L’EPIFANIA TUTTE LE FESTE LE PORTA VIA

Siamo quasi arrivati alla fine delle vacanze. Fin da piccola ho imparato che per “ultima arriva l’Epifania che tutte le feste le porta via”. Certo che è un bel periodo per i bambini: prima i vari santi (Santa Lucia o San Nicolò, dipende dai luoghi), poi Babbo Natale, infine la Befana portano i doni ai pargoli che si godono questa pacchia annuale almeno finché ci credono.

A dire la verità la Befana non era presa in grande considerazione a casa mia. Una cosa, però, me la sono sempre chiesta: che c’entravano i re Magi con la Befana? Insomma, quella promiscuità tra sacro e profano mi creava una certa inquietudine. Ma a tutto c’è una spiegazione, quindi ora vediamo che nesso ci può essere tra una festa sacra e un’usanza folkloristica.

Il termine “Epifania” deriva dal greco epiphaneia che significa apparizione e si riferisce, logicamente, all’apparizione della stella cometa che portò i re Magi al cospetto di Gesù bambino. Dal termine greco si passò poi al latino epiphania che, attraverso il linguaggio popolare, diventa prima Pifania, poi Bifania, fino alla distorsione del termine nella parola finale “Befana”.

Ma se dal punto di vista etimologico la spiegazione appare plausibile, che nesso c’è tra i re Magi e la vecchietta, diciamolo pure, un po’ bruttina che viaggia nei cieli a cavallo di una scopa e si intrufola nei camini, lasciandosi scivolare fino a sotto per infilare i doni nelle calze dei bambini? Ebbene, anche a questa domanda c’è una risposta. Infatti, secondo la tradizione, i re Magi, durante il loro lungo viaggio guidato dalla cometa, avrebbero chiesto informazioni sul luogo in cui si trovava Gesù proprio ad una vecchietta; questa pare si fosse rifiutata di aiutarli, salvo pentirsi subito dopo. Così la donna si sarebbe messa alla ricerca lei stessa del bambino ma, non trovandolo, avrebbe iniziato a distribuire dolci e frutta a tutti i bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse Gesù. Da quel giorno, sempre secondo la leggenda, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio a cavallo della sua scopa la Befana continua a distribuire doni ad ogni bambino facendo il giro di tutti i camini del mondo.

Per finire, vi lascio una poesia di Giovanni Pascoli, forse una delle più note anche se i versi conosciuti sono per lo più quelli iniziali. Ma leggendola tutta ci si rende conto del messaggio recondito che il poeta voleva lanciare: la Befana non è un essere soprannaturale in grado di portare la felicità a tutti i bambini. È solo una vecchia infreddolita che spia nelle case della gente, si rallegra del benessere che trova presso le famiglie “ricche” ma di fronte alla finestra del povero casolare può solo osservare le lacrime della madre che non riempirà di doni gli zoccoli consunti dei figli e, impotente, se ne vola via sull’ “aspro monte”.

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
Uno stropiccio leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
guarda e guarda… ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? Chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sull’aspro monte.

[estratto dall’articolo originale Viene viene la Befana …]

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Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 4 gennaio 2012, in Letteratura Italiana, Tradizioni popolari con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 8 commenti.

  1. Buongiorno Marisa, immersa nel tuo “racconto”, ho rivisto me stessa sbirciare
    dentro una calza rotta della nonna appesa al grosso camino di casa.
    Non conoscevo la leggenda della vecchina, infatti mi son sempre chiesta il perché di mettere
    insieme re Magi e befana.
    I versi di Pascoli sono cari, teneri e malinconici, ma riscaldano davvero il cuore.
    Grazie di questa carrellata di emozioni
    Buona Epifania
    Mistral

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    • Buonasera a te, cara Mistral. Scusa se non ti ho risposto subito ma avevo problemi di connessione! 😦

      Hai ragione: i versi di Pascoli, nella loro semplicità e malinconia, scaldano il cuore. Soprattutto fanno ricordare tutti quei bimbi “senza niente” che abitano questo nostro mondo in cui le luci brillano mentre la notte, quella che invade i cuori dei meno fortunati, non riesce ad oscurare la felicità di cui possiamo godere, a volte senza nemmeno rendercene conto.

      Buona Epifania anche a te.

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  2. In un libro intitolato “Il cammino dell’adozione”, lessi la storia di una madre, poi costretta a dare in adozione i suoi figli, che per la Befana (o forse mi sbaglio, era Natale, ma il concetto è lo stesso), potette regalare ai suoi figli solo un pezzettino di pane.

    Il passo in cui piangeva, stretta al marito, mentre le portavano via i bambini, mi lacera.

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    • Purtroppo madri come quella descritta da Pascoli (mi riferisco a quella povera, ovviamente) ce ne sono moltissime, in tutto il mondo. Le donne che hanno il coraggio di mettere al mondo dei figli nonostante tutte le difficoltà sono degne della massima ammirazione e rispetto. Proprio ieri leggevo il post di una donna felice di aver abortito perché non era il momento per lei di avere altri figli. Non merita nemmeno commenti.

      Buona Epifania, cara Diemme. 🙂

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      • Anch’io ho letto un articolo di questo tipo, magari è lo stesso. Da quello che ho letto io è nato il mio ultimo post, mi farà piacere se vorrai venirmi a trovare.

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      • Fra compiti da correggere e problemi di connessione (mannaggia a Teletu! 😦 ) non ho avuto il tempo, di recente, di passare a trovarti. Lo farò appena possibile. Grazie per la segnalazione e scusami.

        Un abbraccio.

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  3. Mi piace sempre leggere le tue parole…
    Un abbraccio, Es.

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