VIA LA “DIVINA COMMEDIA” DAI PROGRAMMI SCOLASTICI! LA PROPOSTA DI «GHERUSH92» PERCHÉ DANTE SAREBBE ANTISEMITA, ISLAMOFOBO E OMOFOBO


Leggo la notizia e ho bisogno di stropicciarmi per bene gli occhi. Ad operazione conclusa, ahimè mi rendo conto di aver letto giusto. Secondo alcuni componenti della «Gherush92», organizzazione di ricercatori e professionisti che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che svolge progetti di educazione allo sviluppo, diritti umani, risoluzione dei conflitti, il poema dantesco, per meglio dire il DIVIN POEMA, andrebbe tolto dai programmi scolastici perché offende alcune categorie di persone che hanno diritto ad essere tutelate: gli Ebrei, gli Islamici e gli omosessuali.

La sconvolgente proposta è descritta in tutte le sue motivazioni (con tanto di elenco dei canti “incriminati”) in un articolo pubblicato su Il Corriere (LINK). Per non tediare i lettori, li invito a leggere l’articolo in questione. Mi limito a riportare la conclusione a cui giunge Valentina Sereni, presidente di Gherush92, che dà voce al gruppo di ricercatori che ha “studiato” il poema dantesco:

«Oggi il razzismo è considerato un crimine ed esistono leggi e convenzioni internazionali che tutelano la diversità culturale e preservano dalla discriminazione, dall’odio o dalla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, e a queste bisogna riferirsi; quindi questi contenuti, se insegnati nelle scuole o declamati in pubblico, contravvengono a queste leggi, soprattutto se in presenza di una delle categorie discriminate. È nostro dovere segnalare alle autoritá competenti, anche giudiziarie, che la Commedia presenta contenuti offensivi e razzisti che vanno approfonditi e conosciuti. Chiediamo, quindi, di espungere la Divina Commedia dai programmi scolastici ministeriali o, almeno, di inserire i necessari commenti e chiarimenti».

Concordo con le osservazioni del giornalista de Il Corriere:

Certo c’è da chiederci cosa succederebbe se il criterio proposto da «Gherush92» venisse applicato ai grandi autori della letteratura. In Gran Bretagna vedremmo censurato «Il mercante di Venezia» di Shakespeare? O alcuni dei racconti di Chaucer? Certo è che il tema del politicamente corretto finisce sempre più per invadere sfere distanti dalla politica vera e propria. Così Il Corriere in un articolo del 1996 racconta come, al momento di scegliere personaggi celebri per adornare le future banconote dell’euro, Shakespeare fu scartato perchè potenzialmente antisemita, Mozart perché massone, Leonardo Da Vinci perché omosessuale. Alla fine si decise per mettere sulle banconote immagini di ponti almeno loro non accusabili di nulla.

Aggiungo: queste persone hanno il coraggio di definirsi ricercatori? Dovrebbero sapere che ogni opera letteraria va inserita nel corretto contesto storico e culturale e che il messaggio, educativo o meno, che ogni autore trasmette va sempre riferito a quel contesto e non deve essere attualizzato.

Io sono semplicemente inorridita. Guarda un po’ al nostro Dante cosa doveva capitare a distanza di quasi sette secoli, poi! Non gli bastavano, poveretto, le traversie affrontate da vivo e anche dopo la morte?

[immagine da questo sito]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 12 marzo 2012, in Letteratura Italiana, scuola con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 17 commenti.

  1. Quindi dopo il “taglio” al latino, quello al Maestro, che dice tutto quanto serve all’uomo di passaggio sulla terra.Mah! E’ ora, cara Marisa, di pensare ad un lavoro alternativo…
    A presto, Es.

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    • Cara Ester, non credo che la riusciranno a spuntare, né oggi né mai!
      A quanto pare si tratta di un gruppo senza alcun rilievo istituzionale.
      Dicono che a scuola non si commenta né si critica, non si spiega come vivessero ai tempi di Dante gli Ebrei. Per quanto mi riguarda, la Commedia la spiego, la commento e la critico ( a detta dei miei allievi anche troppo!!!); per quanto riguarda la storia degli Ebrei, la si studia, in tutte le epoche. Non capisco cosa vogliano. (QUI puoi leggere il testo in risposta alle numerose proteste che la loro proposta ha sollevato)

      Trovarci NOI un altro lavoro? Forse dovrebbero trovarsene uno nuovo LORO!

      Un abbraccio.

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  2. Concordo con Marisa. E poi, se la discriminazione è esistita, mi pare giusto studiarla.

    Parola di ebrea, che non si è mai sentita offesa né da Dante, né da Shakspeare, né da Chaucer, né dal crocifisso in aula.

    E odio il politically correct! 👿

    PS: e amo il latino, e il greco… ❤

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  3. Segnalo un articolo uscito oggi su Il Corriere, firmato da Paolo Di Stefano. Così conclude:

    All’inferno pure Dante, così impara a ragionare come un uomo del Basso Medioevo e non come una persona della nostra epoca. Ma la domanda è: cassiamo anche il ser Ciappelletto di Boccaccio, l’omosessuale malvagio che più non si può? E che fine farà Shakespeare, il cui pregiudizio sui Mori non è mai mascherato? E Cicerone, Orazio, Seneca e Sant’Agostino, tutti più o meno terrorizzati dal proselitismo ebraico («barbara superstitio»)? In realtà, la richiesta di Gherush92 rivela la pochissima fiducia negli insegnanti (non sarà razzismo anche questo?), che sarebbero incapaci di comunicare una banalità: la distanza che ci separa dalla cultura del passato. Avvicinare Dante a noi, depurandolo, sarebbe un imperdonabile peccato di antropofobia. (LINK)

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    • Concordo con Paolo Di Stefano, ma la situazione non è così banale. La lettura dei testi deve essere critica, e purtroppo è vero che molti insegnanti – ma anche molti parroci e molti qualsiasi cosa – non sono in grado di fare da guida illuminata di queste letture.

      Sai cara Marisa che significa essere ebrei, diciamo ebrei italiani, come sono io, italiana da oltre duemila anni, probabilmente da prima di tutti gli altri? Significa che tu non lo sai, ma la gente ti giudica diverso. Tu credi di essere una persona come gli altri, e invece ogni tanto qualcuno si alza e sottolinea che sei diverso, e ti spiega perché sei diverso, e ti raccontano di te cose che tu non hai mai fatto, vissuto, pensato, che non appartengono né a te né alla tua famiglia, ma loro insistono che invece sì, che tu sei proprio così!

      Ti parlano delle tue immense ricchezze, mentre tu sei convinta di tirare avanti col tuo stipendio, ti parlano delle lobby ebraiche che ti aiutano (e tu che pensavi di avere al massimo tua madre e tua sorella!), ti raccontano dell’usura (quando magari tra i tuoi familiari c’è chi è stato vittima degli usurai, altro che artefice!), e tu sei stanca di dire che non è vero, e alla fine dici “Ma sì, ma pensate quello che vi pare, tanto è tutto inutile, chi ve le schioda certe idee dalla testa!”.

      E’ una propaganda subliminale, che non si combatte certo negando storia e letteratura, ma neanche negando che esista, che c’è tutta una cultura che dà dell’ebreo un’immagine che non sta né in cielo né in terra.

      A volte mi chiedo: “Ma poi, che significa ‘ebreo’?”: non è una razza, perché ce ne sono di tutte le razze e di tutti i colori, dai biondi con gli occhi azzurri fino ai neri d’Africa, se parliamo poi di religione, ognuno ha la sua, dall’ateo all’ortodosso, e ognuno con le varianti culturali della propria nazione, così come mentalità, abitudini, usi e costumi…

      Gli ebrei di tutto il mondo, probabilmente, hanno in comune soltanto la storia, quella che gli altri hanno costretto loro a vivere in qualità di “diversi”, e quest’accanimento, questa discriminazione che esiste dalla notte dei tempi, qualche origine la deve pure avere, non credi?

      Il docente di storia di mia figlia, quello delle medie, disse agli studenti, relativamente all’Olocausto, che “gli ebrei se l’erano andata un po’ cercando”, e mi chiedo che senso possa avere un’affermazione del genere, ma soprattutto che seme pianti in quelle menti giovani. Mi chiedo poi come gente comune possa essersi “andata cercando” un abominio del genere, più o meno tollerato dagli altri che, in fondo al cuore, li avevano sempre vissuti come “diversi”.

      Allora questa concezione di diversità, che anche qualora esistesse palese non è, visto che hanno avuto bisogno di denunce all’anagrafe e delazioni per scoprire chi fosse ebreo e chi no, da qualcosa sarà pure nata, non ti pare?

      Sono andata a una mostra sulla nascita delle leggi razziali, e sono rimasta impressionata da come possano essere nati questi preconcetti (anche nei confronti dei neri), proprio della serie “la calunnia è un venticello”, e credo che bisogna starci attenti, molto attenti…

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  4. Ho scritto di getto dall’ufficio, e quindi di corsa, col fiato sul collo: rileggendo, qualcosa avrei ritoccato, qualche concordanza e qualche ripetizione, ma soprattutto avrei sottolineato che quel “diverso” viene vissuto spesso come sinonimo di “meno umano”, “meno degno”.

    Sono paradigmi che imprimono nella mente umana da sempre, un po’ forse come i ruoli uomo/donna (avete letto “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti?); le persone diventano personaggi, per lo più in un’accezione negativa, e quasi perdono i contorni dell’umanità corrente.

    Spesso, vi posso assicurare, non c’è cattiveria in chi discrimina, solo convinzioni nate da leggende metropolitane, da informazioni prive di qualsiasi fondamento che si tramandano di generazione in generazione, attraverso mille canali.

    Poi c’è anche il razzismo cosiddetto al contrario “Io stimo tanto gli ebrei”, “Gli ebrei sono tutti intelligenti”: ma di che accidente stiamo parlando? Subiamo noi stessi un lavaggio del cervello, “siete diversi, siete diversi, siete diversi”, peggio, oppure infinitamente meglio, ma diversi: chissà, forse con un Dna fatto a girandola invece che ad elica, con un gruppo sanguigno che invece di essere 0, A o B, è 3, F o G? Che vi devo dire!

    Scusate lo sfogo. Anzi no, non mi scusate, forse era giusto che ci spendessi una parola.

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    • Hai fatto bene a sfogarti, anzi benissimo. I pregiudizi sono duri da abbattere ma anche questi sono dettati, secondo me, oltre che dalla poca intelligenza, dall’ignoranza. Purtroppo è vero, come dici, che si tramandano di generazione in generazione.

      Tu parli di “razzismo” ed è vero che talvolta per essere “politicamente corretti”, per allontanare il sospetto, si tende ad esagerare al contrario.
      Io sono vissuta in una città, Trieste, multietnica in tempi in cui il concetto stesso era sconosciuto. Forse perché da sempre abituati a convivere con persone con culture e lingue differenti, non ho mai notato un atteggiamento ostile nei confronti degli Ebrei. Ho conosciuto anche una famiglia “mista”: lei cattolica, lui ebreo, due figli di cui una femmina, battezzata, e un maschio, circonciso. Persone colte, di ampie vedute e molto intelligenti, soprattutto civili.

      Non ho letto il libro della Bellotti: lo metterò in “lista d’attesa” anche se mi ci vorrebbe probabilmente un’altra vita per leggere tutto ciò che vorrei.

      I docenti? Anche qui dobbiamo distinguere tra civili ed incivili, tra quelli che sanno mantenere la distanza da ciò che spiegano e quelli che invece devono per forza esprimere il loro punto di vista. Io per principio cerco di essere più oggettiva possibile … sempre che non mi tocchino Dante! 🙂

      A proposito, c’è un altro insegnante, un po’ più famoso di me, che la pensa come me:

      TOGLIETEMI TUTTO. DANTE NO.

      Io sono lì che aspetto da anni una circolare ministeriale che mi costringa a leggere e commentare la Divina Commedia per intero – sì perché i programmi prevedono la lettura di una ventina di canti in tutto nel triennio – e dei “consulenti speciali” del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite propongono di depurare la Commedia da ciò che non è politicamente corretto. Un po’ come mettere le mutande ai personaggi della Sistina o il bikini alla Venere di Milo. Io sto a lì a lottare terzina dopo terzina, cercando di evidenziare la grandezza profetica e poetica del poema, nonostante i suoi limiti storici spesso valicati (un suicida a guardia del Purgatorio, più di un non cristiano in Paradiso…), senza bisogno di nascondere nulla, e questi mi vogliono rubare terzine. Mi vogliono togliere Giuda dal XXXIV dell’Inferno perché la portavoce della società di consulenza dice che «Giuda per antonomasia è persona falsa, traditore… e giudeo è termine comune dispregiativo secondo un antico pregiudizio antisemita che indica chi è avido di denaro, traditore. Il significato negativo di giudeo è esteso a tutto il popolo ebraico. Il Giuda dantesco è la rappresentazione del Giuda dei Vangeli, fonte dell’antisemitismo».

      A parte l’evidente e brutale semplificazione, mi sembra che anche Gesù fosse ebreo, anche Maria, anche i discepoli. Che facciamo per par condicio depuriamo anche loro? Dicono che se proprio non eliminiamo queste terzine dobbiamo almeno spiegarle come si deve, noi professori, che proprio non lo sappiamo fare […]

      Alessandro D’Avenia dal suo blog

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      • Io ebbi un incidente tanti anni fa che mi costrinse un paio di mesi a letto.

        Ne approfittai per imparare a memoria almeno tutto l’Inferno, e leggere tutto il resto: sono ammessa nel girone di quelli che amano Dante? 😉

        PS: sì, Gesù era ebreo, la Madonna e Giuseppe pure. Non che sia importante, ma mi sorprende che tante persone pie lo ignorino e accusino “gli ebrei” di deicidio. Fosse pure che le colpe dei padri ricadono sui figli, e che un essere umano oggi sia colpevole di quello che i suoi bis-bis-bis-bis-bisavoli fecero 2000 anni fa (cosa che mi sembra un delirio), chissà che noi non siamo parenti stretti della Sacra Famiglia e loro invece dei vari Giuda o Ponzio Pilato! 👿

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      • Imparare a memoria tutto l’Inferno? Caspita! Ma come hai fatto? Io mi sono laureata su un commento del Trecento all’Inferno di Dante (scritto in Latino, per giunta!) ma ammetto di non aver mai imparato a memoria nessuna cantica. Io ho una pessima memoria, purtroppo. 😦
        BRAVA! 🙂

        A parte tutto, le tre grandi religioni monoteiste sono tutte figlie di un unico Dio: perché mai litigare? 😉

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      • E anche se uno fosse ateo o pagano, se i nostri credo fossero figli di Giove, o di Odino, o del Caos, ma perché non lasciare campare la gente, e farla credere o non credere in quello che più le pare e piace?

        Ma forse la questione non è quella…

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      • Proprio ora ho replicato ad un commentatore che sul blog di Alessandro D’Avenia si è stupito del fatto che per noi insegnanti Dante sia intoccabile.

        Ho scritto:

        Forse Dante è intoccabile perché è il padre della nostra letteratura? Forse lo è perché a lui si deve la paternità della nostra lingua? O forse perché fa parte del nostro bagaglio culturale che nessun osservatorio del cavolo (scusa ma sono alquanto arrabbiata) ha diritto di “toccarlo” basandosi su supposizioni campate in aria e che nulla hanno a che vedere con il dovere di tutelare popoli o religioni?

        Dobbiamo ritornare all’Indice dei libri proibiti? Nel qual caso la storia non ci ha insegnato nulla.
        Allora, perché non togliere dai libri di storia i capitoli sulle Crociate o quelli sul Nazismo e l’Olocausto?

        Una proposta come quella di questi sedicenti ricercatori è un insulto nei confronti degli insegnanti che, contrariamente a quanto pensano, sanno perfettamente spiegare la Commedia di Dante CONTESTUALIZZANDONE il contenuto e il messaggio. Non solo, è anche un insulto nei confronti dell’intelligenza dei nostri allievi.

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  5. Condivido pienamente.Secondo me bisogna “espellere”non Dante,ma i docenti(penso e spero pochi) che non sanno insegnare la Commedia (e probabilmente anche altro) e soprattutto certi ricercatori che avanzano queste belle proposte.Che avesse ragione la Gelmini riguardo al loro reclutamento?

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    • Mi hai fatto tornare in mente il senso di frustrazione provato quando, neo-vincitrice del concorso ordinario a cattedre (nel lontano 1986), mi sono resa conto di quanti colleghi fossero stati immessi in ruolo ex lege. 😦

      Non so se avesse ragione la Gelmini comunque ritengo che sia indispensabile reclutare personale valido e preparato, nonché testato anche per quanto riguarda le attitudini psicopedagogiche. Credo che con il Tirocinio Formativo Attivo (voluto dall’ex ministro) siamo sulla buona strada. Se poi in ogni scuola ci fosse un servizio di counseling (nella mia c’è ma è poco frequentato dai docenti 😦 ) sarebbe ottimale.

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