A SCUOLA IN TRINCEA: IL CATTIVO RAPPORTO TRA (CERTI) GENITORI E (CERTI) PROF

rapporti-scuola-famigliaIo nel titolo l’ho messo tra parentesi quel certi. Sì, perché ne sento di tutti i colori sul cattivo rapporto tra docenti e genitori, eppure io i casi in cui c’è stata qualche incomprensione con i genitori li posso contare sulle dita … di una sola mano. Ascolto aneddoti, leggo articoli, sento le lamentele dei miei stessi colleghi e mi sento fortunata. Poi, non sono nemmeno sicura che si tratti solo di fortuna. Credo che il problema sia il modo in cui ci si rapporta e, per quanto irritante sia l’atteggiamento di certi genitori (e ‘stavolta non lo metto tra parentesi), personalmente sfodero tutte le armi diplomatiche – che nella vita privata non possiedo, ahimè – per arrivare ad un confronto sereno. Il che non significa necessariamente che io debba aver sempre ragione, tuttavia il segreto sta nel far sentire in torto la controparte.

Leggendo un articolo apparso sul Corriere di oggi, anche se posso decisamente ritenermi fortunata, ottengo la conferma che a sbagliare siano talvolta non solo i genitori ma anche i docenti. Ne riporto alcuni stralci, invitando alla lettura integrale perché, pur non trattandosi di lettura edificante, quanto meno ci si può riflettere su.

Lo studente, che si nasconde dietro il nome del pilota Fernando Alonso, chiede aiuto su Internet: «Un prof mi ha ritirato il cellulare e se l’è tenuto, posso denunciarlo?». Risposta pronta di Woody: «Sì. È Furto!!! Potresti registrare una conversazione, lo porti a dire che te lo ridarà quando vuole lui!!! Fallo, avrai il coltello dalla parte del manico!!! Odiosi prof!!!». Benvenuti nel campo di battaglia della scuola italiana. Studenti in guerra contro insegnanti. Come sempre. Ma, ed è questa la novità, sempre di più spalleggiati dai genitori. Liceo di Roma: alla professoressa gli studenti fanno sparire gli occhiali, lei perquisisce gli zaini. Quando a casa i ragazzi raccontano tutto, qualche papà invece di sgridare il figlio va dai carabinieri e denuncia l’insegnante per abuso dei mezzi di correzione. Noale, Venezia, scuola media: un ragazzino viene scoperto a imbrattare le aule. La dirigente scolastica lo convoca, la madre non la prende bene. Le si presenta davanti, l’afferra per il collo e la spinge contro il muro. La donna torna a casa, la preside va al pronto soccorso.

Alcune osservazioni da addetta ai lavori sono d’obbligo.
In primo luogo, il regolamento d’istituto deve riportare: le modalità di ritiro del cellulare se usato dagli studenti durante le attività didattiche (in teoria sarebbe compreso l’intervallo, l’assemblea di classe o d’istituto e pure un’ora “buca”, in cui la classe sia lasciata scoperta per mancanza di personale per la supplenza … generalmente in questi casi si chiude un occhio), in modo da evitare qualsiasi contestazione da parte dell’allievo e dei genitori. Solitamente il telefonino va ritirato, dopo aver chiesto al possessore di togliere la sim, impacchettato, siglando ogni risvolto dell’involucro, apponendo le generalità dello studente (nome cognome e classe) nonché quelle del prof che ha provveduto al sequestro, quindi va portato in presidenza dove la famiglia (se l’allievo è minorenne) andrà a ritirarlo dopo aver sentito il parere del dirigenze.
Se da parte dello studente viene registrata una conversazione all’insaputa del docente, sarà lui a commettere un reato e a pagarne le conseguenze. Quindi, raccomando ai ragazzi di fare molta attenzione nel chiedere consigli sul web: spesso chi risponde è solo un cattivo studente e di legge ne capisce poco o nulla; il suo intento è solo vendicarsi di qualche brutta esperienza personale prendendosela con tutta la categoria.

In secondo luogo, mai e poi mai mettere le mani negli zaini degli studenti, tanto meno nelle loro tasche o procedere ad una perquisizione in tutta regola. L’atteggiamento corretto è: chiedere allo studente di svuotare zaino e tasche mettendo il contenuto sul banco, facendo attenzione che apra tutte le lampo, interne ed esterne.

Sull’ultimo caso è meglio stendere un velo pietoso: è più che evidente che la violenza non porta mai buoni frutti. Chi sfoga la rabbia in questo modo più che un essere umano, dotato di raziocinio, è un animale, con tutto il rispetto per gli animali.

Imperia, scuola elementare. La bimba, sei anni, graffia e punta la matita contro i compagni. La maestra la fa sedere vicino alla cattedra. I genitori minacciano un esposto alla Procura: così la danneggiano psicologicamente. «Li ho chiamati, ragionando è stata trovata una soluzione. Abbiamo fatto dei gruppi, che a turno girano nella classe». In questo modo Franca Rambaldi, a capo dell’ufficio scolastico provinciale, è riuscita a calmare le acque. «Le famiglie sono troppo ansiose, vanno subito in crisi, si irritano facilmente, alla minima difficoltà partono all’attacco». I genitori non si fidano più degli insegnanti, credono che tocchi a loro sopperire all’educazione inadeguata, alle carenze della scuola. Insomma, si sentono «sindacalisti dei propri figli». «Se non si restituisce dignità alla professione degli insegnanti, se non si rinnova la partecipazione dei genitori e degli studenti, allora la microconflittualità è destinata a crescere», ipotizza amaramente Gianna Fracassi, segretaria della Flc-Cgil.

A proposito di matite conficcate sul dorso delle mani, mio figlio (24 anni passati) ha ancora una punta di graffite ben in vista ma io non ho mai protestato né ho chiesto alla maestra in che modo sia stata punita la responsabile, anzi, me la sono presa con lui dicendogli che qualcosa avrà pur fatto per meritarselo, specie se da parte di una graziosa bimbetta bionda con le treccine. Lui non l’ha presa bene ma credo che la coscienza non l’avesse perfettamente a posto.

Che le famiglie siano in crisi e che spesso si dimostrino eccessivamente ansiose, non stento a crederlo. Il tempo per seguire i figli, specie se piccoli, è poco e, benché si dica spesso che quel che conta è la qualità non la quantità, a volte il tempo difetta sia nell’una sia nell’altra. Io generalmente non criminalizzo i genitori perché so quanto sia faticoso star dietro ai figli, avendo poco tempo, mille cose da fare, poco o nessun aiuto e una gran stanchezza addosso. Si cerca di fare quel che si può e non sempre i figli ascoltano le raccomandazioni dei genitori, il che genera un senso di frustrazione che, in persone dotate di scarso equilibrio psichico, può portare a scaricare su altri le proprie responsabilità. E questi altri sono i docenti. Sì, perché alla scuola si chiede di educare, e fin qui nulla da eccepire visto che accanto all’istruzione, la formazione è altrettanto importante. Però ormai alla scuola si chiede di sostituirsi ai genitori e se i sistemi educativi non collimano con quelli adottati (o, per meglio dire, che si adotterebbero) in famiglia, si arriva inevitabilmente allo scontro.

Dice bene la sindacalista Gianna Fracassi: alla scuola va restituito il valore di un tempo, ai docenti deve essere riconosciuta la dignità della professione. Ma per arrivare a ciò è fin troppo evidente che non solo i genitori devono cambiare, anche gli insegnanti devono meritarsi quella dignità che, a causa di pochi, stanno perdendo tutti, anche chi la meriterebbe di suo.

QUI trovate la lettera che mi hanno inviato dei genitori al cui figlio ho ritirato il cellulare durante un’ora di lezione pomeridiana. E’ passato un po’ di tempo, quell’allievo non era nemmeno uno dei miei (e i suoi genitori non li avevo mai visti) … spero di non commettere un illecito.

[l’immagine è tratta da questo sito]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 2 febbraio 2013, in bambini, docenti, famiglia, giovani d'oggi con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 11 commenti.

  1. Mio fratello, oggi serissimo genitore e stimatissimo impiegato pubblico, da ragazzino era educato ma vivacissimo e svogliato a scuola.E poiché mio padre era spesso fuori per lavoro, era mia madre che andava a parlare con i suoi professori; e spesso tornava depressa. Questo fatto ha influito sulla mia attività di docente, sia perché ho sempre cercato di fare in modo che i miei alunni si annoiassero il meno possibile, sia perché, dovendo dare ai genitori notizie poco piacevoli sul rendimento dei loro figli, ho cercato di farlo senza avvilirli. E anch’io ho in genere avuto buoni rapporti con i genitori, riuscendo anche a “smontare” l’atteggiamento prevenuto di alcuni. Ma purtroppo, come dici tu, spesso le prevenzioni e le scortesie sono reciproche.Mi è capitato di essere in sala docenti durante colloqui docenti- genitori e di notare che qualche collega “infieriva”, con critiche decisamente distruttive e in parte anche offensive. Penso che quel brano di Quintiliano di cui abbiamo parlato in altra occasione(con consigli a un maestro) dovrebbe essere fatto studiare a memoria a tutti i docenti . Dispiace,però, che per colpa di qualche docente, tutta la categoria venga messa sotto accusa

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    • Mi hai fatto tornare in mente mio fratello che, come il tuo, non amava la scuola. Anche mia mamma tornava dai colloqui depressa: ricordo ancora le lacrime che le asciugavo promettendo di ricompensarla per tutte le sofferenza che mio fratello le procurava. Credo che il mio successo negli studi sia stata la gioia più grande per i miei genitori ma devo ammettere che io, al contrario di quanto accaduto a mio fratello, ho sempre avuto degli ottimi insegnanti, non solo preparati culturalmente ma anche, e soprattutto, ottimi dal punto di vista umano. I traumi che subiscono i ragazzi a scuola se li portano appresso tutta la vita e le brutte esperienze condizionano il proseguo degli studi.

      Ci sono colleghe che saltano su per un nonnulla, che si offendono per ogni parola detta, magari in buona fede, dai genitori e si sentono sotto accusa quando non è così. Interpretano, semplicemente, male quello che viene detto loro. Poi è anche vero che ci sono genitori arroganti che ci guardano dall’alto (dei loro soldi) in basso, che credono di avere dei figli geni (e incompresi, come tutti i geni) quando non è così. Insomma, il mondo è bello perché è vario e anche nella scuola c’è una gran varietà di “specie” … dall’una e dall’altra parte.

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  2. Io purtroppo o per fortuna non so essere meno che schietta, anche con i genitori. Tolti i casi dei genitori che ce la mettono tutta, cercano di indirizzare i figli, gli trasmettono dei valori e li educano, certi altri genitori non sono proprio piacevoli da incontrare. E, sinceramente, non ne posso più!! Non ci sto a questo sistema per cui io mi devo sempre comportare come il piccolo Lord e questi energumeni possono dire e fare di tutto, con al seguito i loro piccoli delinquenti!!
    E non mi fanno una buona impressione i presidi che non vogliono questionare con i genitori, non credo che questo clima e l’esagerata ingerenza dei genitori cui si permette più del dovuto porti a buoni risultati. Quanto alla bambina violenta messa vicino alla cattedra, bhe, oltre a lei occorre ricordare che bisogna tutelare anche gli altri: mi sembra che a volte ci si dimentichi che la classe è una comunità e come tale deve funzionare, non è un insieme di singoli ognuno dei quali può imporre le sue esigenze!

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  3. @Monique
    i genitori arroganti vanno “messi a posto” educatamente ma con fermezza, senza perdere la calma. Vedrai che col tempo imparerai come fare, cercando soprattutto di “tenere fuori” il preside dai tuoi rapporti con i genitori, dato che appunto in genere non appoggiano l’insegnante. Quello che soprattutto devi fare capire è che agisci per il bene dei loro figli. Io, avendo notato che i figli spesso raccontavano ai genitori cose non vere (e anche che i genitori dopo il colloquio riferivano ai figli cose che io non avevo detto), in alcuni casi parlavo col genitore in presenza del ragazzo; e ti posso dire che il sistema funzionava. Certo c’erano anche genitori con cui mi limitavo a parlare il meno possibile, avendo rilevato che l’ intesa era quasi impossibile. Insomma, senza rinunciare alla schiettezza, con l’esperienza si sviluppa una certa capacità di “adattamento”. Se ciò non avviene, è meglio cambiare lavoro.Spero che tu non lo faccia. Tanti auguri

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    • Grazie dei tuoi preziosi consigli 🙂 che condivido in pieno.
      L’unica cosa che proprio non riesco a mandare giù è la presunzione e la maleducazione, che si trasmette da genitori a figli, è desolante percepire che a volte è proprio una partita persa. Quanto ai colloqui, anche io propongo sempre l’associazione genitore-figlio, ma non vengono mai insieme, nonostante esplicite richieste da parte mia.

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  4. Io per fortuna non ho mai avuto a che fare con genitori violenti o minacciosi… anche perché sono alto 1,90 e peso 105 Kg.! A parte gli scherzi, il problema esiste eccome, a quanto si legge dai giornali: di recente mi ha colpito quell’articolo del “Corriere” che riferiva di come uno studente, rimproverato dalla prof., è venuto a scuola il giorno dopo con un fucile ad aria compressa e ha sparato all’insegnante provocandole alcune lesioni. Roba da matti! Non mi metto a fare dietrologia, ché non è il momento, specie in campagna elettorale; ma è certo che questi comportamenti sono stati favoriti da una certa mentalità del “vietato vietare”, del “sei politico” e altre idiozie di questo genere, cui si è aggiunta una “certa” pedagogia ispirata alla medesima ideologia, che ha fatto sì che si perdesse del tutto il concetto di disciplina e di rispetto delle gerarchie, necessarie in ogni ambito sociale e in ogni società che non voglia essere anarchica.
    Anch’io ho spesso a che fare con genitori che, pur non commettendo nulla di illecito, difendono i figli a spada tratta. In quel caso, come dice Marisa, anch’io cerco di mettere in atto tutta la diplomazia di cui sono capace, presentando le lacune e gli errori degli studenti come un dato di fatto incontestabile, ma cercando altresì di fornire suggerimenti e consigli atti a migliorare l’andamento didattico e disciplinare dell’alunno, e ad evitare fenomeni di scoraggiamento che possono anche portare all’abbandono degli studi.
    Detto ciò ti saluto, cara Marisa, e ti ringrazio per aver postato un commento al mio blog. A proposito, potresti per favore segnalare il mio blog nella colonna di destra della tua home page, ad es. nella sezione “Parlano di scuola”? Grazie!

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    • Anch’io ho letto l’articolo che citi. Sono rimasta senza parole.

      Quanto al link, volevo aprire una sezione dedicata ai docenti che amministrano un sito web o un blog. All’inizio, però, pensavo di prendere in considerazione solo i blog didattici (come questo) e non quelli personali. Tuttavia mi sono resa conto che molti insegnanti parlano di scuola ma non troppo di didattica, hanno perlopiù dei siti personali. Vorrà dire che farò un elenco dei colleghi blogger a prescindere. Spero di riuscire al più presto e se hai dei siti o blog da segnalare, mi farebbe piacere allargare il mio orizzonte.
      Ovviamente l’invito è esteso a chiunque legga.
      Ciao, Massimo. Alla prossima.

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    • Ti bacerei! E diciamolo una volta per tutte che questa filosofia del vietato vietare e del povero bambino è assolutamente controproducente!!
      Sostengo sempre che adesso i miei alunni danno problemi a me quando “rompono”, ma è niente in confronto ai problemi che avranno loro fuori dalla scuola…intanto però stiamo continuando a rovinare generazioni intere.

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  5. Penso che il concetto di disciplina e di rispetto delle gerarchie si dovrebbe far acquisire fin dalla più tenera età, cioè dalla famiglia e dalla scuola materna. Ad esempio non approvo che alla scuola elementare gli alunni diano il “tu”alle maestre: troppa confidenza genera malacreanza. Ma forse io sono “antica”. Comunque grosse responsabilità è dei dirigenti scolastici, che spesso si alleano con i genitori nella difesa ad oltranza dei ragazzi. Una cosa(positiva) è essere comprensivi, l’altra (diseducativa) è essere indulgenti. E questi concetti dovrebbero essere politicamente trasversali.

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    • Anch’io sono contraria all’abitudine di dare del “tu” alle maestre. Le maestre del mio figlio primogenito l’hanno permesso fino in quarta e poi hanno preteso che si rivolgessero con il “lei” per abituarsi … che assurdità!
      Io ho un dirigente che difende moltissimo i suoi docenti … anche quelli che non lo meritano. Solo in casi eccezionali dà ragione ai genitori. Però è quasi una perla rara.

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      • Una perla rara? Direi che lo avete scaricato da internet, perchè uno così nella realtà non esiste!!
        PS. Pessima l’idea di alcune scellerate maestre di farsi dare del tu, veramente pessima!

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