PROF IN TRINCEA? NO, IN GIARDINO

Da qualche tempo seguo il blog di Alessandro D’Avenia, giovane professore di lettere nonché scrittore affermato, dopo il successo di Bianca come il latte rossa come il sangue, replicato dall’ultimo nato, il bel romanzo Cose che nessuno sa.

Mi piace molto come scrive, senza abbondare in retorica ma rinunciando, finalmente, al linguaggio gretto e scurrile che gli scrittori moderni, tipo Federico Moccia, utilizzano nel tentativo di far breccia nel cuore delle ragazzine, felici fruitrici di mediocri romanzi romantici dove il bello di turno è anche maledetto … fino a redenzione subita per amore, solo per amore.

Dai romanzi di Alessandro D’Avenia traspare soprattutto la sua abilità scrittoria nonché la cultura che ha solide basi classiche che spesso e volentieri fanno capolino tra le pagine di Cose che nessuno sa, anche quando nessuno se l’aspetterebbe.

Leggendo il suo blog (dove perlopiù pubblica articoli che scrive su varie testate o le interviste che concede ai giornalisti, quando non fa i resoconti delle presentazioni del romanzo, in giro per l’Italia) mi sono resa conto che Alessandro non è solo uno scrittore straordinario, nel vero senso della parola, ma è anche un professore sui generis. Innamorato della sua professione, dei suoi studenti, dei libri che legge ad alta voce affascinando quel pubblico di uditori spesso distratti come sanno essere degli adolescenti costretti per ore in un’angusta aula scolastica.
Io credo al prof D’Avenia quando dice di riuscire a catturare l’attenzione dei suoi studenti, gli credo quando afferma che riesce a leggere in poco tempo interi libri dell’Iliade. Io non ce la farei e in un primo momento mi sono chiesta come ce la faccia lui. Ma poi ho capito che lui certamente ha il carisma che noi prof, che facciamo solo i prof, che mettiamo solo voti, che giudichiamo i nostri studenti nell’orale e nello scritto, che abbiamo poco tempo per discutere sui temi cari alle giovani menti e agli spiriti ancora acerbi … noi non ce la facciamo ad affascinarli così tanto semplicemente perché noi siamo solo dei docenti, non scrittori affermati che vengono presi dì’assalto da fan urlanti che invocano un autografo. Noi firmiamo solo note sui libretti, tutt’al più. E qui sta la differenza.

Detto questo, spero che nell’improbabile caso in cui D’Avenia legga questo mio post, non si senta offeso perché io, anzi, lo stimo, lo apprezzo moltissimo, vorrei essere come lui, non solo per catturare l’attenzione del pubblico in classe, ma anche perché, se fossi come lui, vorrebbe dire che finalmente avrei pubblicato un libro, avrei realizzato il sogno della mia vita. Il mio intento, in questo lungo preambolo, era quello di far capire a chi mi legge che io sono davvero un’estimatrice del giovane siciliano trapiantato al nord, nella città della Madonnina. E lo ribadisco perché ciò che sto per riportare, dal blog di Alessandro, sarà più chiaro.

Tempo fa, in un’intervista in cui si chiedeva di commentare il drastico calo di iscrizioni al liceo classico, D’Avenia aveva dichiarato la sua convinzione che gli studi umanistici sono ancora in grado di appassionare gli allievi e che il liceo classico merita un rilancio. Anzi, gli studi umanistici secondo lui vanno potenziati. A partire dalle medie. Per D’Avenia il latino dovrebbe essere inserito fin dalla prima media. «Lo studiavano 50 anni fa, gli studenti di oggi non sono diventati più scemi, siamo noi che abbiamo abbassato il tiro». (LINK)

Oggi sul blog il prof-scrittore ha pubblicato la lettera di un collega che insegna al liceo classico e che, con tono rassegnato e amaro, esprime il suo parere: gli studi umanistici non vanno più bene, oggi serve altro, con il latino ed il greco non si trova un lavoro, scenari più ampi si aprono studiando l’inglese e l’informatica.

Non mi dilungo a parlare di questa lettera che sembra tanto quella di un professore di liceo classico ormai stanco, demotivato ed arreso di fronte ai molteplici interessi dei giovani d’oggi che, a suo parere, cercano altro, soprattutto la promozione facile, senza fatica. E il classico, con la lingua di Cicerone e quella di Socrate sembra precludere questa possibilità. Senza contare i genitori che remano contro

Insomma, com’era facile immaginare, Alessandro non è per nulla d’accordo con il collega. Nella replica alla sua lettera, ha scritto delle cose molto belle, secondo me. Ve ne riporto qualche stralcio, invitandovi alla lettura completa del post a questo LINK.

[…] Lei dice che oggi il professore di lettere (classiche in particolare) «è un uomo solo e un soldato di trincea».

Mi spiace, ma io non mi sento in guerra con nessuno e se lei lo è le auguro finisca presto: nessuno sta bene in trincea. Io sono in bella compagnia degli autori che studio e insegno, non ho nemici che, dal contenuto della sua lettera, immagino siano i ragazzi (e i genitori dietro di loro). Il paragone che usa però è illuminante: proprio questo è il problema, molti oggi nella scuola si sentono in trincea. E lo capisco. La scuola è diventata una guerra, ma se c’è una cosa che dobbiamo cambiare è proprio questa. La scuola è una relazione tra genitori, docenti e studenti, alleati verso un fine comune: l’educazione armonica degli stessi studenti, docenti, genitori, in un rapporto che se curato, anche con fatica, porta tutti a crescere. Come mai invece tutti si fanno la guerra? Non sarà che non stiamo curando quella relazione come sarebbe necessario?

Un maestro è colui che risveglia in un altro essere umano forze e sogni potenziali e ancora latenti. Egli è chiamato a fare della propria unicità e del proprio intimo coltivarsi (la sua cultura) un dono al discepolo, che altrimenti non desidererà coltivare sé stesso, scoprendo chi è e che storia irripetibile è venuto a raccontare. Il maestro in sostanza è un pro-vocatore: uno che chiama l’altro ad assumere la propria vita come compito, come vocazione. Io non sono in trincea, non mi nascondo sottoterra, ma lavoro la terra. Mi sento invece un giardiniere che si prende cura delle sue piante, le difende e le aiuta a crescere dritte verso la luce per mettere radici più profonde. La cultura è il concime, l’acqua e le cure perché il seme dia frutto. Inoltre non sono per niente «solo» come dice lei di sentirsi. […]

Se ai ragazzi tutto quello che noi abbiamo da dare non arriva, il problema non è di «sistema», ma di «persone» che ci vivono e lo alimentano. Dobbiamo fermarci e riflettere, trovare soluzioni nuove. La cultura dà frutto solo se prende tutta la persona nel suo concreto esistente, non in astratto, e i ragazzi spesso ravvisano nella vita della scuola una sorta di grande finzione.

Non Le scrivo dall’eden della scuola, ma dalle normali fatiche di un giardino difficile, da difendere giorno per giorno dagli attacchi della scirocco, della tramontana, delle cavallette e della mia pigrizia. Ma di una cosa sono sicuro: quel giardino non è la mia trincea e a lavorare in quel giardino non sono solo, altrimenti non saremmo qui a dialogare.

Annunci

Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 22 marzo 2012, in docenti, giovani d'oggi, scuola, studenti con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Provo simpatia e stima per questo docente,e spero che ce ne siano tanti altri come lui e che insieme contribuiscano a cambiare il mondo,senza che sia il mondo a cambiare loro

    Mi piace

    • Anche a me piace molto però, checché ne dica, lui ha un carisma particolare che non tutti possiedono. Comunque sono convinta anch’io che si possano fare tante e belle cose a scuola per interessare e coinvolgere gli studenti. Peccato, però, che i programmi (vastissimi quelli di Lettere!) e le poche ore di lezione a disposizione non permettano di introdurre molte innovazioni. Insomma, forse non serve nemmeno cambiare il mondo, basterebbe cambiare i programmi. 🙂

      P.S. Oggi ho fatto un ripasso di Letteratura Italiana in quinta. Ho iniziato con un brainstorming e dalle parole chiave emerse, trascritte sulla lavagna, abbiamo (non da sola, ho cercato di coinvolgere un po’ tutti, anche se ci sono sempre quelli riservati che non si espongono mai …. e magari sono i più interessati!) prodotto una mappa concettuale. Una cosa banale, se vuoi, ma oltre che faticosa (per me, soprattutto, due ore intense), molto ma molto gratificante. Alla fine ho detto: non serve che studiate a casa se avete seguito e preso appunti. Insomma, un bel po’ di compiti a casa in meno. Con buona pace del ministro Profumo.

      Mi piace

  2. Io parlavo di “cambiare il mondo”, o di essere cambiati, con riferimento a mentalità e comportamenti.Quanto a te,spero che le parole del ministro non ti abbiano “messo in crisi”. Fai bene a sperimentare nuove strade,ma ciò non significa abbandonare metodi tradizionali rivelatisi proficui per le generazioni precedenti.Come al solito “In medio stat virtus”.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: