiva che mette l’allievo di fronte al testo in lingua originale senza, tuttavia, lasciarlo solo, proponendogli delle traduzioni d’autore su cui svolgere attività che stimolino anche la capacità critica.

        L’inglese, purtroppo, nelle scuole italiane si impara male. Noi siamo, in Europa, quelli che hanno la minor padronanza della lingua (ne sono stata testimone più volte in UK, nei vari corsi frequentati da persone che arrivavano da molti paesi della UE). Non credo sia solo una questione di orario, anche se certamente sarebbe necessario un monte orario maggiore, credo dipenda molto dal fatto che gran parte dei docenti sono “pigri” e preferiscono parlare in italiano in classe. Ne consegue che i ragazzi hanno la scarsa abitudine all’ascolto della lingua e nella conversazione non riescono a sviluppare una sufficiente autonomia, non solo a livello di padronanza grammaticale ma anche lessicale.

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