STUDENTESSA QUINDICENNE SUBISCE UNO STUPRO IN GITA SCOLASTICA E VIENE ESPULSA DALL’ISTITUTO

PONTEDERA (PI) 11 OTTOBRE 2006 STUPRO FOTO FRANCO SILVI/ANSAIl fatto è accaduto a Thionville, cittadina della Lorena, nel maggio scorso ma solo ora ne è stata data notizia, in seguito alla denuncia sporta dai genitori di una minorenne che frequentava la scuola privata cattolica Notre-Dame de la Provence.

Manon (nome di fantasia) si trovava a Berlino in gita scolastica. Una sera lei e altre compagne minorenni incontrano un giovane polacco, maggiorenne, e vengono convinte a recarsi nella stanza di lui, nel medesimo ostello che ospitava la scolaresca in gita. Qui le ragazze trovano altri tre uomini che le convincono a bere vodka e, in breve, approfittano della quindicenne (l’articolo non dice se anche le sue amiche vengono molestate).

La ragazzina, dopo due giorni, riferisce quanto avvenuto ad un insegnante che provvede tempestivamente a denunciare l’accaduto alla polizia di Berlino. Ma al ritorno in Francia, riunito il consiglio disciplinare, la scuola decide di espellere Manon e le sue compagne. La decisione viene presa in quanto le minorenni non hanno rispettato gli orari (non avrebbero dovuto uscire dalla loro camera dopo le 22) e il divieto di assumere alcolici.

L’istituto cattolico giustifica la presa di posizione invocando il regolamento interno, firmato da studenti e genitori prima della partenza per la Germania, e ignorando, a quanto pare, l’obbligo dei docenti di sorvegliare gli allievi minorenni.

Ora la famiglia di Manon ha reso pubblica la vicenda e presentato un ricorso amministrativo, per chiedere la revoca del provvedimento. Da quanto si apprende, i genitori della quindicenne non giustificano affatto la figlia per il comportamento assunto ma ritengono sproporzionato il provvedimento, considerato anche il fatto che è stata vittima di uno stupro e dal giorno dell’aggressione non si è ancora ripresa, come spiega l’avvocato Richard-Maupillier su “Le Figaro”. E aggiunge: la scuola avrebbe dovuto attuare una supervisione più rigorosa durante il viaggio, soprattutto la sera, invece non solo nessuno si è assunto le proprie responsabilità, ma i capi dell’istituto hanno addirittura evitato di rispondere alle mie domande o a quelle dei genitori e hanno preferito sbarazzarsi del problema cacciando la studentessa, prima che la vicenda diventasse troppo spinosa.

Ora, io non so quali siano in Francia le responsabilità dei docenti che accompagnano nei viaggio di istruzione gli studenti minorenni, ma conosco quelle dei docenti italiani (QUI trovate la normativa). Anche da noi esiste la prassi che prevede l’informativa alla famiglia di quali siano le responsabilità, in termini perlopiù di educazione, anche perché una gita scolastica è assimilabile all’attività didattica “fuori sede”, quindi non può prescindere dalla vigilanza assidua dei docenti ai quali i genitori affidano i loro figli.

D’altra parte, è abbastanza difficile che la sorveglianza sia assidua specie la notte e il docente, nel caso di incidente o altri episodi spiacevoli, può sempre difendersi dalle accuse di omessa sorveglianza provando di non aver potuto far nulla per scongiurare un pericolo. Ma a volte non basta.

Un caso abbastanza recente è quello che ha visto la condanna dei docenti accompagnatori di una ragazza che si era seriamente ferita nell’albergo di Firenze scelto dalla scuola, scivolando da una terrazza dell’hotel. Secondo i giudici della suprema Corte di Cassazione i professori che accompagnano gli studenti devono controllare la sicurezza delle stanze. Sono tenuti a un «obbligo di diligenza preventivo» che impone loro di reperire strutture alberghiere il più possibile sicure. Non solo, sono tenuti anche a effettuare «controlli preventivi» delle stanze dove alloggiano i ragazzi.
E’ un caso diverso, è vero, ma se i docenti sono tenuti a controllare la sicurezza delle camere, a maggior ragione devono sorvegliare anche i ragazzi o quanto meno assicurarsi che dopo il “coprifuoco” si trovino in sicurezza all’interno dell’hotel, o ostello che sia. Possibilmente ciascuno nella propria stanza.

Lungi da me attaccare i docenti la cui responsabilità è tale da poter essere considerati quasi degli eroi quando portano in gita gli studenti. Tuttavia approvo la presa di posizione della famiglia: l’espulsione è decisamente troppo e non tiene conto, pur considerando l’errore fatto dalle ingenue fanciulle, delle conseguenze che sono state determinate dal mancato rispetto del regolamento. Inoltre, credo che se non ci fosse stata questa espulsione, la cosa sarebbe finita lì e i “panni sporchi” sarebbero stati lavati in casa.

E voi che ne pensate? Chi ha ragione?

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 18 luglio 2013, in docenti, famiglia, scuola, studenti, viaggi di istruzione con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Mi dispiace ricorrere all’espressione da me non particolarmente amata “il torto e la ragione non stanno da una parte sola” ma, come potrai notare dal sondaggio (al momento sono l’unica votante), dovendo proprio decidere o bianco o nero ho dato ragione alla scuola.

    Che io sappia, controllare questi ragazzi è praticamente impossibile: una mia amica, che di mestiere organizza campi estivi, per adolescenti non ne ha mai voluti organizzare perché, abbenché lei e il suo staff siano attentissimi, li ritiene incontrollabili e incontenibili: e dire che loro affittano delle strutture intere, non li fanno alloggiare in promiscuità!). Io, quando ho saputo come era stata lasciata libera la classe di mia figlia quando stette all’estero (in giro di notte da soli, coi docenti che davano loro appuntamento intorno a mezzanotte/l’una per il rientro), mi sono venuti i capelli dritti, ma nel caso che hai raccontato le ragazze se la sono andata proprio cercando! Accettano di andare nella camera d’albergo di uno sconosciuto, non si pongono il problema quando ci trovano altri uomini, accettano di inciuccarsi di vodka… ma dai, insomma, o erano consenzienti o erano cerebrolese, entrambi motivi più che validi per espellerle! Hanno contravvenuto alle regole dettate dalla scuola a tutela della loro sicurezza, mettendo l’istituto in una posizione a dir poco critica (non semplicemente imbarazzante, stiamo parlando di un reato penale commesso sotto la loro responsabilità!): insomma, da un punto di vista umano possiamo fare un milione di distinguo ma io, fossi un istituto per di più religioso, delle patate bollenti così (l’attinenza non era voluta, l’ho realizzata dopo avere scritto) non ce le vorrei!

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