Un perenne problema scolastico: le interrogazioni

Aggiungo all’ottima riflessione del collega Massimo una mia personale che riguarda sempre le interrogazioni. Non sopporto che i ragazzi concepiscano le verifiche orali come un affare privato tra l’insegnante ed i “malcapitati”. Generalmente quelli che non sono “sotto torchio” studiano altre materie, copiano i compiti di chissà quali discipline dai quaderni dei compagni più volenterosi (e fin troppo disponibili!), quando non fanno salotto dedicandosi ad argomenti senz’altro più interessanti di quelli su cui verte l’interrogazione. Ho sprecato, e continuo a sprecare visto che non demordo, fiato per far capire ai miei allievi l’utilità che deriva dall’ascolto delle interrogazioni dei compagni. In primo luogo è pur sempre un ripasso, in secondo luogo le domande che il docente pone e gli argomenti “prediletti” sono praticamente sempre gli stessi. Quindi, non solo non ascoltano ma sono anche un po’ … ingenui, diciamo così. E se qualche mio allievo di quarta sta leggendo il post rebloggato su laprofonline sa di cosa sto parlando.

Il blog del Prof. Massimo Rossi Docente di Italiano, Latino e Greco nel Liceo Classico

Mi è arrivato in questi giorni un commento ad un mio recente post (Ancora sul decalogo del docente) da parte di una signora, la quale è madre di ragazzi che sono andati o vanno ancora a scuola, ed in più fa la psicologa di professione. In quel commento lei sostiene, con argomenti in parte condivisibili, che le verifiche scolastiche sugli studenti non andrebbero mai programmate, perché altrimenti molti ragazzi, dopo essere restati inoperosi per mesi, si fanno la classica abbuffata di studio uno o due giorni prima dell’interrogazione, con il risultato di acquisire una cultura appiccicaticcia che viene dimenticata subito dopo. A suo parere, quindi, occorre non programmare mai le verifiche, né accettare i cosiddetti “volontari”, ma interrogare ogni qual volta che il professore lo desidera, senza avvertire nessuno, in modo da costringere gli studenti ad uno studio metodico e quotidiano.
Premetto che anch’io molto spesso sono stato assalito dai…

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 3 maggio 2013 su Senza categoria. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Sulle interrogazioni si apre un “libro bianco”… Per me conta molto che tutti gli studenti passino sullo stesso materiale, quindi preferisco le programmate (riferendomi al triennio). Comunque la possibile “abbuffata” dà l’indigestione all’ingenuo di turno e solitamente, come qualsiasi indigestione, si tende a non ripetere… Sta poi al “dottore” cogliere quanto è stato metabolizzato e quanto solo ingerito.
    A presto, Es.

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    • Cara Ester,

      io sono sempre a disagio quando devo interrogare. Dico “devo” perché lo sento come un dovere ma non mi piace. Ritengo che, per quanto sia utile l’esposizione orale, difficilmente, una volta arrivati al liceo, si migliora. C’è chi sa parlare e chi no, non s’impara a 14 anni, tutt’al più s’impara a memoria il libro. E poi per verificare lo studio si possono fare le prove scritte. Ulteriore lavoro per noi però in un’ora, massimo due, hai un voto per tutti. Invece io mi trovo invischiata nell’eterno dilemma: se interrogo come faccio ad andare avanti con il programma? se non vado avanti, su cosa interrogo? Alla fine, tempo perso comunque.

      Ciao, cara. Alla prossima.

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  2. Io sono rappresentante di classe, e mi rendo conto che tutto il mondo è paese. Gli insegnanti di mia figlia, ogni anno, ogni Consiglio, non fanno altro che denunciare questi comportamenti e ribattere sui tuoi stessi argomenti.

    Come ha ripetuto una straordinaria docente, questi studenti sono sciocchi perché perdono l’occasione di ascoltare i compagni e ripassare, alleggerendo così il carico di casa e preparandosi in maniera mirata alle interrozioni, sciocchi perché perdono l’occasione di ascoltare le spiegazioni dell’insegnante, pagato per trasmettere il sapere in forma immediatamente fruibile, sciocchi perché a questo punto, invece di venire a scuola a fare i compiti disturbati dal chiasso della classe che lavora, avrebbe fatto prima ad andarsene a un parco, almeno avrebbero respirato un po’ d’aria buona!

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