L’INSEGNAMENTO DEL LATINO? È UTILE ANCHE ALLE MEDIE … IN SVIZZERA

Sul Sussidiario.net ho letto un bell’articolo di un collega che insegna in Svizzera. Ho così appreso che in quel Paese l’insegnamento del Latino è impartito anche nella scuola media, benché sia facoltativo e la valutazione non faccia media con i voti delle altre discipline. Per la precisione, si può imparare la lingua di Cicerone in terza e quarta (lì, come spiega Giuseppe Botturi, le medie durano quattro anni e alla conclusione del quadriennio i ragazzi assolvono all’obbligo scolastico). con un orario da fare invidia a quello del nostro liceo scientifico post-riforma: due ore settimanali in terza media e ben quattro in quarta.

C’è da dire, inoltre, che la scuola media in Svizzera, o almeno nel Canton Ticino, è piuttosto impegnativa: l’orario comprende, infatti, quaranta ore settimanali e, dunque, chi sceglie di frequentare le lezioni di Latino deve sobbarcarsi un onere in più. Eppure non sono pochi gli studenti che scelgono questa materia opzionale. La cosa all’inizio incuriosì lo stesso Botturi che chiese ai suoi allievi come mai avessero scelto di studiare il latino. “Perché da grande voglio studiare medicina, biologia, diritto, … e mi hanno detto che il latino è necessario” costituì la risposta più frequente.

Pare strano leggere queste cose, soprattutto perché la maggior parte degli allievi italiani studiano il Latino o perché scelgono il liceo classico e quindi sono convinti dell’utilità della cultura classica e delle lingue in cui essa si espresse, oppure sono costretti a studiarlo scegliendo il liceo scientifico o altri licei in cui non costituisce comunque materia caratterizzante. In quest’ultimo caso, l’opinione comune è che il Latino non serva a un bel nulla e che sia solo una gran perdita di tempo, oltreché un rischio per la promozione (la maggior parte dei debiti allo scientifico comprendono la matematica – al primo posto … inspiegabile, e appunto il Latino).

Purtroppo, anche nel Canton Ticino, il rovescio della medaglia c’è: come osserva Botturi, se può consolare il fatto che da parte di genitori e insegnanti viene veicolata l’idea che il latino una qualche importanza ce l’abbia, e anzi addirittura un certo prestigio, è anche vero che non appena gli studenti si rendono conto che l’entusiasmo o la curiosità iniziale non sono sufficienti per imparare, una buona parte di essi rinuncia a lavorare sul serio. Questo perché, come già detto, il piano orario settimanale della scuola media ticinese è impegnativo e il Latino, comprendendo regole da assimilare ed esercitazioni, domestiche e non, per applicarle, non è una materia che si può fare all’acqua di rose ed imparare bene con il minimo sforzo.

A questo punto, il collega si chiede cosa potrebbe mai succedere in Italia se il latino diventasse, nei licei eccettuato il classico, materia opzionale. “Quanti studenti ne proseguirebbero volontariamente lo studio dopo il primo anno? Non pochi, credo, ma neppure molti.”, conclude, in una visione che posso definire molto ottimistica.
Quando, appena si iniziò a parlare di riforma dei licei da parte dell’ex ministro Gelmini, l’eventualità che il latino diventasse facoltativo non era poi così remota, si levarono gli scudi da più parti per difendere l’insegnamento della lingua dei nostri avi. All’epoca pubblicai questo interessante, seppur datato, parere di Luca Cavalli Sforza che, da uomo di scienza, sostenne che fra tutte le mie esperienze scolastiche, la traduzione dal latino è stata l’attività più vicina alla ricerca scientifica, cioè alla comprensione di ciò che è sconosciuto.

Inoltre, sono d’accordo con Botturi quando, nella parte conclusiva dell’articolo, scrive: «Essa [la lingia latina, NdR] è comunque, di per sé, una materia che può portare gli studenti a un livello di riflessione e a una profondità di pensiero che altre materie non offrono; ricercare il significato e l’etimologia delle parole, conoscere la struttura delle frasi e riuscire ad accostare alcuni testi, semplici ma non banali (né di forma né di contenuto), è un arricchimento prezioso per un giovane. Anzi, proprio il fatto che la dimensione umanistica dell’insegnamento è spesso tacitata dal prevalere di una concezione funzionalistica dello studio (per cui in fondo conta quanti esercizi si sanno risolvere, in tutte le materie), rende il contributo speculativo del latino ancora più significativo

Aggiungo che lo studio del Latino non implica maggior sacrificio rispetto all’apprendimento delle altre discipline scolastiche. Tuttavia, un fatto è particolarmente trascurato dagli studenti italiani: non si imparerà mai una lingua – qualsiasi lingua – scaricando dal web le traduzioni già pronte. Non si può negare, in ogni caso, che sia un preciso dovere degli insegnanti rivolgere l’attenzione, al di là del mero lavoro di transcodificazione, ovvero il passaggio da una lingua all’altra, anche agli aspetti della civiltà e della cultura romana attraverso la lettura di testi tradotti, ad esempio. Ma questi obiettivi non possono sovrastare quello primario che rimane sempre l’apprendimento della lingua.

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Pubblicato il 22 luglio 2012, in giovani d'oggi, Latino, scuola, studenti, web con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 13 commenti.

  1. Io ho fatto latino alla scuola media. Eravamo speciali? O_ò

    p.s. non lo dire a nessuno ma ti confesso che al liceo qualche traduzione da internet l’ho scaricata, ma, non per vantarmi, me lo potevo permettere, avevo voti molto alti sia in latino che in greco, e ne ho scaricata qualcuna solo per i compiti a casa, quando magari era già tardi il pomeriggio. Non si fa! E lo so, ma non mi sono facilitata nulla, l’ho fatto il quarto e il quinto anno, già sapevo tradurre 🙂

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    • Anch’io alla scuola media ho fatto il latino. In seconda era obbligatorio ma in terza lo studiavano solo quelli che poi avrebbero frequentato il liceo. Questo perché poi al liceo, sia classico sia scientifico ma anche all’istituto magistrale, si faceva un veloce ripasso e poi si procedeva velocemente con il programma. Oggi non ha più senso fare latino alle medie perché al liceo poi si inizia da zero. Male non fa, comunque.

      Concordo con Ify: peccato veniale. Sei perdonata. 🙂

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  2. Peccato veniale… 😉

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  3. Grazie! Io l’ho proprio iniziato per bene, in prima media, non degli accenni, proprio grammatica e traduzioni.
    Comunque al liceo copiare le versioni serviva a poco se non sapevi farle, perchè le interrogazioni erano basate per la maggior parte su questi compiti fatti a casa. Il professore ci faceva prima leggere, poi tradurre e poi fare l’analisi (logica, grammaticale e del periodo) di quello che avevamo appena letto e tradotto. Voleva sapere pure i paradigmi dei verbi e tutto, controllando che i libri fossero superpuliti. Quindi se non sapevi fare un tubo e scaricavi la versione o te la copiavi da qualcun altro, eri comunque finito.
    Mi ricordo una mia compagna che una volta, durante una versione in classe (e considera che eravamo 20 persone e il professore ci dava 4 o 6 testi diversi da tradurre, mettendoci ben mescolati in modo tale che due testi uguali non fossero vicini), riuscì a copiarne un pezzo da me (che non gliela volevo dare perchè non si sforzava minimamente, era una di quelli che campano sulle spalle degli altri) e invece di “guarnigioni” scrisse “guarnizioni”. Ora, dimmi tu, un minimo di coscienza…

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    • Ricordo che anni fa anche il figlio di una mia amica aveva fatto un corso sperimentale alle medie, studiando il latino tutti e tre gli anni. Ma, ripeto, non lo trovo utile ora come ora. Anche perché poi al liceo si rischia di annoiarsi, ripetendo le cose che già si conoscono. E poi si perde il ritmo e ci si può trovare in difficoltà. Magari a te non è successo ma al figlio della mia amica sì. 😦

      Anch’io chiedo le versioni assegnate come compito per casa ma i miei allievi sono decisamente furbi: anche se non la fanno da soli, la traduzione la sanno bene e conoscono anche le regole perché sanno che chiedo ogni minima regola compresa nel testo (paradigmi compresi!). E’ a prima vista che … casca l’asino! 😉

      A proposito di perle (nel vero senso della parola), anni fa un allievo aveva studiato a memoria la traduzione del carme 31 di Catullo, ma evidentemente aveva scritto male (o copiato male) sul quaderno. La traduzione doveva essere “Oh Sirmione, perla delle penisole e delle isole …” ed è diventata “Oh Sirmione, parla delle penisole e delle isole …”. 😯

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      • Aahahah questa è carina 🙂
        Ma sai, io non mi sono annoiata infatti. Come sai io studio lingue moderne, ma amo lo studio delle lingue in generale, quindi il latino e il greco erano tra le mie materie preferite 😛 Penso di essere una delle poche persone pazze a cui sia piaciuto fare le versioni in classe.

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      • Non so se te l’avevo detto, ma il mio sogno era laurearmi in lingue e insegnare l’Inglese. Anche se ho frequentato il classico (dove, come sai, la lingua straniera si studia solo due anni, al ginnasio), ho sempre studiato l’idioma anglosassone in una scuola privata. Poi ho imparato anche il Francese e lo Spagnolo. Purtroppo, dopo aver frequentato due anni di Lingue, a causa dell’ambiente chiuso e poco collaborativo, soprattutto da parte dei docenti, e il continuo ostruzionismo da parte della docente d’inglese che non ti faceva passare l’esame se non dimostravi di aver trascorso almeno sei mesi in GB, mi sono trasferita a Lettere e laureata in una facoltà che non avrei mai pensato di frequentare. Anch’io ero fortissima in latino e greco proprio perché particolarmente portata per le lingue. E adoravo fare le versioni. Uso ancora un mio vecchio libro, dove ogni tanto trovo delle brutte copie, e mi stupisco di quanto fossi brava a tradurre. 🙂

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      • Anche a me piaceva fare le versioni in classe, e quando l’insegnante ne dava quattro diverse le facevo tutte e quattro.

        Nella vita poi mi sarebbe piaciuto fare la traduttrice, per un periodo l’ho anche fatto, ma erano testi scientifici, non davano molta soddisfazione: poi, la vita mi ha portato altrove. 🙄

        Ma che bello il blog di questa profonline! 🙂

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      • In effetti il mio sogno è proprio fare la traduttrice in ambito letterario.
        Comunque sì, mi piaceva fare le versioni in classe, ma in quel caso facevo solo la mia! A parte che avevamo un’ora, avrebbe significato fare pure quelle degli altri. MAI! E poi a casa studiavo pochissimo. Non so come, studiavo circa mezz’ora al giorno (tutte le materie) e avevo la media molto alta. Devo dire che non mi sono mai ammazzata di lavoro 😛

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      • Io mi sono massacrata di studio alle medie inferiori, a quelle superiori non c’è stato bisogno, ho campato di rendita. Poi ho fatto il “salto”, al quarto anno ho dato l’esame del quinto e sono andata a studiare all’estero.

        Il fatto che non ci sia restata è una delle grandi occasioni mancate della mia vita, e tra i i maggiori rimpianti.

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      • Eheheh pensa che io alle elementari avevo un maestro d’inglese per la grammatica e una londinese per la pronuncia, eravamo seguitissimi. Idem alle medie, dove ho fatto anche il francese. Al liceo invece il prof. non era particolarmente preparato, non mi ha dato quasi nulla di nuovo. Lo spagnolo l’ho iniziato privatamente al quarto anno di liceo e poi all’università ho fatto tutte e tre le lingue più una materia semestrale di greco moderno, fantastico! Ovviamente avendo fatto il greco antico mi sono trovata avvantaggiata, anche se le differenze sono tante.
        I libri di latino e greco li ho conservati insieme ai testi e alle brutte copie delle versioni in classe, chissà perchè non riesco a separarmene 🙂

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      • Abbiamo decisamente molte cose in comune …

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