SCUOLA PRIMARIA: ALLA MENSA SCOLASTICA MAESTRE A DIETA!

Non mi occupo molto delle primarie perché non ho particolari competenze per quanto riguarda gli ordini di scuola in cui non insegno. Però questa la devo raccontare. Possiamo chiamarla un’esclusiva, se volete. Ma per discrezione non farò nomi né indicherò la località in cui pare (rimango nel vago perché non ho una documentazione ufficiale di riferimento) abbia avuto luogo il “simpatico” siparietto che vi voglio raccontare.

Ho una amica che insegna alle elementari da molti anni e qualche volta, di fronte alla tazzina del caffè in un bar del centro, ci raccontiamo le nostre vicissitudini scolastiche. E così sono venuta a sapere delle cose che, essendo l’ambiente delle primarie molto lontano dal mio quotidiano di docente al liceo, ignoravo del tutto.

Per prima cosa ho scoperto che quella del maestro unico, che a suo tempo aveva scatenato tante proteste, in realtà è quasi una bufala. La mia amica mi ha spiegato che l’abolizione del modulo con i tre maestri per classe è stata una necessità richiesta dai famosi “tagli” di gelminiana memoria. Quello che al ministero interessa è limitare il numero dei docenti per risparmiare sugli stipendi. E fin qui ci arrivavo anch’io. Ciò che non sospettavo affatto è che alla fin fine gli insegnanti, nel numero stabilito dal ministero in rapporto al numero delle classi, si dividono le discipline d’insegnamento su più classi, pur mantenendo formalmente quello che l’ex ministro chiamava “maestro prevalente”, in modo da rispettare il numero delle cattedre in organico ma senza affidare a ciascuna classe un maestro onnisciente. Questo perché, almeno così pare, le “vecchie “maestre si erano specializzate in determinati ambiti quindi si sarebbero trovate in difficoltà. Facendo un esempio, un insegnante che per trent’anni ha insegnato nell’ambito linguistico e antropologico, si sarebbe sentito inadeguato nell’ambito logico- matematico.
In pratica è quasi tutto come prima, con la differenza che non ci sono più le compresenze, sulla cui utilità ora non mi sento di pronunciarmi perché non sono competente.

Secondo punto dolente: il tempo pieno. Nonostante il ministero rassicuri tutti gli anni che le classi a tempo pieno aumentano anziché diminuire, in realtà le richieste sono talmente tante che la maggior parte – specie in certe regioni – rimane inevasa. Allora le scuole che fanno? Potendo offrire un pacchetto orario diversificato, cercano di venire incontro alle famiglie con qualche rientro pomeridiano. La mia amica mi ha spiegato che comunque il cosiddetto doposcuola viene garantito dal Comune, dietro pagamento di una retta mensile, naturalmente. Proprio per non gravare sulle famiglie, nel plesso della mia amica è stato deciso di strutturare l’orario in modo da prevedere due rientri pomeridiani anziché uno, come si è fatto fino allo scorso anno. In questo modo, almeno due pomeriggi sono gratis. Mi sembra un esempio da seguire, lodevole per la buona volontà delle insegnanti che non sarebbero obbligate a procurarsi questo ulteriore disagio.

Terzo punto dolente: la mensa. Ovviamente con l’istituzione dei due rientri pomeridiani si presenta la necessità di provvedere alla sorveglianza dei bambini in mensa per due pomeriggi e non solo uno. Dal punto di vista organizzativo pare non ci siano problemi. Ricordo, a chi non lo sapesse, che la mensa è a tutti gli effetti considerata tempo scuola e gli insegnanti delegati alla sorveglianza non devono fare delle ore in più. Il problema sarebbe (uso il condizionale sempre per il motivo sopraesposto) che due insegnanti per 30 bambini per due pomeriggi alla settimana graverebbero un po’ troppo sulle casse del Comune che deve pagare loro il pasto. Quindi, non più due pasti ma quattro. Allora che si fa? Il Comune in un primo tempo pare abbia proposto di affidare ad una sola insegnante i 30 bambini a mensa. Impossibile, dicono le insegnanti e a ragione: la sorveglianza non significa solo stare attente che i piccoli non si facciano male, non si inforchettino o diano luogo a dispute varie del tipo “tu hai due fili di pasta in più e tre patatine in più”. La mia amica osserva che la sorveglianza in mensa, rientrando nel tempo scuola, ha anche una valenza educativa quindi un numero così elevato di bambini da guardare, oltre ad essere illegale, non mette in condizione le maestre di fare al meglio il loro mestiere.

Quindi, scartata l’ipotesi dell’unica maestra in mensa, per risparmiare sul pasto degli insegnati, il Comune cosa propone? Che le due maestre si dividano il pasto: una mangia solo il primo, l’altra solo il secondo
Insomma, una dieta forzata a quanto pare. Ma vi pare possibile una cosa del genere?
Non resta che attendere gli sviluppi. Vi terrò aggiornati.

[immagine da questo sito]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 5 settembre 2012, in bambini, docenti, famiglia, scuola primaria con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Non ci posso credere… qui siamo alla follia pura!

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