DO YOU SPEAK ENGLISH? NO, I’M ITALIAN!


Che la conoscenza dell’Inglese da parte di noi Italiani sia scarsa, me n’ero accorta frequentando vari corsi internazionali in UK. E non sto parlando di chi sa pronunciare a mala pena qualche frase, quelle che permettono di sopravvivere. Parlo di persone che, come me, si recano in Inghilterra per perfezionare la lingua, partendo da un livello certificato piuttosto elevato. Però è un dato di fatto che noi, al confronto di Spagnoli, Portoghesi, Tedeschi, Ungheresi, Polacchi, Francesi … solo per rimanere nella UE, siamo decisamente delle schiappe. Siamo impacciati, alla disperata ricerca del lessico che proprio non riusciamo a memorizzare (mi riferisco ad una varietà lessicale appena accettabile), ci dimentichiamo le regole più basilari come la esse della terza persona singolare dell’indicativo presente o il differente uso del Simple Past e del Present Perfect.

Mi sono spesso chiesta come mai in Italia le lingue straniere (non solo l’Inglese!) s’imparino poco e male. Evidentemente c’è qualcosa che non va a livello didattico. Eppure anche gli studenti che frequentano per anni i corsi nelle scuole private, riuscendo pure ad ottenere una certificazione a livello intermedio, sono davvero poco preparati. Ho riscontrato questa carenza anche correggendo le tesine dei maturandi: nella parte in lingua inglese ho riscontrato errori banali sia a livello morfo-sintattico sia a livello ortografico.

Le mie semplici osservazioni ora trovano riscontro in una ricerca, EF EPI (English Proficiency Index), basata su un test di grammatica, vocabolario, lettura e comprensione orale della lingua sottoposto a 1,7 milioni di adulti in 54 Paesi del mondo nel triennio 2009-2011. In base ai risultati, l’Italia si colloca al 24° posto per la padronanza dell’inglese, in coda a tutti i Paesi dell’Unione Europea. Ai primi posti si classificano la Svezia (con un indice EPI di 68,91), la Danimarca (67,96) e i Paesi Bassi (66,32).

L’Italia ha un indice di 54,01 ma le differenze regionali sono notevoli: al primo posto troviamo il Friuli – Venezia Giulia (la mia regione!) con un indice pari a 59,19, allo stesso livello di Germania e Polonia. Seguono la Lombardia (57,38) trainata da Milano (58,60) e dal Lazio (56,03). All’ultimo posto la Calabria (47,88), la cui capacità linguistica è paragonabile a quella del Venezuela o della Siria.

Nell’articolo di Tuttoscuola.com da cui ho tratto questi dati si fa una seria riflessione sui dati concernenti la disoccupazione giovanile al sud, specie in Calabria, appunto: 38,8% (40,6% per le donne) contro un tasso di disoccupazione giovanile nazionale del 27,9% (dati del rapporto Employment Outlook dell’Ocse relativi alla fine del 2010). Che ci sia un raccordo tra scarsa conoscenza dell’Inglese e la difficoltà nel trovare un’occupazione da parte dei giovani?

[immagine tratta da questo sito]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 5 novembre 2012, in giovani d'oggi, scuola con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 12 commenti.

  1. Può darsi che una correlazione tra le due cose ci sia, quel che è certo è che il sistema attuale di didattica delle lingue non è funzionale alle esigenze attuali. C’è anche da dire che la serietà con cui si affronta l’impegno scolastico ha il suo peso…io a scuola ho sempre studiato francese e, sin dalle medie, le mie prof facevano lezione in lingua, il risultato è che adesso, nonostante non utilizzi il francese quotidianamente, non ho particolari problemi a parlarlo e comprenderlo.
    L’inglese, invece, è una lingua di cui non mi piace il suono 😦
    Sarei interessata, invece, a un bel corso di tedesco!

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    • Anche se la lingua che conosco meglio (e ho studiato di più … e quando dico “studiato” intendo seriamente, tanto che, ripresa in mano la lingua dopo 23 anni, in pochi mesi ho passato l’esame per la certificazione B2) è l’inglese, adoro il francese che ho studiato solo due anni. Leggendo capisco tutto, quando mi parlano capisco abbastanza ma ormai penso di non riuscire a spiccicar parola. 😦

      Al contrario di te, non ho mai amato il tedesco e mai pensato di impararlo (eppure ho una particolare predisposizione per le lingue, conosco anche lo spagnolo e, prima di passare a Lettere, ho frequentato due anni di Lingue). Ricordo un battibecco con un’amica austriaca al mare: io sostenevo che il tedesco fosse una lingua dura, che quando i tedeschi dicono “ti amo” sembra che ti mandino a quel paese. Lei, imperturbabile, rispose: “I francesi, invece, sembra che ti dicano “ti amo” anche quando ti mandano a quel paese. 🙂

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  2. In realtà nemmeno gli spagnoli sono particolarmente bravi in inglese, anzi, loro proprio si rifiutano di impararlo, ne è la prova il fatto che molte parole che entrano nel nostro lessico come prestiti non adattati vengono invece tradotte integralmente in spagnolo (ad esempio una sigla che mi ha sconvolta quando l’ho sentita per la prima volta: OVNI – objeto volador no idenfiticado – per UFO!).
    Comunque credo che ci sia uno scarso interesse da parte degli italiani in generale per tutte le lingue, perchè siamo troppo orgogliosi della nostra lingua (che peraltro è parlata, scritta e conosciuta molto male dagli stessi italiani!!!) per doverci “abbassare” ad impararne un’altra. Poi il fatto che l’inglese sia notoriamente la lingua internazionale la rende quasi una lingua di prestigio, ed è per quello che parliamo nello specifico di questa lingua, però tutte le altre hanno subito e subiscono la stessa sorte.

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    • Per dire la verità, gli spagnoli che ho incontrato io in UK erano insegnanti di Inglese, quindi dovevano per forza conoscerlo bene.

      Sulla scarsa conoscenza dell’Italiano da parte dei madrelingua, concordo. Penso, invece, che l’Italiano sia una lingua non troppo studiata all’estero perché particolarmente difficile. Mentre non concordo sul fatto che noi siamo orgogliosi per imparare altre lingue: sono convinta, invece, che proprio gli Inglesi , eccetto ovviamente quelli che vivono in Paesi stranieri, non abbiano alcun interesse a studiare altre lingue perché sanno che la loro è la più conosciuta al mondo.
      Sono anche d’accordo sulla scarsa conoscenza di altre lingue: a scuola si studia prevalentemente l’Inglese e anche male. Un vero peccato, considerando che i giovani hanno più possibilità di trovare lavoro – o di andare all’estero – conoscendo le lingue.

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  3. Noi italiani non siamo abituati a pensare che l’inglese deve diventare come una seconda lingua per tutti!

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    • Vallo dire ai ministri dell’istruzione … io inserirei nei piani di studio due lingue comunitarie fin dalla prima elementare (è vero o no che i bambini imparano più in fretta?) e invece con le varie riforme le ore di inglese sono diminuite e mi pare sia stata eliminata la seconda lingua alle medie. Ovviamente perché ciò che conta è tagliare un po’ di cattedre per risparmiare sugli stipendi. In questa logica, non lamentiamoci della scarsa preparazione degli studenti.

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      • Qui alle medie la seconda lingua c’è e ha le stesse ore della prima…cioè troppo poche! E’ una contraddizione che in questi tempi non si dia la giusta importanza alle lingue e ancor più triste che persino apprendere la propria lingua madre non è considerato prioritario…perchè a scuola ti accorgi che per molti (parlo di italiani) anche l’italiano è una lingua straniera!!

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      • Infatti la difficoltà maggiore nell’apprendimento delle lingue straniere è data dalla scarsa conoscenza delle regole della lingua madre. Ciò vale anche per il Latino, ad esempio. Per l’italiano considera che i programmi, almeno alle superiori, includono tutto lo scibile umano e non è davvero facile dare spazio alla grammatica. Ricordo che quand’ero nell’anno di prova alle medie, il preside intimò di non fare grammatica perché non andava più di moda. Ovviamente, essendo la situazione delicata, non osai contraddirlo …

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      • Andrebbe bene anche una lingua ma fatta bene!

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  4. Lo studio di una lingua straniera inizia nella scuola primaria e alla scuola media si studiano 2 lingue straniere : inglese( per 3 ore) e un’altra lingua,per lo più francese o spagnolo (per 2 ore).Purtroppo si studia poco il tedesco,che invece, secondo la mia esperienza , è meno difficile di quanto si creda,perché ha regole di pronuncia fisse e un lessico simile all’inglese(data la comune origine germanica). Il problema sta nel COME si studiano queste lingue e anche la lingua italiana,con poca attenzione per grammatica e lessico.

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    • Dalla preparazione con cui arrivano in prima liceo (dopo ben 8 anni di Inglese a scuola!) deduco che i casi siano due:

      1. alla primaria fanno poco o nulla, giusto per divertirsi. S’impara comunque, poco ma s’impara. Poi alle medie dovrebbero fare sul serio e invece penso proprio che lo studio della lingua sia proposto in modo sbagliato, altrimenti avrebbe più successo.

      2. alla primaria i bambini imparano la lingua senza approfondire la conoscenza delle regole. Alle medie pensano che si possa continuare a divertirsi senza impegnarsi nello studio della grammatica. E così si va avanti senza studiare.

      Quale dei due?

      Un altro problema è quello dello studio del lessico. Sembra che il vocabolario sia l’ancora di salvezza (anche per il latino, naturalmente) ma non pensano che nella comunicazione orale non si può sfogliare tranquillamente il dizionario.
      Aggiungiamo che la comunicazione in lingua è difficile e spesso non coinvolge tutti. Ne so qualcosa dall’esperienza CLIL (l’insegnamento delle mie materie in inglese). Quando faccio lezione in lingua obbligo gli allievi a comunicare in Inglese, anche se devono chiedere di andare ai servizi. 🙂 Siccome questo tipo di didattica ha un’impostazione poco frontale, lavorando molto in gruppo o a coppie, quando devono svolgere delle attività, nonostante l’obbligo di comunicare esclusivamente in Inglese, la maggior parte lo fa in italiano. Ma io come faccio a controllare tutti, quando ho 26-28 allievi per classe?

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