PRECARI DELLA SCUOLA: PENDOLARI PER PASSIONE

Tutti i docenti, chi più chi meno, agli inizi della carriera hanno fatto i pendolari. Qui in Friuli, ad esempio, praticamente nessuno ha potuto evitare la montagna, con distanze da coprire che possono arrivare anche a un centinaio di km, solo andata. Molte volte, la nomina in città come Tarvisio (per chi non conosce i luoghi, praticamente l’ultimo grosso centro abitato prima del confine austriaco) costringe al soggiorno obbligato e a spese non indifferenti di vitto e alloggio. Ma lo si fa, anche se ciò che resta dello stipendio mensile è ben poca cosa, per poter ottenere un punteggio che permetta una migliore posizione nelle graduatorie.

Non capita di rado che i pendolari siano un po’ speciali. Non di quelli che si fanno 100 o 200 km al dì. Capita che se ne facciano anche più di 1000 alla settimana. Sono i giovani che, pur di ottenere il punteggio, accettano le supplenze nelle regioni del nord, provenendo dal sud. Spesso si tratta di “precari storici”, quelli che insegnano da decenni e che non hanno speranza non solo di ottenere una nomina in ruolo, ma anche di poter lavorare come supplenti vicino a casa.

La storia di due docenti del sud che lavorano in Friuli è, però, singolare.

Giusy, all’anagrafe Giuseppina Attianese, ha 28 anni ed è salernitana. Laureata in Comunicazione e marketing, ha accettato una supplenza di sei mesi come insegnante di informatica. Fin qui, nulla di speciale. Ma la supplenza è di sole due ore alla settimana nella sede sangiorgina dell’Isis Malignani. Tutti i lunedì prende il treno da Castel San Giorgio, in provincia di Salerno, e arriva a San Giorgio di Nogaro (ironia della sorte: due città che portano il nome del santo che sconfisse il drago!): circa 1600 chilometri la settimana, andata e ritorno. Lo stipendio mensile è di 174 euro a fronte di una spesa di 547 euro al mese per i viaggi. Tutto per accumulare punteggio e scalare le graduatorie.

Poi c’è Rosario Calogero che arriva da Mazara del Vallo, in Sicilia, e ogni settimana si fa 3300 chilometri, sempre andata e ritorno, per fare un’ora di lezione di chimica all’Iti di Cervignano. Lo scopo è sempre quello: accumulare punteggio e sperare di ottenere un posto più comodo.

Poi c’è chi dice che gli insegnanti scelgono questo mestiere perché è comodo e ben remunerato, rispetto all’impegno che richiede. Io a costoro dico: la storia di Giusy e Rosario insegna che questa professione si fa per passione, anche a costo di rimetterci economicamente. Altro che comodo lavoro ben retribuito! Se non ci fosse la passione, questi due ragazzi potrebbero benissimo trovare un lavoro sottopagato, magari nei campi, più vicino a casa. E se, a questo punto, qualcuno osserva che nella scuola pubblica molte sono le braccia rubate all’agricoltura, rispondo: vadano loro a lavorare i campi, dando speranza a questi giovani che, in un momento di crisi profonda come quello attuale, non si rassegnano e sperano di realizzare il loro sogno.

[fonte: Messaggero Veneto]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 20 novembre 2012, in docenti, precariato, scuola con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. L’ha ribloggato su Scelti per voie ha commentato:
    Questa è l’Italia… 😦

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