LETTERA AD UNA STUDENTESSA DAVVERO MATURA

Pubblico questa lettera, con l’autorizzazione dell’interessata, perché ritengo che la storia di questa studentessa sia esemplare, nel senso che può dare speranza a chi si ritiene sconfitto, a chi pensa, di fronte agli ostacoli che inevitabilmente lo studio comporta, “non ce la farò mai”. Lei ce l’ha fatta e io ne sono orgogliosa. Un po’ perché penso di aver contribuito, anche se in piccola parte, ad un successo che solo due estati fa era quasi insperato, un po’ perché questa storia è la dimostrazione che il successo negli studi è determinato da molti fattori – famiglia, compagni, insegnanti ma soprattutto la determinazione nel voler raggiungere l’obiettivo finale – e che il “fallimento” (o anche più “fallimenti” come il cambio di scuola, la bocciatura, il cambio di classe) è solo un nuovo inizio, mai deve costituire la fine.

Nonostante gli esami di stato siano quasi un ricordo lontano nella mente dei tanti giovani che quest’anno hanno ottenuto il diploma, ho voluto scrivere a questa ragazza e farle i miei complimenti per un esito che ho definito “di tutto rispetto”. Un voto, al di là della sua quantificazione, è solo un voto, un numero dietro il quale si nasconde tutto ciò che è veramente importante per ognuno.
Un’altra allieva, all’indomani dell’esame, mi ha scritto: “Nessuno alla fine guarderà con quanto sono uscita ma l’immagine di mio padre pieno di orgoglio che si commuove vale ancora di più.”. Io credo che questa immagine accomuni moltissimi genitori, mamme e papà, anche quelli di Vittoria. Non è il suo vero nome ma la chiamerò così perché lei ha vinto.

Cara Vittoria,

alla fine ce l’hai fatta! Puoi stringere tra le mani il tuo diploma guadagnato con i sacrifici e il sudore della fronte di chi non si risparmia e, dopo una sconfitta, affila le armi e combatte con più forza di prima. Conquistato con un voto di tutto rispetto, sempre che il voto abbia un valore intrinseco e non solo quello che deriva dalla soddisfazione personale di aver fatto un buon lavoro, nonostante tutto.

Quel “tutto” è successo solo due anni fa. Credo che in queste settimane ti sia tornata in mente più di una volta l’estate di due anni fa. Io non ti conoscevo ancora, non sapevo nulla di te nemmeno quando ti sei affacciata per prima volta alla porta dell’aula che ti era stata assegnata. Un altro cambiamento, doloroso, che dovevi affrontare. Immagino il senso di impotenza che ti assaliva in mezzo a tante facce sconosciute, in un altro salto, l’ennesimo, verso l’ignoto. Cosa mai ti avrebbe riservato il futuro?

Hai fatto la scelta giusta. Non so che cosa ti abbia spinto a cambiare liceo; il classico, a mio parere, era la scuola giusta per te. Ma nel momento in cui hai optato per lo scientifico e ne sei uscita con onore, posso solo pensare che la tua forza d’animo, la tua voglia di dimostrare, non solo agli altri, a quelli che non avevano creduto in te, ma soprattutto a te stessa, che ce la potevi fare, ti ha sorretta e accompagnata in un cammino difficile che ti ha portato a vincere la scommessa.

Sei stata fortunata, in un certo senso. Ti abbiamo accolta nel migliore dei modi. Che i tuoi compagni fossero particolarmente accoglienti l’avevamo capito, noi docenti, anche in altre occasioni, soprattutto in terza. E sei stata fortunata anche per quanto riguarda gli insegnanti, di cui immagino ti fidassi poco, viste le esperienze passate. Sai, per alcuni di noi – non troppi, in verità – i bocciati sono un’inutile zavorra, gente da cui ci si può aspettare ben poco. Io credo, invece, che dietro ad una bocciatura (a volte anche più d’una) ci sia soprattutto una storia, un vissuto da decifrare, nelle sue mille sfaccettature. Senza aiuti, però. Sarebbe troppo facile chiedere in giro, ai vecchi prof, magari imbattendosi in quelli con il dente avvelenato, quelli che non ti perdonano mai nulla, che non cercano di capirti ma sono solo bravi a giudicare. E come si può giudicare un allievo o un’allieva bocciati? Male, naturalmente. È la cosa più comoda da fare per non mettersi in discussione. Il fallimento non è mai dei professori, il fallimento è solo ed esclusivamente colpa dei ragazzi che non studiano, che non si impegnano, che non sono capaci, che non capiscono nulla, che non sono adatti per questa scuola …. Bla bla bla. Chiacchiere, stereotipate, preconfezionate ma solo chiacchiere.

Ognuno di voi ha una storia, dicevo. Tu ne avevi una a me ignota che non volevo conoscere, di cui volevo rendermi conto da sola, piano piano, magari facendomela raccontare un po’ da te. E l’occasione, se ricordi, è stata il primo tema di italiano. Quasi due anni fa eppure mi sembra un secolo. Certe volte il tempo vola, altre sembra non passi mai. Forse dipende da ciò che chiediamo al tempo. Nel caso in questione, al tempo io ho chiesto di darti gli strumenti utili a risollevarti, di darmi dei segnali che avrebbero potuto aiutarmi a capirti. E quel giorno, quello della restituzione del primo tema, il tempo mi ha dato molto, forse più di quanto avessi sperato o avrei mai osato chiedergli.

Ricordo ancora, come fosse ieri, quei momenti, mentre ti spiegavo che avevi fatto un tema discreto, ti sottolineavo gli errori e ti guardavo in cerca di un assenso, ma non capivo perché mi guardassi con gli occhi tristi coperti da quel velo lucido, preludio alle lacrime. Allora ti ho chiesto se fossi delusa da quel voto, un 6/7. Mi ha risposto che non eri delusa da quel voto ma che avevi preso coscienza che il quattro in italiano con cui eri stata bocciata forse non te lo meritassi. Poi sei scoppiata a piangere e ho voluto allontanarmi dalla classe con te per cercare di consolarti ma soprattutto di capire che cosa fosse successo in realtà l’anno precedente.
Nei tuoi occhi leggevo non solo il dolore che quella bocciatura ti aveva procurato, ma anche la rabbia di chi pensa di non essersela meritata. Anche in questo caso, la reazione di qualche docente sarebbe stata quella di dire “Voi non avete mai colpe, la responsabilità è tutta nostra”. Non lo pensai né lo dissi. Cercai solo di consolarti, dicendoti che dovevi considerare la bocciatura, e tutto ciò che l’aveva causata, come un capitolo chiuso e che dovevi apprezzare il fatto di aver meritato il 6/7 nel compito. Ma tu eri arrabbiata, molto arrabbiata.

Mi capita spesso, per me è inevitabile mettermi in discussione. Ti chiesi, allora, se ti sembrasse che io avessi esagerato con la valutazione. Altri potrebbero pensare che sia una domanda ingenua, tanto chi mai ti andrebbe a dire che hai esagerato? Ma io sapevo che mi potevo fidare di te e sapevo di poter contare sulla tua onestà. La tua risposta è stata negativa, ma non ti risparmiasti l’esplosione di quella rabbia che avevi represso a lungo, ormai rassegnata di fronte agli eventi. Mi dicesti qualcosa del tipo: “Se sono qua (in quarta) è anche colpa della mia ex insegnante; se non mi metteva quattro, forse me la sarei cavata con qualche debito”. Ho commentato dicendo solo che il 6/7 ti sarebbe servito per iniziare un cammino diverso, fatto di soddisfazioni, e che doveva far passare in secondo piano l’esperienza passata per ricominciare con nuovi presupposti.
E avevo ragione: prima di tutto perché da un quattro, se meritato, non si passa all’otto, al limite si può aspirare a qualcosina di più della sufficienza; e poi perché difficilmente si può raggiungere il massimo nel tema di maturità. Tu l’hai fatto e quel 15/15, secondo me, non ha costituito solo una grande soddisfazione ma anche la rivincita più grande.

Il tuo cammino è proseguito sempre in salita. Non solo in Italiano, in tutte le materie. Ti osservavo e mi rendevo conto che la tua apparente fragilità, quell’insicurezza che a volte traspariva specie di fronte a qualche voto che non ti convinceva appieno, pian piano se ne stava andando. Settimana dopo settimana, mese dopo mese diventavi più forte. Hai voltato pagina e ti sei lasciata dietro la scia di dolore e di delusione che aveva caratterizzato gli anni precedenti, hai riacquistato fiducia in te stessa. In questo cammino non sei stata sola: devi ringraziare anche la tua famiglia, che ti ha supportato e ti ha dato fiducia, e un po’ anche noi docenti. Ma la gran parte del merito va a te: sei andata dritta per la tua strada, tenendo ben presente quali fossero i tuoi obiettivi, hai indossato una corazza per difenderti dalle sofferenze e dalle delusioni, fidandoti prima di tutto di te stessa e poi degli altri.

Cara Vittoria, ora i presupposti per continuare bene i tuoi studi ci sono tutti. Spero che il futuro ti riservi sempre nuove soddisfazioni e posso affermare, senza timore di essere smentita, che se è vero che la scuola prima di tutto è palestra di vita, la tua esperienza ne è una conferma. Tu hai imparato molto, in questi anni, ma soprattutto hai imparato a vivere. La vita, infatti, spesso è caratterizzata da situazioni non facili, da ostacoli che devono essere superati. Sarei ingenua se ti augurassi di non trovarne sulla tua strada, ma sappi che qualsiasi ostacolo non ti spaventerà più. Hai imparato la lezione, quella più importante.

Ti ho scritto queste righe perché sono orgogliosa di te. Ovviamente sono felice per tutti i tuoi compagni, ma di te sono proprio orgogliosa e penso che tu sia l’esempio da portare in classe ogni qual volta mi dovrò imbattere in qualche allievo in difficoltà.

Come potrei concludere questa mia se non con un AD MAIORA?

Ti abbraccio.

La tua prof M.

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 7 agosto 2012, in docenti, Esame di Stato, famiglia, studenti con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 11 commenti.

  1. Queste tue righe mi commuovono tanto, tanto da non riuscire a rispondere. Tanto perché io ho avuto un’insegnante che è stata per me una madre ma, a parte lei, la scuola – solo gli insegnanti per la verità – sono stati per me la famiglia che non ho avuto, e quelli che mi hanno supportato per l’appunto fino alla maturità.

    Veramente, quell’insegnante cui mi riferisco, mi è vicina tuttora…

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    • Sì, lo so.
      Spero anch’io che la “mia” Vittoria si ricordi di me a lungo.

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      • Riscrivo il commento che mi sono appena persa (SGRUNT!).

        Credo che Vittoria sia la studentessa alla cui storia già accennasti in un commento su un post dove si discuteva di bocciature, e tu scrivesti che il liceo classico era la scuola per lei.

        Ora, nonostante gli ottimi risultati in italiano, non è detto che sia così. Io ritenevo mia figlia più adatta allo scientifico perché vedevo la sua predisposizione per matematica e scienze, ma lei ha optato per il classico. Ora, a distanza di quattro anni, nonostante i suoi dieci a tappeto nelle materie scientifiche e non più di otto o nove in quelle classiche, ritengo che abbia fatto la scelta giusta, che il classico sia la “sua” scuola, quella che le piace, e lei ama profondamente il tipo di preparazione e cultura che le dà.

        Insomma, come in tutto, è la somma che fa il totale (Totò docet 😉 )

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      • Riguardo a tua figlia, la cosa la vedi dal punto di vista di madre. Il mio, di insegnante, è molto diverso. Comunque solo Vittoria sa se ha fatto la scelta giusta oppure se le rimarrà il rimpianto di non aver continuato al classico.

        Per il resto, come si fa a contraddire Totò? 🙂

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      • Se ha fatto la scelta giusta? Ma ha scelto? Una volta incontrai una persona, fu un incontro in autobus che durò lo spazio di qualche fermata, eppure mi diede un messaggio che io ancora ricordo. Disse che, a farci caso, noi di scelte non ne facciamo mai, sono le situazioni che ci vengono incontro e ci portano a delle “scelte” che di fatto sono obbligate.

        Vittoria aveva scelto, e aveva scelto il liceo classico, poi la vita l’ha portata da te, che forse è stata un’esperienza più importante che non avere studiato greco (come complimento non c’è male, eh? 😉 ).

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      • Un complimentone! 🙂

        Grazie.

        Però, se penso alle situazioni che ci vengono incontro e alla mia collega che le aveva appioppato un bel 4 in pagella, per Vittoria un gran brutto incontro! Se non altro quando le sono andata incontro io ne ha tratto un bel vantaggio. 🙂

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      • Of course! 😀

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  2. Basandomi sulla mia esperienza(di allieva prima e di docente dopo),ti assicuro che gli ex alunni ricordano! Il bene come il male.

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