QUANTO LAVORA UN PROF? 1.759 ORE L’ANNO

Rossana Bruzzone e Maria Antonia Capizzi, in rappresentanza di un gruppo di insegnanti della scuola secondaria di I grado «Quintino Di Vona» di Milano, hanno inviato al Corriere una lettera in cui spiegano come sia cambiata la vita degli insegnanti e quanto siano sbagliati i calcoli che molti, senza neppure avere idea del lavoro sommerso di un professore, cercano di fare a dimostrazione del fatto che l’insegnamento è una comoda occupazione che permette lunghe vacanze, poche ore di lavoro e uno stipendio anche troppo alto.

Le due insegnanti hanno fatto i calcoli: si parla di 1759 ore l’anno, il che significa praticamente 40 ore settimanali, escludendo i mesi di luglio e agosto (ma chi lavora nelle scuole superiori con gli esami di stato non ha due mesi di vacanza!), ovvero più di 38 ore settimanali, tenendo conto del solo mese di ferie.

Ecco la tabella

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 1 dicembre 2012, in docenti, Lavoro con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 32 commenti.

  1. E’ vero: Avere un’idea precisa del carico di lavoro effettivo di un insegnante non è per nulla facile. Queste considerazioni sono certamente utili. Un contributo alla questione c’è anche in questo articolo TEMPO «PIENO» & DI QUALITÀ. Un saluto.

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  2. Hai detto bene, lavoro sommerso. Io, devo dire la verità, lavoro 40 ore la settimana, ed è pure un lavoro impegnativo, ma quando esco dall’ufficio ho finito!, e capisco sia un grosso vantaggio.

    Bisogna però dire che il tempo stimato presuppone un lavoro ben fatto: non dimentichiamo che ci sono docenti che non si sprecano troppo a preparare le lezioni, e neanche per interrogazioni e verifiche…

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    • Replico con il commento che ho inviato al Corriere in risposta a questo articolo, commento che non mi è stato pubblicato penso a causa della sua lunghezze. Ne ho inviato uno più corto e ora vedo se me lo pubblicano.

      Sinceramente sono stufa di leggere commenti così sprezzanti sulla categoria cui appartengo e di cui sono orgogliosa. Insegno da 28 anni, gli ultimi 20 al liceo scientifico, insegnare è sempre stato il mio sogno e mi dedico alla mia professione con tanta passione. Eppure in queste ultime settimane, assistendo al linciaggio mediatico che ha preso di mira la scuola pubblica, inizio a chiedermi se non sia una fatica inutile. Poi, però, ragiono e mi rendo conto che le critiche non dovrebbero scalfirmi visto che non ho nulla da rimproverarmi, so quanto e come lavoro e godo della stima dei miei studenti e delle loro famiglie. Eppure non riesco a rimanere impassibile di fronte a questo “massacro” operato da gente che pontifica senza avere la minima idea di ciò che comporti insegnare al giorno d’oggi. E magari proprio quelli che pontificano hanno dei figli che a scuola non hanno voglia di fare nulla, non danno alcun valore alla cultura, passano le ore a distrarsi, disturbare o chiedere di uscire dall’aula ogni mezzora. E non mi stupirei se chi ci critica avesse dei figli maleducati, proprio quel genere di allievi che ci costringono a fare gli educatori prima ancora che gli insegnanti. Ma se io avessi voluto fare la baby-sitter o la maestra d’asilo avrei studiato molto meno. Il paragone, poi, con gli operai è del tutto inadeguato. Se avessi voluto fare l’operaia, avrei terminato la scuola dell’obbligo a 14 anni e sarei andata subito a lavorare in fabbrica. A quest’ora avrei i contributi pagati per dieci anni in più e più o meno lo stesso stipendio di un operaio specializzato. Invece mi sono laureata con 110 e lode (risultato che mi sono guadagnata in anni di studio, rinunciando a qualsiasi divertimento e stando a casa persino nel week-end, mentre da operaia almeno quello me lo sarei goduto), ho fatto tre concorsi pubblici, vinti tutti, mi sono adattata a viaggiare per raggiungere sedi montane, facendomi anche 150 km al giorno, a mie spese, per poi arrivare a casa e dover ricominciare a lavorare perché, sebbene il concetto non sia ancora chiaro, NON LAVORIAMO SOLO A SCUOLA. Un operaio si porta il lavoro a casa dalla fabbrica?
      Il calcolo fatto dalle colleghe sul tempo che occorre per svolgere il nostro lavoro è più che onesto. E anche se abbiamo qualche settimana in più di vacanza, bisogna considerare che, pur essendo la scuola chiusa, a casa si lavora ugualmente, specie nei periodi di vacanza durante l’anno scolastico. E d’estate? Certo, non lavoriamo 8 ore al giorno ma in ogni caso si preparano i materiali per l’anno successivo, si mette a posto l’archivio didattico oppure si consultano i manuali in previsione delle future adozioni.
      Io lo so che ci sono anche docenti che non lavorano così tanto. Forse una parte di quelli che criticano il lavoro degli insegnanti ne ha avuti o ha fatto brutte esperienze con i figli. Da genitore ne ho avute di pessime ma non per questo ho denigrato l’intera categoria, proprio perché so che la maggior parte degli insegnanti s’impegna e svolge al meglio il proprio lavoro. La cosa più grave, comunque, mi sembra l’atteggiamento di chi ci governa nei nostri confronti. Criticano ma sanno bene che la scuola pubblica ha sempre meno risorse e va avanti grazie alla buona volontà di tutti noi.

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  3. Io ne faccio più o meno 1650; beh, in realtà presenzio qualcosa di più, ma siamo li. E in effetti, pur non lavorandoci, ho anch’io l’impressione che un insegnante lavori parecchio anche al di fuori delle lezioni.

    Naturalmente i baroni strapagati esistono, ma guai a toccarli: è più facile fare i prepotenti con la maestra d’asilo.

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    • Non so quale lavoro tu faccia, ma considera anche che il nostro lavoro (almeno per ciò che concerne la didattica) è concentrato nei mesi di scuola. Io non conto mai le ore ma ci sono certi giorni in cui vado avanti fino a mezzanotte, per non parlare dei week-end in cui mi faccio anche 18 ore (e sabato mattina sono a scuola).

      Certamente ci sono lavori più pesanti e meno retribuiti. Quel che noi chiediamo, però, è il rispetto per il nostro lavoro. Quel che manca stando ai commenti della maggior parte dell’opinione pubblica e degli stessi individui che ci governano.

      I baroni? Io so solo che uno zio di mio marito che era preside di facoltà ha trovato un posto per il figlio appena laureato. Quelli guai a chi li tocca mentre noi, hai ragione, dobbiamo sopportare anche la prepotenza dei genitori (a me non è quasi mai capitato, per dire la verità, ma sento molti colleghi che si lamentano in tal senso).

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  4. Sottoscrivo tutto quello che hai scritto.E aggiungo,a proposito dei genitori,che quelli colti e seri apprezzano il lavoro dei docenti capaci e attivi e sono pronti a segnalare ai dirigenti quelli non adeguati;invece a denigrare “in blocco”sono quelli a cui non interessa la preparazione del figlio,ma solo che vada avanti,possibilmente con voti alti,senza stressarsi troppo studiando. Un abbraccio

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    • Purtroppo, però, anche quando i genitori colti e seri che apprezzano il lavoro dei docenti capaci e attivi segnalano al dirigente i docenti inadeguati, non succede nulla. Al massimo si sposta il docente in un’altra classe, possibilmente dove i genitori protestano meno. 😦

      Ricambio l’abbraccio e ti auguro una buona serata.

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  5. Mi scuserai se intervengo ma, pur prendendole tutte per buone (e non è così per gli insegnanti
    di alcune materie), 39,98 ore settimanali per 44 settimane l’anno (e due mesi di vacanza) non sono davvero una gran fatica, tanto più che parte di queste sono gestibili a domicilio. E poi con chi volete confrontarvI? Tieni presente, ad esempio, che mio figlio che lavora in Fiat a livello di quadro, non se la cava con meno di 55 ore settimanali (quando gli va bene), lavori di preparazione e studio a domicilio esclusie 4 settimane di vacanza.

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    • Caro frz,

      sono reduce da un week-end passato a correggere compiti (tra cui una prova svolta in classe solo sabato mattina!) e da un pomeriggio di fuoco, dalle 15 alle 19 (ma avrei dovuto terminare alle 18!), speso a scuola, nel mio giorno libero, per i colloqui con i genitori. Spero tu capisca che non ho la forza di replicare. In ogni caso, non avrei molto da aggiungere a ciò che ci siamo detti due anni fa QUI. Anche sul confronto con tuo figlio sai come la penso. Proprio oggi è stato pubblicato su Tuttoscuola un articolo in cui si parla, tra l’altro, anche del confronto con chi svolge altre professioni, in riferimento al fatto che i docenti percepiscono lo stesso stipendio a parità di anni di anzianità, anche se gli impegni che gravano su alcuni non gravano affatto su altri e anche se non è detto che docenti che insegnano la stessa disciplina si impegnino allo stesso modo. A questo proposito l’articolo dice:

      «Questo accade anche in molte altre professioni. Prendiamo le aziende: sin dall’inizio ci sono nuovi assunti che si fermano fino alla sera tardi, e altri ai quali “cade la penna” allo scadere dell’orario di lavoro contrattuale. Nel tempo però di solito le carriere si differenziano: chi si applica di più, contribuendo di più alla causa (ovviamente non solo in termini di quantità di lavoro ma di qualità e spessore, anche se spesso le cose vanno di pari passo), farà più strada, arrivando a posizioni (e stipendi) molto diverse.

      Nella scuola no. Si parte uguali, si arriva uguali, indipendentemente dalla quantità e dalla qualità del servizio reso. Eppure, “non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”, diceva Don Milani (Lettera ad una professoressa).»

      Faccio notare, infine, che non solo non abbiamo possibilità di far carriera, ma abbiamo anche il contratto scaduto da tre anni e non si parla di rinnovarlo fino al 2015 (forse 2017). Gli scatti di anzianità sono bloccati sempre almeno fino al 2015 e io, attualmente, prendo 100 euro di meno in busta paga, rispetto allo scorso anno, causa aumento delle tasse, peccato che anche il costo della vita aumenti sempre più … di fare le vacanze sai quanto me ne può fregare! Le ferie non me le posso proprio permettere, quindi andrei pure a scuola se mi chiamassero.

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  6. E di questo chi dobbiamo ringraziare? Dirigenti poco coraggiosi(anche perché poco controllati su come svolgono il loro lavoro) e sindacati,pronti a difendere anche l’indifendibile. E per colpa loro che si parla di “privatizzare” la Scuola

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  7. Il mio intervento era solo per dire che altre categorie, non altri singoli in carriera, si gestiscono orari ben più pesanti.
    Quanto al tutti uguali tra diversi, hai perfettamente ragione, ma se mai si accettano o promuovono strumenti che misurano la meritocrazia, sarà sempre così.

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    • Per trovare validi strumenti di misurazione e valutazione bisogna sedersi a tavolino, coinvolgendo chi nella scuola lavora (e non chi non ne capisce nulla), e trovare un accordo. Ciò che, invece, è calato dall’alto non andrà mai bene.

      Quanto al discorso sulla carriera, mi riallacciavo a quanto ci siamo detti altrove e in altro momento su tuo figlio. In ogni caso, credo che le nostre motivazioni e proteste vadano accettate rispettando il nostro lavoro (solo noi possiamo sapere quanto lavoriamo, noi e le nostre famiglie che ogni week-end si trovano agli “arresti domiciliari”, nonché i genitori che apprezzano il nostro lavoro e esprimono la loro gratitudine). Ciò che non avviene da una gran parte dell’opinione pubblica e, dato che ho sempre pensato che chi non capisce le nostre ragioni sia ignorante e ottuso, fuorviato dai pregiudizi anziché guidato dall’oggettività, mi rammarico che tu non riesca a capire.

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      • 1. strumenti: Cosa aspettate? Da quanti anni se ne parla e non si fa nulla?

        2. rispettare il vostro lavoro: Tu sai quanto io lo considero importante. Tanto più in questi momenti (e sarà sempre peggio) nei quali la famiglia è allo sbando e da questa non potrà arrivare nulla di buono. Ma il rispetto uno se lo guadagna sul campo. E allora domando? Gli insegnanti che sentono davvero questa mission sono proprio tutti?

        3. non riuscirete mai a convincere nessuno che 18 ore di lezione, più annessi e connessi, siano equiparabili a 40 ore in fabbrica o negli uffici seri. Non escludo che per certe materie e per chi ha passione e si impegna seriamente sia così, come. per contro, sono certo che in molti uffici si lavori anche meno. Ma non è, comunque questo il punto più importante. Puntate sul come, non sul quanto.

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      • 1. Non dipende da noi. L’ho più volte detto: quando mai veniamo interpellati?
        2. Non lo so se tutti i docenti sentono questa missione però non si può partire dal presupposto che non sia così. E comunque non si può mettere alla gogna un’intera categoria quando i docenti “fannulloni” costituiscono una minoranza. Di questo sono più che certa.
        2. Quando pago una visita medica specialistica in privato 200 euro o quando pago un avvocato 500 euro per una lettera non ho bisogno di convincermi che facciano bene il loro lavoro. Tutt’al più se capito nelle mani sbagliate posso convincermi che non lo facciano. Ma non ho bisogno che nessuno mi convinca che i lavoratori, nei più disparati campi, lavorino bene o tanto anche perché non ho proprio gli strumenti per valutare il loro lavoro. Perché mai noi dovremmo convincere l’opinione pubblica che lavoriamo tanto e bene?
        Io punto sul come e sul quanto e per questo pretendo rispetto, cosa che comunque non ottengo né ritengo di poterlo ottenere convincendo qualcuno.

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  8. Sottoscrivo tutte le tue riflessioni cara Marisa, ma come vedi (leggi frz40) dobbiamo passare il tempo a giustificare il nostro tempo. Mi sono seriamente stancata. Dico solo al caro frz40 di riflettere sul fatto che le due categorie lavorative a maggior rischio di burn-out sono medici e insegnanti. D’accordo con lui che certi lavori siano più faticosi fisicamente del nostro e alcuni anche seriamente usuranti, ma il labor non è solo fisico. In questi giorni ho ascoltato storie pesantissime e, poiché sono vista come adulto di riferimento, devo pensare a soluzioni non facili, soprattutto dal punto di vista relazionale. Sa va sans dire che lo faccio, caro frz40, fuori dalle ore di lezione. Ma di nuovo c’è che non ho necessità di convincere nessuno.
    Un abbraccio, Ester.

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    • Cara Ester,
      mi hai tolto le parole di bocca.
      Grazie mille e, coraggio, se non siamo stimati almeno possiamo essere gratificati da quel che facciamo e da come lo facciamo. Costa fatica, sì, ma ricompensa per tutte le critiche ingiuste che ci piovono addosso.

      Un abbraccio.

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  9. Cara Marisa,
    1. Dipende da voi. E da chi se no? Tu stessa dici che bisogna far fare a “chi nella scuola lavora (e non chi non ne capisce nulla)”.
    2. Il problema non è convincere l’opinione pubblica che lavorate tanto, ma quello di guadagnar rispetto lavorando bene. Sono sicuro che tu e la cara Ester lo facciate (e so che i vostri allievi lo apprezzano e ve ne sono grati), ma se i docenti “fannulloni”, continuano a stare al loro posto, non potete pensare che non si rifletta sull’intera categoria.
    3. E, infine: siamo soddisfatti dei risultati della scuola italiana? Se la risposta è sì, allora va bene così, ma se la risposta è no, qualcosa bisognerà pur fare. Ma se non si usano gli strumenti per misurare e premiare i risultati, credo che sia molto difficile ottenerne.

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    • No Frz, non sono d’accordo che i fannulloni screditino l’intera categoria. Sarò stata fortunata ma, nonostante i casi clinici incontrati e nel mio persorso scolastico e in quello di mia figlia, gli insegnanti veramente in gamba sono stati e ancora sono molti di più, e non è possibile che l’impronta alla categoria la diano gli altri!

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      • Mi fa piacere, io vorrei dire altrettanto.

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      • Ho scritto nel commento al Corriere, che riporto più su in risposta a Diemme:

        Io lo so che ci sono anche docenti che non lavorano così tanto. Forse una parte di quelli che criticano il lavoro degli insegnanti ne ha avuti o ha fatto brutte esperienze con i figli. Da genitore ne ho avute di pessime ma non per questo ho denigrato l’intera categoria, proprio perché so che la maggior parte degli insegnanti s’impegna e svolge al meglio il proprio lavoro.

        Errore gravissimo basarsi esclusivamente sulla propria esperienza, e di studente e di genitore. Se non fossi stata un’insegnante e non avessi potuto confrontarmi con realtà diverse, lavorando in scuole diverse e avendo a che fare con qualche centinaia di colleghi, probabilmente la penserei come te. Ma bisogna guardare un po’ più in là del proprio naso.

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      • Marisa, se uno non è nel settore, diventa difficile non guardare più in là del proprio naso…

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      • Certamente, ma allora stia zitto.

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      • Ho l’impressione che se dovessimp parlare solo di ciò che sappiamo sul mondo calerebbe il silenzio…

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      • Non si tratta di parlare, qui si tratta di giudicare e di criticare senza alcuna cognizione di causa. Il discorso è diverso, mi pare.

        Poi, onestamente, non capisco perché accanirsi sulla scuola quando i disastri della sanità (che tutti noi paghiamo!) sono sotto gli occhi di tutti. Mai sentito criticare e giudicare pesantemente la categoria dei medici che non ha mai avuto bisogno di quantificare il suo operato (eppure conosco medici che durante i turni in ospedale ricevono pazienti a pagamento … e poi parlano delle lezioni private dei prof! senza parlare di quelli che si intrattengono, diciamo così, con le infermiere, sempre durante i turni). E certamente un medico dopo 25 anni di servizio non prende 1700 euro al mese.

        In ultimo, la critica è costruttiva quando c’è la volontà di ascoltare le ragioni degli altri. Cosa che non accade nel caso in questione.

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  10. Vi dirò di più. Ho avuto, e mia figlia ha avuto, raramente, qualche insegnante che sarebbe stato meglio non avere mai incontrato, sociopatico, psicolabile e per di più spesso anche ignorante come una cocuzza, o comunque incapace di trasmettere agli studenti qualsivoglia conoscenza o amore della stessa (della conoscenza, non della cocuzza); la maggior parte degli insegnanti, tuttavia, potrei tranquillamente collocarla tra il distinto e l’ottimo però… però di tanto in tanto ne capita qualcuno, più di uno, davvero eccezionale, qualcuno con una marcia in più, di quelli che ti cambia la vita aver conosciuto. Quelli che ci mettono l’anima, che sono non solo pozzi di scienza, ma che di quella scienza hanno assorbito l’anima e la storia, quelli che sono in sintonia con gli uomini attraverso le nazioni e attraverso i tempi, attraverso la storia, la geografia, la scienza e la filosofia, e che tutto questo sanno trasmetterlo a chi abbia la voglia e la fortuna di seguirli.

    Quelli che ti insegnano a vivere, che fanno di te un uomo o una donna, quelli che sono il tuo bagaglio di forza nella vita, e pensi che stanno lì a lavorare tutte quelle ore, spesso giorno e notte, abbenché si tratti, come dice Frz, spesso di tempo autogestito (il che, credetemi, non aiuta, perché tempo autogestito può significare tempo che non finisce mai…)., per 1700 euro al mese, e pensi a quanti che non valgono neanche l’unghia del loro piede prendano di più, poco di più, molto di più, infinitamente di più, e allora pensi che ci sia qualcosa di profondamente ingiusto nelle vita oppure… oppure che i soldi non sono indicativi di nulla, certo non del valore che una persona apporta alla società.

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    • Giusto per puntualizzare: a 1700 euro al mese si arriva dopo 25 anni di anzianità (la carriera non esiste). Voglio vedere se ciò vale per qualsiasi quadro, Fiat o non Fiat, ma anche per qualsiasi altro laureato che abbia un impiego che sulla carta lo impegna per 40-50 ore alla settimana ma in realtà i 60 minuti di ogni ora non sono quasi mai intensi, senza la possibilità di distrarsi nemmeno per 30 secondi, senza poter andare al bagno o a prendere un caffè o semplicemente guardare fuori dalla finestra … le nostre 18 ore in classe sono esattamente 1.080 minuti, non uno di meno. E poi se per qualcuno può risultare comodo lavorare a casa perché ci si gestisce meglio il tempo, per noi è una vera tortura. Io VOGLIO farmi 40 ore fuori casa, come tutti gli altri … purtroppo non mi basterebbero, non avrei una scrivania, un computer a mia disposizione, la stampante, la carta, l’inchiostro, non avrei tutto ciò che a mie spese utilizzo a casa. L’unica cosa che vorrei avere: uno stipendio dignitoso, che tenga conto dei sacrifici fatti per studiare (non solo all’università perché per un insegnante lo studio non ha mai fine), di una laurea presa nel 1985 quando la percentuale di laureati, rispetto alle matricole iscritte quattro-cinque anni prima, era solo il 19%. Soprattutto vorrei la stima e il rispetto che merito io, ma anche la maggior parte dei miei colleghi, e non sentirmi giudicata e non creduta se dico che lavoro tanto ma tanto, più di un operaio in fabbrica.

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  11. Visto che sono stato invitato a stare zitto, mi taccio e toglierò il disturbo da questo blog.

    Se mi è ancora permesso, però, vorrei solo aggiungere che al lavoro ho dedicato tutta la mia vita e se ho sempre lavorato tanto (1749 ore l’anno con 8 settimane di vacanza mi avrebbero fatto giusto il solletico), era solo perché lo ritenevo coerente con le responsabilità assunte.

    Non mi sono trovato mai nella necessità di spiegare la quantità degli sforzi e dei sacrifici fatti.

    Del pari non mi sono mai permesso di giudicare a quale distanza dal proprio naso sapesse guardare chi mi rivolgeva delle critiche, tanto più se non lo conoscevo bene e, soprattutto, se rappresentava il pensiero di gran parte dei miei clienti.

    Con il dovuto rispetto.

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    • «Non mi sono trovato mai nella necessità di spiegare la quantità degli sforzi e dei sacrifici fatti.»
      Ecco, appunto, neanch’io avrei voluto trovarmici ma d’altra parte a nessuno è mai saltato in mente di giudicare l’operato di un quadro Fiat.

      Hai dedicato al lavoro tutta la tua vita e le 1749 ore e due mesi (arridaje!) di vacanza ti avrebbero fatto il solletico? Vogliamo parlare dello stipendio e magari anche della pensione che probabilmente noi non avremo mai o forse l’avremo a 70 anni, se va bene?

      La chiusa mi pare, poi, alquanto indelicata, visto che il rispetto (per il mio lavoro) non l’hai manifestato in due anni e mi riferisco al fatto che, quando si denigra la categoria pur attribuendo dei meriti al singolo, anche quel singolo si sente denigrato.

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    • Franz, esprimo il mio pensiero, non conosco quello di Marisa, ma mi dispiace quando leggo “toglierò il disturbo da questo blog”. Mi dispiace, perché poi questo fa passare la voglia di esprimere idee contrarie, e allora chiudiamoli pure questi blog, se ci dobbiamo respirare solo l’aria fritta dei convenevoli! Io trovo interessante questo scambio di opinioni, e le rimostranze di Marisa le ho viste non come un attacco personale a te, ma uno sbotto generale nei confronti di chi continua a giudicare non avendo vissuto una certa realtà. A sentirsi sempre fare le stesse accuse, a sentirsi in posizione di svantaggio e pure giudicati, uno si stanca e può anche perdere la pazienza e mettersi sulla difensiva, ma questo nulla toglie alla possibilità di scambio e di considerare anche altre argomentazioni.

      Io non ricordo quando e non ricordo perché, ma una volta facesti questa mossa anche sul mio blog, e siamo stati anni senza comunicare. Io, personalmente, penso che ci siamo persi qualcosa. Non ricordo neanche chi fece il primo passo verso l’altro, conoscendomi suppongo di essere stata io, ma non si sta meglio così, a scambiare quattro chiacchiere tra amici, sia pure accalorandosi e persino accapigliandosi, che non rinchiudersi nella propria torre? E’ vero, nel mondo ci sono talmente tante persone che non vale proprio la pena starsi a rovinare il fegato con quelle che non ci interessano, ma apparteniamo a questa categoria? Mi auguro davvero di no.

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  12. Cara Diemme,
    Ricordo benissimo la mia impuntatura sul tuo blog e, lo confermo, sei stata proprio tu a riprendere i contatti dopo più di un anno. Brava, te ne sono grato.
    Anche adesso sei molto carina con questo tentativo di far da paciere. Hai ragione nel dire che non comunicando si perde qualcosa, ma non credo che questo sia il caso e non sono io quello che ha invitato l’altro a tacere.
    Vedi, sono ormai anni che Marisa ed io battibecchiamo sui temi della scuola e conosciamo perfettamente le rispettive posizioni che, ahimè, sono piuttosto distanti su molti punti.
    Non sto qui ad elencarli, ma quello focale è sempre che cosa possono fare gli insegnanti per migliorare la situazione. Su questo Marisa sostanzialmente non accetta che chi sta dall’altra parte della barricata – benché di tutto il sistema scuola sia il vero cliente – possa aver idee contrarie alle sue, essendo incompetente per definizione, in quanto non insegnante.
    Ora, non essendo io insegnante, non vedo che cosa ci sto ancora qui a fare.
    Mi spiace soltanto di una cosa: che Marisa si sia sentita toccata personalmente dalle critiche (denigranti? ma dove?) che ho rivolto agli insegnanti nel loro complesso, dimenticando tutte le volte che le ho manifestato il mio apprezzamento per la dedizione e la passione che dimostra nel suo lavoro e che i suoi allievi certamente (l’ho detto anche più sopra) le riconoscono.
    Come dici tu probabilmente è uno sbotto da stress – e il tono e il contenuto della sua ultima replica non possono che confermarmelo – ma cosa voi, tutti abbiamo i nostri problemi e i miei, purtroppo, sono anche piuttosto seri.
    Ti ringrazio comunque per questo tuo tentativo, che ho molto apprezzato. Un abbraccio.

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