FOTO DI CLASSE: DUE COPIE, UNA CON LA BAMBINA DOWN E UNA SENZA

La notizia è davvero sconcertante: una foto di classe in due versioni, una con la presenza di una bambina down, esclusivamente per la sua famiglia, e un’altra “ripulita” che ritrae tutti gli altri bambini, da consegnare alle loro famiglie.

E’ accaduto in una scuola elementare di Potenza. Un compagno di classe della bambina down si è accorto della duplice copia e ha segnalato il fatto. Le maestre, dopo che Mariapaola Vergallito sulla Gazzetta del Mezzogiorno ha raccontato la storia, ora chiedono scusa e si giustificano: non una crudeltà voluta ma una coincidenza. La prima foto scattata non è venuta bene e in occasione del secondo scatto la bambina down era assente.

Rimane il fatto che la prima foto venuta male è stata consegnata comunque alla famiglia della bambina e, evidentemente, non è stata giudicata sufficientemente brutta per quei genitori.

O forse, senza essere ipocriti, il primo scatto era “venuto male” proprio per la presenza della bimba e hanno atteso che lei fosse assente per rifare la foto di gruppo.

Io non ho parole per esprimere la mia indignazione e rimado alla lettura dell’articolo pubblicato oggi su Il Corriere.
Aggiungo solo questo: se è stato un bambino ad accorgersi che gli scatti erano diversi e a raccontare, presumibilmente ai genitori, il fatto, non mi pare un bel messaggio educativo da trasmettere ai piccoli, considerando che la scuola dovrebbe essere il “tempio” dell’educazione.

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 30 settembre 2011, in bambini, scuola primaria con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 15 commenti.

  1. Invito a leggere un bellissimo post pubblicato da Angela Frenda sul Blog “La 27esima ora” (sulle pagine de Il Corriere). Questo è il LINK

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  2. Se i genitori fossero persone civili, che hanno qualcosa da insegnare ai figli, riporterebbero indietro tutte le copie delle foto pretendendo quella con la classe completa.

    Questa sì che sarebbe una lezione di civiltà. Per tutti.

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    • @ Diemme

      Certo, se fossero persone civili ma credo che ormai quelle siano delle perle rare.

      Faccio un paragone, anche se la situazione era completamente diversa. Quand’ero in prima elementare, al mio primo carnevale non ero vestita in maschera. A me non interessava e mia mamma mi aveva assecondata. Nella fotografia ricordo ero l’unica senza costume e reggevo in mano, con aria veramente afflitta, una maschera che la mia maestra mi aveva imprestato: era quella di Brontolo. 😦
      Io sono stata la prima a voler stracciare la foto ma poi ho pensato che la mia “diversità” non aveva disturbato nessuno tranne me. E ci sono arrivata da sola.

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  3. Invito a leggere la poesia di Gerda Klein “Come una rosa blu”: una volta l’ho letta in classe a ragazzini di undici anni,ottenendo più che con mille discorsi. Per esperienza so che i bambini sono migliori degli adulti e la presenza nella classe di un bambino con problemi di solito li rende più sensibili

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    • @ lilipi

      Grazie per aver ricordato la poesia della Klein. Anche se è un po’ lunga, la riporto qui volentieri perché è bellissima e fa rilfettere.

      Come una rosa blu (Gerda Klein)

      Jenny è una bambina….
      un’adorabile bambina.
      I suoi occhi sono nocciola,
      i capelli un po’ scuri.
      Se i capelli
      le cadono sugli occhi,
      li scosta.
      Ma la mano
      non va dritta
      alla fronte.
      Prima si curva come un fiore
      al primo schiudersi
      dei petali.
      Poi
      scosta i capelli dagli occhi.
      Jenny è diversa.
      Diversa?
      Si, diversa da quasi tutte le altre.
      Ma chi ha detto che tutte le persone
      debbano essere uguali?
      Pensare,
      agire,
      apparire uguali?
      Per me, Jenny è come una rosa blu.
      Una rosa blu?
      Avete mai visto una rosa blu?
      Ci sono rose bianche,
      e rose gialle,
      e un’infinità di rose rosse.
      Ma blu?
      Un giardiniere sarebbe felice
      di avere una rosa blu.
      La gente verrebbe di lontano
      per vederla.
      Sarebbe rara,
      diversa, bella.
      Anche Jenny è diversa.
      Ecco perché, in qualche modo
      è come una rosa blu.
      Quando Jenny giunse a casa
      dalla clinica – una bambina rosa
      morbida, paffuta –
      piangeva spesso.
      Più spesso degli altri bambini.
      Perché?
      Chissà, forse
      vedeva ombre diverse
      che la spaventavano.
      Forse udiva suoni
      a lei sconosciuti.
      Quando fu più grandicella,
      stava sempre accanto alla mamma
      e le si attaccava alla gonna.
      Sapete,
      quando un gattino perde la coda
      l’udito gli si fa più acuto,
      dicono.
      E’ vero che la coda
      aiuta un gattino
      a correre più veloce.
      Ma un gatto senza coda
      ci sente meglio
      e avverte i passi che s’avvicinano
      molto prima degli altri micini.
      Ma alcuni non sanno
      che un gatto simile
      può avere un udito tanto acuto;
      vedono solo
      che gli manca la coda.
      Certi bambini sono crudeli,
      e guardano fisso
      e prendono in giro:
      “Gatto senza coda!”
      “Gatto senza coda!”
      A volte Jenny
      correva dalla mamma
      e le si aggrappava stretta,
      così senza ragione.
      O almeno senza una ragione
      chiara per noi.
      Pian piano capimmo
      che il mondo di Jenny
      era un poco diverso,
      un mondo
      in un certo senso a noi ignoto.
      Cominciammo a pensare
      che vivesse in un mondo
      nel quale
      potevamo non sentirci a nostro agio.
      Entrare in quel mondo
      è un po’ come andare
      su un altro pianeta.
      E’ come se Jenny
      vivesse dietro uno schermo,
      uno schermo
      che non riusciamo a vedere.
      Forse ha colori magnifici.
      Forse quei colori
      a volte distraggono Jenny
      dal prestare attenzione
      a quel che le diciamo.
      O forse ascolta una musica
      che noi non possiamo sentire.
      I pesci hanno un linguaggio
      e una musica tutta loro
      portata dalle onde,
      dicono.
      Una musica
      che noi non possiamo udire
      perché non abbiamo orecchie
      abbastanza fini.
      Sì, forse Jenny ode suoni
      che noi non udiamo.
      Forse è per questo che a volte
      balza in piedi
      e intreccia misteriosi passi di danza.
      Jenny è come un uccellino,
      un uccello dalle ali molto corte,
      mi capita di pensare.
      Per un uccello così, volare è difficile:
      ci vuole più forza, più fatica, più tempo.
      Per un uccello con le ali normali,
      volare è cosa scontata.
      Ma un uccellino con le ali corte
      deve impegnarsi molto per imparare.
      Deve essere più bravo degli altri.
      E’ per questo che dobbiamo capire
      che conquista è per Jenny imparare.
      Non importa cosa.
      Ma c’è un’altra Jenny.
      Una Jenny che,
      in un triste pomeriggio d’inverno
      siede in poltrona
      e si dondola,
      con la sua bambola tra le braccia.
      è molto turbata
      è confusa
      Lentamente, mi dice
      “Mamma,
      Sally ha detto che sono ritardata.
      Che vuol dire, mamma?
      Ritardata?
      I bambini dicono ritardata,
      e ridono.”
      Ci sono molte cose
      che Jenny non capisce.
      E ci sono molte cose di Jenny
      che gli altri non capiscono:
      che Jenny è come un gattino senza coda;
      che Jenny sente una musica diversa;
      che Jenny ha le ali corte;
      che Jenny deve essere protetta.
      Jenny è come una rosa blu,
      delicata e bellissima.
      Ma le rose blu
      sono così rare
      che ne sappiamo poco, troppo poco.
      Sappiamo solo che hanno bisogno
      d’essere curate di più.
      Di essere amate di più.

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  4. Grazie a voi dell’apprezzamento!

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  5. Cara Marisa, questo racconto personale lo avevo fatto un tempo nel mio vecchio blog ma lo ripeto qui perché ci tengo. Quando mio figlio doveva fare la prima comunione (scuola cattolica irlandese, praticamente non c’era scelta), il direttore imbecille di quella scuola, che in precedenza mi aveva già intimidita e minacciata verbalmente e continuava a discriminare quotidianamente mio figlio, propose che mio figlio facesse la comunione da solo un giorno separato dagli altri per (parole e traduzione letterali) “non rovinare il giorno di festa agli altri bambini”.
    Io ovviamente avrei dovuto denunciare il fatto ai giornali nazionali ed il padre di mio figlio avrebbe dovuto afferrare quest’uomo infame per la collottola, e avremmo dovuto togliere immediatamente il figlio da quella scuola (e comunque non fargli fare la comunione), ma il padre era un codardo ed io ero demolita come persona per altri motivi e non ebbi la forza. Alla fine la comunione la fece con gli altri per intercessione del prete (sai che roba) ma rimasi tesa per quella lunghissima ora in chiesa (e non solo perché ero in una chiesa 😉 ), che poi alla fine non successe nulla.
    Bello spirito cattolico.
    Eppure persone come quel direttore hanno il potere.
    Eppure storie del genere di discriminazione accadono tutti i giorni.
    Non ci si meraviglia perché, dopo dieci anni di questo schifo, mio figlio, e noi , siamo ridotti come siamo.
    Io le scuole le abolirei.

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    • Io non abolirei le scuole, tutt’altro.

      Io abolirei le teste di minchia, che sono trasversali a qualsiasi istituzione.

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      • @ Martina

        Grazie per la tua testimonianza. La Chiesa e i cattolici non sono per nulla caritatevoli e, anzi, sono la peggior specie in quanto a discriminazioni. Basti pensare alla presa di posizione contro i gay …

        Anch’io ho avuto delle esperienze poco edificanti con i preti. Ne ho parlato QUI.

        Io non abolirei le scuole, solo quelle cattoliche.

        @ Diemme

        😀

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  6. Io sono cattolica ma ritengo che le scuole cattoliche siano se non da abolire, almeno da non sovvenzionare(tranne che in pochissimi casi) per vari motivi:non sono pluralistiche,sono scelte spesso per snobismo,assumono chi vogliono…Purtroppo tra preti e fedeli ci sono molti farisei(quelli verso cui il mite Gesù ha avuto parole terribili)e questo allontana molti dalla religione.Mio padre era anticlericale,e di questo da bambina soffrivo;crescendo ho capito che era molto più vicino allo spirito del Vangelo di tanti cattolici,a cui avrebbe potuto dare lezioni di bontà,generosità,capacità di perdonare…Spero che in futuro persone come il cardinal Martini possano far prevalere la “carità”; nel frattempo ricordiamoci che dobbiamo principalmente ubbidire alla legge morale che è dentro di noi.
    @martina
    Ti invito a vedere certe persone per quello che sono:esseri meschini; e ad avere invece fiducia in Dio,che sicuramente non approva certi suoi “rappresentanti”.Tanti auguri a te e a tuo figlio.

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    • Per la mia esperienza (non di scuole private ma di cattolica praticante … un tempo) posso affermare che la Chiesa uccide la religione.
      Le scuole cattoliche sono preferite per motivi personali dei genitori ma molto spesso in modo ipocrita: quanti di quei genitori si prendono cura dell’educazione religiosa dei propri figli? Quanti li accompagnano a messa? Senza contare che conosco genitori, sposati solo con rito civile, che hanno fatto frequentare la scuola cattolica ai figli non battezzati. 😦

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  1. Pingback: Come una rosa blu « Diemme

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