LA FINE DELL’ERA GELMINI. UN UOMO A VIALE TRASTEVERE?


Con le dimissioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e la prospettata composizione di un governo tecnico, anche Mariastella Gelmini, insieme ai suoi colleghi, si sta preparando a traslocare. Deve, infatti, lasciare Viale Trastevere, essendo quasi nulle le possibilità che venga nuovamente nominata ministro del MIUR.
Vediamo, in breve, cosa ci ha lasciato nei tre anni e mezzo del suo mandato.

Diciamolo subito: l’alleanza (per altri associazione a delinquere) con i ministri Tremonti e Brunetta, ai tempi della legge 133/2008, non costituisce per la neo-ministro un buon inizio. Soprattutto l’articolo 64 scatena le ire di molti, nel mondo della scuola, e non sembra essere di buon auspicio. Iniziano le proteste, anche studentesche, e la Gelmini viene accusata di volere mandare in rovina la scuola pubblica con i famosi “tagli” che lei a volte ammette, altre smentisce, talvolta virgoletta e in altri casi no. Non è il massimo della coerenza, questo è vero, però la crisi era prevedibile, gli sprechi nell’ambito dell’istruzione hanno costituito la prassi per lungo tempo, la cattiva gestione di chi l’ha preceduta a Viale Trastevere aveva reso la situazione insostenibile, che altro poteva fare? Anche l’ex ministro Luigi Berlinguer, in una recente intervista al Sussidiario.net, in riferimento alla politica dei “tagli” con l’accorpamento delle scuole volto a risparmiare sugli stipendi dei dirigenti, ha ammesso che «una cosa sono le politiche educative in tempo di pace, altra cosa è la situazione in tempo di guerra […] se in tempo di crisi bisogna trovare i soldi, farlo nel modo prospettato è la soluzione meno grave e più opportuna».

La prima mossa di questa politica di ridimensionamento della spesa per la scuola pubblica è l’introduzione del maestro unico nella primaria (ex scuola elementare). Si grida subito allo scandalo senza capire, però, che questo famigerato “maestro unico” tanto unico non è, ovvero dipende dall’orario prescelto dalle famiglie. Insomma, quel che al ministro preme è eliminare i moduli per contenere la spesa: tante classi, tanti maestri. Il che non implica, però, che ci sia davvero un maestro per classe; conosco delle maestre che mi hanno confermato che, proprio per non tornare al maestro unico, fra colleghe si dividono gli ambiti disciplinari e tutto torna come prima, eccezione fatta per le compresenze che non sono più possibili, anche se sarebbero state di primaria importanza per poter gestire classi numerose e scolari con differenti livelli di preparazione.

Il passo successivo è quello del ridimensionamento degli orari nella scuola secondaria di I grado (ex scuola media), ma ci sono delle novità anche per quanto riguarda la scuola dell’infanzia (ex scuola materna) e si lavora al riordino delle superiori. (LINK). Insomma, una riforma a 360 gradi, la prima dai tempi della riforma Gentile del 1923. Una riforma che la Gelmini chiama spesso “epocale”, di cui va fiera, così come orgogliosa si manifesta ogni qual volta sbandieri quell’intento di giungere alla “scuola del rigore e della serietà” che pare manchi da molti decenni nella pubblica istruzione in Italia.

Il riordino dell’istruzione secondaria scatena ancor di più le ire dei docenti che gridano allo scandalo. Ma all’inizio di febbraio del 2010 la riforma della scuola superiore è una realtà. Con essa, però, i lavoratori della scuola, precari e non, si trovano di fronte una realtà tutt’altro che buona: nuovi tagli, perdite del posto da parte di docenti di ruolo che si devono adattare a cambiare scuola, mentre quelli precari rimangono a casa, classi sempre più numerose … ma siamo in “tempo di guerra”, come dice anche Berlinguer, e una politica educativa che trovi ampi consensi e che non operi “tagli” è impensabile.

Nel frattempo, inseguendo il mito della “scuola del rigore e della serietà”, il ministro fa approvare il Regolamento sulla valutazione degli studenti. Fra le novità di maggior rilievo, la bocciatura con il cinque in condotta ed il fatto che il voto espresso sul comportamento concorra alla media dei voti, media che al triennio delle superiori è utile anche per il credito scolastico. Sempre l’insufficienza eventuale nel voto di condotta comporta l’esclusione dall’esame di stato e allo stesso possono essere ammessi solo gli studenti che hanno una valutazione almeno sufficiente per ciascuna disciplina. Ritornano, sotto la nuova formula del “giudizio sospeso”, gli esami di riparazione negli istituti superiori. Non si parla ufficialmente di esami ma di prove atte a valutare il superamento del Debito Formativo che gli allievi hanno contratto in una o più discipline. Non pochi disagi comporta la reintroduzione degli “esami”: per le famiglie che non possono progammare le vacanze nella bassa stagione e per gli insegnanti costretti, in alcune scuole, a tornare nelle aule scolastiche subito dopo Ferragosto.

Un’altra fissazione del ministro Gelmini, fin dagli inizi del suo mandato, è il premio per i docenti meritevoli. Anzi, per la verità il suo obiettivo primario sarebbe stato quello di portare gli stipendi dei docenti italiani al livello medio europeo (su questo tema ho scritto quest’articolo). Poi, però, si rende evidentemente conto di non poter mantenere le promesse per mancanza di fondi e s’inventa un premio al merito che trova applicazione in alcune scuole della penisola su base sperimentale e volontaria. Tutto il progetto, partendo dai criteri di valutazione, appare fin da subito mal fatto, poco condivisibile e scatena un’altra ondata di proteste (ne ho scritto QUI)

In occasione dell’avvio dell’anno scolastico 2010/11, la Gelmini torna ad affrontare il problema del precariato osservando che nessun governo sarebbe in grado di assorbire 200mila precari e attribuendo la gravità della situazione attuale ai passati governi che, per ottenere consensi, avrebbero elargito incarichi annuali ai supplenti senza che ce ne fosse una reale necessità.
Da un’inchiesta condotta da ItaliaOggi, risulta che, considerando il numero dei precari, cioè 240mila, e l’assunzione prevista di 10mila all’anno, in ventiquattro anni tutti possano avere la speranza di essere nominati in ruolo. Da viale Trastevere arriva, però, la tempestiva smentita: i precari saranno assorbiti in sei-sette anni. Ci si avvia, dunque, ad una nuova prassi per l’arruolamento, attraverso il cosiddetto Tirocinio Formativo Attivo che segna la scomparsa delle SSIS.
Lo scorso luglio, inoltre, la Gelmini preannuncia che il 50% dei posti di ruolo disponibili sarà riservato ai giovani (ne ho parlato QUI), apertura lodevole ma apparentemente in contraddizione con il programmato assorbimento dei precari già in graduatoria.

Questi sono solo alcuni dei provvedimenti presi dal ministro Mariastella Gelmini in questi anni (notizie più dettagliate si possono trovare QUI e QUI). Lascia viale Trastevere sulla scia delle ultime polemiche causate dalle modalità previste per la preselezione degli aspiranti candidati al concorso per Dirigente Scolastico: errori nella batteria dei test pubblicati sul sito del MIUR per allenarsi, ricorsi al Tar dei precari ufficialmente non ammessi alla prova, poco tempo a disposizione per i test, errori individuati anche nei quesiti utili alla preselezione … senza contare la storia dei neutrini su cui non ho nemmeno speso una parola, considerandola un penoso pretesto per continuare la caccia alla strega che si è rivelata l’azione persecutoria nei confronti di questo ministro, fin dal suo insediamento.

Secondo me la Mariastella più famosa d’Italia ha fatto alcune cose buone, altre meno. Ha fatto ciò che ha potuto in un “tempo di guerra” non facile per l’economia del Paese. In questi anni l’ho difesa ma non ho mancato di esprimere la mia delusione (QUI, ad esempio). Credo non sia stata peggiore di tanti altri che l’hanno preceduta, sia di destra sia di sinistra, sicuramente migliore di alcuni.
Ora a chi lascerà il posto? Certamente ad un uomo, dicono.
La Gelmini è stata il tredicesimo ministro dell’Istruzione della mia carriera. In attesa di sapere chi sarà il prossimo, vediamo chi l’ha preceduta dal 1983:

Franca Falcucci (DC)

4 agosto 19831 agosto 1986

Governo Craxi I

Franca Falcucci (DC)

1 agosto 198617 aprile 1987

Governo Craxi II

Franca Falcucci (DC)

17 aprile 198728 luglio 1987

Governo Fanfani VI

Giovanni Galloni (DC)

28 luglio 198713 aprile 1988

Governo Goria

Giovanni Galloni (DC)

13 aprile 198822 luglio 1989

Governo De Mita

Sergio Mattarella (DC)

Gerardo Bianco (DC)

22 luglio 198927 luglio 1990

27 luglio 199012 aprile 1991

Governo Andreotti VI

Riccardo Misasi (DC)

12 aprile 199128 giugno 1992

Governo Andreotti VII

Rosa Russo Iervolino (DC)

28 giugno 199228 aprile 1993

Governo Amato I

Rosa Russo Iervolino (DC)

28 aprile 199310 maggio 1994

Governo Ciampi

Francesco D’Onofrio (CCD)

10 maggio 199417 gennaio 1995

Governo Berlusconi I

Giancarlo Lombardi (indipendente)

17 gennaio 199517 maggio 1996

Governo Dini

Luigi Berlinguer (PDS)

17 maggio 199621 ottobre 1998

Governo Prodi I

Luigi Berlinguer (DS)

21 ottobre 199822 dicembre 1999

Governo D’Alema I

Luigi Berlinguer (DS)

22 dicembre 199925 aprile 2000

Governo D’Alema II

Tullio De Mauro (tecnico)

25 aprile 200011 giugno 2001

Governo Amato II

Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR)[1]

Letizia Moratti (FI)

11 giugno 200123 aprile 2005

Governo Berlusconi II

Letizia Moratti (FI)

23 aprile 200517 maggio 2006

Governo Berlusconi III

Ministro della Pubblica Istruzione[2]

Giuseppe Fioroni (PD)

17 maggio 20068 maggio 2008

Governo Prodi II

Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR)[3]

[per gli altri ministri della Repubblica, vedi la fonte WIKIPEDIA]

Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 12 novembre 2011, in MIUR, scuola con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 8 commenti.

  1. Come tutti, ha fatto delle cose buone e altre meno buone. Il ministero dell’istruzione è sempre il più attivo, ogni ministro stravolge sempre quello che ha fatto il suo predecessore.
    Per quato riguarda il maestro unico s’è gridato allo scandalo, ma com’era una volta, prima dell’introduzione dei moduli? Non c’era proprio il maestro unico? Il punto è che ora come ora la cultura, nonostante sia difesa a spada tratta da chiunque, è in secondo piano, tanto che abbiamo un paese di ignoranti, e sono proprio questi ignoranti che vanno a fare gli insegnanti (ovviamente non sto facendo di tutta l’erba un fascio). Quindi come vogliamo che i ragazzi escano dalle scuole se i primi ad essere ignoranti sono gli insegnanti?

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  2. tu sei un ignorante a giudicare gli insegnanti

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    • Sei un insegnante? Ho messo tra parentesi che non faccio di tutta l’erba un fascio, ma è vero che il livello dell’istruzione col passare degli anni si è abbassato, e non di poco. E non credo proprio che sia tutta colpa degli studenti, perchè poi sono proprio questi studenti che diventano insegnanti.
      Ignorante sarai tu.

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      • Cara Valentina, io ho capito bene che non fai di tutta l’erba un fascio. Quello, però, che non è chiaro a molti è che la scuola italiana è in crisi, gli allievi sono più ignoranti non tanto perché ci sia una ignoranza dilagante tra i prof. Credimi, sono molti, moltissimi quelli che si impegnano tanto e lavorano con passione. Purtroppo, però, è sempre più difficile gestire classi numerose, con differenti livelli di preparazione e un alto numero di stranieri da poco in Italia, quindi con scarsa padronanaza linguistica. Forse questo clima di incertezza ha favorito la demotivazione, ma di insegnanti davvero ignoranti non credo che ce ne siano molti. Certamente sono una minoranza.

        Scusa il ritardo con cui ti ho risposto.
        Grazie per i tuoi commenti e a presto.

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  3. Io ho avuto l’occasione di conoscere diversi insegnanti e molti di questi erano ignoranti (non parlo dei miei perchè sono stati tutti preparatissimi, nulla da eccepire). Forse sono stata sfortunata!
    Maestre di scuola elementare che ti dicono che po’ si scrive con l’apostrofo, o che se tu chiedi loro di coniugare un verbo specificando quale forma verbale vuoi sapere, ti sparano una cosa che non c’entra niente (ad esempio una in particolare scambiava il congiuntivo imperfetto col participio passato).
    Nelle università, dati questi “errori alla base” ci troviamo costretti a fare dei laboratori di scrittura italiana, dove ci fanno fare esercizi del tipo “metti il pronome relativo corretto al posto dei puntini nella frase” perchè c’è gente che ti scrive “ieri sono andato a trovare mio nonno DOVE voglio molto bene”. E siamo tutti italiani eh, nessuno di questi è straniero e quindi può essere giustificato.

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    • Grave che all’università si debbano organizzare quel tipo di corsi. Credo, comunque, che almeno una parte della causa l’abbiano proprio gli studenti che non riescono a correggere i propri errori. Stamattina in quinta mi sono arrabbiata, riconsegnando gli ultimi temi, proprio a causa degli errori ortografici. Ho minacciato di far scrivere a qualcuno cento volte “un amico si scrive senza apostrofo”. 😦 Eppure in questi anni ho insistito molto sulla necessità di evitare gli errori nello scritto. Ormai se li porteranno dietro all’università, per forza.

      Comunque, volevo dire che po’ effettivamente si scrive con l’apostrofo. 🙂

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      • Sì, buonanotte, il bello è che l’ho scritto giusto ma ho scritto apostrofo invece di accento. Si vede che sono in piedi dalle 6? Credo proprio di sì 😦

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      • Anch’io sono in piedi dalle 6 … ora in cui mi alzo tutte le mattine. 😦
        Ora spengo il pc ma, tra una cosa e l’altra, prima dell’una non spegnerò la luce sul comodino. Come sempre.

        Buona notte! 🙂

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