LA CAMPANELLA NON SUONA PIÙ PER MELISSA


Chi era Melissa Bassi? Fino a ieri lo sapevano solo i suoi compaesani, i parenti, gli amici, i professori e le compagne di scuola. Quel microcosmo che gravita attorno alla vita dei nostri ragazzi. Oggi sappiamo tutti chi era Melissa: una sedicenne, una ragazza come tante altre, con i suoi sogni, le speranze, i progetti per il futuro. Ha conosciuto l’amore, Melissa? Pare di sì, c’era un fidanzatino, un amore appena sbocciato. Di sicuro ha conosciuto l’amore di mamma e papà, delle persone care, di tutti quelli che aveva conquistato con il suo sorriso, con la sua bontà.

Melissa ieri mattina, come tutti i giorni, stava andando a scuola. Cosa può temere una ragazzina di sedici anni, mentre si appresta a varcare il portone del suo istituto, ad entrare nella sua classe, mentre conta i passi che la separano da quelle quattro mura che, accanto a quelle di casa, rappresentano per lei un posto protetto? Che cosa può temere se non un’interrogazione o un compito in classe? Che cosa le può far battere forte il cuore se non il timore di non ricordare quella poesia, proprio quella che doveva studiare per l’interrogazione, o quella formula matematica che proprio non le riusciva di farsi entrare in testa? E quale rumore può colpire le sue orecchie se non la musica assordante che proviene dall’iPod o il chiacchierio felice delle compagne che si apprestano a passare un sabato sera come tanti, al bar del paese o in discoteca o magari a casa di amici? Quale suono familiare può sentire una studentessa nell’apprestarsi ad iniziare le lezioni, le ultime ore della settimana, se non quello della campanella?

Non suonerà più la campanella per Melissa. Il suo cuore si è fermato, non prima, forse, di aver subito una rapida accelerazione in quegli istanti, in quelle frazioni di secondo che hanno anticipato la fine di tutto, dei sogni, delle speranze, degli amori, degli affetti, della vita. Il rumore tremendo di una deflagrazione ha coperto ogni melodia proveniente dagli auricolari, ha spento per sempre ogni suono, ha spazzato via tutti i progetti per la serata, le chiacchiere con le compagne, la suoneria del cellulare, le voci dei professori che le avrebbero dovuto chiedere quella poesia, quella formula matematica. Una bomba ha chiuso per sempre i suoi occhi che non potranno mai più incrociare lo sguardo del suo innamorato.

Davanti alla scuola di Melissa, ieri mattina, una scena surreale. Zaini insanguinati, scarpe abbandonate, libri e quaderni aperti, con il vento che sfoglia le pagine, al posto di quelle dita che non toccheranno più nulla. Il sangue e l’orrore che ammutolisce, che abbatte, che dispera chi assiste ad un atto di violenza inaudita, qualcosa che nessuno avrebbe mai immaginato. E quella scritta sulla facciata dell’istituto frequentato da Melissa: Francesca Morvillo e Giovanni Falcone, due nomi e un presagio di morte. Il sacrificio che quei due nomi ricordano e la gioia dei sedici anni spazzata via assieme a quei libri e quaderni che qualcuno non aprirà più.

Da domani la vita di tutti noi non sarà la stessa. Gli studenti, gli insegnanti, le mamme e i papà, i nonni, tutti avremo nella mente un atto assurdo, disumano. Nel cuore porteremo il sorriso della giovane Melissa e la speranza che le sue compagne, al cui dolore fisico si aggiunge l’orrore che rimarrà indelebile nelle loro menti, guariscano e possano ricominciare a vivere e a progettare il loro futuro, fatto di poesie e di formule matematiche da imparare, ma anche di chiacchiere, di musica, di serate in discoteca, di baci e d’amore, giorni da trascorrere felici, tanto da dimenticare la sofferenza di oggi.

Da domani, dalla bocca di tutti noi esca un grido, forte e chiaro:

NESSUNO OSI TOCCARE I NOSTRI RAGAZZI. MAI PIÙ.

Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 20 maggio 2012, in giovani d'oggi con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. Nessuna delle nostre parole riporterà in vita Melissa, non il nostro orrore, non la nostra indignazione. Nessuno salverà i nostri ragazzi in futuro, nonostante dalla nostra bocca esca il grido “NESSUNO OSI TOCCARE I NOSTRI RAGAZZI. MAI PIÙ”, se non un’opposizione reale, decisa, supportata da tutta la società, cittadini comuni, stato, forze dell’ordine, magistrati…

    Io non ce l’ho fatta a scrivere niente, non ce la farò. Continuerò semplicemente, nel mio piccolo, a oppormi a grandi e piccole ingiustizie, a non girare mai la testa dall’altra parte.

    Sarà duro permettere a mia figlia di fare la stessa cose, che tanto le farebbe lo stesso, impavida e idealista com’è. E io, come ogni genitore, avrò il cuore stretto, ma non le dirò mai “Non immischiarti”, perché non la voglio veder vivere in un mondo dove i giusti soccombono e i criminali scorazzano.

    Mi piace

    • Certo, nessuna delle nostre parole riporterà in vita Melissa. Ed è giusto opporsi con decisione ad ogni forma di violenza, specialmente educando alla pace i nostri giovani. Però è difficile farlo con atti concreti al di fuori della protesta che generalmente non ha grande potere di dissuasione.

      Anch’io pensavo di non farcela e non è stato facile scrivere questo pezzo. Lo dovevo ai “miei ragazzi”, quelli che ogni giorno osservo nel cortile della scuola, quelli che arrivano presto con i pullman dai paesi limitrofi, quelli che si siedono sui gradini o sul muretto, con i libri aperti per ripassare le lezioni o per terminare i compiti lasciati a metà, quelli che attendono l’apertura dei portoni, con il loro badge in mano, come operai di una fabbrica, senza tuta blu, operai della cultura e del sapere. Lo dovevo a loro che si aspettano di essere al sicuro, in un luogo protetto, dentro e fuori da scuola, nel parco rinverdito dalla primavera, pronti a trascorrere la primavera della loro vita, senza il sospetto che qualcuno possa far loro del male.

      Lo dovevo a loro e anche un po’ anche a me perché da sabato mattina ho capito che il mio quotidiano ingresso a scuola non sarebbe stato più quello di prima.

      Mi piace

  2. Certo che nella tua posizione non potevi scrivere “di meglio”.
    Da parte mia, ora che vedo crescere i miei nipotini, il grande ha ora sette anni, inorridisco al pensiero che possano “incontrare” certe malvagità.
    In questo momento non posso non pensare alla pedofilia, a certi livelli ben peggiore di una bomba.
    Ciao Marisa.

    Mi piace

    • Credo non sia un buon momento per tutti. Ma ognuno, nel suo piccolo, deve contribuire a migliorare il mondo. I bambini hanno il futuro davanti, incerto e precario, ma con l’amore dei genitori, che è una certezza per la maggior parte di essi, possono essere guidati e protetti.

      Grazie, Quarc, e buona notte.

      Mi piace

  1. Pingback: IN RICORDO DI MELISSA, UN MESE DOPO. LE LETTERE PERVENUTE AL MINISTERO PUBBLICATE SUL SITO « laprofonline

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: