PRECARI DELLA SCUOLA: I NUMERI DI IERI E DI OGGI

gelmini sett 2010Eravamo all’inizio dell’Anno Scolastico 2010/2011 e l’allora ministro del MIUR Mariastella Gelmini lamentava l’enorme numero di precari, 229mila unità, che nessun governo avrebbe mai potuto stabilizzare in poco tempo. La Gelmini attribuiva la responsabilità di questo esercito di precari al malgoverno dei decenni passati, quando per fare consenso a buon mercato ha distribuito posti di cui la scuola non aveva bisogno, quindi prometteva che dal 2012, ogni anno, la scuola pubblica avrà a disposizione un miliardo di euro per la qualità. Noi, attraverso un decreto, andremo incontro ai professori che non si vedranno pregiudicati nei loro diritti, e abbiamo aperto un tavolo per il merito coi sindacati e abbiamo proposto due strade, quella sindacale o quella legislativa […] Non vi è una disattenzione da parte di questo governo sul tema scuola, perché parlano i fatti, che avranno la meglio sulla demagogia di certe manifestazioni [si riferiva alle proteste dei precari rimasti senza cattedra, NdR]che rendono difficile l’inizio di questo anno scolastico.

Contestualmente un’inchiesta condotta da ItaliaOggi prevedeva l’assunzione dei precari in circa 24 anni. Previsione subito smentita dall’ex ministro che, invece, assicurava che sarebbero bastati 6 o 7 anni. (ne ho parlato QUI)
Da allora, oltre ai pensionamenti, bisogna considerare che tre fattori hanno portato a dei “tagli naturali” dei posti per i precari: l’aumento del numero di allievi per classe (da un minimo di 17 a un massimo di 32) e la saturazione delle cattedre a 18 ore e la riforma delle superiori che ha causato, per alcune materie, una diminuzione del numero di insegnanti.

filippo-patroni-griffiQuindi, due anni fa la Gelmini prometteva lo stanziamento di un miliardo di euro l’anno per la qualità. A distanza di due anni i nostri governanti fanno di tutto per toglierci risorse e hanno cercato di aumentare il numero di ore per cattedra sperando di ridurre ulteriormente il numero di posti disponibili ma, nello stesso tempo, rischiando di aumentare ulteriormente il numero di precari.

Ora, secondo la relazione del ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi, che affronta sempre il tema del precariato, esteso a tutta la P.A., nella scuola i precari sarebbero 130mila. Ne deduco che, in soli due anni, siano stati assunti a tempo indeterminato 99mila precari, a meno che qualcuno nel frattempo non abbia deciso di cambiare lavoro. Se così non fosse, le previsioni dell’ex ministro, apparentemente troppo rosee, risulterebbero addirittura pessimistiche. Ma è più probabile che non si tenga conto di quei docenti che attualmente si trovano senza cattedra e a tutti gli effetti non vengono annoverati come precari.

Insomma, ho la vaga impressione che ognuno dia i numeri come gli pare.

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 5 dicembre 2012, in docenti, MIUR, precariato, scuola con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Il numero dei docenti,quindi anche dei precari, è legato al numero totale degli alunni e degli alunni per classe e per grado indirizzo di studi,nonché a vari eventi quali pensionamenti, morti,inidoneità,cambio di lavoro ecc.Inoltre ci sono precari inseriti in più graduatorie.E forse tra i precari sono inseriti anche docenti di scuole private,con un esiguo numero di alunni.Pertanto si tratta di cifre che variano di anno in anno ed è difficile determinare la reale situazione.Quindi sarebbe auspicabile che il Ministero si dedicasse meno allo sport di “dare i numeri” e si occupasse di più della formazione e di un ordinato accesso ai ruoli, basato sul merito, senza però sottovalutare l’esperienza,così da avere una scuola pubblica qualificata, senza far torto a nessuno e investendo nell’istruzione quanto è necessario,come avviene negli altri Paesi

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    • Grazie per aver contribuito a dissipare qualche dubbio … Per il resto, concordo con te: si dovrebbe prestare maggiore attenzione alla qualità, investendo di più. Purtroppo la realtà è che lo Stato sulla scuola vuole solo risparmiare e investire sempre meno.

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