DISABILITÀ A SCUOLA: ARRIVANO I CARABINIERI PER FERMARE BAMBINO IPERATTIVO

Il fatto è accaduto nell’opitergino-mottense: un bambino iperattivo e dislessico, rimproverato dalla maestra, per tutta risposta ha lanciato verso di lei un tubetto di colla che, comunque, non pare averla colpita. Per tutta risposta, l’insegnante ha chiamato i Carabinieri che, intervenuti, hanno riportato la calma e lo scolaro è rimasto a scuola fino al termine delle lezioni.

Premetto che mi fido fino a un certo punto di ciò che leggo sui giornali. Parrebbe, comunque, che questo bambino (la cui disabilità, in ogni caso, non sembra grave … anche di mio figlio le maestre dicevano che era ipercinetico e la dislessia non è certo una disabilità fra le più problematiche) abbia già in passato creato problemi tali da costringere le famiglie a tenere i bambini a casa in attesa della risoluzione del problema. Mi chiedo, a questo punto, se sia stato fatto davvero qualcosa per risolvere un tale problema: si parla di maestre e bambini picchiati, in altre occasioni, tornati a casa pieni di lividi. Secondo quanto dichiarato dal direttore del distretto si starebbe cercando di far fronte al problema chiedendo il trasferimento del bimbo in un’altra scuola. Della serie: scarichiamo il barile che poi a caricarselo sulle spalle ci penseranno altri.

Venendo alla vicenda recente, la maestra, non potendo chiamare i genitori, a cui è stata tolta dal Tribunale, un mese fa, la potestà scolastica (onestamente ne ignoravo l’esistenza …), ha pensato bene di ricorrere alle forze dell’ordine. Mi vengono in mente le bonarie minacce che tutti noi, almeno una volta, abbiamo rivolto ai figli disubbidienti: guarda che se non la smetti chiamo i carabinieri! (o i poliziotti, i vigili urbani … insomma, qualcuno che non sia proprio l’uomo nero al quale nessun bambino ha mai creduto) Mi chiedo, inoltre, se il bimbo abbia un insegnante di sostegno e se questa maestra sia la titolare oppure supporti il bambino durante le lezioni. In ogni caso, per quanto problematica sia questa creatura, possibile che non si possa trovare una soluzione diversa dall’intervento dei carabinieri? Consideriamo che anche per gli altri bambini non dev’essere stato spettacolo gradito vedere entrare in aula degli uomini in divisa.

La madre, da parte sua, spiega cosa sia successo: «Durante la lezione mio figlio stava chiacchierando con un compagno. La maestra lo ha richiamato e poi gli ha chiesto di uscire dalla classe. Il bambino le ha risposto di no e la maestra lo ha tirato per un braccio per portarlo fuori. Mio figlio allora si è divincolato e le ha tirato contro la colla. […] Io mi chiedo perché la dirigenza scolastica abbia chiamato i carabinieri e non i servizi sociali territoriali di competenza».

A me le osservazioni della madre sembrano corrette. Visto che le è stata tolta la potestà scolastica (a parte tutto, mi chiedo per quale motivo), ha diritto ad affidare il figlio a persone competenti che sappiano come reagire di fronte alle sue intemperanze e magari siano in grado di trovare il sistema di arginare il fenomeno dell’iperattività. Credo inoltre che conti molto l’ambiente in cui il bimbo è inserito: se lo sente ostile (visti gli episodi pregressi), non troverà mai una motivazione per imparare, godendo anche dei momenti ludici che in una scuola primaria non possono mancare.

Mi rendo conto che la vicenda è complessa e che, date le poche informazioni offerte dalla stampa, è impossibile esprimere un giudizio. Le mie sono solo riflessioni “ad alta voce”, senza la volontà di schierarmi da una o dall’altra parte.

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 19 ottobre 2012, in bambini, famiglia, scuola primaria con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 11 commenti.

  1. Concordo con le tue osservazioni! Certo che talvolta la realtà è ben peggio di certi film!

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  2. Riguardo le problematiche degli alunni segnalati ogni caso è a se, non si può quindi avere un’opinione e un metodo che vada bene per tutti. L’alunno in questione mi ricorda uno dei miei l’anno scorso, pesantemente problematico e spesso violento anche con i compagni. Era seguitissimo a livello di sostegno e l’insegnante che lo seguiva teneva regolari contatti con i servizi sociali, i quali tendevano a scaricare le competenze a questo e quello. I genitori erano disponibili ad incontrarci e in qualche modo collaboranti. Insomma, la “rete di protezione” era forte, ma questo non è bastato a renderlo gestibile ed inoltre, personalmente, mi ponevo interrogativi sulla tutela degli altri compagni, che pure doveva esserci… So di dire una cosa che non riscuote molti consensi, o che spesso viene fraintesa, ma di fronte a questi casi mi chiedo se per loro ha senso trascorrere l’intero tempo scolastico così, se non sia eccessiva la quantità di richieste o stimoli cui sono sottoposti e se, infine, non si sentano frustrati a confrontarsi continuamente con compagni che saranno in qualsiasi cosa migliori di lui. Mi chiedo se non valga la pena valutare soluzioni alternative, anche perchè gli stessi insegnanti sono disarmati nei confronti di casi simili, quindi posso comprendere il ricorso alla forza pubblica. Tanto per completare, in un’altra classe c’era un alunno simile, con problemi caratteriali ancora più marcati, che spesso tentava di scappare da scuola e qualche volta ha fatto grossi danni alla struttura.

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    • Io non ho esperienza in quest’ambito, in quanto al liceo non ci sono disabili gravi e alla scuola media ho insegnato poco e moltissimi ani fa. Ritengo che ogni situazione sia diversa e non fatico a credere che ogni giorno molti di voi che insegnano alle medie (per non parlare delle primarie) abbiano un bel daffare per tenere a bada alunni iperattivi e per prendersi cura dei disabili ben più gravi. Penso, però, che sia una vergogna la mancanza di supporti, di formazione ad hoc, di collaborazione tra gli enti .. insomma, per la gestione di certe problematiche non ci si può arrangiare e la buona volontà non basta.

      Quanto all’eventualità di trovare soluzioni alternative, io non mi scandalizzo né penso che sia un pensiero discriminante, anzi, potrebbe far parte di quel percorso individuale cui gli allievi disabili hanno diritto. Ma parlare di questo in tempo di crisi è del tutto inutile.

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  3. Un gesto del genere da parte del bambino e una tale reazione da parte dell’insegnante sono la dimostrazione di un pessimo rapporto interpersonale tra i due; quindi ben venga il trasferimento del bambino in altra scuola,non per scaricare ad altri le responsabilità ma con la speranza che il bambino possa comportarsi diversamente in un ambiente nuovo e, si spera, meno ostile.
    Diverso è il caso dei portatori di handicap inseriti nella scuola:in molti casi giova sia al ragazzo che ai compagni, che vengono sensibilizzati; ma in casi gravi costituisce un grosso problema e non giova affatto al disabile,che resta isolato e non può neppure essere adeguatamente aiutato a sviluppare le sue pur ridotte potenzialità,come avverrebbe in strutture apposite; al limite,si potrebbe prevedere la presenza in classi normali solo per qualche attività socializzante(giochi di gruppo,…),distinguendo caso da caso

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    • Io non ho esperienza per esprimermi. Può darsi che tu abbia ragione nel vedere per il bambino un’opportunità di cambiare scuola, vista la gestione delle sue problematiche, anziché uno scaricabarile. Non so.

      La disabilità è un grosso problema solo perché il sostegno non è garantito, spesso gli insegnanti di sostegno non sono ben preparati (accettano loro malgrado pur di lavorare…), i docenti titolari non sono in grado di affrontare le varie situazioni, sia per mancanza di competenze sia per il poco tempo che hanno e il numero di studenti cui debbono badare, le famiglie non sempre collaborano con i docenti per il bene dei loro figli. Credo che il problema sia in realtà la somma dei vari problemi.

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