ANTISEMITISMO IN CLASSE: LA PROF RICHIAMA L’ALLIEVA (EBREA) DISTRATTA RIEVOCANDO AUSCHWITZ

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Il fatto è accaduto nell’ottobre 2012 anche se la vicenda è stata portata alla luce solo giovedì scorso, 4 aprile, in occasione di una visita della classe coinvolta al Museo della Comunità ebraica.

Yael è una ragazza ebrea che frequenta la IV F del liceo artistico Caravillani di Roma. Durante una lezione la professoressa la vede distratta (in realtà Yael è in preda ad una forte emicrania) e l’apostrofa con queste parole: “Ad Auschwitz saresti stata attenta”, o qualcosa di simile.
Fin da subito la classe intera si è dimostrata solidale con la compagna e la preside dell’istituto, Anna Maria Trapani, il 21 gennaio scorso ha inviato alla docente un richiamo scritto.

Ma vediamo com’è stato ricostruito il fatto dal sito Romaebraica:

Un passo indietro. E’ un qualsiasi giorno di ottobre quando Yael entra come sempre in classe. Oggi, però, non si sente bene. Ha un forte mal di testa. È a disagio. Esce dall’aula. Prova a mangiare qualcosa. Ma nulla. Il dolore resta. Eppure decide di rientrare in classe. Yael prova a seguire. Non riesce. Non è attenta alla lezione. La docente lo nota. Forse pensa sia distratta da altro. La guarda. E con una frase lapidaria la riprende: «Se tu fossi stata in un campo di concentramento, avresti ascoltato». Yael resta di stucco. La classe anche. I suoi compagni sono prima sbigottiti, poi si stringono intorno all’amica. Attaccano la professoressa, le dicono che è razzista. Protestano. Alcuni, in tre, decidono che d’ora in avanti non avrebbero più seguito le sue lezioni. Uno scatto d’orgoglio e senso civico da parte del Caravillani. Un fatto che cattura l’attenzione dell’ebraismo romano».

Giovedì scorso, come già detto, la classe è stata ospitata al Museo della Comunità Ebraica di Roma, dove il presidente Riccardo Pacifici, a metà percorso, ha riunito i ragazzi nel Tempio Spagnolo per ringraziarli: «Sono commosso di fronte all’appoggio che avete dato alla vostra compagna – ha detto Pacifici -. Mi capita spesso di andare nelle scuole per parlare di Shoah, per ricordare l’importanza della tolleranza nei confronti del prossimo. Ma mai mi era capitato di assistere a un fatto simile. In un periodo di crescente intolleranza antisemita, xenofoba e razzista, un episodio del genere dovrebbe essere premiato. Lo vorrei segnalare, quindi, alla presidenza della Repubblica affinché tutti voi abbiate il dovuto riconoscimento, affinché la cittadinanza riconosco quali sono gli esempi positivi.»

Pare che la professoressa sotto accusa si sia difesa davanti allo stesso Pacifici affermando: «Ho pronunciato quella frase per indicare un posto dove regnava l’ordine». Certo, peccato che la ragazza in questione fosse ebrea … una battuta infelice? una gaffe clamorosa? Potrebbe anche essere ma io, da docente, ritengo che una frase del genere non sia adatta nemmeno per chi ebreo non è. Tutt’al più mi capita talvolta di riprendere qualcuno chiedendo: “sei con noi o dove?”, e comunque un malessere lo so riconoscere e di solito prima mi informo sullo stato di salute dell’allievo distratto.

Ora la docente sarebbe in malattia. Nel frattempo la dirigente del liceo Caravillani è stata invitata dal ministro del MIUR Francesco Profumo a stilare una relazione sull’accaduto.

Grazie all’amica Diemme che ha segnalato la vicenda in un post (da cui ho ricavato la fotografia) e a Barbara che per prima ne ha parlato nel suo blog.

[fonte della notizia: Il Corriere]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 5 aprile 2013, in docenti, scuola, studenti con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 16 commenti.

  1. Infatti, ebrea o non ebrea, se per indicare un esempio di ordine ed efficienza dobbiamo appellarci ad Auschwitz, evviva il caos!

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  2. Solo una precisazione: non è mio il merito di avere portato alla luce la notizia, bensì della persona che l’ha segnalata in un commento. L’importante, comunque, è che la notizia venga diffusa e che l’episodio sia fatto conoscere il più possibile.

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    • Grazie, Barbara. Come ho detto, ho pubblicato il post di corsa perché dovevo scappare quindi non sono riuscita a passare con calma dal tuo blog.
      L’importante è, come ben dici, che la notizia venga diffusa il più possibile.

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  3. Ribadisco, come commentavo da Diemme, che costei è indegna di essere chiamata professoressa, qui però mi colpisce, come un pugno in pieno viso, un’altra frase: “UN POSTO DOVE REGNAVA L’ORDINE”????!!!!!!!!!!
    Non aggiungo altro, perchè davvero al peggio non c’è mai fine…

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  4. La giustificazione dell’insegnante è anche peggio della battuta. Cose come questo gettano discredito su tutta la categoria.Meno male che i ragazzi hanno dimostrato di essere ben formati!.Ecco perché io insisto sempre sul fatto che i docenti devono essere sottoposti a test psico- attitudinali, in ingresso e periodicamente. Gente così può fare danni grossissimi. Forse gli autori di quei commenti hanno avuto docenti e/o genitori così!

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    • Pensa che c’è qualcuno che invoca la libertà di espressione. Ma siamo diventati matti?
      La signora (non mi va nemmeno di chiamarla prof o docente, tanto meno insegnante) dovrebbe andare in pensione a settembre e per ora è in malattia, guarda caso. Non credo, comunque, che in questo caso c’entri lo stress. Deve essere qualcosa di congenito.:(

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  5. Frase infelice senza dubbio, ma su di essa si è fatto troppo rumore. Le sciocchezze vanno ignorate, non amplificate.

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