“IL BIANCHETTO” di ENRICO GALIANO

correttore

Hanno sempre il bianchetto in mano. Davvero, è una cosa strabiliante. Con la destra scrivono, e nella sinistra tengono quel coso. Lo stappano ogni cinque secondi e lo spremono, sprigionando quell’odore potentissimo.
Sbagliano una lettera: bianchetto. Tirano una linea un po’ storta: bianchetto. Fanno tutto giusto però lo guardano e chissà perché non gli piace: lo stesso: bianchetto.
Certo, non c’è niente di male. Magari lo fanno perché così il quaderno è più ordinato. Così non ci sono segnacci brutti, correzioni, sgorbi.
Però il punto è che continui a sbagliare, all’infinito, se il tuo pensiero è “Tanto c’è il bianchetto”.
Non impari niente dai tuoi errori, se pensi “Tanto c’è il bianchetto”.
E in ogni caso l’errore, col bianchetto, non è che è scomparso: è sempre lì sotto. Fa solo finta di non esserci. E’ un trucco, apparenza, bella facciata.
E gli errori degli altri, quando li vedi, ti sembrano sempre molto più orribili di quello che sono, perché sei ormai abituato a vedere tutto preciso e perfetto, anche se per finta.
Potrei non dire niente, lasciarli fare, lasciarglielo usare: ma il punto è che là fuori poi non ci sarà il bianchetto. Gli capiterà di sbagliare, di farla grossa magari, e di non riuscire a capire come mai le cose non si possono aggiustare, come mai l’errore non si può sbiancare. Odieranno chi gli ha fatto pensare che gli errori sono cose che non bisogna vedere. Chi gli ha fatto credere che si potessero cancellare.
Da domani niente bianchetto.
Di Enrico Galiano dal blog BOYS, GIRLS NORDEST (testata: Messaggero Veneto)

stilografica pelikanUna mia riflessione.
Ricordo che ai miei tempi per i primi due anni delle elementari si scriveva con la matita. Poi, in terza, si acquistava la stilografica Pelikan, si asciugava l’inchiostro con la carta assorbente e se si sbagliava, si utilizzava la gomma azzurra tonda. L’operazione doveva essere fatta con estrema cura perché se malauguratamente si esagerava, si bucava il foglio e la maestra furibonda strappava la pagina. A casa, invece, era la mamma a compiere l’operazione che ogni bambino detestava perché obbligato a riscrivere tutto.
I miei figli, a quanto ricordo (sembra impossibile ma non ho dimenticato nulla dei miei anni delle elementari mentre di quelli dei miei figli ho solo vaga memoria), utilizzavano, invece, la penna biro cancellabile. Una cosa veramente orribile perché non scriveva bene e manteneva traccia della cancellatura quando si ripassava.

Ora c’è il bianchetto. Dal racconto di Galiano (che, se non sbaglio, insegna alla scuola media) ora capisco perché i miei studenti, dalla prima liceo in poi, sembrano vivere in simbiosi con il bianchetto. E hai voglia di ripetere che per correggere i compiti fatti a casa, specie le versioni di latino, non va bene usare il bianchetto perché deve restare traccia dell’errore per rendersi conto di come, dove e perché hanno sbagliato.
Senza contare che l’utilizzo del bianchetto è vietatissimo all’Esame di Stato, pena l’annullamento della prova con la conseguente espulsione del candidato che deve rifare la quinta l’anno successivo. Per questo motivo io insisto, fin dalla prima, nel dissuaderli dall’utilizzo del bianchetto. Pensate che serva? Qualche volta, per evitare che lo usino, mi tocca sequestrarglielo a inizio prova per restituirlo alla fine. 😦

Ma poi secondo voi lo sanno i ragazzi che si chiama correttore e che il bianchetto è anche un pesce? 🙄

[immagine correttore da questo sito; immagine stilografica Pelikan da questo sito]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 21 settembre 2013, in scuola, studenti con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 7 commenti.

  1. Concordo in pieno con l’articolo, a volte mi sembra che a scuola la sfida sia tra me e lui e da subito faccio presente la mia avversione, ironizzo sulla loro mania di perfezione da bianchetto oppure li minaccio di abbassare il voto se vedo tracce di bianchetto!!
    Quando andavo io alle elementari la maestra aveva vietato l’uso della penna cancellabile.

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  2. sono d’accordo su tutto, ammetto che acconsento all’uso del bianchetto, per evitare di trovarmi di fronte a parole illeggibili al momento della correzione.

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  3. Sono stato assiduo utilizzatore di correttori alle scuole medie, al liceo ho perso l’abitudine. Ma non l’ho mai chiamato bianchetto, l’ho sempre chiamato imbianchino.

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