A SCUOLA NON C’È MAI TEMPO by ALESSANDRO D’AVENIA

Che ne pensate?

Una ragazza ha letto in classe un articolo sul primo giorno di scuola che avrei voluto se fossi stato un alunno, apparso su un quotidiano all’inizio dell’anno scolastico e divenuto per molti ragazzi e professori un banco di discussione interessante. La classe di questa ragazza ha reagito con un entusiasmo che lei stessa non si aspettava. Hanno quindi deciso di fotocopiare l’articolo e metterlo nelle caselle dei professori, in trepidante attesa di una reazione. Avevano l’impressione di scatenare una rivoluzione pacifica, fatta di idee, che avrebbe aperto uno spazio, una speranza. Cosa è accaduto?

“Volevo raccontarti le reazioni (magari avessero reagito, in realtà) al tuo articolo. All’inizio avevamo scritto due righe spiegando che l’articolo aveva particolarmente colpito tutta la classe e che ci sarebbe piaciuto parlarne con loro… Ciò che ci ha colpito, in negativo, è che per la maggior parte non hanno reagito, o non hanno il tempo per reagire”.

Nessuna reazione: non c’è il tempo. Non c’è mai tempo per ascoltare la vita che chiede verità. Se protestano con violenza, se occupano, non c’è lo spazio: non si è nello stesso luogo. Se provano a ragionare con parole che hanno discusso e fatto proprie, non vengono ascoltati. Non c’è tempo. Tempo! Ecco ciò che serve ad educare: spazio e tempo. Spazio e tempo preso e dato a loro. É vero noi insegnanti abbiamo poco tempo tra programmi e interrogazioni, ma non possiamo ogni tanto fare qualcosa di straordinario, magari fuori orario? Trovare un po’ di tempo per ascoltare, soprattutto quando hanno qualcosa da proporre? Non avere tempo o non trovarlo è dire: non lo meriti. E fa tanto più male quanto più un ragazzo ha sperato di riceverlo.

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 13 gennaio 2012, in docenti, scuola, studenti con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Condivido in pieno;spero che molti docenti leggano questo post e meditino!

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    • Concordo pienamente. Noi docenti abbiamo spesso la presunzione di essere deputati esclusivamente all’insegnamento mentre avremmo molto da IMPARARE dagli studenti. Purtroppo, i programmi da svolgere, le interrogazioni, i compiti, insomma tutti gli obblighi istituzionali, ci fanno perdere di vista i reali bisogni dei ragazzi. Peccato.

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