SVENTATO (PER ORA) IL PERICOLO DELL’AUMENTO DELL’ORARIO, SI RIPARLA DELLA DIMINUZIONE DI UN ANNO DELLE SUPERIORI

Non c’è nulla da fare: sulla scuola i tagli s’han da fare, in una maniera o nell’altra.

Cancellato dal ddl stabilità l’aumento dell’orario per i docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado (e ci siamo pure presi una bacchettata dal premier Monti), pare che il governo stia partendo al contrattacco. Secondo delle indiscrezioni riportate da Tuttoscuola.com, infatti, a Palazzo Chigi, mentre si discuteva dello sblocco degli scatti di anzianità per il 2011 (e tanto è bastato per sospendere lo sciopero del 24 u.s. da parte della maggioranza delle sigle sindacali), il discorso è scivolato sull’eventualità di accorciare di un anno il percorso di studi.

L’ipotesi di anticipare l’ingresso alla primaria a 5 anni è naufragata per il possibile effetto della doppia annualità di partenza e della determinazione di un’onda anomala lunga dodici anni con l’aumento del 20% dell’organico di scuola primaria. Impraticabile pure la riduzione di un anno della scuola secondaria di primo grado (ex scuola media) già proposta dodici anni fa dal ministro Berlinguer e non accolta con favore dai docenti.

Cosa rimane, dunque, per abbreviare il corso di studi e “licenziare” gli studenti a diciotto anni, come in gran parte d’Europa? Solo la decurtazione della secondaria di secondo grado. Anche questa proposta non è nuova. L’intenzione era più che manifesta nella riforma Gelmini: i cinque anni, infatti, sono stati suddivisi in due bienni e un anno conclusivo. Che c’è di più facile, dunque, dell’eliminare quell’ultimo anno? Certo, sulla carta è molto facile, tuttavia bisogna fare i conti con i programmi che dovrebbero essere completamente rivoluzionati e “spalmati” su quattro anni anziché cinque.

Naturalmente questa proposta ancora in germe ha solo ed esclusivamente un obiettivo: tagliare i posti di lavoro e, perciò, risparmiare sugli stipendi. A conti fatti, porterebbe alla riduzione del 20% delle 220mila cattedre attualmente esistenti, con la conseguente perdita di circa 44 mila posti per gli insegnanti. Se poi consideriamo che l’innalzamento dell’età pensionabile costringe a stare in cattedra i docenti ben oltre i 65 anni, la situazione potrebbe risultare catastrofica per i giovani insegnanti e per quelli, meno giovani, immessi in ruolo negli ultimi anni.

C’è, tuttavia, un’altra considerazione da fare. Gli studenti, a detta dei docenti universitari, sono sempre più ignoranti. Forse i nostri governanti sperano che, accorciando la durata della scuola superiore, si diano maggiormente da fare, sollevati dalla prospettiva di diplomarsi in meno tempo e, quindi, annoiandosi di meno?

E della scuola media non si parla mai. Non si dice, ad esempio, che è ferma al 1979, almeno per quel che concerne i programmi e lo spirito del ciclo di studi: preparare gli alunni ad affrontare il mondo del lavoro. Tuttavia, nel frattempo è stato elevato l’obbligo scolastico a 16 anni, includendo, dunque, anche il biennio della scuola superiore. Il tutto, senza un corretto adeguamento del biennio stesso che, diverso per i licei, gli istituti tecnici e professionali, di fatto non completa l’istruzione degli allievi che, nel caso in cui decidano di non frequentare oltre le scuole superiori, si trovano in balia del nulla, visto che la formazione professionale non ha il dovuto rilievo ed è scarsamente pubblicizzata. Insomma, un obbligo scolastico che si rispetti, dovrebbe contemplare un biennio unico, come prolungamento della scuola media, e dare ampie e corrette informazioni sulle opportunità che chi lascia gli studi “regolari” può avere.

In conclusione, nell’ambito dell’istruzione ci sono numerose lacune da colmare, a partire da una riforma seria della scuola media. E invece il nostro governo parla di accorciare la durata della scuola superiore, ritenendo la proposta di grande utilità alla scuola del futuro per arrivare al 2014 con un lavoro preliminare alle spalle. Continuando a spacciare per innovative proposte che hanno il solo scopo di risparmiare. E con quale coraggio si può anche solo pensare che la qualità dell’istruzione migliori senza investire e continuando a tagliare?

[immagine da questo sito]

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Pubblicato il 26 novembre 2012, in docenti, scuola, studenti con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 8 commenti.

  1. Non ho neanche più la forza di commentarle queste notizie (compreso anche il tuo precedente post sulla bacchettata di Monti), tanta e tale è l’ignoranza e l’incompetenza con cui viene (bis)trattata la scuola. Mi sembra assurdo e sfacciato l’atteggiamento di chi insista a voler tagliare sull’istruzione, quando i tagli che potrebbero risanare le casse dello stato sono ben altri. Mi sento ostaggio di una banda di deficienti (nel senso etimologico del termine)!!!

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  2. Di biennio comune,con materie opzionali di indirizzo si parlava già 40 anni fa.Permetterebbe di capire se si è portati per continuare gli studi in un successivo triennio o immettersi nel mondo del lavoro con un titolo riconosciuto,conseguito mediante un esame di Stato. Invece in tanti anni non si è fatto niente, mentre si continua a voler abbreviare la durata degli studi,senza capire che,al di là del problema occupazionale dei docenti,per gli studenti un anno in più o in meno incide sulla formazione culturale e umana.Occorrerà una nuova battaglia,come quella contro le 24 ore!

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    • Il biennio unico sarebbe (ma forse dovrei dire sarebbe stato, visto che la riforma della secondaria di secondo grado è già stata fatta) l’unica soluzione saggia. A tredici anni, infatti, i ragazzini hanno delle grosse difficoltà a scegliere e spesso le loro scelte sono indirizzate verso determinate scuole per volontà dei genitori o per seguire gli amici. Prova ne sia il fatto che, ad esempio, al liceo scientifico arrivano allievi poco motivati (e poco convinti!), senza una seria volontà di impegnarsi, con scarse competenze e, a volte, anche scarsa capacità di concentrarsi a scuola (vorrei dire poco scolarizzati ma so che per molti ciò sarebbe offensivo).
      Secondo me il biennio unico potrebbe proporre, accanto alle materie obbligatorie, altre facoltative maggiormente “d’indirizzo”, anche per sperimentare le proprie capacità e attitudini nei confronti di un certo tipo di scuola per cui si pensa di essere portati. Sarebbe, però, un banco di prova e non costringerebbe poi a passaggi da un istituto all’altro, spesso difficili e accettati malvolentieri. Sembra incredibile ma la maggior parte degli studenti si intestardisce a rimanere nella scuola superiore scelta anche a costo di collezionare bocciature e, purtroppo, l’abbandono definitivo degli studi.

      Decurtare di un anno la scuola superiore sarebbe, poi, una mossa poco felice. Io ho raccolto spesso le esperienze dei ragazzi che scelgono di passare un anno all’estero. Quando tornano è come se avessero fatto un anno di vacanza e riprendere è dura, anche perché sono costretti a svolgere i programmi per conto loro visto che all’estero, specie negli USA, a detta di tutti, la scuola è all’acqua di rose. Ciò significa che la scuola italiana, checché ne dicano gli “esperti” che si basano solo sui dati OCSE (per nulla attendibili proprio perché i test non tengono conto delle molteplici peculiarità delle scuole coinvolte), è di gran lunga migliore di tante altre realtà scolastiche nel mondo. Cercare di emulare gli altri solo per risparmiare i soldi degli stipendi dei docenti (è questa la vera “mossa strategica”), equivarrebbe ad uccidere definitivamente la scuola italiana.
      Per salvare “la malata grave” siamo pronti ad un’altra battaglia.

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  3. Non sanno più cosa inventarsi per risparmiare,stanno facendo tagli catastrofici nei punti principali per gli Italiani ,cioè Sanità Pubblica e scuola ,quando come dice Monique sanno benissimo dove dovrebbero tagliare .
    Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
    un caro saluto.

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  4. Perché il “ragioniere” ha sempre la meglio sulla ragione? Possibile che ai “professori” governativi non interessi la crescita educativa e culturale dei nostri ragazzi?
    A presto, Es.

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    • Non credo che ai nostri governanti non interessi la crescita educativa e culturale dei nostri ragazzi, visto che i finanziamenti alla scuola privata sono molto consistenti, mentre si continua a tagliare su quella pubblica. Interessa, dunque, solo una certa cultura.

      Un abbraccio.

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