I GENITORI NON PAGANO LA MENSA: SEMPRE PIU’ BAMBINI A PANE E ACQUA


Il fenomeno se non sta proprio dilagando, sta assumendo comunque le proporzioni di un’emergenza sociale. Quasi quotidianamente, infatti, la stampa ci dà notizia di scuole, prevalentemente elementari e del Nord Italia, in cui vengono prese misure restrittive nei confronti delle famiglie che non pagano il servizio mensa. E certamente i sindaci sono determinati a portare avanti senza alcuna indulgenza delle soluzioni a dir poco discutibili.

Una decina di giorni fa era balzata tra i titoli in evidenza sulla stampa la proposta del sindaco di Cavenago (Monza) di non far usufruire del servizio mensa i figli dei genitori morosi. La società francese che gestisce il servizio pasti nella scuola “Ada Negri” di Cavenago, infatti, ha accumulato un credito di 23mila euro a causa delle rette non pagate. Una situazione non più sostenibile che ha indotto il sindaco della cittadina brianzola ad invitare i genitori che non pagano a ritirare i bambini a fine mattinata per poi riportarli a scuola nel pomeriggio. Una soluzione impraticabile considerando che se le famiglie optano per il tempo pieno è perché hanno bisogno di “parcheggiare” i figli a scuola per la maggior parte del tempo possibile. L’alternativa proposta, quindi, è stata quella di permettere ai bimbi di portarsi il pranzo da casa ma la decisione di farli mangiare in una sala diversa dal refettorio è stata giustamente contestata. Anche la disponibilità della ditta appaltatrice di fornire ai figli dei morosi un panino vuoto e un succo di frutta non è stata accolta favorevolmente.

Insomma, in tempo di crisi i Comuni e le ditte che forniscono i pasti sono in stato di guerra. Potrei essere anche d’accordo, visto che una qualsiasi azienda ha dei costi e deve poter trarre guadagno dalla propria attività. In fondo non stiamo parlando delle mense della Caritas. Secondo me bisognerebbe prima di tutto accertare l’indigenza delle famiglie (attraverso il certificato ISEE, ad esempio), per evitare che i soliti furbetti se ne approfittino. In secondo luogo l’amministrazione ha il dovere di venire incontro a chi ha realmente bisogno, senza ricorrere a soluzioni discriminanti e umilianti. Riguardo alla proposta del sindaco di Cavenago ho sentito, alla televisione, il parere della psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi che non condivide affatto la soluzione di far mangiare i bambini separatamente. Tutt’al più, dovrebbe essere permesso anche a quelli che si portano il pranzo da casa di consumarlo assieme agli altri compagni.

L’ultima notizia analoga proviene sempre dalla Lombardia. Il sindaco di Vigevano, Andrea Sala, non fa sconti ai 129 bambini di esclusi dalla mensa scolastica. «Solo così si recuperano i denari delle rette», dichiara. Quindi, bambini a pane e acqua. Confortato dall’esperienza del collega della scuola primaria di Adro (tristemente famoso per aver tappezzato il comprensorio scolastico con il simbolo leghista del Sole delle Alpi), Oscar Lancini, che ha ottenuto un calo della morosità usando il pugno di ferro, Sala ha dichiarato: «Spezzeremo le gambe ai genitori che non pagano, li stiamo già stanando, ci sono stranieri che devono essere educati e ci sono italiani ricchi che fanno i furbi…».

Di fronte a tali esternazioni io francamente rimango basita. Molto meglio andar cauti, senza far pagare ai bambini colpe che non hanno, come ha fatto l’amministrazione di Rho: «Faremo una campagna di sensibilizzazione perché tutti paghino il servizio, poi passeremo al recupero coattivo del credito», annuncia l’assessore Alessia Bosani.

E al sud la situazione com’è? Il comune di Napoli, ad esempio, ha sospeso del tutto il servizio mensa. In alcune scuole, come la Baracca dei quartieri spagnoli, ci pensano le mamme, o preparando personalmente i pasti o affidandosi a qualche rosticceria. Insomma, l’arte di arrangiarsi funziona sempre e, soprattutto, le gambe sono salve.

[fonti: Il Giornale e Il Corriere]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 7 ottobre 2012, in bambini, scuola primaria con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 8 commenti.

  1. credo che siamo arrivati alla frutta …

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  2. E’ un problema da non sottovalutare. Come dici tu, la prima cosa da fare è un’indagine seria sull’effettiva indigenza della famiglia e in questo caso credo che il comune possa trovare la soluzione più opportuna. Nei restanti casi, le persone vanno educate: i servizi migliorano se tutti contribuiscono, se no addio servizio! In un terzo caso, se rifiutarsi di pagare è una forma di protesta, bhe potrei essere una sostenitrice…ho frequentato mense dove non si riusciva neppure a capire che cibo fosse quello che veniva servito >:-(

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    • Il discorso è sempre quello: si paga anche per chi non paga. Alla fine ci rimettono tutti perché chi paga la mensa avrà un servizio scadente (come giustamente sottolinei anche tu), tra quelli che non la pagano, ci rimettono gli onesti che davvero hanno seri problemi economici perché non mancano quelli che se ne approfittano.

      Dei Comuni, poi, non parliamo. Hai letto cosa è successo nella scuola dove insegna la mia amica?

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  3. Chi usufruisce della mensa deve pagarla, se ha i mezzi per pagare,o deve essere aiutato se non può. Oppure si deve dare la possibilità di portarsi il pranzo da fuori e di mangiarlo nella stessa sala mensa, perché i bambini non vanno discriminati e umiliati.Così si faceva in una scuola dove ho insegnato circa 20 anni fa, dove anch’io mangiavo con gli alunni il mio bravo panino(che mi sembrava preferibile ai cibi della mensa).Se c’è la volontà,le soluzioni si trovano.C’era anche qualche ragazzino che abitava accanto alla scuola ed era autorizzato ad andare a mangiare a casa per tornare subito dopo

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    • Credo anch’io che le soluzioni si possano trovare. E’ questione di buona volontà. E comunque è doveroso l’accertamento delle effettive necessità economiche perché solo così si può essere sicuri di fare un’opera di bene e non di essere presi in giro, come spesso capita. Purtroppo.

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