DECRETO SEMPLIFICAZIONI: DIRE NO AI TEST INVALSI

Fra i vari emendamenti proposti al Decreto Semplificazioni, attualmente ancora in discussione, ce n’è uno, presentato dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera, che vorrebbe cancellare l’obbligatorietà dei test InValsi per le scuole di ogni ordine e grado.

Come si ricorderà, la questione sui test è alquanto spinosa e ha portato, lo scorso anno, ad una sorta di insubordinazione da parte di alcuni docenti e studenti, i quali non hanno gradito la somministrazione imposta delle prove elaborate dall’Istituto di Valutazione. La protesta degli studenti, organizzata dal Movimento Studentesco, fu marginale e prevalentemente localizzata nelle scuole superiori della capitale. Da parte loro i docenti, partendo anche dal presupposto che i test risultano poco utili all’autovalutazione, in quanto lontani, nella tipologia degli esercizi proposti, dalla didattica tradizionale, protestarono soprattutto perché la correzione delle prove loro affidata (ad eccezion fatta per alcune classi campione totalmente a carico dell’Invalsi, sia per quanto riguarda la sorveglianza in classe sia per quanto concerne la correzione dei test e loro valutazione) avrebbe gravato ulteriormente il carico di lavoro in un periodo dell’anno, il mese di maggio, in cui, con l’approssimarsi del termine delle lezioni, si somministrano già le ultime prove di verifica nelle diverse classi.

Questa protesta, su cui l’ex ministro Gelmini si è epsressa definendola “marginale”, ha portato però ad una rilfessione sull’obbligatorietà dei test InValsi, non proposta dal governo Berlusconi, per intenderci, ma risalente al ministro Fioroni. Solo lo scorso anno, tuttavia, la norma ha visto la sua applicazione, destando lo scontento di chi credeva fosse un’iniziativa personale del ministro in carica e per giunta a tradimento.

Ora, come anticipato all’inizio del post, la Commissione Affari Costituzionali ha presentato un emendamento con cui intende modificare il comma 2 dell’art. 51, che prevede l’obbligatorietà per tutte le scuole di sottoporre gli alunni alle prove Invalsi per la rilevazione degli apprendimenti (attualmente circoscritti a italiano e matematica e applicati alle classi seconde e quinte della primaria, prime della secondaria di I grado e seconde del II grado), cancellando l’obbligo delle prove che dovrebbero svolgersi, quindi, a campione.

Rimane un dubbio sull’utilità dello strumento dei test per quanto riguarda l’autovalutazione delle scuole, dato che il campione potrebbe non essere sinificativo. Inoltre, ci si chiede in che modo si possa rendere più scientifici i test, quindi maggiormente affidabili, come vorrebbe l’emendamento proposto che recita: vuole rendere i test più scientifici (a campione, come nel resto d’Europa), più fruibili per le scuole (per favorire il processo di autovalutazione) e contenerne i costi che l’art. 51 intende scaricare sulle scuole e sui docenti, obbligandoli a gestirli gratuitamente.

Quanto alla prestazione gratuita dei docenti, già lo scorso anno, sulla scia di una circolare ministeriale in cui si chiariva l’aspetto della correzione dei test come “attività aggiuntiva“, diversi Uffici Scolastici Regionali avevano proposto alle scuole di definire un compenso – per lo più simbolico, vista la scarsa liquidità di cui dispongono i vari istituti – per gli insegnanti impegnati, prelevandolo dal FIS.

Insomma, non essendo io una sostenitrice dei test InValsi, ritenendoli poco utili all’autovalutazione e uno strumento poco oggettivo per la valutazione del merito dei docenti (una spina nel fianco ancora non del tutto estirpata e pare che il ministro Profumo tergiversi su questo aspetto, continuando ad applicare la sperimentazione del merito proposta dalla Gelmini e contestata da più parti), credo che la scuola abbia problemi più urgenti da affrontare, senza dispendio di forze e di fondi in una questione molto controversa che dovrebbe trovare dei punti d’incontro chiedendo, innanzituttto, la collaborazione dei docenti volta al miglioramento e al supermaneto di uno status quo che scontenta un po’ tutti.

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Pubblicato il 24 marzo 2012, in docenti, MIUR, studenti, Test Invalsi, Valutazione studenti con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 7 commenti.

  1. Condivido quello che dici. L’invalsi, gestita in questo modo, si traduce davvero in uno spreco di tempo e soldi, senza aggiungere indicazioni pratiche applicabili alla didattica o alla valutazione, ne strategie risolutive laddove il tessuto sociale o l’organizzazione scolastica sono carenti. E inoltre mi sembra di assistere sempre più ad una gestione della scuola come se fosse un’azienda, per cui i docenti non hanno mai voce in capitolo. Anche secondo me le priorità della scuola sono altre e ben altre le riforme da attuare per migliorarne l’organizzazione e restituire alla scuola dignità e valore anche a livello europeo.
    Ciao!

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    • Ciao Monique! A quanto dici aggiungo che le case editrici si sono lanciate nella pubblicazione di fascicoli per addestrare gli allievi a superare i test InValsi e i rappresentanti te li mandano anche se non glieli chiedi. 😦

      Non so se segui il blog di Giorgio Israel che più volte ho citato nei vari post. Concordo con lui che non si può e NON SI DEVE ridurre la didattica ad un semplice training to the test. I Paesi anglosassoni l’hanno fatto per anni ed ora ci stanno ripensando. Possibile che noi in Italia, dove la qualità dell’istruzione e la preparazione degli insegnanti (checché ne dicano le varie indagini OCSE e PISA!) è di gran lunga migliore rispetto a molti Paesi europei e di certo rispetto agli USA), dobbiamo arrivare sempre tardi?
      Sarebbe tanto meglio seguire l’esempio della Corea del Sud dove non esistono bocciature, tanto per dire. La scuola migliore non è quella della severità e del rigore, come sbandierato ai quattro venti dal ministro Gelmini, in riferimento all’aumento del numero dei bocciati. La scuola migliore, certamente senza rinunciare alla severità e al rigore, deve prima di tutto andare incontro alle difficoltà degli studenti, arginando il diffuso fenomeno dell’abbandono degli studi.

      Scusa, sono andata un po’ off topic ma su questo argomento mi infervoro parecchio. 🙂

      Buona domenica e a presto.

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      • Sì sì, quei fascicoli pro-invalsi arrivano anche nella mia scuola (a me che insegno matematica poi li consegnano come se fossero il vangelo!), ma, benchè tutti i professori si lamentino dell’invalsi, quel che effettivamente osservo è che poi tutti, diligentemente, si gettino nella preparazione di questa prova. A quanto detto posso solo aggiungere che forse manca un fronte compatto dei docenti, a volte causato da un inspiegabile timore ad opporsi e più spesso dalla mancata stima da parte degli stessi professori della preparazione, della professionalità e di quella cultura che ha dato lustro all’Italia e se noi per primi non crediamo in quel che siamo e in quel che facciamo è inevitabile che chiunque possa fare e disfare a suo piacimento.
        Come direbbe Dante…”Ahi, serva Italia, di dolore ostello…”

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      • Come potrei non essere d’accordo con Dante?! 😉

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  2. Per fortuna ho avuto a che fare con i test Invalsi per poco tempo,ma quanto basta per pensare che c’erano alcune domande cretine e poco adatte ad accertare l’effettivo livello culturale degli allievi;non so se in seguito le cose siano migliorate.Chi li prepara questi test?Forse qualcuno che non ha mai insegnato. Sarei però favorevole ad una III prova uguale per tutte le scuole agli esami di maturità, purché SERIA e preparata da persone competenti, per avere una valutazione più omogenea circa l’acquisizione dei saperi essenziali.

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    • Anch’io non ho grande esperienza dei test però posso dire che, almeno per quel che ho visto, non si discostano molto dalle attività proposte nei libri di testo. Però è anche vero che noi solitamente non abituiamo i ragazzi a compilare prove a crocette, le nostre sono strutturate o almeno semi-strutturate. E per noi poi sono importanti anche la produzione scritta e l’esposizione orale.
      Anch’io sarei favorevole ad una prova comune all’esame di stato. Quest’anno dovrebbe essere svolta in via sperimentale in alcune scuole, a richiesta. Non resta che attendere e vedere in che cosa consistono. Sarebbe senz’altro un modo per costringere i docenti ad ultimare i programmi, cosa che tuttavia è sempre più difficile considerando i livelli di partenza all’inizio del triennio (una mia collega ha dovuto ripetere le declinazioni latine!) ed il poco tempo a disposizione.

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  3. Anch’io facevo parte di coloro che completavano i programmi proprio alla fine dell’anno, con grande difficoltà. Però negli anni ho imparato a prepararmi delle “tabelle di marcia” e a selezionare: quando mi accorgevo di essere in ritardo,sintetizzavo i contenuti secondari per concentrarmi su quelli principali e trattare tutto l’essenziale,senza lasciare vistose lacune

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