QUANTO STUDIANO I NOSTRI RAGAZZI?

La domanda avrebbe, nella più probabile delle ipotesi, una sola risposta: troppo poco. Certo, si deve prendere in considerazione il fatto che ci sono studenti molto bravi e coscienziosi che studiano anche troppo, però ogni giorno ci troviamo di fronte studenti svogliati, annoiati, disinteressati che non hanno intenzione di spendersi troppo nell’esecuzione dei compiti e nello studio domestico. Generalizzare non è mai bene, comunque.

In un report dell’Istat, “La scuola e le attività educative”, emerge un dato significativo: il 38,3% delle studentesse si impegna molto nello studio contro una quota assai più modesta di maschi (24,9%) che perlopiù tendono a non sprecarsi troppo, accontentandosi della sufficienza (il 21,3% rispetto al 14,1% delle femmine). I maschi, inoltre, sono più settoriali delle femmine perché tendono ad impegnarsi di più nello studio delle materie che preferiscono (il 13,1% rispetto al 9,4%).

Nello stesso report si quantifica lo studio domestico, a seconda dell’ordine di scuola frequentato: per i bambini delle elementari (scuola primaria) il numero medio di ore giornaliere passate sui libri è di 1 ora e 46 minuti che diventano 2 ore e 9 minuti per gli alunni iscritti alla secondaria di primo grado (scuola media).

Alle superiori (secondaria di secondo grado) si studia di più, almeno si dovrebbe. Ma il tempo dedicato alle attività domestiche cambia a seconda dell’indirizzo di studi prescelto: chi frequenta il liceo dedica allo studio circa 40 minuti in più al giorno (2 ore e 49 minuti) rispetto a chi frequenta un istituto tecnico o professionale (circa 2 ore).

Sui dati emersi mi sento in dovere di fare qualche commento.
Innanzitutto l’apprendimento non ha tempi prefissati: c’è chi sa concentrarsi nello studio e nell’esecuzione dei compiti, senza cedere a tentazioni varie (pc, telefonino, tv, merenda …) e necessita di minor tempo; chi, invece, non sa organizzarsi lo studio, non ha un posto tranquillo dove la concentrazione è assicurata (chi riuscirebbe a studiare in un luogo facilmente raggiungibile da pianti di fratelli minori, urla materne, cartoni animati alla televisione, chiacchierate telefoniche delle sorelle maggiori con il fidanzato?) e tergiversa perché ogni altra cosa da fare è senz’altro preferibile, non solo rischia di perdere più tempo ma anche di sprecarne la maggior parte senza concludere nulla.

Non parliamo poi del metodo di studio: quando arrivano al liceo, per esempio, gli studenti sono convinti di averne uno infallibile … peccato, però, che spesso quel metodo sia inadeguato. Gli insegnanti non sono dei dittatori che impongono la loro volontà, semplicemente danno dei suggerimenti sul metodo invitando gli studenti non brillanti a tentare qualche strategia diversa perché, evidentemente, gli strumenti utilizzati non sono quelli giusti. D’altra parte, non pretendono certo che i consigli debbano essere seguiti minuziosamente da quegli allievi che, pur seguendo metodi diversi, ottengono risultati soddisfacenti.

Un altro fattore condiziona fortemente lo studio domestico, nel senso che accorcia o allunga notevolmente i tempi: l’attenzione in classe. Chi segue le lezioni attentamente e prende appunti (sto parlando sempre dei più grandi, cioè quelli che frequentano la scuola superiore) sarà notevolmente agevolato nell’esecuzione delle attività domestiche e con ogni probabilità perderà meno tempo e memorizzerà meglio i contenuti appresi.

In conclusione, non bisogna sottovalutare i fattori individuali. Se qualcuno mi chiedesse quante camicie stiro in un’ora, risponderei quattro. Ma so perfettamente che qualcun altro ne stirerebbe cinque o anche solo tre. Dipende dagli strumenti a disposizione (non ho un ferro altamente tecnologico!) e dalla ricerca o meno della perfezione. A me piace stirare bene esattamente come ad alcuni studenti piace studiare bene. Non a tutti, però.

[fonte: Tuttoscuola.com; immagine da questo sito]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 4 ottobre 2012, in bambini, scuola, scuola primaria, studenti con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 13 commenti.

  1. La mia bipede frequenta la seconda scientifico, a scuola sta poco ma quanto studia! Ogni tanto si distrae….ma alle sera alle 22 è ancora lì che ripassa!! Il metodo di studio…altro che infallibile è in discussione con me ogni giorno….pure su questo riusciamo a scontrarci!

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  2. sul fatto che gli insegnanti (non tutti) non siano dei dittatori ho i miei serissimi dubbi; sul fatto che mia figlia non studia quanto dovrebbe, ne sono iperultrasicuro. dopodichè le statistiche sono sempre e solo dei numeri, xchè sono medie; per capirci la storiella che tu hai due polli io manco uno, per la statistica abbiamo un pollo a testa; peccato che io muoio di fame

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    • Certamente ci sono le eccezioni …

      Appunto perché le statistiche sono costituite solo da numeri ho aggiunto la mia personale riflessione nata dall’esperienza di docente.

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      • mi permetto di dire che se fossero eccezioni sarebbero anche accettate; nella mia personale esperienza (statisticamente fra le più negative) posso sicuramente affermare il contrario

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      • Mah, io insegno da ventotto anni (in scuole diverse, partendo dalle medie, di città e di paese nonché di montagna, passando attraverso gli istituti tecnici e professionali, per arrivare al liceo scientifico … ah, dimenticavo, ho fatto un anno anche alle magistrali ma avevo solo un completamento orario quindi una sola classe) e per me sono eccezioni. Poi dipende dalla sfortuna che uno ha. Forse li hai trovati tutti tu gli insegnanti dittatori.

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      • … o me li sono cercati, in un mio post ho detto che la fortuna e la sfortuna, forse, non esistono, sono solo il risultato di ns comportamenti. partendo però dal presupposto che ancorchè come dici tu sono “eccezioni”, diciamo che di regola i “dittatori” hanno parecchio presa sugli altri.

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      • Sul fatto che uno se li vada a cercare e che i “dittatori” abbiano parecchio presa sugli altri mi trovi d’accordo. Poi è anche vero che il buon equilibrio di un consiglio di classe dipende dall’intelligenza del dirigente. Anche in questo caso sono fortunata perché nella mia carriera ho incontrato dirigenti in gamba … donne a parte.

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      • quoto a mille per l'”intelligenza del dirigente”, a milleuno il finale della tua replica.

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      • In un altro post ho scritto:

        La cosa che maggiormente sembrava condizionare la mia decisione di rinunciare al concorso è stata la mia esperienza di docente alle prese con le presidi donne: una peggio dell’altra. Ne ho dedotto che dev’essere la professione in sé a far diventare le donne delle vere str***e. Come spesso capita quando il gentil sesso ottiene un posto che per decenni è stato appannaggio dell’uomo. Sì, dev’esser proprio questo il motivo.

        Ho detto tutto. Ma il mio amico frz40 (che da un po’ non si fa vedere da queste parti!) direbbe: la solita Eva contro Eva.

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