BOCCIATI SENZA SCUOLA: QUANDO LO STUDIO NON E’ UN DIRITTO

La notizia ha dell’incredibile: all’Istituto alberghiero ‘Ruffini’ di Arma di Taggia, in provincia di Imperia, 38 ragazzi bocciati in prima non potranno frequentare nuovamente la classe per … sovraffollamento!

Andiamo per ordine. Gli iscritti alla classe prima per il prossimo anno scolastico sono parecchi, tanti da non permettere ai ragazzini bocciati l’inserimento nelle classi prime previste dall’organico. Il Dirigente Scolastico ha chiesto, allora, l’autorizzazione al Provveditorato per formare due classi prime in più, soluzione che permetterebbe di sistemare anche gli allievi che devono ripete l’anno. La richiesta non è andata a buon fine, com’era prevedibile. I tagli imposti dal ministero hanno, infatti, ridotto all’osso gli organici, prevedendo anche un numero eccessivo di studenti per classe (da un minimo di 27 ad un massimo di 32), cosa che ha determinato dei problemi notevoli di gestione delle cosiddette classi-pollaio che, nella maggior parte dei casi, non rientrano nei parametri previsti dalla legge 626.

La cosa che sconcerta di più, almeno secondo il mio punto di vista, è che la priorità, per le iscrizioni alla classe prima, è stata data, dal Collegio dei docenti e dal Consiglio d’Istituto, ai nuovi iscritti provenienti dalla scuola media. La motivazione, poi, ha dell’incredibile: i ragazzi delle medie devono avere la precedenza perché più giovani ( ❓ ) e perché oltretutto chi non è riuscito a superare la prima una possibilità l’ha avuta e non ne ha approfittato. Cioè, se sono stati bocciati peggio per loro: o cambiano tipo di scuola o si iscrivono in un altro Comune.
Alla faccia del diritto allo studio che, poi, fino ai sedici anni è anche un dovere. Tale è l’età in cui si conclude l’istruzione obbligatoria.

In un momento di profonda crisi che investe non solo il mondo economico ma anche quello culturale, a 38 ragazzini che per diversi motivi, su cui non è nemmeno il caso di sindacare, hanno perso un anno, si nega la possibilità di proseguire il percorso di studi scelto (che, diciamo la verità, trattandosi di un Istituto Alberghiero non è poi così pretenzioso e appare un’ottima soluzione visto che ci troviamo sulla riviera ligure). Nella migliore delle ipotesi, li si costringe ad affrontare un viaggio, a proprie spese naturalmente, per raggiungere una sede diversa, con tutti i disagi prevedibili. E tutto questo a dei quindicenni che hanno avuto un impatto difficile con la scuola superiore ma che magari hanno tutte le potenzialità per proseguire gli studi senza particolari affanni. A quell’età, si sa, molteplici possono essere le cause che hanno portato al fallimento, ma su una cosa si deve essere tutti d’accordo: non si può far pesare loro ancora di più questo fallimento.

Bene hanno fatto, almeno in questo caso, i genitori a protestare. I rappresentanti della componente genitori nel Consiglio di Istituto dell’Istituto di Istruzione Superiore del ‘Ruffini-Aicardi’ hanno inviato una lettera ad un quotidiano locale in cui esprimono la loro contrarietà verso una decisione che limita il diritti allo studio e viola l’obbligo scolastico:

“Poiché risultano iscritti al primo anno 195 alunni provenienti dalla terza media oltre a 34 ‘bocciati’ che intendono ripetere la classe prima, appare evidente – scrivono – come la scelta di consentire la formazione di sole sette prime comporti l’inevitabile necessità di rifiutare l’iscrizione ad un numero cospicuo di alunni. Questo significherà certamente per i ragazzi l’ennesima prova dell’ingiustizia del nostro stato che a fronte di un obbligo scolastico fino a 16 anni ne impedisce l’esercizio nella scuola desiderata mentre per le famiglie costituirà elemento di profondo disagio e difficoltà nell’affrontare una problematica certamente imprevista e foriera di gravi ripercussioni per il futuro dei loro figli”.

“Vogliamo segnalare non solo agli organi competenti – proseguono – ma all’opinione pubblica tutta l’assurdità di tale scelta che, all’insegna delle esigenze di bilancio, da una lato creerà sgomento ed irritazione nei ragazzi e nelle loro famiglie ma dall’altro vedrà penalizzata quell’istituzione scolastica, cioè la Scuola Alberghiera, che più di ogni altra fornisce al nostro territorio una formazione culturale e professionale aderente a quanto richiesto dal tessuto economico ed imprenditoriale. Con la speranza che la scelta effettuata possa essere rivista in un’ottica di maggior rispetto degli alunni, delle famiglie e dell’esigenze economiche della nostra Provincia”.

[Notizia da Tuttoscuola e Sanremonews; immagine da questo sito]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 19 luglio 2012, in famiglia, scuola, studenti con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Il problema è sempre, solo e semplicemente la copertina troppo corta. Anche non accettare i nuovi iscritti sarebbe secondo me stato ingiusto, ma c’è una cosa che non mi torna: studenti in più nelle prime, rispetto al previsto, ma in meno nelle seconde, e forse si potevano accorpare delle seconde e recuperare una prima o… boh!

    Emigrare, espatriare, svuotare la penisola: non ne posso più!

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    • Il discorso non è affatto semplice. Proverò a sintetizzarlo.

      In primo luogo, il numero delle classi determina il numero dei docenti delle varie discipline e, quindi, dei costi gravanti su ciascun istituto. Sulla base delle pre-iscrizioni nelle classi prime (a febbraio), nonché sul numero delle classi successive che si prevedono per l’anno a venire, il ministero determina l’Organico di diritto. C’è da dire che per quanto riguarda le classi iniziali (del biennio e del triennio) bisogna attenersi rigidamente alle disposizioni sul numero minimo e massimo degli allievi per classe. Per le classi prime non è difficile (si divide il numero degli studenti iscritti per 27 – numero minimo degli allievi per classe – e poi si aggiustano i numeri senza sforare, in teoria, il tetto massimo). Per le terze, invece, il problema è più complesso: ad esempio, se nel passaggio tra la seconda e la terza c’è una forte contrazione di iscritti – immaginiamo 15 in una e 17 nell’altra – il dirigente dovrà procedere all’accorpamento di due terze in una.
      Per le classi prime, al contrario, non vale la regola degli aggiustamenti, ovvero il dirigente può chiedere delle classi in più, motivando la richiesta, ma l’ultima parola è quella dell’Ufficio Scolastico Regionale che può non concedere queste classi in più, come nel caso in questione (nell’articolo c’è scritto “provveditorato” ma in realtà questi uffici periferici non esistono quasi più e comunque non hanno poteri in questo senso). Ergo, si rifiutano le iscrizioni. Era capitato un caso che aveva fatto molto clamore ai tempi della Gelmini (ne ho parlato QUI)

      Se consideriamo, poi, i “giudizi sospesi” (i casi dei ragazzi non promossi a giugno e che devono “riparare” a settembre), la cosa si complica. Generalmente la differenza tra il numero preventivo e quello definitivo dà origine all’organico di fatto che può prevedere, in via del tutto eccezionale, delle classi in più e di conseguenza delle cattedre in più, quindi dei costi in più. Siccome in questo caso sappiamo che in 38 non sono stati ammessi in seconda e di questi 34 hanno intenzione di iscriversi nuovamente nella stessa scuola, ma non conosciamo il numero degli allievi con giudizio sospeso, quindi nemmeno siamo in grado di ipotizzare quelli che saranno bocciati, possiamo presupporre che il numero di persone cui sarà negata la possibilità di ri-frequentare la stessa scuola aumenti. Questo, secondo me, aggrava la situazione e costituisce un dato oggettivo e inconfutabile che dovrebbe portare all’aumento del numero delle classi nel passaggio dall’organico di diritto a quello di fatto.

      Quindi, voglio sperare che il dirigente del ‘Ruffini’ di Arma di Taggia alla fine ottenga ciò che chiede. Dopo il clamore che questa vicenda sta causando credo sia il minimo che il ministro Profumo possa fare se non vuole essere paragonato all'”odiata” Gelmini.

      Detto fra noi, quando i soldi non ci sono, un ministro vale l’altro. Non è una questione politica né tecnica, è una contingenza da cui non si può prescindere. E a farne le spese sono sempre studenti e docenti.

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  2. Quando io ero ancora alunna,capitava che classi sottodimensionate fossero eliminate smembrandole,cioè assegnandone gli alunni ad altre classi.Certo non è una soluzione ideale ma mi sembra sempre meglio di quanto è stato fatto in quella scuola e anche di certi accorpamenti di classi complete che portano a classi con un numero mostruoso di alunni

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    • Io onestamente non ricordo nulla del genere ma sono stata fortunata nella mia “carriera” scolastica perché nelle classi che ho frequentato, nei vari ordini di scuole, c’era una certa stabilità. Pensa che ho frequentato la scuola media e il liceo con ben otto compagni e al liceo ho incontrato nuovamente due compagne delle elementari. Del resto Trieste non è una metropoli …

      Noi ci lamentiamo del numero esagerato di alunni per classe ma quando sento i miei genitori dire che in tempo di guerra erano anche in quaranta, ammutolisco.

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