SCUOLA SECONDARIA: AUMENTO DELL’ORARIO A 24 ORE? CARO MINISTRO, CI VUOLE TUTTI PAZZI?


Da quarantotto ore le voci si rincorrono e pare che la conferma sia arrivata dal ministro Profumo. In un articolo pubblicato su Repubblica si rende noto che i ddl Stabilità prevede che le ore settimanali degli insegnanti delle scuole secondarie debbano passare da 18 a 24.

Già ieri mattina a scuola c’era un bel po’ di maretta. Ah, a proposito, ci sarebbe stato sciopero ma eravamo tutti lì, o quasi. Non conosco i dati sulla partecipazione ma almeno qui la situazione era tranquilla. D’altra parte, di questi tempi chi rinuncia a 80 euro in busta paga per protestare contro i sordi? Sì, perché se erano sordi i politici non è che questi tecnici (dei miei stivali, aggiungerei) lo siano di meno. Fanno e disfanno ciò che vogliono atteggiandosi a salvatori della patria. Peccato che calpestino i diritti dei più poveri e indifesi, delle categorie maggiormente discriminate, come la scuola, per mantenere i propri privilegi e quelli dei compari politici. Perché è ovvio che questi tecnici stiano già pensando alla politica …

Ma veniamo al dunque: tutti a scuola per 24 ore settimanali, senza aumenti di stipendio (ma va?), anzi, pare che chi vorrà lavorare 18 ore, si vedrà decurtare il misero mensile. Tutto ciò, nonostante il contratto sia scaduto da quattro anni (e un’indennità di vacanza contrattuale di circa 13 euro mensili che dal prossimo anno verrà tolta!) e gli scatti bloccati fino al 2015 (qualcuno dice fino al 2017). Mentre i costi aumentano sempre più e il potere d’acquisto degli stipendi cala inesorabilmente, i docenti italiani saranno i nuovi poveri del futuro.

Io, lo confesso, questa strategia volta a tartassare i più deboli, a ridurre la cultura al ruolo di cenerentola relegata accanto al camino mentre la politica può andare al ballo tutte le sere, non la capisco. C’è la crisi economica, da una parte aumentano le tasse e dall’altra ci abbassano gli stipendi: COME PENSANO DI FAR DECOLLARE L’ECONOMIA QUESTI TECNICI DEI MIEI STIVALI?

Il nostro ministro tecnico fa rimpiangere persino la Gelmini – Pinocchio che, appena avuto il mandato, a proposito degli stipendi degli insegnanti, aveva detto che erano troppo bassi e che dovevano essere allineati alla media europea; poi, rimangiandosi tutto, ha partorito (oltre che la figlia Emma) la sperimentazione del merito, premiando i docenti più bravi e le scuole migliori, ovviamente stabilendo arbitrariamente la rosa dei partecipanti e senza obbligare nessuno. Democratico, no?

E ora arriva Profumo che dichiara che bisogna portare il livello di impegno dei docenti sugli standard dell’Europa occidentale. Ok, mi sta bene. Allora EQUIPARIAMO ANCHE GLI STIPENDI ALLO STANDARD DELL’EUROPA OCCIDENTALE. Eh, no, signori miei, l’aumento di stipendio, seppur legittimo, è impossibile per il Paese. Quindi, siamo noi i nuovi eroi, quelli che salvano la Patria, lavorando di più (con la conseguenza di un bel po’ di posti di lavoro in meno! Mi domando perché mai facciano i concorsi …) senza chiedere nulla in più perché pronti al sacrificio.

Chiediamo alla scuola un atto di generosità. Di più, un patto che rifondi questo mestiere così importante. Così si esprime il ministro. Ma di quale patto sta parlando? Un patto presuppone un’intesa fra le parti, o no? Ha chiesto il nostro parere? E come pensa di riuscire a rifondare questo mestiere così importante se lo sta affossando del tutto? E se è così importante, se viene ad esso riconosciuto il giusto valore, perché non gratificarlo, in modo che la gente (non oso più parlare di docenti) lavori meglio, invece di continuare a dare mazzate ai dipendenti scolastici, fino a ridurli in schiavitù?

E poi la beffa, oltre che il danno. La classica ciliegina sulla torta che a me, personalmente non piace tant’è che la sputo: in cambio di questo sacrificio, i docenti avranno dei giorni di ferie in più, naturalmente da spendere durante il periodo estivo quando le attività didattiche sono sospese. Un contentino che, pur senza responsabilità da parte nostra, abbiamo di fatto sempre avuto. Chi mai viene richiamato in servizio d’estate? E non siamo certo noi a chiedere di rimanere a casa. Ma allora, mi domando, se Profumo vuole zittire le malelingue che ci rinfacciano, puntualmente ad ogni inizio delle vacanze estive, che abbiamo troppe ferie, perché mai ce ne concede di più, con tutti i crismi dell’ufficialità, e ci fa lavorare sei ore in più alla settimana durante l’anno scolastico, quando siamo già oberati dal lavoro, senza tregua nemmeno durante il week-end? Perché, invece, non ci costringe a lavorare d’estate, con calma, nella progettazione didattica e nell’autoaggiornamento?

E non dimentichiamo che lo stress, già a livelli difficilmente tollerabili, dovuto all’aumento di allievi per classe e al numero di classi per ciascun dipendente, con relativo aumento di carico di lavoro DA SVOLGERE A CASA, NEI POMERIGGI, DI NOTTE, NEI WEEK-END, SENZA DIRITTO NEMMENO ALL’ORA D’ARIA DI CUI GODONO QUOTIDIANAMENTE I CARCERATI, mieterà sempre più vittime. In termini medici si chiama Stress Lavoro Correlato (SLC) ed è un fenomeno sempre più in aumento. Secondo un recente studio del dott. Vittorio Lodolo D’Oria (che mi ha gentilmente inviato il file per e-mail e mi ha autorizzato a diffonderlo) tale sindrome è costantemente in aumento e colpisce il personale della scuola con una media di vent’anni di servizio continuativo in cattedra. Immaginiamoci come sarà la situazione in futuro grazie all’allungamento dell’età pensionabile.

Andando avanti di questo passo, non ci resta che impazzire del tutto. A tale proposito, mi torna in mente un convegno cui ho partecipato qualche anno fa (aneddoto che conclude questo mio post): la sede scelta era il Centro d’igiene mentale, ovvero l’ex ospedale psichiatrico cittadino. Il direttore del corso, nonché direttore della ASL locale, ha accolto noi docenti con questa frase:
Dicono che a fare i prof si diventa pazzi. Abbiamo voluto accogliervi qui per il corso, così almeno iniziate a familiarizzare con l’ambiente”.
Quindici anni fa poteva sembrare una battuta, ora sembrerebbe quasi un triste presagio.

AGGIORNAMENTO DEL POST

Riporto da Tuttoscuola.com:

La legge di stabilità, secondo una bozza diffusa dai sindacati in attesa di definitiva convalida, prevede che “dal 10 settembre 2013 l’orario di servizio del personale docente della scuola primaria e secondaria di primo e di secondo grado, incluso quello di sostegno, è di 24 ore settimanali. Nelle sei ore eccedenti l’orario di cattedra il personale docente non di sostegno della scuola secondaria titolare su posto comune è utilizzato per la copertura di spezzoni orario disponibili nell’istituzione scolastica di titolarità e per l’attribuzione di supplenze temporanee per tutte le classi di concorso per cui abbia titolo nonché per posti di sostegno, purché in possesso del relativo diploma di specializzazione. Le 24 ore di servizio del personale docente di sostegno sono dedicate interamente ad attività di sostegno”.

Per quanto riguarda le ferie la bozza stabilisce anche che “il periodo di ferie retribuito del personale docente di tutti i gradi di istruzione è incrementato di 15 giorni su base annua. Il personale docente fruisce delle ferie nei giorni di sospensione delle lezioni definiti dai calendari scolastici regionali ad esclusione di quelli destinati agli scrutini, agli esami di Stato e alle attività valutative. Durante la rimanente parte dell’anno la fruizione delle ferie è consentita per un periodo non superiore a sei giornate lavorative subordinatamente alla possibilità di sostituire il personale che se ne avvale senza che vengano a determinarsi oneri aggiuntivi per le finanze pubbliche”.

Contro queste norme, se saranno confermate, il Codacons e l’Anief hanno già preannunciato il ricorso alla Corte costituzionale.

CREDO SIA NECESSARIO FERMARE QUESTO ASSURDO DDL. PER QUESTO CHIEDO A TUTTI DI FIRMARE LA PETIZIONE CONTRO LE 24 ORE DI INSEGNAMENTO: CLICCA QUI.

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 13 ottobre 2012, in docenti, Francesco Profumo, Lavoro, scuola con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 13 commenti.

  1. laGattaGennara

    la scomparsa delle supplenze. Questo è il piano a costo zero. Dove per supplenti intendo anche docenti che lavorano da 15, 20 anni. Non da due, che puoi dir loro “veh, cambia lavoro”

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    • Ovvio che il piano è questo. Mi domando, a questo punto, perché caspita abbiano indetto un concorso e perché facciano frequentare ai giovani il TFA. Mi sembra quantomeno incoerente.

      Questa gentaglia non ha la minima idea di cosa significhi fare un’ora di lezione e farne quattro o cinque di seguito, con un intervallo di dieci-quindici minuti (una volta alla settimana pure con la sorveglianza), facendo le corse per bere un caffè ed educando la vescica a non sognarsi nemmeno di necessitare di svuotamento durante le ore. Non ha nemmeno idea di cosa significhi riunioni supplementari, verifiche supplementari, ore supplementari per correggerle e per preparare le lezioni. Non ha nemmeno idea di cosa significhi uscire da una classe dove hai spiegato la perifrastica passiva ed entrare in un’altra per spiegare l’Orlando furioso, e poi entrare in un’altra per spiegare il V canto dell’Inferno per poi passare, in un’altra classe, a Pirandello. Ecc ecc ecc .

      Il mio è il ventinovesimo anno di insegnamento e mai avrei pensato di ridurmi così: tachicardia ogni pomeriggio mentre cerco di riposare perché la notte non dormo più di 4-5 ore, mal di stomaco, mal di testa, a volte perfino la nausea che non ho avuto il piacere di provare nemmeno in gravidanza. Io non so come ti senti tu ma io uno straccio. Sono indignata perché calpestano la nostra dignità, perché vogliono farci lavorare di più solo perché la gente pensa che lavoriamo poco, in confronto al resto dell’Europa. Peccato che nel resto dell’Europa gli stipendi degli insegnanti siano più che dignitosi e soprattutto la scuola non è l’ultima ruota del carro ma è tenuta nella massima considerazione.

      Scusa lo sfogo ma non ne posso proprio più!

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  2. Mi è rimasto nella memoria un discorso udito in treno circa 40 anni fa: un professore, squallido già nell’aspetto, spiegava orgogliosamente ad altri, seduti vicino a lui, in che modo cercava di lavorare il meno possibile, giacché era pagato male;tra l’altro assentandosi quando aveva 5 ore di lezione.Io,giovane supplente piena di buona volontà ed entusiasmo, ero schifata ed ero tentata di avvicinarmi al gruppetto e di invitare il “collega” a cercarsi un altro lavoro(ammesso che ne fosse capace), lasciando spazio a chi voleva lavorare. E’ ovvio che non l’ho fatto.Per fortuna nella mia lunga carriera non ho mai avuto colleghi che arrivassero a quel grado di sfrontatezza, anzi ho conosciuto addirittura gente che andava a scuola anche febbricitante; ora però, vedendo come la classe docente è denigrata e maltrattata,penso che può diventare forte la tentazione di comportarsi come quel tale. Per quelli come lui,l’orario potrebbe essere portato anche a 40 ore settimanali

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    • Docenti come quello che descrivi sono, secondo me, la minoranza. Almeno, io nella mia carriera ne ho incontrati davvero pochi.
      Anch’io sono una che a scuola va anche febbricitante ma alla fine vengo criticata perché porto il virus in giro. 😦
      Ti dico onestamente: non è eroismo andare a scuola quando non si sta bene. Almeno per me si tratta di pigrizia: se penso che devo telefonare alla dottoressa, la devo informare che sto male, devo ingaggiare una dura lotta per arrivare a un compromesso fra i giorni che vorrebbe darmi lei e quelli che io sono disposta a perdere, devo aspettare che lei venga a portarmi il certificato (con la digitalizzazione lo devono fare in ambulatorio quindi “a scatola chiusa” 🙄 ), devo trasmettere a scuola il numero di protocollo …. insomma, io rinuncio. Però, come ho letto qua e là, se dovesse andare in porto la proposta di Profumo, dobbiamo aspettarci pochi eroi e gente malata per lunghi periodi, per una malattia vera o inventata, più probabile la seconda.

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  3. Io ho aderito allo sciopero, ma sono una tra gli ultimi che si ostina a voler segnalare disagi e ingiustizie con la decurtazione dello stipendio (già a part time…). In effetti ancor più che i soldi ci hanno rubato tempo e sogni.
    A presto, Es.

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