COMPITI A CASA? NO, GRAZIE. I GENITORI FRANCESI SI RIBELLANO

Ogni tanto ne sentiamo parlare. I compiti a casa sono scomodi, soprattutto per i genitori. Spesso si passano interi pomeriggi alla scrivania con i figli, specie se non particolarmente brillanti, e quella dei compiti per casa è considerata una vera schiavitù. Se poi gli insegnanti li assegnano anche per le vacanze (Natale, Pasqua, estate .. non importa, le vacanze sono vacanze ecchecaspita!), intere famiglie si sentono prigioniere entro le mura domestiche perché i figli devono lavorare.

E che dire dell’insana abitudine di sostituirsi ai figli – specie se piccoli, diciamo quelli che frequentano le elementari – nell’esecuzione del lavoro domestico così si fa più in fretta e una passeggiatina magari la si riesce a fare? Certo, i genitori credono di fare pochi danni, nella convinzione che prima o poi i bambini raggiungano una completa autonomia. Ma amare sorprese riserva il prosieguo degli studi …

Ieri al TG1 ho sentito che sempre più diffuso, in particolare per i ragazzi più grandi, è il ricorso a dei tutor disponibili su alcuni siti Internet. Oppure particolarmente affascinante, a quanto pare, è l’idea di fare i compiti assieme ai compagni via skype. Mentre una volta ci si incontrava a casa dell’uno o dell’altro, ora si sta comodamente seduti davanti al proprio pc, nella propria cameretta, immortalati da una telecamera e dotati di microfono al posto dell’obsoleta cornetta del telefono. E così le ore che gli studenti passano davanti al computer si moltiplicano, anche se con le più buone intenzioni.

Tornando alle famiglie e alla loro scarsa predisposizione ad accogliere gli obblighi scolastici dettati dagli insegnati, come se questi ultimi si divertissero a fare i sadici e basta, in Francia è in atto una vera e propria ribellione: almeno per le prossime due settimane, saranno i genitori a chiedere ai propri figli di non svolgere alcuna attività domestica. Cartelle chiuse oltre l’orario scolastico. Come potremmo chiamarlo? Lo sciopero degli zaini?

Questo singolare boicottaggio è stato ideato dalla Fcpe (la principale associazione che raccoglie i genitori dei ragazzi iscritti alle scuole pubbliche transalpine) con lo scopo di protestare contro “l’inutilità e l’ingiustizia” dei compiti a casa assegnati ai bambini che frequentano gli istituti elementari francesi. La protesta è partita da un blog e, com’era facile immaginare, ha raccolto già 22.000 adesioni e ha sviluppato un acceso dibattito sui quotidiani francesi.

I contestatori affermano che non solo i benefici degli esercizi scolastici a casa non sono mai stati provati scientificamente, ma che i compiti sono spesso causa di profondi litigi tra genitori e figli. Senza contare che i compiti sarebbero un motivo di discriminazione tra i bambini più fortunati che possono contare sull’aiuto di qualche familiare in casa e quelli che invece devono arrangiarsi da soli.

Anche se lo scopo di questa iniziativa è quello di organizzare due settimane senza compiti a casa e di immaginare assieme altri modi per comunicare il lavoro fatto in classe e anche se il Francia esiste una legge del 1956 che vieta agli insegnanti di assegnare compiti a casa ai bambini delle scuole primarie – legge che è aggirata dai maestri che assegnano delle attività da svolgere tenendo impegnati i bambini per più di un’ora la sera – credo che lo “sciopero” serva a ben poco se i genitori sono convinti che i compiti siano inutili e ingiusti. Nel momento in cui non si fidano dell’insegnante, come possono sperare di dar vita ad un dibattito sereno su questo argomento?

[notizia de Il Corriere]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 27 marzo 2012, in bambini, famiglia, mondo, scuola primaria con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 21 commenti.

  1. Che dire…tutto il mondo è paese, visto che questa polemica sui compiti è di gran moda anche nella mia scuola! E’ però accompagnata dalle invettive (giustificate) dei docenti delle superiori che sostengono di essere costretti ad attivare corsi di recupero, perchè si ritrovano alunni analfabeti!!
    Certo, in una scuola che funziona veramente bene, dove gli studenti sono consapevoli di dover apprendere e i genitori collaborano, si potrebbe anche pensare di lavorare solo in classe…Mi permetto, comunque, di dubitare sulla validità della proposta e di sconsigliare la sua messa in atto nelle scuole di grado inferiore. Quello che poi davvero non capisco è la perversione mentale dei genitori che fanno i compiti ai figli o che ricorrono alle ripetizioni al primo accenno di svogliatezza del pargolo.
    Ed infine, ognuno faccia la sua parte: vogliono tutti il figlio scienziato, ma guai a chiedergli di fare fatica!!

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    • Io ricordo certe vacanze rovinate dai compiti dei miei figli. Eppure non mi sono mai permessa di fiatare e a loro spiegavo semplicemente che un po’ di allenamento estivo (o natalizio o pasquale …) ci voleva. Non è stato facile convincerli, però.

      Io lavoro molto in classe con gli studenti, specialmente per il Latino, perché ormai sul web trovano le traduzioni di tutto, anche delle versioni con la prima declinazione. Però pretendo attenzione e collaborazione. Se mi accorgo che non studiano, sono guai. Non li riempio di compiti per punizione … semplicemente li interrogo. :mrgreen:

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  2. I compiti a casa(assegnati con criterio e in giusta quantità)da sempre rappresentano un modo per far esercitare gli alunni su quanto si insegna a scuola e devono contribuire a far acquisire loro un metodo di studio autonomo. I genitori dovrebbero limitarsi a controllare che i figli eseguano questi compiti, senza aiutarli(tranne che in casi eccezionali)o sostituirsi a loro,perchè altrimenti i ragazzi rimangono in uno stato di “sudditanza”. Se poi i genitori non hanno fiducia nella Scuola,appare opportuno che provvedano personalmente all’istruzione dei figli,valendosi di “precettori”pagati da loro,come facevano un tempo le famiglie nobili

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    • Anch’io penso che qualcuno potrebbe avvalersi della collaborazione dell’antico aio. 🙂

      Fortunatamente non tutti i genitori sono così. QUI ho riportato una mia esperienza molto gratificante.

      Poi ci sono anche i genitori come questa madre. Oggi, per caso, ho scoperto che ha fatto un tema al posto del figlio e ha preso quattro. 🙂

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  3. Pensa che figura! 😆

    Scherzi a parte, io ho una posizione moderata in proposito. Considerando che non ho mai seguito mia figlia nei compiti, e che lei è bravissima e coscienziosissima, devo dire che incontra gli stessi problemi che incontravo io: i compiti sono troppi, e a farli bene si studia dalla mattina alla sera senza interruzioni per poi andare a scuola impreparati in almeno un paio di materie. Questo tutto l’inverno, e l’estate? Idem.

    “Ai miei tempi” ( 😥 ) l’estate studiava chi non l’aveva fatto l’inverno, veniva rimandato e doveva recuperare, mentre i promossi se la spassavano mentre mia figlia… nisba, carica di compiti anche d’estate. Prima di partire per Londra le ho sequestrato i libri dicendole “Coi tuoi insegnanti poi ci vado a litigare io!”: insomma, vi pare possibile un ritmo del genere, dodici mesi l’anno? Da me si dice “Meglio un asino vivo che un dottore morto”: io, francamente, opterei per il dottore vivo, ma se proprio non c’è scelta, io a mia figlia ci tengo!

    Insomma, da due anni ha cambiato colorito, è grigiastra col contorno degli occhi neri: ma dico, ti pare possibile? La scuola dovrebbe guidare i nostri ragazzi nella vita, ma la vita non è fatta solo di cultura libresca, bisogna dar loro spazio anche per altre esperienze.

    I compiti a casa ci vogliono, non vedo altro mezzo per consolidare i concetti ed esercitarsi, ma tutto ha un limite! Quello che i ragazzi lamentano è che ogni insegnante pensa che ci sia solo la propria materia, e poi ci sono pure quelli che in classe parlano del più e del meno, dei casi loro, e il carico del programma lo danno tutto ai ragazzi da smazzare a casa: insomma, non abbasso i compiti a casa, ma il troppo storpia in tutto!

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    • «… non ho mai seguito mia figlia nei compiti, e che lei è bravissima e coscienziosissima … »

      Che madre fortunata! 🙂

      Onestamente non ricordo di essermi ammazzata di studio durante le vacanze estive però ad ottobre, quando si rientrava, il greco l’avevo già dimenticato. 😦
      Durante l’anno, però, posso dire di non aver mai rinunciato alle mie passioni: la chitarra, la danza, l’inglese, gli amici, il moroso … Ripensandoci, non so mica come ho fatto ad essere così brava a scuola, senza avere né occhi cerchiati né colorito grigiastro. 🙄

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      • Marisa, i compiti che danno a mia figlia sono davvero eccessivi, credimi. L’insegnante d’italiano ha assegnato quattordici libri da leggere (del calibro dei Promessi Sposi per intenderci, “I Demoni” e “Anna Karenina”), e poi francese ci ha messo i suoi (in francese) e inglese i suoi (pure questi ovviamente in lingua) e poi quelli di storia e filosofia…. tutto questo in aggiunta al programma normale, che a febbraio o marzo, non si sa com’è, hanno già finito e ricominciano daccapo.

        Il carico per l’estate che te lo dico a fare… io pure, che ero bravissima, a ottobre di greco non ricordavo un piffero, ma bastava poco per riprendere la mano, e poi la capacità di ragionamento rimaneva, e rimane ancora.

        Io d’inverno non alzavo testa, tornavo a casa all’una e mezzo, pranzavo e alle due ero sui libri fino a mezzanotte; spesso alle cinque o alle sei del mattino seguente mi rialzavo per continuare, ma a parte che ero sostenuta dal fatto che mi piaceva da morire e quindi mi pesava di meno (e tu mi dirai che se a uno non piace studiare che non lo faccia il liceo classico, e pure tu hai ragione), d’estate non facevo un tubo, ci puoi giurare!

        Vero è che ho iniziato subito a lavorare, d’estate davo ripetizioni, e quindi hai voglia a ripassare, ma erano solo due o tre materie, ai livelli degli anni precedenti, e venivo pure pagata!

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      • Io forse sbaglierò, ma non costringo quasi mai i miei allievi a leggere. In primo luogo perché difficilmente le mie preferenza posso essere interessanti per loro, in secondo luogo perché credo, come dice anche Pennac nel suo Come un romanzo, che i ragazzi abbiano diritto a non leggere oppure a leggere ciò che vogliono. Ho smesso di costringerli a leggere anche perché mi sono resa conto che non leggevano un bel niente e si scaricavano le schede di lettura da internet. Con classi numerose (27-29 allievi) è impossibile verificare singolarmente l’avvenuta lettura e se si propone una prova, a meno di non andare a cercare il pelo nell’uovo, la possono svolgere imparando a memoria un riassunto, anche quello reperibile sul web.
        D’estate faccio leggere qualche classico, ma nulla di più.

        Non so come facciano gli insegnanti di tua figlia a finire i programmi a febbraio-marzo. Io sono terribilmente indietro perché, anche quando mi propongo di non approfondire, se voglio leggere qualche testo devo per forza perdere tempo. Per non parlare delle interrogazioni: se interrogo non vado avanti e quindi ho ben poco materiale su cui interrogare; se vado avanti non interrogo …

        Io sono stata fortunata perché ho avuto dei bravissimi insegnanti ma per nulla assillanti. Non mi hanno quasi mai obbligata a leggere anche perché si sa che quando la lettura diventa un obbligo, specie se vengono fatti leggere molti libri, si perde proprio il piacere di leggere. Io ho sempre amato leggere comunque, e così fanno i miei allievi: c’è chi si divora libri su libri, altri non amano leggere ma se li obbligassi, amerebbero ancor meno i libri. Anche questa è una strategia. Se è sbagliata, pazienza. Ci sono tanti laureati ignoranti in giro …

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      • E infatti mia figlia, che sarebbe una lettrice accanita, sta odiando i libri che legge. Non glieli fanno scegliere, neanche una scelta guidata, e così lei non può leggerne neanche uno di quelli che vorrebbe. Schede di lettura? Pfui! Sai come avvengono le interrogazioni sui libri? L’insegnante apre una pagina a caso, legge una riga, e i ragazzi devono dire esattamente a cosa si riferisce e a che punto si trovano. Difficile pure se uno li ha letti davvero, figuriamoci con le schede di lettura!

        Come fanno ad avere finito il programma così presto? Te lo sto dicendo che li massacrano! Interrogazioni? Oramai va di moda l’interrogazione scritta, in un’ora si smazzano tutte le interrogazioni. E l’approfondimento che viene dalle interrogazioni orali? Il consolidamento delle nozioni e dei concetti che si ha a forza di ripetere, tornare sull’argomento, porre domande e rifletterci insieme?

        Quasi nulla di tutto questo. Ora, mi chiedo, ha senso studiare in questo modo? Faranno odiare loro studio e letture. E le nozioni ben presto svaniranno dalle loro menti.

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      • Ma perché la classe di tua figlia non partecipa, con la loro insegnante naturalmente, alla trasmissione di Rai3 “Per un pugno di libri”? 🙂

        Il motivo per cui si fanno più verifiche scritte che orali è il poco tempo e il numero eccessivo di allievi per classe. La tua obiezione è condivisibile purtroppo però il ministero deve risparmiare: più alunni = meno insegnanti = meno stipendi da pagare. Il tutto a scapito della qualità.

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    • Hai perfettamente ragione. Mio figlio ha 13 anni, studia tutto il giorno e dice continuamente che i compiti gli hanno rovinato la vita. Non posso dargli torto, visto che passa ore e ore chiuso in camera a studiare. A studiare cosa poi, nozioni su nozioni e deve farlo anche velocemente, la mole dei compiti é decisamente esagerata. Passa da un libro all’ altro da un quaderno all’altro, tutto di corsa.Questa non é cultura ma puro e semplice nozionismo. Che tristezza!!!!! Ma che scuola é mai quella che non ti da la possibilità’ di soffermarti a riflettere, di approfondire, di studiare in modo un po’ più critico. E’ una scuola che non coinvolge, che non appassiona, che non emoziona……

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  4. Deborah Cecchi

    Io non sono un’insegnate ma una mamma di tre figli di 10, 9 e 3 anni ; nel mio piccolo ritengo che si possa pensare assurdo ” apprendere” fino alle 16.30 e poi dover “ripassare” nel pomeriggio escludendo ogni altra attività , non solo sportiva , ma soprattutto di sano svago infantile ( giardini , giochi all’aria aperta , letture o disegni) come quelle che facevamo noi.
    La scuola primaria, a mio avviso ha solamente impegnato i ragazzi fino alle 16.30 permettendo così ai genitori di lavorare entrambi, ma non si è sviluppata con sufficienti laboratori pratici e attività sportive variabili (accesso a campi sportivi con attività che vanno oltre la palestra) ma si tratta di un’appendice di insegnamento in ore nelle quali i ragazzi sono già “finiti”.
    Capisco che non ci sono fondi, capisco però che non c’è , a volte, neanche la volontà di trovare metodi meno canonici per fissare le nozioni date.
    Io litigo tutti i giorni, e i fine settimana molto di più, per far fare i compiti ai miei ragazzi dovendo , ahimè , abbandonare la mia piccola davanti alla TV oppure tenerla in casa perchè i ragazzi devono studiare storia o scienze, sinceramente parlando di scuola elementare mi sembra un po’ troppo.Non vedo l’ora di essere alla scuola media , almeno dalle 15 in poi potrò organizzare il lavoro del più grande e vedere di farci rientrare tutto senza stravolgere nè i bambini nè tanto meno me e mio marito che non stiamo proprio fermi tutto il giorno.

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    • @Debora: beh, noi alle elementari, con i figli che stavano a tempo pieno, abbiamo almeno ottenuto che durante la settimana non venissero dati compiti, e addirittura lasciavano lo zaino in classe.

      Quando un bambino sta a scuola dalle 8 di mattina fino alle 16:30, ha diritto quando esce a fare dell’altro!

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    • Gentile signora Deborah,

      io non ho esperienza della scuola primaria però penso che non si debba riempire di compiti dei bambini che hanno diritto a svolgere altre attività e non perdere le loro giornate nello studio. Però, come diceva anche Quintiliano (I secolo d.C.): momenti di riposo tuttavia debbono avere una certa misura, per evitare che, se negati, suscitino avversione per lo studio oppure, se concessi in modo eccessivo, provochino una abitudine all’ozio. Sono favorevole, quindi, all’assegnazione dei compiti da svolgere durante le vacanze estive che in Italia sono davvero troppo lunghe. I bambini e i ragazzi, se non fossero impegnati – nella giusta misura – nell’esecuzione dei compiti dimenticherebbero tutto quanto imparato durante l’anno. Ho parlato di questo argomento QUI.

      Altro discorso è quello della scuola a tempo pieno. Effettivamente un bambino che si fa già otto ore fra libri e quaderni non dovrebbe aver nulla da fare a casa. Purtroppo, però, come rileva anche Diemme, nella scuola italiana non c’è la cultura del tempo pieno, come invece in Inghilterra o Francia. Per questo i genitori d’Oltralpe non hanno tutti i torti a protestare però a me non piace il modo. Questa iniziativa lancia ai bambini un messaggio diseducativo. Come dire: “Non fare i compiti, tesoro, te lo dico io e non preoccuparti di quello che dice il/la maestro/a.” Non mi piace perché in questo modo si esautora l’insegnante e si fa credere al bambino che mamma e papà hanno più potere dello stesso maestro.

      Mi piace riportare il commento che ha fatto la psicologa e psicoterapeuta Silvia Vegetti Finzi a questo riguardo:

      Da quando i Decreti Delegati, emanati nel 1974, hanno aperto le istituzioni scolastiche alla società, è iniziato un dialogo tra insegnanti e genitori che ancora oggi, nonostante molti cambiamenti, caratterizza la nostra scuola. Nessuno dei due protagonisti intende rinunciare alle proprie prerogative e delegare le proprie responsabilità. Entrambi riconoscono nella collaborazione un punto di forza ma il confronto non è mai facile e accordarsi costituisce sempre un’impresa impegnativa. Tra i punti più controversi troviamo i compiti da svolgere a casa. La maggioranza dei genitori li giudica eccessivi, una minoranza insufficienti. Molto dipende dal ciclo scolastico, dall’età dei bambini e dall’orario. Il problema si pone particolarmente per la scuola a tempo pieno: otto ore per cinque giorni la settimana. Un carico pesante seguito, nella maggior parte dei casi, da attività extrascolastiche che lasciano ben pochi spazi di indipendenza e autonomia. Paradossalmente non c’è niente di meno libero del tempo libero. Credo che, dalla terza elementare in poi, sia impossibile non assegnare compiti da svolgere a casa. In classe mancano infatti il silenzio e l’isolamento che consentono di studiare. Ma dovrebbero essere ridotti all’essenziale in modo che i bambini li eseguano presto e da soli, senza essere assillati da genitori esigenti e ansiosi che non consentono l’importante esperienza di apprendere dai propri errori. L’eccesso di compiti rischia di danneggiare la qualità dell’apprendimento che richiede processi di assimilazione e di accomodamento delle nuove nozioni nel casellario delle conoscenze. Un processo interiore che ognuno svolge a modo suo, secondo un timer che non può essere forzato. Non dimentichiamo che l’infanzia ha diritto a tempi e spazi riservati al gioco, alla fantasia, a quell’apparente far niente che potenzia il pensiero creativo e non solo esecutivo. Se vogliamo davvero il bene dei più piccoli e ottenere il meglio dalle nuove generazioni è necessario sgomberare la loro vita dal troppo, da un eccesso di richieste e di offerte. Come sta accadendo per i consumi, torniamo all’essenziale perché i bambini, se non vengono artificialmente stimolati, hanno pochi, fondamentali bisogni, tra cui margini di libertà e autogestione.
      di SILVIA VEGETTI FINZI (LINK)

      La saluto cordialmente ringraziandola per il Suo contributo.

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      • Deborah Cecchi

        Vi ringrazio molto per le vostre risposte.
        Sappiate che per quanto riguardo gli altri gradi scolastici concordo pienamente con voi, sarebbe assurdo non far studiare i ragazzi ma nella scuola primaria trovo giusto che il bambino sia più libero di esprimersi in modi diversi che vanno dalla lettura allo sport , alla musica o al disegno e , perchè no, anche al giardinaggio dove si impara a distinguere stagioni , sostanze che servono per la buona crescita dei frutti, e quello che è bene mangiare. Non vi sembra che così si possa apprendere le scienze, l’ alimentazione corretta e un sano esercizio fisico all’aria aperta?
        Io sono una donna concreta che ha ricevuto un’educazione rigida dove il professore, la maestra, etc. hanno sempre ragione e la stessa cosa dico hai miei figli , ma i tempi sono cambiati e le riforme scolastiche sono un disastro.Mi chiedo a volte se chi le propone abbia realmente figli che vanno in scuole statali (e non in scuole americane o simili che hanno realtà extraterrestri per noi semplici mortali).
        Confidando che si possa fare qualcosa per migliorare il nostro sistema scolastico vi saluto cordialmente.

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  5. @marisa
    Condivido pienamente tutto quello che hai detto.
    @Diemme
    Probabilmente i docenti di tua figlia non si rendono conto che i compiti assegnati richiedano tanto tempo e hanno l’effetto di far odiare lo studio, oppure chiedono 10 per ottenere 5;oppure sono convinti che assegnare tanti compiti li faccia stimare maggiormente(purtroppo ci sono anche genitori che misurano così la bravura di un docente). In ogni caso, perché voi genitori, tutti e con a capo quelli di alunni bravi,con belle maniere non fate presente il problema ai docenti? Se sono in buona fede,potreste ottenere qualcosa.
    @Deborah
    Mi sembra inaccettabile che bambini che stanno a scuola fino alle 16,30 debbano poi fare ancora compiti. Non ho esperienza di scuola elementare ma ho insegnato per tre anni in una scuola media a Tempo Prolungato, con 4 ore pomeridiane oltre l’orario curriculare. Seguendo la legge relativa al Tempo prolungato dedicavo parte del tempo a “libere attività(giornalino, ricerche…)” e parte allo “studio guidato”:gli alunni facevano i loro compiti in classe, chiedendomi spiegazioni in caso di bisogno e aiutandosi tra loro. In questo modo acquisivano un metodo di studio corretto e imparavano a collaborare.Non capisco perché non si debba fare così in tutte le scuole a Tempo Pieno e poi lasciare i bambini liberi di giocare, come è loro diritto.Forse ci sono troppe teorie pedagogiche e poco buonsenso.

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    • @lilipi: l’insegnante d’italiano ha detto loro chiaro e tondo che li carica per tenerli lontano dalla strada… ma così facendo li tiene lontano pure dal letto nelle ore notturne!

      Ho letto una vignetta carinissima, di uno studente che alle due di notte telefona alla sua insegnante:

      “MI scusi, professoressa, dormiva?”
      e l’insegnante, assonnata “Veramente sì…”
      e lo studente: “Io invece no, STO FACENDO I SUOI COMPITI!!! 👿 ”

      Ecco, Marisa non me ne voglia, ma io l’ho consigliato a mia figlia di fare la stessa cosa… 😆

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  6. @ Deborah Cecchi

    Io non credo che le riforme scolastiche siano un disastro, sono invece convinta che ci sia da parte degli insegnanti una notevole difficoltà ad adeguarsi, non solo alle riforme ma anche e soprattutto alle nuove generazioni che hanno esigenze diverse e numerosi stimoli al di fuori dello studio, il che implica anche un minor spirito di sacrificio e di adattamento.
    Ad esempio, se io insegnassi latino come vent’anni fa probabilmente mi tirerebbero dietro i libri. 🙂

    Grazie per Suoi interventi e le proposte condivisibili. Purtroppo sono le “teste” che devono cambiare … intendo quelle dei docenti.

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