CONCORSO DOCENTI: IN FRIULI-VENEZIA GIULIA È STRAGE DI CANDIDATI

Mean teacherNello scorso dicembre ai test pre-selettivi si erano presentati 2.100 per 103 cattedre. La maggior parte dei candidati era costituita da donne, l’età media era 38,4 anni. Nello specifico, circa la metà aveva un’età compresa tra 36 e 45 anni.

Ora, dopo la correzione degli scritti, dei 300 ammessi solo 29 hanno superato le prove nell’ambito letterario (ma le cattedre a disposizione sono 36) e 26 persone per 6 posti nell’ambito economico.

I commissari d’esame giurano di essere stati equi e puntato il dito sulla scarsissima preparazione dei candidati.
La griglia di valutazione stilata dai commissari d’esame parla di pertinenza, correttezza linguistica, completezza e originalità. «Trattazione dei contenuti conoscenze disciplinari specifiche e competenze metodologico didattiche, coerente con il quesito», si legge fra i criteri. E ancora: «Contesti informativi adeguati. Correttezza ortografica, grammaticale e sintattica. Lessico appropriato. Registro linguistico e stile appropriati e coerenti al contenuto. Chiarezza espositiva».

Gli errori riscontrati nelle prove corrette sono di tutti i tipi: ortografici e sintattici, cui si aggiunge la scarsa originalità, la non aderenza alla traccia proposta (sono andati fuori tema, insomma) e le risposte lasciate in bianco. L’apoteosi dell’ignoranza, a quanto pare. E già si punta il dito contro l’università che oggi non prepara gli studenti. Ma come “oggi”? Se l’età media è di 38 anni?

Se consideriamo che, specie nell’ambito letterario, le cattedre disponibili non sarebbero coperte nemmeno se tutti i candidati ammessi all’orale fossero promossi, si dovrà attingere alle graduatorie dei non abilitati o comunque costituite da persone che non hanno superato nemmeno i test pre-selettivi. In che mani andranno a finire i nostri studenti?

E meno male che gli studenti del Friuli-Venezia Giulia risultano essere fra i più bravi in Italia nei test InValsi, perfettamente in linea, quando non la superano, con la media europea.

[fonte: Messaggero Veneto]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 11 maggio 2013, in Concorso docenti, docenti, studenti, Test Invalsi, Università con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 9 commenti.

  1. Ho fatto due conti: chi oggi ha da 45 a 36 anni, è nato tra il 1968 e il 1977; quindi ha frequentato scuole “riformate”, in cui erano stati inseriti nuovi validi contenuti, però spesso non tenendo più nel dovuto conto aspetti tradizionali quali l’ortografia e l’espressione scritta, soprattutto se i docenti erano ex-sessantottini;e,poiché si sono laureati tra il 1991 e il 2000,parte di loro aveva partecipato all’ultimo concorso a cattedra, evidentemente senza superarlo o non aveva partecipato in quanto fuori corso. Tenendo conto di tutto ciò, non c’è da meravigliarsi molto dei risultati emersi. Inoltre credo che la scuola di oggi non sia peggiore di quella di cui ho parlato, e quindi non mi preoccuperei tanto di chi insegnerà in futuro, ma piuttosto di chi già è di ruolo senza aver mai superato una selezione

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    • I tuoi conti e i tuoi ragionamenti non fanno una piega. Personalmente rimango perplessa quando penso che, almeno per alcune classi di concorso (parlo della mia regione), la scuola è stata in mano a docenti non abilitati che hanno sostenuto concorsi riservati quando avevano alle spalle anche più di 10 anni di insegnamento. Poi sono arrivati i tagli, i concorsi sono stati bloccati, si è diffusa una grande demotivazione e la situazione è precipitata.
      Io a 25 anni ero già di ruolo. Nell’arco di due anni ho vinto due concorsi, prima per la scuola media e poi per i tecnici. Sono arrivata ai concorsi a pochi mesi dalla laurea, con alle spalle una formazione classica nel più prestigioso e severo liceo di Trieste. Non mi sono ammazzata di studio, credimi. Piuttosto ho dato il massimo quando ho conseguito la terza abilitazione per insegnare nei licei, anche se già lo facevo da tre anni seppur priva di abilitazione, come docente utilizzata.

      Io non mi sono mai vantata della mia bravura, ho sempre pensato di aver fatto solo il mio dovere ed ero convinta che solo l’impegno e lo studio mi avrebbero permesso di fare quello che ho sempre sognato, fin da quando ero una bimbetta delle elementari. Solo ora ringrazio gli ottimi insegnanti che mi hanno dato tanto, perché senza il loro contributo il mio impegno e la mia determinazione non sarebbero bastati.

      Non dico altro perché sono stata già troppo autoreferenziale. Spero solo di trasmettere ai miei allievi altrettanto, però a volte nutro dei seri dubbi. Purtroppo a scuola oggi basta essere promossi, quasi nessuno ha delle aspirazioni, la determinazione non sanno cosa sia. A questo punto, il mio contributo senza il loro impegno non può bastare. Le cose vanno al rovescio, evidentemente. E lo dico con tanta amarezza e grande sconforto.

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  2. E provare a puntare il dito sull’assurdità di questi test???!!!
    Scusa, ma sono davvero stufa di sentire che la mia è una generazione di ignoranti quando questo non è vero!! Certo, nel numero qualche asino ci sarà pure stato, ma visti i numeri il problema dev’essere inevitabilmente da un’altra parte.
    Quando valuto le verifiche dei miei alunni e vedo che solo 5 su 22 hanno la sufficienza, bhe, qualche domanda me la faccio e non liquido la faccenda dicendo che loro sono tutti asini!

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    • Cara Monica,
      capisco il tuo sfogo ma qui non stiamo parlando di test bensì di prove scritte. I test avevano già fatto una bella scrematura, era quindi lecito sperare che agli scritti non si verificasse una strage così.

      Però ripensando ai miei concorsi, devo dire che una cosa simile era successa in occasione del terzo, fatto quasi in contemporanea agli altri due (parlo degli scritti). Allora su un totale di più di 400 persone sono stati ammessi all’orale solo 40. Agli orali sono passati in 7, fra cui una vecchia compagna di liceo (non era nella mia stessa classe ma ci frequentavamo). Per caso, durante lo scritto di latino, l’avevo incontrata in bagno e avevo confrontato la traduzione con la sua: combaciavano. Poi, è vero, c’era il commento al testo però si presume che per passare all’orale con il voto minimo bastasse aver fatto una buona traduzione. Non ho dubbi sul tema di italiano: senz’altro il migliore dei tre fatti. Be’, io non ce l’ho fatta, in buona compagnia. Non me ne importava molto visto che gli altri due concorsi erano già vinti, però il dubbio che queste commissioni siano eque e soprattutto imparziali mi rimane.

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  3. Da sempre ci sono state commissioni più severe e altre più indulgenti: io l’ho verificato partecipando all’ultimo concorso nazionale,in cui vi erano molte sottocommissioni.Inoltre,secondo me,nell’attuale concorso vi è stata la tendenza a selezionare al massimo, col rischio che rimangano scoperte delle cattedre e che vengano poi affidate a laureati peggiori di quelli “tagliati”.
    A Monique vorrei dire che gli ignoranti ci sono stati sempre e che l’ignoranza può derivare da vari fattori:mancanza di capacità e/o impegno personale ,ma anche da carenze dei docenti che avrebbero dovuto istruirli. Credevo che questo risultasse chiaro nel mio commento.Però,contemporaneamente, ci sono molti laureati seri e preparati, ed è sperabile che i concorsi siano pensati e svolti in modo da inserire proprio loro nella Scuola,in modo stabile, nell’interesse delle nuove generazioni di studenti e della società in genere.

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    • La risposta dei bocciati non si è fatta attendere: vogliono vedere i compiti e capire perché non hanno superato gli scritti.
      Alcuni dei commenti:

      È vergognoso che alla fine trovino queste scuse per giustificare la loro completa inadeguatezza – scrive Ida –, ed è mortificante che siamo stati giudicati sulla base di criteri assolutamente ridicoli per valutare le nostre capacità». «Vorrei capire cosa pretendevano – commenta Nico –, era una prova scritta per insegnare alle medie o per superare un dottorato?».
      «Non hanno tenuto conto del fatto che con maggiore tempo e soprattutto spazio a disposizione avremmo potuto “argomentare” e “declinare fonti e metodologie”. Sfiderei chiunque a far stare tutto in 20 righe: ci voleva un prestigiatore», ironizza Marcella.

      LINK

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  4. @Marisa e LIlipi: condivido le vostre parole e aggiungo alcune considerazioni:
    1. forse bisognerebbe capire se davvero le prove scritte sono fatte bene e davvero misurano la preparazione, per quel che riguarda lettere non posso dirlo, ma per quel che riguarda la mia classe di concorso posso affermare che anche le domande della prova scritta erano meramente nozionistiche e dunque unicamente selettive e non attitudinali.
    2. forse bisognerebbe stabilire regole più obiettive, che limitino le libertà delle varie commissioni
    3. Ho conosciuto docenti abilitati molto meno capaci di docenti senza abilitazione e rimango convinta che non è l’abilitazione a fare il bravo docente, o almeno non solo…

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    • Quanto al punto 3, sono perfettamente d’accordo.
      Poi, volendo, noi tutti siamo ignoranti, c’è sempre qualcosa che non sappiamo. Dobbiamo tener presente la lezione di Socrate: “Io so di non sapere”, è l’unica certezza che abbiamo.
      Sarà capitato a te di non riuscire a risolvere un problema di matematica e a me di non venirne fuori con un brano di Cicerone. Ma qui il discorso è un altro. Dei laureati in Lettere hanno commesso errori di ortografia e sintassi. A parte tutto, come possono insegnare ai propri allievi? Evidentemente se essi stessi fanno degli errori, non correggeranno mai quelli dei loro studenti, semplicemente perché non li vedono! Questo è quel tipo di ignoranza che non ha giustificazioni.
      Quando scrivo, mi vengono tutti i dubbi del mondo, proprio perché so le regole. Ma chi non le conosce, non ha dubbi, gli errori non li vede e continuerà sempre a sbagliare.

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  5. I candidati non ammessi fanno bene a voler vedere i compiti: è un loro diritto.E speriamo che la verità trionfi.
    @monique
    Concordo con quanto hai detto. In particolare,circa il punto 3,ritengo i docenti capaci o non capaci indipendentemente dall’abilitazione, soprattutto avendo conosciuto dei “formatori”! E ritengo che si sarebbe dovuto continuare con i concorsi aperti a tutti i laureati, al duplice fine di conseguire cattedra ed abilitazione(come quelli a cui ho partecipato io).

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