DÀ DEL “SOMARO” ALL’ALUNNO: PROF DENUNCIATO DAI GENITORI

Purtroppo dovremo abituarci a leggere notizie del genere. Credo, infatti, che la guerra tra famiglie e scuola diventerà sempre più aspra, lasciando sul campo numerose vittime. A meno che la magistratura non operi con maggiore oculatezza e cerchi di distinguere i casi in cui un docente manchi davvero di rispetto ai suoi alunni o si lasci scappare una parolina non proprio bella – e che diamine! la pazienza la si può anche perdere a volte … – ma che ingiuriosa non si può proprio definire. Insomma, dare del “somaro” ad un proprio alunno non sarà elegante ma quando scappa, scappa.

La vicenda ha come teatro una scuola media di Castel di Juduica, un piccolo centro in provincia di Catania.
Il docente che ha apostrofato un suo alunno con l’epiteto “somaro” (chi non ricorda le vecchie orecchie d’asino che a volte i maestri facevano indossare ai meno studiosi?) è stato denunciato dalla famiglia dell’allievo. La Procura lo ha quindi accusato di “abuso di potere“.

In un primo momento, però, la Procura, alla quale i genitori dell’alunno si erano rivolti sporgendo denuncia, dopo un colloquio con l’insegnante degenerato in uno scambio di insulti, aveva chiesto l’archiviazione del caso. Se non che, un solerte Gup (Giudice dell’udienza preliminare) del Tribunale di Catania si era opposto disponendo l’imputazione a carico del docente.

Non si sa come procederà la vicenda giudiziaria ma a me, francamente, sembra che si buttino via soldi pubblici per questioni davvero banali. Senza contare che, in ogni caso, la scuola ne esce sconfitta, se non altro perché non ne viene riconosciuta l’autorità. Intendiamoci: il docente ha sbagliato ma, secondo me, sarebbe stato disposto anche a scusarsi (non lo conosco ma posso ipotizzarlo mettendomi nei suoi panni) se con la famiglia si fosse potuto instaurare un dialogo civile. Cosa che avrebbe portato, forse, ad una collaborazione per far sì che la situazione scolastica di questo povero “somarello” potesse migliorare.

Insomma, siamo alle solite: finiti i tempi del “noi che se il maestro (o prof) ci rimproverava, a casa ne sentivamo il doppio“!

[notizia da Tuttoscuola.com]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 19 marzo 2012, in bambini, docenti, famiglia con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 9 commenti.

  1. Io non ho parole. Genitori complessati dal fatto di non dedicarsi sufficientemente ai figli, anziché cambiare rotta cercano di colmare questa lacuna generando ulteriori mostri.

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    • Hai ragione. Ed è proprio avvilente constatare che certi genitori non rinuncino all’istinto di protezione che, sebbene innato, dovrebbe essere regolato dal buon senso. Non si rendono conto che così non preparano i figli ad affrontare la vita che, specie in ambito lavorativo, è fatta di prevaricazioni, pressioni, intimidazioni e chi più ne ha più ne metta.

      Ti faccio due esempi.

      Anni fa due miei nipoti frequentavano la stessa classe al liceo. Un giorno di sciopero degli insegnanti si presentarono regolarmente in classe, come raccomandato dalla madre. L’insegnante della prima ora li vide da soli in classe (i compagni erano tutti “in sciopero”…) e mostrando evidente disappunto disse: “Io non vi ho visti. [invitandoli implicitamente ad andarsene così lei era libera di andarsi a fare un giro] Ritorno tra dieci minuti e se vi trovo ancora qui vi interrogo”. Inutile dire che i poveretti rimasero e furono interrogati. D’altra parte temevano l’ira della madre più che non quella della prof.
      Io allora consigliai mia cognata di denunciare il fatto, quantomeno al preside. Lei rispose: “I miei figli devono finire il liceo e in città non ce ne sono altri …”. Ma al di là di questo, quell’episodio fece capire ai due giovani (ancora minorenni!) che non si devono temere le intimidazioni e affrontare con maturità qualsiasi situazione, anche la più rischiosa (per due studenti cosa c’è di più rischioso di un’interrogazione subita da parte di una prof inviperita?)

      Il figlio di una mia amica qualche anno fa lavorò nei mesi estivi in un call center. Subiva quotidianamente pressioni e vere e proprie violenze psicologiche perché in quell’ambiente se non produci (ovvero, se non convinci gli utenti a prenotare la visita dei promotori) ti cacciano. Stufo delle lamentele che riteneva ingiuste, il ragazzo si ribellò. In modo civile fece notare che non poteva evitare che gli chiudessero il telefono in faccia e che non era in grado di obbligare nessuno a prenotare gli appuntamenti, qualunque cosa dicesse e per quanto gentilmente e in modo convincente tentasse di farlo. La risposta da parte del suo “capo”, offeso evidentemente per il solo fatto che il giovane avesse osato fiatare, fu: “Ti prendo, ti attacco al muro e ti uso come attaccapanni” (testuali parole!).
      Il ragazzo era maggiorenne e voleva denunciare l’energumeno. La sua famiglia lo fece ragionare, dicendogli che loro di giovani bisognosi di lavorare ne potevano trovare quanti volevano, lui invece sarebbe rimasto senza lavoro. L’indomani, arrivato in ufficio, non gli fu nemmeno concesso di andare nella sua postazione ma gli fu fatta trovare già pronta la lettera di dimissioni che dovette firmare.
      Pensi che abbia denunciato il tipo, dopo? No.

      Così si impara a vivere. Ma se i genitori non fanno la loro parte, allora non s’impara nulla.

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      • Sconvolgente: purtroppo la tendenza italiana è essere pecoroni, e i genitori spesso sono i primi a trasmettere questo messaggio ai figli, che si perpetua di generazione in generazione.

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  2. Ormai certi genitori(per fortuna non tutti),invece di preoccuparsi che il figlio si impegni nello studio e acquisisca una buona preparazione scolastica,lo difendono “sempre e comunque”,non rendendosi conto che così facendo lo danneggiano.E sono poi gli stessi genitori che in seguito attribuiranno alla scuola le difficoltà che il figlio iperprotetto incontrerà nel proseguimento degli studi o nella ricerca di un lavoro( tranne che non sia raccomandato).E dispiace che certi magistrati diano corso a certi processi.Che abbiano dei rancori personali contro la classe docente?

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    • Ecco, io me la prendo più con i magistrati che si perdono in queste banalità mentre magari tralasciano questioni più serie. Non so se sia la vendetta di chi a scuola non brillava … comunque alla laurea ci sono arrivati.
      Quanto ai genitori, fortunatamente la maggior parte collabora con gli insegnanti. Non so se sono particolarmente fortunata ma io non ho mai avuto questioni con le famiglie (tranne un caso ma quello era proprio disperato … un padre disperato, per l’esattezza!). Credo anche che il rapporto di fiducia reciproca si costruisca a partire dall’insegnante. Forse questo è il problema: non tutti i docenti sono disposti a mettersi sullo stesso piano delle famiglie e cercare insieme una soluzione, per il bene dei bambini/ragazzi.

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  3. Commento apprezzabile per equilibrio e buon senso (l’abbiamo citato nel nostro blog)

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  4. Condivido. Anch’io penso che certi docenti non facilitino i rapporti perchè si “arroccano” nel loro ruolo.Anch’io in genere ho avuto buoni rapporti con i genitori, ma spesso all’inizio ho notato in loro diffidenza, prevenzioni e anche ostilità,che sono state superate quando si sono accorti che agivo per il bene del figlio. Ma il qualche caso c’è voluta molta “diplomazia”!

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