CASSAZIONE: L’EVASIONE DELL’OBBLIGO SCOLASTICO DOPO LA SCUOLA MEDIA NON È PUNIBILE

Pubblico di seguito un articolo pubblicato da Tuttoscuola.com:

Non è la prima volta che la Cassazione penale dichiara che l’evasione dell’obbligo dopo la scuola media (primo biennio delle superiori) non costituisce reato. Lo aveva dichiarato nel 2008 con la sentenza 35396 del 16 settembre 2008, rilevando che il reato di evasione era limitato alla terza media. Lo ha ribadito alcuni giorni fa con la sentenza n. 18927 del 17 maggio 2012 che ha annullato una condanna inflitta dal Giudice di pace di Palmi nei confronti di diversi genitori che, dopo che i propri figli avevano conseguito la licenza al termine del primo ciclo, non li avevano iscritti al biennio delle superiori, evadendo il nuovo obbligo di istruzione previsto fino a 16 anni.

La ragione di questa assoluzione è tanto semplice quanto disarmante: il legislatore ha previsto l’obbligo ma non la sanzione nel caso di evasione.

La norma “disattenta” è la legge 53/2003 con la quale l’allora ministro Moratti aveva previsto il diritto-dovere fino a 18 anni. Il decreto legislativo di attuazione (d.lvo 76/2005) aveva utilizzato all’art. 5, in proposito, una formula di rinvio che, evidentemente, non ha convinto i giudici della Cassazione (“In caso di mancato adempimento del dovere di istruzione e formazione si applicano a carico dei responsabili le sanzioni relative al mancato assolvimento dell’obbligo scolastico previsto dalle norme previdenti”).

La sanzione per evasione dell’obbligo è prevista dall’art. 731 del codice penale, ma è limitata alla vecchia scuola dell’obbligo (elementare e media). Non prevista per l’obbligo delle superiori, la sanzione non può essere irrogata per analogia: serve la norma esplicita, che non c’è. Assolti, dunque, tutti gli evasori: se non c’è sanzione, non c’è reato.

A dire il vero, anche se fosse stata applicata la sanzione prevista per l’evasione nella scuola elementare e media, i genitori evasori se la sarebbero cavata con poco: 30 euro, ridotti a 10 se la sanzione viene pagata subito.

Un danno minimo per i genitori, a fronte di un danno non indifferente per i loro figli. Dura (per chi?) lex sed lex.

[immagine da questo sito]

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Pubblicato il 4 giugno 2012, in famiglia, scuola con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Davvero interessante. Mi deprime che in Italia sia possibile infrangere le leggi impunemente, perchè 30 euro di multa non credo si possano considerare un sanzione, al più un bonario ammonimento. Detto questo però vorrei aggiungere che non comprendo per quale motivo si debba obbligare dei ragazzi a studiare quando non hanno alcun interesse a proseguire gli studi. Ci sono ragazzi che si trascinano alle medie e non vedono l’ora di uscirne, perchè prolungare il tormento?
    Se vuole essere una tutela per quelli che vorrebbero studiare, ma i genitori mandano a lavorare, mi chiedo perchè allora non tutelarli sino a fine studi?
    Ma esistono davvero ragazzi che studierebbero ed è loro impedito?
    Sono perplessa.
    Tu che dici?

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    • Io credo che il problema non sia l’obbligo scolastico in sé (come ben dici, non si può costringere a studiare chi non ne ha proprio voglia), quanto l’obbligo di completare almeno una formazione professionale, per avere una qualifica in più e poter aspirare ad un lavoro migliore. Invece pare che tutti i genitori vogliano dei figli geni in grado di conseguire il diploma liceale. D’altra parte, c’è chi ritiene tempo (e denaro!) sprecato far continuare gli studi ai fili dopo la terza media, mentre invece un corso di formazione professionale non sarebbe mai tempo sprecato. Non dimentichiamo che in Italia la “generazione dei né né” è piuttosto nutrita. In sintesi, non è detto che abbandonare gli studi significhi trovare un lavoro subito. Molte volte i ragazzi non studiano e non lavorano e costituiscono un vero e proprio fardello per le famiglie.

      Non so se ora come ora ci siano ragazzi che vorrebbero studiare e che sono obbligati ad andare a lavorare. Però ricordo il caso di una mia amica che, dopo il diploma triennale di maestra d’asilo (mai sfruttato, tra l’altro) è stata costretta ad andare a lavorare perché i suoi pensavano che non fosse in grado di proseguire gli studi. Alla fine si è sposata a diciannove anni per “fuggire” da casa e ha dovuto assistere impotente alla laurea della sorella gemella stimata dai suoi più intelligente di lei. 😦

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