FRIULI: IL PRESIDE DURÌ IMPONE NUOVI DIVIETI. NO A BERMUDA E CANOTTE, INFRADITO SCONSIGLIATI


Dopo le sue esternazioni circa il deprecabile utilizzo del social network più famoso del mondo, Facebook, da parte di professori e studenti che stringono “amicizia” sul web, il Dirigente Scolastico dell’ISIS Maliganani di Cervignano del Friuli, Aldo Durì, ora mette le mani avanti, in previsione dell’arrivo della bella stagione, e stabilisce delle regole ferree sugli abiti e calzature che gli studenti non devono usare. In una circolare diramata ieri, vengono messi al bando i capi d’abbigliamento considerati «poco decorosi all’interno dell’ambiente scolastico». I ragazzi dovranno evitare i bermuda, i pantaloni corti e certi tipi di canotte.

«Con l’arrivo della primavera e del bel tempo – spiega Durì -, ritengo opportuno ricordare agli allievi (e non solo) il dovere di indossare un abbigliamento decoroso, decente e sobrio. Il mio invito non è mosso dalla pretesa di limitare la libertà individuale, ma dalla volontà di esigere che i vestiti indossati da studenti e personale siano consoni alla dignità del luogo.

Come nelle chiese non sono tollerati indumenti da spiaggia, non vedo perché debbano esserlo nelle scuole, che non sono più quei templi del sapere esaltati dalla retorica bolsa del tempo che fu, ma sono pur sempre istituzioni cui è attribuita l’alta missione di presiedere alla formazione delle nuove generazioni». Aggiunge il preside: «Non pretendo che i ragazzi indossino giacca e cravatta e le ragazze golfini e gonne plissettate sotto il ginocchio e calzettoni come negli anni Sessanta, né le divise in uso nei college inglesi, che comunque apprezzo per lo spirito ugualitario e il senso di appartenenza che affermano, così come apprezzo i grembiuli nelle scuole elementari.

Esigo che i ragazzi evitino bermuda, braghe corte, shorts e le canotte stile “poveri ma belli” (con esibizione di peli ascellari non sempre gradevoli all’olfatto). Le ragazze dovranno rinunciare ad esibire top scollati, hot pants, gonne troppo succinte o calzoni dalla vita così bassa da lasciare a nudo porzioni ampie di ventri e natiche. Ad ambo i sessi, poi, sconsiglio fermamente l’uso di infradito da spiaggia. Queste cose non dovrebbero essere regolate da circolare, ma dettate dal buon gusto e dal buon senso. C’è uno stile, un modo di vestirsi che varia funzionalmente in ragione dei posti che si frequentano e delle situazioni che si affrontano. A scuola o in ufficio non ci si va agghindati come in discoteca.

Se poi si cerca la trasgressione (anche se magari si scambia per trasgressione il conformismo più banale ai dettami di una moda sguaiata e volgare), allora si sappia che non permetterò che la scuola diventi terreno di queste esibizioni e provocazioni. Invito perciò insegnanti, collaboratori e coordinatori a far rispettare queste prescrizioni che trovano il loro fondamento nell’articolo 34 del regolamento scolastico». (fonte: Messaggero Veneto)

Lo scorso anno dei divieti analoghi erano stati al centro di un dibattito pro e contro: allora il casus belli era stato il divieto di fare entrare dei ragazzi presentatisi in bermuda all’Istituto Nautico di Trieste. Allora ero d’accordo con il preside Raffaele Marchione, ora appoggio l’iniziativa di Aldo Durì e concordo sul fatto che la scelta dell’abbigliamento dovrebbe essere dettata dal buon senso, oltreché di buon gusto. Ma siccome il bon ton non va più di moda, indicazioni del genere forse dovrebbero essere diramate su iniziativa dello stesso ministero.

[immagine da Frz40’s Blog]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 3 aprile 2012, in scuola, studenti con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 20 commenti.

  1. Anch’io appoggio il preside, sante parole le sue!

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    • Eppure sono convinta che molti ritengano il suo un atteggiamento troppo rigido e decisamente fuori dal mondo … quello dei giovani, intendo. 😉

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      • MI è stato riferito che si presentano in tribunale avvocate con pantaloni a vita bassa che lasciano uscire il pelo pubico. A me personalmente, anche fossi un uomo, farebbe abbastanza schifo come spettacolo, ma pare che i maschietti non la pensino così.

        Insomma, non vorrei che in tribunale le sorti di quanti si affidano alla giustizia dipendessero dalla merce esposta dalle principesse del foro (volutamente scritto minuscolo 😆 )

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      • Io ho sentito che certi docenti universitari si sono presentati alle discussioni delle tesi in bermuda e sandali (seppur “coperti” dalla toga).

        Credo che l’esempio che gli adulti danno non sia un optional.

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      • Beh, se il messaggio fosse che l’apparenza vale meno della sostanza ci si potrebbe pure stare, ma ce ne deve essere tanta di sostanza per compensare certe apparenze! 😀

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  2. Certo ci sono adulti che con il loro modo di vestire non danno certo un buon esempio.Che forse il preside abbia voluto mandare un messaggio anche a loro,non osando farlo direttamente?

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    • Credo di sì. Anche nella mia scuola l’abbigliamento dei colleghi a volte lascia un po’ a desiderare. Bermuda no (qualche anno fa si vedevano ….) ma sandali sì, si vedono. Addosso agli uomini non mi sembrano tanto eleganti.

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      • Io non ho accettato la corte di un tizio perché portava i sandali. Tra parentesi, ne sono molto pentita, sono convinta che fosse un’ottima persona che mi avrebbe reso felice. 😦

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  3. Questa è una battaglia persa da un punto di vista del buon gusto. Rispetto a qualche anno fa non solo il numero di chi si presenta in braghette a scuola è aumentato, ma è cambiato il loro sguardo quando fai notare che ogni abbigliamento non è sbagliato in sé ma che va contestualizzato. Mentre prima si scusavano e comprendevano, oggi ti guardano come parlassi in aramaico di fusione nucleare. Mah…
    A presto, Es.

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    • Conosco quello sguardo. Come quello che ti lanciano quando si azzuffano durante l’intervallo e fai loro notare che non si fa, che non è civile. Oppure quando li richiami perché prendono l’ascensore pur sapendo che non possono. O anche quando scorrazzano in motorino nel parco e li rimproveri perché, com’è ovvio, è vietato.

      Ah, se fossi io il preside …

      Quanto all’abbigliamento, lo scorso anno ho fatto la predica a quelli di quinta: non vi venisse in mente di arrivare all’esame in bermuda … Alla fine hanno ascoltato i miei consigli: jeans e camicia, preferibilmente bianca, con le maniche arrotolate, per sentirsi più a proprio agio. Un successone! 😉

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  4. Forse non tutto è perduto: se si trovano argomenti e toni giusti, a volte i ragazzi capiscono! a volte meglio degli adulti.

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    • Basta essere convincenti. Il trucco è: dire “sarebbe meglio”, senza toni perentori.

      In un corso tenuto a scuola da una psicologa ho imparato ad usare il messaggio in prima persona. Ovvero: se una cosa non piace a me ma per altri non costituisce un problema, non serve a nulla dire “tu devi – fai …”, il disagio è mio non di altri. Molto meglio dire “sarei contenta se tu facessi ….”. In questo modo ho ottenuto più di una volta che il mio figlio minore – che è un ribelle nato – mi ascoltasse. Se gli dicevo non fare questo o non fare quello, non mi dava retta. Quando ho cambiato strategia dicendogli “fai come vuoi ma io sarei felice se tu facessi …” ha iniziato ad ascoltarmi perché è stato libero di decidere se farmi felice o meno. 🙂

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  5. @ Diemme

    Ecco vedi: l’abito non fa il monaco … e nemmeno i sandali. 🙂

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  6. Ecco, appunto…un detto recita che “l’abito non fa il monaco”, ma ne esiste una divertente continuazione…”ma un monaco senz’abito fa scandalo”!
    Detti a parte, è assurdo che bisogna ogni volta combattere dure battaglie per salvaguardare la decenza, credevo bastasse il buon senso, ma non è così. Credo comunque che l’esempio dovrebbe partire dall’alto, perchè certe volte si vedono certi adulti che fanno proprio venir voglia di gridare “ma come ti vesti??”.
    Una nota carina, però, la posso lasciare: quest’anno siamo andati con la scuola a teatro, un teatro tipo La Scala di Milano e avevo detto ai miei alunni di venire vestiti decentemente, gli passavo i jeans (non quelli strappati), ma almeno una camicia. Hanno borbottato tutti, ma il giorno dopo erano troppo carini e davvero non mi aspettavo che seguissero il consiglio! Fa tanto anche il modo di dire le cose…

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    • Qualche volta anche i ragazzi sono dotati di buon senso. A sorpresa (ma forse non troppo!) gli studenti hanno dato ragione al dirigente Durì.

      «Sono d’accordo con il preside quando dice che a scuola bisogna vestire in modo adeguato – commenta Federico Bianco, rappresentante degli studenti dell’Iti -. È un po’ eccessivo il paragone con i college inglesi, siamo in Italia e abbiamo un nostro sistema scolastico. Sicuramente è importante vestire secondo le regole del buon senso. Ho qualche dubbio sul divieto di indossare i pantaloni corti o le bermuda. In classe manca l’aria condizionata. Quando fa caldo è difficile stare seduti con i jeans».

      [e noi prof? anche per noi non c’è l’aria condizionata, o no?]

      Dello stesso avviso Davide Mian, rappresentante degli studenti dell’Iti: «Secondo me – dice -, il preside non ha detto cose assurde. In merito ai pantaloni corti, ci sarebbe qualche obiezione da fare. Non mi sembra disdicevole indossarli. Sul resto, invece, sono d’accordo».
      Aggiunge Claudia Ballarin, rappresentante degli studenti del liceo Einstein: «A mio avviso, al liceo non si sono mai verificati casi di studenti vestiti in modo indecoroso. Ad ogni modo è giusto pretendere un certo rigore anche nell’abbigliamento». fonte: Messaggero Veneto)

      Insomma è andata meglio di quanto si pensasse. 🙂

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