VISCO: INVESTIRE NELLA CONOSCENZA, UNA VARIABILE DI CRESCITA

Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenendo al XX congresso dell’Aimmf, mette in luce una situazione di grave ritardo del nostro Paese, rispetto alla media OCSE, per quanto riguarda l’investimento nella conoscenza che considera un’importante variabile di crescita.

I dati sono preoccupanti: non solo l’Italia è, fra i paesi dell’OCSE, quello che investe meno nell’istruzione (il 2,4% del Pil, contro una media Ocse del 4,9%), ma anche la qualità dell’istruzione lascia molto a desiderare. Ad esempio, secondo quanto rilevato da un’indagine sulle competenze funzionali e alfabetiche condotta nel 2003, l’80% degli italiani, di età compresa tra i 16 e i 65 anni, non sarebbe in grado “di compiere ragionamenti lineari e fare inferenze di media complessità estraendo e combinando le informazioni fornite in testi poco più che elementari. Sono, “in pratica”, osserva Visco, “analfabeti funzionali”.

Non più confortanti sono i dati relativi ai laureati: sono il 15%, la metà rispetto la media OCSE. Anche se si tende a pensare che tutti i giovani ormai si laureino, la realtà è completamente diversa. E nonostante la percentuale di chi conclude gli studi universitari sia così esigua, sono moltissimi i giovani senza un lavoro o che, pur avendo studiato molti anni, si adattano a svolgere delle mansioni per le quali basterebbe un diploma, anche di scuola media.

Laureati o meno, in Italia più della metà dei giovani ha un lavoro precario. Il tasso di disoccupazione giovanile è al 27,9%, molto superiore alla media dell’area Ocse (16,7%), ed è più alto tra le donne, 29,4%, che tra gli uomini, 26,8%.

Tornando al valore della cultura, appena poco più della metà dei giovani italiani considera vantaggioso conseguire un’istruzione avanzata, la quota più bassa tra tutti i Paesi dell’Unione europea. Secondo Visco ciò “aggrava il peso degli ostacoli, spesso finanziari all’investimento in istruzione”. E “la forte corrispondenza tra le origini familiari e le scelte scolastiche che ne discende comprime la mobilità sociale”.

Non solo, investire in conoscenza è importante non soltanto sotto
il profilo dell’economia; difatti, grazie ai “benefici di una maggiore istruzione”, sempre secondo il governatore, assumono “particolare rilevanza gli effetti positivi sulla diffusione dell’illegalità”.

Chissà che ne pensa il nuovo ministro del MIUR, Francesco Profumo. Anche condividendo il pensiero di Visco, non credo sia disposto ad investire nell’istruzione, vista la priorità che il governo sta dando al risparmio. In nome di un sacrificio che, putroppo, colpirà le famiglie, alimentando forse il fenomeno della dispersione e dell’abbandono degli studi, nell’illusione di trovare un lavoro che non c’è e di contribuire al bilancio familiare, almeno contenendo le spese.

[fonte: Tuttoscuola.com]

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Pubblicato il 25 novembre 2011, in giovani d'oggi, Lavoro, precariato, scuola con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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